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Una
governance per Internet a salvaguardia della libertà
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del
26/10/2006
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Internet
è il frutto della collaborazione di una comunità che, dal
basso, mettendo in comune le proprie infrastrutture di rete locali, le
proprie risorse informative e i propri contenuti, è riuscita a
dare vita ad un canale di comunicazione pervasivo e capillare. La rete
è una comunità libera per definizione e proprio in questa
libertà trova il suo successo. Quindi date queste premesse parlare
di governo di internet sembrerebbe quasi voler distruggere tutto quello
che il web ha significato fino ad oggi. E invece no, governare la rete
vuol dire condividere delle regole, proprio per salvaguardare queste caratteristiche
di apertura e libertà, ma la condivisione, come troppe volte avviene,
è difficile, anche se si parla di internet.
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La
rete ha già delle regole
chi le ha dettate?
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L'esigenza
di studiare regole condivise per la rete, non è qualcosa che nasce
oggi. Da anni, da quando internet ha azzerato le distanze rendendoci cittadini
del "villaggio globale", sul web si sono incontrati, e scontrati,
interessi tecnologici, economici, politici e sociali che travalicavano
i confini dei singoli Stati nazionali. È la realizzazione di un
grande sogno in cui tutti gli uomini sono uguali e tutti hanno le stesse
possibilità. Ma l'utopia ancora una volta si trova a dover fare
i conti con la realtà, con le leggi nazionali, con i Governi, con
le innumerevoli limitazioni alla libertà di espressione e con il
divario tra nord e sud del mondo.
Per analizzare più approfonditamente il discorso occorre però
precisare che delle regole esistono eccome. Esistono sia regole tecniche
e di protocollo, per lo scambio i dati, sia regole di governo vero e proprio,
regole non scritte, ma dettate da chi può disporre dell'accesso,
della proprietà intellettuale, dei sistemi di sicurezza e della
supremazia culturale.
Proprio per questo le Nazioni Unite proposero nel 2003 un Summit
Mondiale sulla Società dell'informazione (WSIS): un momento
di incontro fra tutti i governi mondiali, diviso in due sessioni (Ginevra-novembre
2003 e Tunisi-dicembre 2005) dal quale ci si aspettava dovessero uscire
documenti e risoluzioni vincolanti. Purtroppo così non è
stato, o almeno è stato solo in parte. A Tunisi, in particolare,
il dialogo si arenò sull'ICANN l'organismo al quale, oggi, è
di fatto demandata tutta la gestione tecnica della rete. Pur essendo rappresentativo
di 15 nazionalità, l'ICANN rimane, infatti, un organo domiciliato
negli Stati Uniti, con un preciso accordo con il Governo americano e con
una serie di vincoli dettati dalle leggi Statunitensi. Il che rappresenta
un problema quando si tratta di governo globale della rete, soprattutto
quando entrano in gioco interessi economici e commerciali.
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Il
forum sull'Internet Governance di Atene
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L'esperienza
del WSIS, non è stata però inutile, anzi, ha contribuito
a far nascere la consapevolezza della necessità di un dibatto più
allargato, partecipato da diversi livelli di portatori di interesse, e
duraturo, non relegato ad un paio di giornate ogni due anni. Con l'appuntamento
di Atene, previsto per il 30 ottobre prossimo, i rappresentanti
delle Nazioni Unite hanno aggiustato il tiro. Non più un summit,
a cui invitare esclusivamente le delegazioni ufficiali e la diplomazia
internazionale, ma un vero e proprio forum multi-stakeholder, a cui possono
partecipare tutte le componenti della società chiamate in causa
dalla rete, ovvero chiunque, con pari dignità. "L'Obiettivo
- ci spiega Fiorello
Cortiana, componente del Comitato Consultivo per la Governance
di Internet - è certamente diverso da quello degli incontri
precedenti, ma ciò non ridimensiona affatto l'importanza dell'evento,
anzi, testimonia la presa di coscienza della necessità di un percorso
serio, in cui ci si augura che le condivisioni si trovino nell'arco di
approssimazioni successive, ancorché non formalizzate durante l'evento
stesso".
L'intento quindi è quello di far comprendere che la questione è
estremamente complessa, e che chiama in causa interessi che non possono
più essere trascurati o messi in secondo piano.
Giungere ad una "visione comune" della Rete è ovviamente
un obiettivo arduo, ma la difficoltà di ottenere risultati condivisi
deve diventare uno stimolo all'impegno e alla responsabilità di
ciascun governo nella definizione delle rispettive posizioni e delle regole
che sovrintendono al funzionamento della Rete in tutti i suoi aspetti:
dalla dimensione dei diritti umani e delle libertà fondamentali,
sino a quella della tecnologia e dell'economia.
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I
quattro temi
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All'Internet
Governance Forum (IGF) di Atene le grandi tematiche in discussione saranno
quattro: libertà di espressione, sicurezza, rispetto delle diversità
e accesso ad Internet per tutti. Un programma
ricco ed interessante suddiviso in trenta workshop tematici nelle prime
due giornate più sei in quella conclusiva.
Openess
- La libertà costituisce l'elemento fondamentale che differenzia
Internet, e la società dell'informazione dai sistemi di telecomunicazione
precedenti e dalle modalità sociali ed economiche che essi esprimevano.
Su Internet, gli utenti sono costantemente liberi di inserire nuovi contenuti,
nuovi servizi, e persino nuove tecnologie ed è da questa spinta,
anziché da pianificazioni e investimenti centralizzati, che sono
nate tutte le tecnologie fondamentali della rete. Questo nuovo modello
di interazione sociale è ciò che permette la crescita, lo
scambio e il progresso a velocità senza precedenti che hanno caratterizzato
Internet; per questo motivo, è fondamentale che esso venga codificato
e difeso. In particolare, è vitale la difesa della cosiddetta neutralità
della rete.
Le Nazioni Unite devono operare al fine di garantire l'unicità
e l'integrazione della rete Internet affinché ogni singolo abitante
del pianeta possa avere le stesse opportunità, affinché
esista una sola e indifferenziata società dell'informazione ed
altrettanta attenzione deve essere riservata ai potenziali vantaggi del
software libero.
Sicurezza
- Il tema della security della rete è potenzialmente molto vasto.
Nel titolo della sessione del prossimo IGF sono riportate due parole chiave:
la fiducia (trust) nello strumento rete e la confidenza (confidence).
Queste qualità devono essere raggiunte attraverso la collaborazione
reciproca "trust and confidence through collaboration".
Se guardiamo nel dettaglio ai risultati del summit di Tunisi, vediamo
citati, nei vari documenti ufficiali, i seguenti temi che rientrano nella
sfera della security: 1) spam; 2) prosecution of cybercrime; 3) protection
of personal information, privacy and data; 4) international cooperation
among, inter alia, law-enforcement agencies on cybercrime; 5) protect
the Internet from threats and vulnerabilities.
Rispetto
delle diversità - La prima fase di espansione della Società
dell'Informazione ha visto la diffusione di contenuti digitali prevalentemente
nelle lingue dominanti nel mondo. Le conseguenze di tale situazione porterebbero
velocemente all'erosione di diversità culturali e linguistiche
accelerando la scomparsa di lingue, costumi e tradizioni. Il terzo tema
in discussione ad Atene concerne la tutela della diversità culturale
come patrimonio comune di tutta l'umanità che in quanto tale va
preservata e valorizzata.
Accesso
per tutti - La connettività è un elemento abilitante
indispensabile. Occorre quindi garantire un accesso ai servizi interconnessi
che sia:
- universale, cioè disponibile per tutti, in tutto il mondo;
- ubiquo, cioè disponibile ovunque;
- equo, cioè che non penalizzi le nazioni più svantaggiate
o più lontane dai nodi nevralgici della rete;
- sostenibile, cioè i cui costi possano essere sostenuti in base
all'indice di ricchezza locale ed in proporzione ai benefici che l'accesso
alla rete permette.
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Come
si è preparata l'Italia
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Il
nostro Paese aveva avuto già una forte presenza al WSIS, sia in
termini di partecipanti che di proposte. Ma quest'anno si è fatto
di più. In vista dell'approssimarsi dell'evento, il Ministro per
le Riforme e l'Innovazione Luigi Nicolais ed il Sottosegretario Beatrice
Magnolfi, hanno istituito un Comitato
di esperti incaricato di predisporre le le linee d'azione italiane
da presentare al Forum. Inoltre, per diffondere ancor di più fra
l'opinione pubblica la consapevolezza sulle principali tematiche oggetto
di discussione dell'evento, il Ministro ed il Sottosegretario hanno voluto
organizzare una consultazione
virtuale che ha raccolto contributi, sollecitazioni e spunti innovativi
da riportare ad Atene. Questo esperimento di democrazia digitale, piccolo
nella realizzazione, ma importante a livello di intenti, si è concluso
domenica 22 ottobre con una partecipazione notevole che si è concretizzata
in 48 documenti tutti letti e considerati dal Comitato, ed è sfociato
in un'assise "fisica" a cui hanno partecipato oltre 200 persone.
"Un momento conviviale" come lo ha definito Cortiana,
che ha rappresentato il precipitato del lavoro fatto on line facilitando
il dialogo, la conoscenza e lo scambio di idee.
Oltre ai documenti scritti il contributo dell'Italia ad Atene si concretizzerà
anche nell'organizzazione di uno dei trenta workshop ufficiali, nel quale
si prenderà in considerazione la possibilità della stesura
di una Carta dei diritti (bill of rights) della rete. Nella International
Conference on Freedom of expression in cyberspace dell'UNESCO
del 2005, infatti, vengono riconosciute le straordinarie opportunità
di condivisione della conoscenza permesse dall'interattività in
rete. Queste possibilità di condivisione della rete Internet come
comunità aperta, inclusiva e partecipata, devono essere riconosciute,
confermate e garantite come diritto per ogni abitante della terra, attuale
e futuro.
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E
il futuro?
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Il
Sottosegretario Beatrice Magnolfi, concludendo l'incontro del 12 a Roma,
ha detto che il Ministero vuol dare continuità a questa iniziativa.
Al momento non ci è dato sapere cosa voglia dire questo termine,
ma è evidente che ciò che si sta mettendo in luce è
l'utilità di un logo, fisico o virtuale che faccia da autorevole
punto di relazione tra i livelli di decisione e la dimensione degli interessi
della società civile. Tra le conquiste già ottenute dal
Comitato c'è l'impegno da parte del Ministro Nicolais di ospitare
in Italia, a primavera, un incontro di respiro europeo con giuristi e
rappresentati delle varie Authority dei vari Stati, in cui discutere prioprio
di questa Carta dei diritti della rete. Vanno identificati e garantiti
a tutti i cittadini i nuovi diritti posti in essere dall'avvento della
Società dell'Informazione. La proposta italiana può in tal
senso colmare un vuoto esistente a livello internazionale e, utilizzando
il grande patrimonio di competenze ed intelligenze in tale campo, il nostro
Paese potrebbe proporsi come punto di raccordo internazionale sulla elaborazione
di tale Carta Costituzionale.
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| Approfondimenti
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Servono
gambe regolamentari robuste per la rete, un'intervista con Fiorello
Cortiana, Componente del Comitato Consultivo per la Governance di Intarnet
Il
programma
del Internet Governance Forum di Atene
I
documenti
della Consultazione on line
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| news |
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