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PEOPLE:
il progetto di e-gov candidato
a risorsa di sistema
Adelelmo Lodirizzini - Segretario generale Progetto People
del
07/12/2006
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Il X Forum PEOPLE di Ancona arriva dopo un ciclo di vita quadriennale
del Progetto PEOPLE. Ne farebbe un bilancio, indicando onestamente
quanto degli ambiziosi obiettivi si è effettivamente raggiunto
e su quali aspetti, sulla base dell'esperienza, lavorereste oggi
in maniera diversa?
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People
ha raggiunto fondamentalmente tutti i suoi obiettivi iniziali, e per molti
aspetti si è andato anche oltre. Stiamo correggendo i normali bachi
finali di un prodotto che non ha storia precedente.
Il
risultato complessivo è che un qualsiasi ente che voglia dispiegare
i prodotti di People - sia esso un comune, comunità montana o un
qualunque insieme di enti entro un CST - oggi può disporre, innanzitutto,
di una piattaforma di base per l'erogazione dei servizi realmente completa;
in particolare faccio riferimento alla gestione dell'identità in
rete, alla gestione degli intermediari, all'inoltro pratica al back office
e alla gestione dei rapporti con il cittadino, al servizio pagamenti.
In secondo luogo, può disporre di un set completo di oltre 240
servizi (erano 165 nel B1 esecutivo) divisi in sette settori: demografici,
tributi, scuola, sport&cultura, assistenza alla persona, autorizzazioni&concessioni
(SUAP, SUE, SUC), SIT (cioè i servizi che partono da archivi territoriali
per turismo, la certificazione urbanistica, etc), ed infine ha a disposizione
il know how per attività di riorganizzazione interna, laddove sia
necessaria, per quelle di formazione e per quelle di comunicazione interna/esterna.
Oltre a questo completo "armamentario" d'uso, non possiamo non
segnalare che People è l'unico progetto ad avere a supporto un
modello preliminare di ontologie, che sarà messo a disposizione
di tutto il sistema pubblico e che non era inizialmente previsto.
Senza pretendere di essere l'unico, People è dunque un sistema
di e-government per gli enti locali, non un insieme di soluzioni. Hanno
lavorato con People una quindicina di produttori di software, e anche
l'impresa di integrare il loro lavoro, devo dire, non è stata semplice:
alla fine nessuno di loro può dire di rappresentare il prodotto,
e questo non è poco, a mio avviso!
Proprio perché abbiamo ottenuto risultati consolidabili, se ricominciassimo
il progetto faremmo meglio in diversi aspetti di gestione, ma le linee
di fondo di impostazione del progetto - opportunamente reinterpretate
passo dopo passo - hanno complessivamente retto.
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Dal punto di vista dei costi
in quale misura e con quale grado
di difficoltà si è riuscito a non sconfinare dai costi
preventivati?
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Il
progetto sconfinerà molto leggermente dai costi previsti (stimati
nel 2002 ma accertati a partire dal 2003 inoltrato) ma del resto non c'è
mai stata la necessità di "strozzare" attività
previste. Poi, in queste cose, direi che serve anche un po' di buona sorte.
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Ad
Ancona si è presentata la nuova iniziativa INNOVAZIONECOMUNE.
Brevemente, di cosa si tratta e quale è la nuova strategia
di base?
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Si
tratta di un'associazione di diritto privato aperta a tutti gli enti
che hanno partecipato al progetto e a quelli che intenderanno riusare
il prodotto People. Tramite INNOVAZIONECOMUNE si mira a perseguire principalmente
tre obiettivi: manutenere e far evolvere i prodotti realizzati con il
progetto, anche con successivi progetti; continuare nell'esperienza
di innovazione condivisa aperta con il progetto proseguendo l'impegno
di essere soprattutto cittadino-centrici; mettere a disposizione questa
palestra di innovazione a tutto il sistema dei comuni e degli enti locali
nazionali.
Tengo subito a precisare che nessun ente People deciderebbe di entrare
nell'associazione se essa pretendesse volontà di egemonia sul
contesto. Si potrebbe trasformare l'espressione gentiluomini in "gentilenti"
per indicare l'atteggiamento di correttezza istituzionale degli enti
People nel dar vita ad INNOVAZIONECOMUNE.
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L'aggregazione PEOPLE ha una vocazione strutturale al RIUSO. Qual
è la sua opinione sui modi di progettazione e gestione, a
livello nazionale, del Catalogo del Riuso fino ad ora?
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Riconducendo
la domanda all'aspetto tecnico, posso dire che il riuso è una
politica molto complessa, non così immediata come lascia intendere
la suggestione del vocabolo. Aldilà di questa premessa generica,
si può dire che un dispiegamento collettivo, come quello di People,
può resistere nel tempo solo se dispone di un modello di ontologie
che consenta una convergenza di denominazione e di semantica dei servizi,
una piattaforma di base per l'erogazione dei servizi contemporanemente
condivisibile da molte applicazioni finali, un modello di erogazione
dei servizi (People ha scelto quello dell'unico punto di contatto virtuale
del cittadino e dell'impresa), una visione dei rapporti tra modello
dei servizi erogati e riorganizzazione interna. Ci sono infine gli ancor
più indispensabili attributi soggettivi, ovvero un caloroso commitment
politico e un gruppo di tecnici provenienti degli enti che abbia vera
passione.
People
ha avuto la fortuna di averli entrambi, ma il futuro non è mai
acquisito per sempre, e dunque neanche con INNOVAZIONECOMUNE. (Mi sia
consentita una divagazione a questo proposito, per dire che nessun ambiente
è garantista come la PA, dove non si può dire a nessuno
se è bravo o se non lo è, dove quindi si fa di tutto per
. ammazzare la passione individuale).
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Dal
Governo sembrano giungere segnali di frenata o quantomeno di una
"pausa riflessiva" sui modi, i tempi e i fondi per il
Catalogo del RIUSO
che prospettive vede in questo contesto?
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Anche
se il Parlamento avesse mantenuto le precedenti maggioranze, credo che
nessuno possa negare che le scelte di indirizzo precedenti andassero riorientate,
per cui un po' di tempo ai subentranti va concesso. Se questo intermezzo
- vista anche la situazione generale di finanza pubblica - consente di
arrivare a definire una politica di obiettivi di sistema, si tratterà
di tempo speso correttamente.
Certo, è mia personalissima opinione che l'esperienza positiva
di People non dovrebbe essere persa anche qulaore la "politica"
decidesse di rivedere tutto daccapo, buttando, come si suol dire, bambino
e acqua di lavaggio. Sarebbe proprio un controsenso non valorizzare quanto
può essere un contributo importante per fare sistema, che è
poi la necessità essenziale.
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Tornando
allo specifico del vostro progetto
a questo punto dell'evoluzione
della soluzione PEOPLE ed in questo contesto politico-amministrativo,
qual è realisticamente lo spazio e la strategia del RIUSO
che si prospetta per PEOPLE?
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People
ha coinvolto in fase progettuale enti per circa 7,3 milioni di abitanti:
è chiaro che qualche altro milione potrebbe aggregarsi. E' un nuovo
player che può recitare la sua parte, prestando soprattutto molta
attenzione a non assumere ruoli sbagliati. Dovrà cioè fare
attenzione ad agire solo sul lato del Front Office, che è la competenza
istituzionale dei comuni; a difendere questa competenza dei comuni sapendo
di poter indicare indirizzi tecnici generali, standard tecnici ed obiettivi
di sistema solo in linea con gli organismi di rappresentanza istituzionale
degli enti; a proseguire con la metodologia dell'innovazione condivisa,
senza creare sovrastrutture che limitino gli enti.
Entro questi limiti, People può essere una risorsa importante per
tutto il sistema pubblico nazionale, e sarebbe poco responsabile non sfruttare
pienamente una risorsa del genere.
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