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| Ricerca
ed impresa, due mondi troppo distanti? |
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del
07/12/2006
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Il
ruolo della ricerca è fondamentale per trasferire l'innovazione
al mercato ed al territorio. Ma per uscire dalla profonda crisi in cui
è precipitato il nostro Paese è necessario adottare un nuovo
modello di ricerca che coniughi le scienze di base con le applicazioni
industriali e trovi nuovi canali per raggiungere e stimolare l'impresa
per una crescita continua e congiunta.
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La
ricerca in Italia
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Nonostante
i fondi e le risorse dedicati alla Ricerca nel nostro Paese siano decisamente
inferiori al resto del mondo occidentale, livello e qualità sono
ottimi, tuttavia il gap italiano in materia di innovazione è innegabile.
L'Italia è andata perdendo competitività passando dal trentatreesimo
posto del 2002 al quarantaduesimo del 2006 (dati
World Economic Forum 2006) e nell'ultimo anno appena il 10% delle
nostre esportazioni derivava da settori basati sull'innovazione tecnologica,
contro il 16% della Germania, il 17% della Francia ed addirittura il 26%
della Gran Bretagna (Bollettino
n. 5, Statistiche Ministero Commercio Estero). Una situazione
preoccupante che non può lasciare indifferente il Governo e che
va affrontata in modo serio coinvolgendo tutti i portatori di interesse
a cominciare dalle imprese, dalle Università, e dalle amministrazioni
pubbliche deputate alla governance e allo sviluppo del territorio.
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Ricerca,
Innovazione, Competitività
Cooperazione
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Nell'epoca
dell'economia globalizzata la sfida per continuare a cresce consiste nel
trovare al proprio interno la capacità di innovare e proporre sul
piatto della bilancia commerciale questa innovazione sottoforma di conoscenza.
La stessa Unione Europea ha modificato la propria rotta in materia di
innovazione tecnologica con il Settimo
Programma Quadro (7PQ), che abbandona il termine "società
dell'informazione" in favore di quello molto più ampio di
"società della conoscenza". L'orientamento da perseguire,
dunque, quello che consentirà il vero sviluppo e favorirà
la competitività non è più l'innovazione di servizi,
quanto l'innovazione di processo. I nuovi elementi su cui si focalizza
il 7PQ sono: una maggiore enfasi ai temi della ricerca non più
solo come strumento, ma come obiettivo a cui tendere, l'attenzione alla
semplificazione e la necessità che la ricerca venga incontro alle
necessità dell'industria attraverso partnership pubblico private.
Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessaria una
riconversione che tocchi in profondità tutto il tessuto produttivo,
partendo dalle infrastrutture, fino alle imprese che operano in settori
maturi, passando per le pubbliche amministrazioni ed il mondo della didattica
e della ricerca universitaria. Il nuovo volume appena pubblicato dall'Associazione
Il Secolo Della Rete "L'innovazione
necessaria", che sarà presentato a Roma, l'11 dicembre
prossimo, in questo senso pone l'attenzione sulla necessità di
un nuovo corso per l'innovazione, un new deal basato sul concetto
di cooperazione. Un modello che sappia trarre le giuste spinte dalle esperienze
cooperative di successo come linux, o wikipedia e che abbandoni la strategia
del "breve termine" troppo spesso adottata dalla Politica come
vincolo discriminante anche per le linee della ricerca.
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Ancora
una volta è un problema di Cultura
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"Il
problema dell'innovazione in Italia è un problema grave, compromesso
da un GAP di tipo culturale che le soluzioni tradizionali di tipo tecnico
organizzativo con cui è abituata ad intervenire la pubblica amministrazione,
non sono adatte a risolvere questo tipo di distanza" A parlare
è Federico Pedrocchi, giornalista e fondatore di Italian
Applications, un'iniziativa editoriale nata in collaborazione
con l'editore Hublab ed Il Sole24 Ore. "Il nostro punto di forza
è quello di essere dei comunicatori e divulgatori di scienza, abituati
a trasferire contenuti di scienza e a proporli al pubblico, e questo ci
pone nelle condizione di poter fare da mediatori culturali".
La testimonianza di Pedrocchi sul mondo del trasferimento tecnologico
italiano offre uno spaccato drammatico della situazione in cui non si
ha chiaro chi deve fare cose, e l'incontro tra impresa e ricerca spesso
salta a causa di reciproche inomprensioni, come imprenditori che chiedono
ai ricercatori di produrre business plan, per illustrare la catena di
produzione e il mercato di target o, viceversa, ricercatori che non si
fidano a divulgare le proprie idee o non hanno idea di cosa sia un'azienda,
un mercato o i tempi di produzione e, quindi, non sono in grado di espore
le proprie idee ad una platea di non accademici.
"Nel resto del mondo non è così - continua Pedrocchi
- noi siamo in contatto con dei venture capital di Cambridge perfettamente
a loro agio nel mondo della ricerca, e perfettamente consci delle potenzialità
del patrimonio di informazioni racchiuso in quel mondo, il che li mette
in grado di fare il loro mestiere cioè sviluppare e finanziare
business. La controparte di questa situazione è rappresentata da
Università e Campus, come quelli americani, dove l'attitudine a
comunicare viene insegnata assieme a quella di fare ricerca scientifica".
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Eppure
il modello c'è
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Lunedì
scorso 4 dicembre ad Udine si è tenuta la cerimonia di premiazione
del PNI, il Premio Nazionale
per l'Innovazione, ovvero la competizione che riunisce i vincitori
delle Business Plan Competition italiane. In pratica la struttura messa
in piedi dal PNI e organizzatasi sotto il nome di PNIcube, consente ad
una buona idea di ricerca applicata di passare dallo stato progettuale
a quello organizzato di una impresa pronta per affrontare il mercato,
tutto questo attraverso l'affiancamento di formazione manageriale, la
consegna di premi in denaro e la creazione di un tessuto di relazioni
istituzionali ed economiche. Un
sistema di successo che in 5 anni ha permesso la nascita di ben
141 le aziende spin-off delle Università italiane.
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Le
parole del trasferimento tecnologico
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L'idea:
Ci deve essere un'idea, preferibilmente innovativa, che preveda la risoluzione
di problemi
L'innovazione:
Se l'idea è causale l'innovazione è invece frutto del ragionamento
e si realizza quando il valore dell'idea raggiunge il mercato attraverso
un nuovo prodotto, servizio o processo.
Lo
spin off: è un concetto moderno che sostituisce il classico
contratto di ricerca con cui l'impresa "compra" un servizio,
e consiste nella creazione di una nuova impresa per iniziativa dei ricercatori
che vi conferiscono le loro idee e conoscenze.
Il
brevetto: è lo strumento che tutela giuridicamente il risultato
di una ricerca innovativa. una tecnologia non copiabile è un notevole
valore aggiunto.
Il
Venture Capital: è l'apporto di capitale di rischio sotto la
forma di partecipazione al capitale sociale da parte di un investitore.
L'incubatore:
una struttura di sostegno alla nascita e alla crescita delle imprese,
capaci di offrire ampie gamme di servizi logistici, di supporto manageriale
e di formazione.
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Un
miliardo di euro in tre anni per la ricerca potrebbe non bastare
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La
nascita di imprese basate sul trasferimento tecnologico che siano veramente
un volano per la competitività di un territorio non è, dunque,
qualcosa di automatico a partire da una ricerca di buona qualità,
ma un processo che va sostenuto ed incentivato, ed in cui il pubblico
deve avere un ruolo fondamentale. Il Ministro Nicolais prima del suo intervento
di chiusura lunedì scorso a Udine, in occasione della premiazione
del PNI, ha rassicurato la platea accademica presente affermando che "Il
governo intende stanziale un miliardo e cento milioni di euro in tre anni
per l'innovazione, si tratta di una novità assoluta per il Paese.
Inoltre con il programma Confindustria 2015 abbiamo in mente un grande
progetto che metta insieme per la prima volta le imprese, l'Università
e gli ambenti di ricerca per avviare un processo di innovazione che rappresenta
una scelta strategica per il governo". Ma quello che è
certo è che un problema culturale non si sblocca per via amministrativa
mettendo in rete le ricerche o pubblicizzando un numero verde. Anche questo
è utile, ma non basta cerare l'incontro, occorre curarlo e fornire
chiavi di comunicazione e di interpretazione di due linguaggi che, al
momento, sono troppo distanti.
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| Approfondimenti
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"Un
premio per testimoniare che il management della ricerca è possibile",
un'intrevista con Maunela Croatto - Capo della Ripartizione Ricerca dell'Università
degli Studi di Udine e Presidente della Commissione Organizzatrice del
Premio Nazionale per l'Innovazione
"L'innovazione
necessaria" un volume a cura di Arturo di Corinto per l'Associazioen
Il Secolo della Rete, che sarà presentato
a Roma l'11 dicembre prossimo
Il portale del il Premio
Nazionale per l'Innovazione
Il Settimo
Programma Quadro dell'Unione Europea
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