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E' ora di usare la Banda Larga per erogare servizi


Alessandro Musumeci - Direttore Specialistica Sistemi Informativi del Comune di Milano

del 21/12/2006

Milano città digitale. Un progetto ambizioso e articolato, quali sono i cardini e la mission del vostro progetto?
Si tratta di un progetto infrastrutturale che investe gli elementi hardware, software e le reti telematiche del Comune di Milano. Siamo partiti dai servizi già esistenti puntando ad un potenziamento delle infrastrutture in modo armonico e coordinato tra le varie risorse: la componente hardware, essenzialmente interna all'amministrazione, la parte applicativa, che fornisce i servizi alla popolazione e l'infrastruttura ed i servizi di rete che veicolano l'intero processo.
Vogliamo alleggerire la struttura del Comune offrendo una serie di servizi direttamente a casa. L'obiettivo di fondo è "smaterializzare" le procedure burocratiche, evitando che il cittadino debba uscire, prendere la macchina o i mezzi pubblici laddove è possibile portare a casa sua o presso la sua azienda tutta una serie di servizi.
Un primo punto di forza della nostra strategia è la possibilità di poter disporre di una rete a banda larga, parzialmente basata su fibra ottica, non dimentichiamoci che Milano è la città europea con maggiore disponibilità di fibra ottica. La disponibilità di questa tecnologia ci consente di offrire servizi non soltanto sul web o tramite la posta elettronica ma sfruttando anche la piattaforma digitale terrestre.
I servizi multimediali e multicanale sono quindi una delle componenti innovative del vostro progetto. Potrebbe dirci in cosa consistono e come sono stati scelti?
Il nostro sistema informativo risponde già a una serie di bisogni dei cittadini, e attraverso un osservatorio per il monitoraggio sappiamo qual è la frequenza dei servizi utilizzati.
Partendo da questi dati stiamo lavorando per potenziare alcuni settori ed individuare nuove aree su cui è importante agire.
Un esempio significativo in questo senso sono i servizi di infomobilità, da un po' di tempo a milano si sta discutendo sulla possibilità, già realizzata in altre città europee, di introdurre la tassa di accesso alla città per limitare il flusso del traffico. Noi stiamo ragionando su come semplificare al massimo la vita dei cittadini non solo milanesi, ma anche per i lombardi che giornalmente entrano ed escono dalla città. Tenga presente che, nei giorni lavorativi, il flusso giornaliero in entrata e in uscita supera le 800.000 unità. Per quanto riguarda i servizi di infomobilità stiamo, perciò, lavorando al potenziamento di tutti i servizi di trasmissione di informazione ai cittadini, non solo tramite il web, ma anche tramite la radio, i cellulari, i palmari. In questo stiamo salvaguardando e facendo tesoro di una serie di esperienze che città come Barcellona, Helsinky e Stoccolma hanno già realizzato. Il nostro target di riferimento non sono solo i residenti a Milano perché per alcuni dei nostri servizi, ad esempio le licenze commerciali, abbiamo intestazioni che fanno capo a cittadini di una zona molto più ampia, dobbiamo ragionare in termini di una grande milano, di un'area di 5 o 6 milioni di persone che copre buona parte della Lombardia fino alla provincia di Novara .
Inoltre stiamo lavorando per dei servizi unici che poi potranno essere erogati tramite web, televisione digitale terrestre, apparecchiature mobili, palmari, telefonini, o tramite il call center. Ovviamente esistono già numeri verdi ad hoc per le diverse esigenze (Ad esempio quello che si occupa della salute, oppure quello per l'assistenza agli anziani), quello che vogliamo fare ora è, invece, unificare una serie di servizi sotto un numero facilmente riconoscibile dall'utente.
Lo O20202?
Non è detto, ci stiamo lavorando, ma non è detto sia questo. Roma ha certamente avuto un'idea innovativa da questo punto di vista ed è stata sicuramente un precursore tra le città metropolitane, ma non è detto che non esistano altre strade.
Da oggi a cinque anni, in sostanza, cosa cambierà?
Le faccio un piano di quello che stiamo realizzando. A Marzo 2007 rilasceremo il nuovo portale, con una prima serie di servizi per i cittadini, di cui stiamo rivedendo contenuti e piattaforma tecnologica proprio per venire incontro a questo bisogno di multicanalità.
La prima grande novità di questo portale sarà l'integrazione con la Carta regionale dei Servizi. Sarà quindi possibile, tramite questo strumento già in possesso di tutti i cittadini della Lombardia, non solo avere informazioni ma anche ottenere servizi a pagamento o gratuiti, per cui oggi si è costretti a spostarsi fisicamente, che presuppongono un'identificazione certa dell'utente (es. servizi anagrafici, i tributi, pagamento ICI, licenze di commercio, asili nido etc..)
Un altro obiettivo target del nostro progetto è il mondo delle imprese: non dimentichiamo che milano è di fatto la capitale economica italiana ed è il centro di una regione di 9,5 milioni di abitanti che rappresenta un motore economico molto importante per l'Italia.
Tenendo conto di questa realtà abbiamo realizzato una parte consistente di indirizzi e di interventi in favore delle imprese che manca in altri portali comunali perché sono differenti i contesti e per Milano le imprese sono parte della sua anima.
Quindi il portale si configura come un'opportunità non solo per semplificare la vita ai cittadini dal punto amministrativo e logistico ma anche come strumento di rilancio competitivo per le imprese.
La possibilità di semplificare le procedure amministrative, ridurre gli spostamenti e avere la garanzia di tempi certi vuol dire, infatti, per un'impresa poter fare un maggior reddito, essere più efficiente e più competitiva in un contesto internazionale.
In questo caso per offrire il massimo dell'informazione useremo uno strumento che non sarà la televisione digitale terrestre ma il web che è lo strumento cardine per un'impresa. Cerchiamo quindi di differenziare gli strumenti a seconda dei target a cui facciamo riferimento.
Con quali strumenti di comunicazione esterna intendete usare per informare la popolazione delle novità?
Stiamo preparando un piano di comunicazione accurato per comunicare alla città di Milano e più in generale a tutti i cittadini che gravitano intorno all'area metropolitana, la disponibilità di questi nuovi servizi. Stiamo pensando ad affissioni per la città e sui mezzi di trasporto, a filmati, all'uso della televisione e della radio.
Sono in programma dei corsi formazione del personale coinvolto nell'uso della nuova rete e dei relativi servizi?
Assolutamente sì. Abbiamo lavorato molto sull'organizzazione del comune che è cambiata completamente in questi mesi: la direzione sistemi informativi si è potenziata notevolmente così come la direzione comunicazione. Nell'ambito di questa riorganizzazione stiamo operando un piano di formazione in cui la telematica riveste un ruolo di primo di piano, tenga presente che abbiamo uno dei tassi di informatizzazione interna più alti d'Italia: su 17.800 dipendenti oltre 10.000 lavorano con il computer. Chiaramente non arriviamo al rapporto uno a uno se pensiamo ai vigili urbani, alla polizia locale, a tutte quelle figure che lavorano sul campo, magari con altre apparecchiature. Quindi abbiamo comunque un rapporto di informatizzazione molto elevato e vogliamo sfruttare al meglio questo vantaggio. Per questo motivo abbiamo programmato un piano di formazione, che ha già preso il via e che si concluderà entro i cinque anni previsti per il pieno regime del Sistema.
Avete previsto degli strumenti per la rilevazione del grado di utilizzo e di soddisfazione rispetto ai servizi erogati?
Abbiamo previsto una serie di Customer Satisfaction Analisys. A partire da Marzo faremo una serie di verifiche tramite il nostro Call Center non lavorerà più soltanto in in-bound ma anche in out-bound, diventerà quindi un Contact Center che interpellerà fasce di popolazione sul livello di gradimento dei servizi. Questo perché vogliamo cercare di crescere migliorando continuamente grazie al contributo dei nostri utenti.
Noi possiamo già tracciare il grado di utilizzo dei nostri servizi e sapere, ad esempio, quanti certificati anagrafici facciamo al giorno. Questo riferimento ci consente di darci degli obiettivi misurabili. Rimanendo sul nostro esempio: i cittadini di Milano chiedono 400.000 certificati anagrafici l'anno. Il nostro obiettivo è abbattere il numero di certificati a circa 320.000, riducendo, tramite l'implementazione di servizi a distanza, di circa il 20-25% il carico amministrativo per il comune.
Alle imprese vorremmo offrire delle forme semplici di pagamento, stiamo lavorando in collaborazione con l'Asso Lombarda proprio perché cerchiamo di essere vicini al mondo delle imprese nei problemi che si trovano a dover risolvere ogni giorno e che sono di competenza del comune.
La logica fondante della rete presuppone la partecipazione come ingrediente fondamentale per favorire la convergenza di linguaggi e soggetti differenti.. in che misura e con quali strumenti vengono incoraggiate altre pubbliche amministrazioni a partecipare al vostro progetto?
Stiamo già lavorando con la Regione Lombardia su questo grande progetto di integrazione della Carta regionale dei Servizi, un prodotto nato in seno alla regione per il controllo della spesa sanitaria e che noi abbiamo intenzione di estendere ad altri servizi perché è di fatto già nella tasca di 9 milioni di cittadini lombardi.
Con la Provincia stiamo lavorando su una parte più piccola, il Comune fornisce alla popolazione un 70% dei servizi, la Regione il 20%, la Provincia il 10%.
Il comune nella sua nuova veste del portale, inoltre, diventa il luogo virtuale in cui chiedere ed avere risposte riguardo tutti i servizi delle municipalizzate: dall'azienda di trasporti all'azienda che si occupa della nettezza urbana, etc.
Il nostro portale sarà il luogo virtuale, a cui il cittadino potrà fare riferimento per tutte le problematiche che riguardano la sua vita nella città.
La convergenza di differenti forme di comunicazione in un unico Sistema Integrato consentirà un migliore rapporto con le altre pubbliche amministrazioni ma pensa potrà anche essere un catalizzatore di cambiamenti all'interno della vostra struttura?
E' una realtà di cui ci stiamo già accorgendo, sin d'ora ci rendiamo conto di come il piano di città digitale sta modificando i comportamenti e i modi di operare delle persone. La tecnologia di fatto è una leva importante per cambiare i processi all'interno di un'organizzazione. Difficilmente i processi cambiano da soli o in base a progetti realizzati a tavolino pensando al modello di organizzazione ideale. Molto più spesso si prende atto che la tecnologia ha cambiato le regole del gioco, mettendo a disposizione strumenti che permettono di fare cose differenti, e l'organizzazione cambia di conseguenza.
Abbiamo un gran numero di personale impiegato nell'attività di protocollo sia interno che esterno, è chiaro che se attiviamo canali telematici su cui gestire le pratiche liberiamo risorse altrimenti impegnate.
Per questo motivo ci aspettiamo dei cambiamenti organizzativi ulteriori rispetto a quelli già in atto proprio perché un processo di informatizzazione, alleggerendo il lavoro degli uffici, consente l'allocamento di risorse umane, oggi impegnate nell'assolvere pratiche amministrative, su attività "più nobili" volte a migliorare la qualità dei servizi erogati sia ai cittadini che alle imprese.
Vent'anni fa si pensava di modellare una nuova organizzazione della pubblica amministrazione e realizzare in seguito interventi principalmente informatici, ritenuti necessari per migliorare l'efficienza, principalmente mirati alla riduzione della carta.
Oggi l'obiettivo di riduzione della carta è sostanzialmente superato. Quello su cui ci stiamo concentrando sono le soluzioni per semplificare la vita al cittadino, spostando una serie di processi e riorganizzando la struttura.
E' cambiato totalmente l'approccio: non si parte dalla progettazione del modello ideale per poi realizzare la parte informatica ma si individuano direttamente una serie di servizi al cittadino intorno a cui riorganizzare i processi e le tecnologie.
Se negli anni passati era necessaria una riorganizzazione a monte, partendo quindi dalla normativa, oggi non è più così: abbiamo il codice della PA digitale che è uno dei codici più evoluti d'Europa, abbiamo la firma elettronica, nessun paese europeo ha questo tipo di strumento evoluto ed avanzato come questo..
Abbiamo quindi ottimi presupposti per realizzare un grande cambiamento…ma cos'è che manca o che finora è mancato?
Mancano gli investimenti, e non parlo di investimenti aggiuntivi, ma sostitutivi. E' molto importante pensare di investire sulla parte informatica e telematica delle pubbliche amministrazioni sia centrali che locali ma occorrerebbe farlo "spegnendo" dei servizi da qualche parte attivandone di nuovi. L'Inail, ad esempio, ha realizzato degli interventi attraverso cui "obbliga" i cittadini e le imprese a inviare tramite canali telematici una serie di informazioni eliminando il fax, uno strumento ormai obsoleto che crea solo una serie di problemi. Questo è solo un piccolo esempio che evidenzia però quanto sia importante realizzare e investire con forza su servizi sostitutivi, partendo dalla consapevolezza che la maggior parte della popolazione utilizza questi servizi.
Come viene percepita dai dipendenti questa rivoluzione?
Prima che dipendenti comunali sono innanzitutto cittadini e per questo motivo percepiscono la dimensione del cambiamento molto forte e radicata e ,al tempo stesso, richiedono fortemente della formazione. Coloro che lavorano nella parte informatica della PA sono in una posizione molto delicata perché sono l'interfaccia tra l'amministrazione, con le sue logiche e regole, e le aziende informatiche che vivono in un ambiente assolutamente competitivo e si confrontano direttamente con il mercato, cercando le migliori opportunità di business.
La cinghia di trasmissione di questo processo è, di fatto, la direzione sistemi, coloro che, con una definizione forse un po' colorita, io ritengo essere tra l'incudine e il martello.
Per questo sono convinto che le amministrazioni pubbliche, così come le aziende, debbano internalizzare una serie di risorse, cercando di individuare delle aree di crescita anche contrattuali per mantenere una sufficiente capacità di governance senza delegare ad altre società
Bisogna lasciare operare il mercato secondo le regole che lo determinano, bisogna rivolgersi al mercato tramite le regole pubbliche, le gare o le forniture Consip, ma al tempo stesso l'amministrazione deve avere al suo interno una sufficiente capacità di governance per poter fare richieste precise e valutare la qualità dei servizi o dei prodotti ricevuti.
Io sono abbastanza contrario alla creazione, peraltro limitata dal recente decreto Bersani, di società miste ma prevalentemente, se non esclusivamente, a capitale pubblico perché poi si trovano in una situazione di fatto bloccata sul mercato.
Se competono con le aziende private operano di fatto una concorrenza sleale, fatta con soldi pubblici in un mercato di tipo privatistico. Lavorando all'interno delle amministrazioni, se sono sovradimensionate come accade in alcuni casi, costituiscono invece un onere molto pesante da gestire. Credo che la soluzione migliore sia lasciare operare il mercato secondo le sue regole e avere però nelle amministrazioni dei nuclei interni di comando, una sorta si cervello di IT Governance in grado di mediare tra le esigenze dell'organizzazione, le caratteristiche del mercato.
Questo è un modo sicuramente più sano, peraltro ribadito nel recente decreto Bersani, di far crescere il mercato operare senza violare le regole della concorrenza.
Non ci dimentichiamo che le aziende operano in un mercato globale, se non trovano in Italia degli sbocchi di competizione e di attività a valore aggiunto "migrano" altrove in Europa. A Milano abbiamo circa 10.000 imprese che si occupano di informatica e tecnologia ed è un patrimonio per il nostro futuro che non vogliamo perdere.
Dobbiamo perciò offrire opportunità di competere, di confrontarsi, di crescere e migliorarsi senza vessazioni da parte di dispositivi pubblici che oggi non hanno più ragione d'essere.
 
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