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| L'e-Procurement
per le PA è ancora un "gioco" |
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del
23/11/2006
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Il
volume degli scambi gestiti attraverso procedure informatizzate di e-Procurement
dalle Pubbliche Amministrazioni italiane arriva appena a superare i 250
milioni di euro. Una goccia nel mare della spesa pubblica, ma un fenomeno
importante nel processo di razionalizzazione della PA, specie considerando
il trend positivo di crescita. Ad evidenziarlo è il Primo Rapporto
dell'Osservatorio sull'e-Procurement nella PA della School
of Management Politecnico di Milano.
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Definizioni
e riferimenti
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Il
rapporto dell'Osservatorio comincia facendo subito un po' di chiarezza
terminologica sull'e-Procurement, parola di uso molto frequente, ma forse
non troppo chiara. Il termine e-Procurement indica l'insieme degli strumenti
tecnologici ed informatici utilizzati per supportare ed agevolate i processi
di acquisto di un'organizzazione. Sviluppatosi, nell'ambito del settore
privato, come gran parte delle innovazioni di processo, l'e-Procurement
può essere suddiviso, in maniera un po' schematica, in tre ambiti
applicativi:
e-Sourcing:
racchiude tutte le attività che vanno dalla ricerca dei nuovi fornitori
alla loro valutazione e certificazione, fino alla fese di negoziazione
vera e propria. Per velocizzare e migliorare questo tipo di processi,
rendendoli "elettronici",
un'organizzazione può dotarsi di strumenti informatici che consentono
la gestione della reportistica e dell'analisi dei fabbisogni (fase preliminare),
la gestione dell'albo fornitori e della modulistica di richiesta e di
offerta, l'utilizzo della firma digitale, ed infine la negoziazione vera
e propria (aste o gare elettroniche).
e-Catalog:
come dice il nome consiste nella prassi di gestire i propri acquisti tramite
l'utilizzo di un catalogo elettronico contenente una serie di prodotti
(beni e servizi) per cui è già stato definito un contratto,
o rispetto ai quali, comunque, siano chiare le specifiche della fornitura.
Anche in questo ambito le tecnologie che abilitino un'organizzazione all'utilizzo
di questo tipo di procedure sono numerose e vanno dal portale web, agli
strumenti di automazione del workflow (protocollo, gestione, firma ed
archiviazione digitale) per finire con gli strumenti di trasmissione dei
dati e di sicurezza.
e-Marketplace:
è l'ambito meno definito e meno sviluppato. A metà strada
tra i primi due si presenta, tecnicamente, come una piattaforma che mira
ad essere il luogo virtuale di incontro tra domanda ed offerta per un
determinato prodotto o categoria di prodotti oppure per una determinata
tipologia di utenti. Dei tre ambiti è quello che ha avuto uno sviluppo
minore soprattutto perché legato al periodo del boom della New
Economy e, forse anche per questo, si presenta spsso come una soluzione
carente in termini di strategicità. "La storia seppur breve
degli e-Marketplace - ci spiega Paolo Catti dell'Osservatorio - ha
evidenziato che non basta portare online le imprese di una filiera per
creare realmente valore nelle loro relazioni commerciali. Ciò non
toglie, però, che in un contesto come quello della PA, opportunamente
supportato da un quadro normativo coerente, uno strumento come l'e-Marketplace
possa comunque contribuire a generare dei benefici".
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Le
cifre
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Il
volume complessivo generato dall'e-Procurement nella Pubblica Amministrazione
italiana nel 2005, come dicevamo, è di poco superiore ai 250 milioni
di euro, ovvero lo 0,25% della spesa pubblica totale (corrispondente a
circa 100 miliardi di euro l'anno). Un dato assolutamente modesto che
renderebbe questo tipo di procedure prive di qualunque interesse. Tuttavia
ciò che più conta è il trend di crescita, positivo
da cinque anni a questa parte e che ha superato il +230% in più
negli ultimi 12 mesi, passando dai 76 milioni del 2004 ai 250 attuali.

fonte: Osservatorio dell'e-Procuremnt nella PA
della School of Management del Politecnico di Milano
Le
soluzioni di e-Sourcing hanno generato transazioni per circa 187 milioni
di euro mentre solo 65 milioni sono quelli derivati da soluzioni di e-Catalog
e e-marketplace
Bisogna poi considerare che di tutti gli enti pubblici, centrali e locali,
solo una minima parte (siamo nell'ordine delle decine) hanno informatizzato
le proprie procedure di acquisto, il che lascia immaginare margini di
espansione notevoli.
Delle settanta amministrazioni intervistate dall'Osservatorio solo una
ha sviluppato la propria soluzione di e-Procurement al proprio interno,
la grande maggioranza ha scelto di appoggiarsi ad una soluzione esterna
(sviluppata da provider pubblici o privati), mentre vi è una discreta
percentuale di enti che hanno optato per una soluzione ibrida, ovvero
hanno scelto di realizzare al proprio interno una soluzione di e-Procurement
che hanno offerto in utilizzo anche ad altri enti. In Questa ultima categoria
rientrano, ad esempio, tutte le agenzie regionali nate proprio allo scopo
di offrire servizi di e-Procurement come Intercent ER o il portale degli
acquisti del Sistema Piemonte.
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Gli
approcci
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Una
tra le analisi più importanti effettuate dall'Osservatorio riguarda
il modello di approccio all'e-Procurement utilizzato dalle amministrazioni
italiane. Per valutarlo sono state prese in considerazioni due variabili:
da una parte il livello di commitment amministrativo della singola soluzione
(decisionale/dirigenziale o operativo) e dall'altra gli obiettivi che
l'ente ha voluto perseguire mediante l'introduzione dell'innovazione (strategici/a
lungo termine o tattici/a breve termine). Il quadro che ne è risultato
mostra come la larghissima maggiornaza degli intervistati abbia adoperato
un approccio che potrebbe essere definito "per gioco", ossia
ci si è avvicinati ad una soluzione di e-Procurement grazie ad
un commitment piuttosto basso e per raggiungere obiettivi di impellente
necessità, nel breve termine.
Non che questo in un male in sé. Anzi l'innovazione bottom-up è
spesso quella che cambia più radicalmente un'organizzazione, ma
è logico che se il livello di coscienza con cui si utilizza questo
strumento rimane così limitato, l'e-Procurement non potrà
mai diventare una leva per mezzo della quale perseguire una maggiore efficienza
né, cosa più importante, una concezione
"sostenibile" della Pubblica Amministrazione.
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I
falsi miti dell'e-Procurement
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Nello
stendere il
Rapporto l'Osservatorio si è dato degli obiettivi concreti, quali
quello di misurare l'effettivo volume di acquisti elettronici nelle Pubbliche
amministrazioni, quello di analizzare le principali dinamiche che hanno
caratterizzato e caratterizzeranno la diffusione dell'e-Procurement nella
PA italiana, ed infine quello di comprendere criticamente gli impatti
di questi nuovi strumenti sull'organizzazioen pubblica, individuando i
reali benefici e le eventuali criticità. La conclusione del Report
è appunto dedicata a quest'ultimo obiettivo ed in particolare è
tesa a dimostrare che nonostante le cricità siano numerose ed alcune
anche piuttosto complesse e problematiche, nella maggior parte dei casi
le motivazioni che spingono un'amministrazione a rifiutare una soluzione
di e-Procurement o a scartarla a priori come qualcosa di non vantaggioso,
sono per lo più "falsi miti". Comportamenti inerziali
che devono essere combattuti se veramente si crede nelle potenzialità
di questi strumenti e si vuole contribuire alla loro diffusione nel nostro
Paese.
Le risposte ricevute dagli intervistatati sono raggruppabili nelle seguenti
categorie:
La
tecnologia disponibile sul mercato non è adeguata alle esigenze
di acquisto della nostra Amministrazione o la normativa presenta carenze
- mentre oggi è addirittura la normativa a regolare l'applicabilità
dell'e-Procurement alla PA (il Decreto
163/2006 ne è un esempio).
Il
costi sono proibitivi - questo probabilmente è vero per gli
enti di dimensioni minori, ma il mercato di provider è numeroso
e sta già da anni dimostrando le sue potenzialità.
I
fornitori non sono pronti - In realtà la tecnologia necessaria
è piuttosto semplice e la presunta difficoltà il più
delle volte è dovuta ad una scarsa conoscenza da parte degli amministratori.
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| Approfondimenti
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"L'e-Procurement,
passaggio obbligato per la PA", un'intervista con Paolo Catti
- Project Manager dell'Osservatorio per l'e-Procurement nella PA della
School of Management del Politecnico di Milano
Il portale della
School of Management del Politecnico di Milano dal quale è
possibile scaricare tutta la reportistica relativa alle attività
degli Osservatori.
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