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L'e-Participation: una dimensione relazionale ancora da definire

del 11/01/2007

L'avvento dell'era digitale ha gettato le premesse nella pubblica amminstrazione per la nascita di nuova modalità di partecipazione alla vita pubblica affinchè si stabilissero nuove forme di relazione e inclusione dei cittadini anche per la determinazione delle scelte politiche. Stiamo parlando di e-Participation, una declinazione del concetto di e-Democracy, che è stato anche il tema di un recente convegno che si è tenuto a Pisa.

Le promesse della tecnologia

Le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione e la loro relativa diffusione offrono nuovi strumenti sempre più evoluti per la gestione di imprese e pubbliche amministrazioni.
Se nel settore privato si è realizzata una migliore qualità dei servizi offerti anche attraverso l'interazione cliente/produttore, all'e-democracy si chiedeva di andare oltre questa funzione di miglioramento dei processi produttivi della PA che, per quanto utili a migliorare le performance amministrative, e cercare soluzioni in grado di determinare un maggior coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle politiche.
Tra i motivi che giustificano tali aspettative vi è la diffusa e riconoscibile sfiducia da parte dei cittadini verso la sfera politica, le lungaggini e le tortuosità burocratiche e, conseguentemente, verso le espressioni democratiche quali il voto, la partecipazione alle scelte della propria amministrazione.
Alla luce di questo fenomeno le nuove tecnologie digitali, internet fra tutte, sono considerate un'opportunità per individuare nuove modalità per stimolare la partecipazione alla vita pubblica da parte dei cittadini.

Democrazia è Partecipazione

Torniamo dunque a parlare di e-democracy, "neologismo con cui comunemente si intende l'utilizzo delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (ICT) all'interno dei processi democratici" (Wikipedia), per ribadire che non può esistere una e-democracy che non sia fondata sull'e-participation.
"Oggi, quando si discute di democrazia elettronica, l'attenzione non è rivolta verso consultazioni continue dei cittadini, non si esaurisce nel prospettare referendum elettronici, nel progettare una democrazia "casalinga", dove ciascuno interviene premendo un bottone collocato accanto ad un televisore". Per reagire al rischio che la democrazia elettronica venga asservita e ridotta a logiche populistiche e plebiscitarie, l'attenzione si è progressivamente spostata alla dimensione locale. "La democrazia di prossimità si presentava come il miglior antidoto alla riduzione della partecipazione dei cittadini ad un simulacro di potere e di sovranità, con le loro voci chiamate a manifestarsi solo per dire un sì o un no a soluzioni messe a punto da altri, in un contesto troppo spesso segnato da appelli plebiscitari che fanno precipitare la politica nella democrazia delle emozioni". Queste lucide analisi proposte da Stefano Rodotà chiariscono come non possa esistere una e-democracy che non preveda l'insieme di strumenti di accesso, informazione e partecipazione attiva ai processi decisionali.

I limiti e gli ostacoli da affrontare

In questo quadro se le tecnologie offrono potenzialità di interazione prima impensabili, come un Giano bifronte possono evocare e determinare fratture ancora più laceranti.
Il digital divide, infatti, ancora oggi presenta un'Italia a due velocità: una, composta da meno di otto milioni di cittadini, in grado di accedere alla rete a banda larga, e viaggiare in internet come su un'autostrada ad alta velocità; l'altra stipata nella rete a 56k o poco più, costretta a districarsi tra le buche e la scarsa agibilità di vecchia mulattiera. Un altro tipo di divario è quello di carattere sociale e generazionale che vede escluse tutte quelle fasce di popolazione con basso reddito o scarso livello di scolarizzazione.
Se arginare i vari tipi di divari digitali è un passo propedeutico per garantire uguali e democratiche possibilità di accesso ai servizi internet, non si può non considerare il fatto che le tecnologie sono prodotti culturali e funzionano o falliscono solo all'interno di contesti politici, economici e organizzativi. Gli strumenti elettronici possono suggerire applicazioni tecniche in grado di riformulare o superare contesti politici, economici ed organizzativi. Tuttavia, i metodi elettronici riconoscono che tale coinvolgimento comporta una serie di pratiche, tecniche e tecnologie che non forniscono soluzioni intrinseche, ma che devono essere integrate in un contesto più ampio di relazioni tra governo e cittadini. Nella valutazione dei processi di coinvolgimento elettronico, lo scopo non dovrebbe essere quello di creare uno mero strumento elettronico, ma metodologie di coinvolgimento che devono svilupparsi integrando varie sfere come quella politica, economica, organizzativa e tecnologica.

In conclusione

L'e-Participation per questo motivo, non può essere visto come il fine di un processo ma come il mezzo attraverso cui rafforzare il grado di coinvolgimento democratico dei cittadini e la loro partecipazione non solo nell'atto finale della decisione ma nelle fasi che concorrono a determinare i processi decisionali nelle scelte politiche.
E' necessario rendere disponibili strumenti che diano la possibilità di esprimersi su argomenti di varia natura, e realizzare un modello di comunicazione che preveda flussi aperti e bidirezionali che non possono, come ad esempio nel caso dei referendum, essere decisi e imposti in maniera verticale dall'alto.
Si tratta prima di tutto di rafforzare o creare là dove manca, una cultura di consultazione e dialogo in cui ci sia al contempo la garanzia per cittadini/utenti che le loro opinioni, proposte o semplici suggerimenti vengano presi in considerazione e possano, magari tramite la presenza di un "facilitatore", essere proposti all'attenzione dei vari soggetti politici affinché questi diano seguito o almeno risposta alle sollecitazioni dei cittadini.

Approfondimenti

"Italia.gov: la partecipazione si costruisce con l'ascolto" Intervista all'ing. Rosanna Alterisio Responsabile per il CNIPA dell'area Progetti, Appicazioni e Servizi.

Cittadini@pa: I forum on line aiutano davvero la democrazia? dossier di Altra PA del 29/09/05

Gli atti del coinvegno "TALeP – Tecnologie per l’eParticipation" pubblicati sul sito di Astrid

 
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