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L'efficienza e l'abitudine a render conto


Cuno Tarfusser - Procuratore Capo della Procura di Bolzano

del 07/12/2006

L'esperienza della procura di Bolzano rappresenta un caso "atipico" nel panorama dell'amministrazione della giustizia italiana. Affondando a piene mani in luogo comune verrebbe da pensare.. "beh, in fondo Bolzano non è l'Italia", confinando quasi la possibilità di produrre cambiamenti in positivo, fuori dal nostro paese. Cosa ne pensa?
Penso che ci sia un briciolo di verità in questa affermazione, ma per me è insopportabile pensare che cambiamenti analoghi non si possano realizzare in altre parti d'Italia. Quell'espressione che citava lei "Beh, ma a Bolzano è tutto diverso..", la sento spesso anche io, ma gli strumenti a disposizione per l'amministrazione della giustizia sono gli stessi su tutto il territorio nazionale.
Tra l'altro occorre considerare che se godiamo di un particolare rispetto delle istituzioni da parte dei cittadini, abbiamo comunque altri ordini di problemi con cui confrontarci. Mi riferisco alla norma sul bilinguismo che impone nella nostra Provincia la conoscenza e l'utilizzo sia della lingua italiana che di quella tedesca per tutto il personale della pubblica amministrazione. Evidentemente si tratta di una legge che restringe il bacino di potenziali funzionari e spesso determina vacanze di organico notevoli. Ad esempio, tra magistrati togati e vice procuratori onorari dovremmo essere in 24 mentre in realtà siamo solo 11, sui 63 funzionari del personale amministrativo previsti dall'organico, ne abbiamo appena 35.
Credo allora che si tratto di mentalità e di volontà, nient'altro: cercare di far funzionare al meglio un ufficio ripensandolo.
Già il Comune di Bolzano aveva intrapreso un processo di revisione di strumenti e procedure, passando dalla cultura dell'adempimento a quella del "risultato". Ritiene che quest'esperienza abbia in qualche modo favorito la vostra?
Sicuramente l'esempio e l'entusiasmo dimostrato hanno agevolato il nostro percorso.
Troppo spesso, infatti, l'idea che si ha del funzionario statale è quella di una persona che non ha voglia di impegnarsi più di tanto, ma come ha dimostrato il Comune prima di noi si tratta di un immaginario collettivo che non si può e non si deve condividere.
Se si riescono a trovare le motivazioni e gli stimoli giusti emergono delle risorse incredibili che aspettavano solo di essere valorizzate. Un dirigente deve essere autorevole, deve saper prendere delle decisioni, essere presente e deve riuscire a creare gli stimoli adeguati per creare lo spirito di squadra necessario allo svolgimento del complesso lavoro di un ufficio articolato come il nostro.
All'interno del sito web della procura è presente una sezione che registra, attraverso la compilazione di un questionario, il grado di soddisfazione dell'utente. Come vengono utilizzati i dati raccolti?
Nel corso di questi due anni abbiamo implementato due tipologie di questionari: uno per registrare il grado di soddisfazione degli avvocati e l'altro per segnalare un problema o una criticità, da chi ha ricevuto un fascicolo o un atto da un altro ufficio.
I due tipi di questionari vengono poi raccolti e analizzati, con frequenza mensile, per monitorare costantemente il risultato del nostro lavoro e stabilire gli eventuali adeguamenti di "rotta".
Qual è stata la risposta da parte dei cittadini riguardo i cambiamenti finora attuati?
Di sicuro ci sono delle note di apprezzamento. Ovviamente non dovrei essere io a riportare questo dato, ma la sensazione che abbiamo dal contatto con la gente è che dall'esterno si percepisce un'attenzione diversa a come si fanno le cose e a come si lavora nei nostri uffici.
Non ci siamo mai sentiti chiusi in una torre d'avorio, e anzi, abbiamo sempre cercato di aprire questo ufficio al pubblico, sia perché quello di relazionarsi con il cittadino è un nostro mandato istituzionale, sia perché l'apertura ed il dialogo sono sempre qualche cosa di costruttivo. Ciò che viene apprezzato, quindi, è soprattutto un rapporto cittadini/istituzioni diverso dal consueto.
Non c'è stato qualcuno che trovando particolarmente funzionale questo vostro modello ha pensato di estenderlo ad altre realtà?
Ci sono stati dei colleghi che hanno manifestato il loro apprezzamento, ma poi ognuno sviluppa i processi che ritiene adeguati al proprio contesto.
Lei saprà meglio di me, poi, che i tempi di reazione dell'amministrazione sono tutt'altro che immediati. Quindi le prime reazioni stanno arrivando adesso, forse solo a seguito di un interesse da parte del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura che interverrà la nostro convegno del 14 dicembre. Vorrei però puntualizzare il fatto che questo effetto non è casuale. Cioè il convegno è stata un'azione di coinvolgimento e di confronto fortemente cercata, al di là della pubblicità e dell'apprezzamento, il dialogo ed il confronto è sempre qualcosa di buono ed il cambiamento è spesso la strada verso il miglioramento.
Dal suo punto di vista le soluzioni tecnologiche come il processo civile telematico, sono strumenti utili a fornire un servizio migliore al cittadino?
Purtroppo mi coglie impreparato. Del processo civile telematico so solo che se ne parla da anni, ma fino ad oggi è stato prodotto ben poco, mentre su altri fronti lo sviluppo ed il recupero di efficienza è andato ben oltre le aspettative. Se devo parlare in tutta onestà mi trova abbastanza scettico, ma non ho né l'esperienza né la competenza per parlarne con cognizione. In generale sono abbastanza scettico su tutti cambiamenti imposti tramite un approccio top-down, cioè in maniera decisionista da un vertice, spesso distante. L'approccio che preferisco è quello bottom-up, dal basso, che consente di diffondere soluzioni che realmente funzionano perché testate da chi con queste soluzioni ci lavora quotidianamente. Ovviamente il punto di partenza per ogni cambiamento è l'esistenza di una base comune ossia la volontà di intervenire creando dei modelli organizzativi articolati per coprire la totalità dei processi amministrativi.
E così facendo si può riuscire a cambiare un apparato mastodontico come quello della Pubblica Amministrazione giudiziaria?
Le do un'ulteriore anticipazione rispetto a ciò che presenteremo il 14. Oltre al risparmio del 52% che abbiamo dichiarato, e già questo è qualcosa di abbastanza straordinario per un ufficio come il nostro, per quest'anno ci siamo dati un ulteriore obiettivo, ossia una riduzione aggiuntiva del 10% sui costi, che stiamo raggiungendo abbondantemente. Il fatto che sia un obiettivo latente, non dichiarato, vuol dire che esce dalle logiche della circolare e della norma, cioè non l'abbiamo raggiunto mettendo vincoli di spesa o tagliando la carta o vietando le fotocopie.
L'abbiamo realizzato semplicemente avendo la consapevolezza che i soldi spesi in questo ufficio sono soldi dei contribuenti e, quindi, considerando l'ufficio come casa nostra. Tanto per darle l'idea di che stiamo parlando, posso citare le consulenze tecniche che se cessano di essere considerate atti di routine, e tornano ad essere quello che erano in origine ossia atti straordinari a cui ricorrere solo in casi di reale necessità i costi si abbattono incredibilmente. Bisogna essere consapevoli delle responsabilità che si hanno quando di dispone di un budget.
Il problema, come le dicevo, è dunque la consapevolezza e la mancanza di abitudine a rendere conto.
 
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