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L'open source non è un software... è una mentalità

del 26/10/2006

Il 15 settembre scorso a Feltre (BL) si è svolto il convegno "Open Source ed e-Government nel Veneto: la realtà dell'open source nella Pubblica Amministrazione veneta" organizzato dalla Regione del Veneto, Città di Feltre e CRC Veneto. Un momento che, al di là della valenza dei contenuti e delle relazioni, è riuscito a cogliere un nodo importante delle problematiche e delle questioni legate al tema dell'open source: lavorare, programmare, pensare "open" non è solo un'attività tecnologica, ma una dimensione dell'amministrare e del governare. Un concetto che il sistema delle amministrazioni del Veneto sembra abbia capito bene.

Open source una scelta politica

Che cosa è il software open source, cosa indica il termine, quali sono le implicazioni, i vantaggi e gli svantaggi e quali le opportunità di sviluppo per un territorio in quest'ambito lo abbiamo detto più volte e ribadito in un dossier del gennaio scorso. Così come abbiamo chiarito più volte come il modello open source non sia un' alternativa al modello commerciale, ma a quello proprietario. Sviluppare software open source vuol dire lavorare in modo tale che il proprio prodotto, il proprio capitale, la propria conoscenza, le proprie idee possano essere un trampolino di lancio non solo per se stessi, ma anche per altri, innescando così il meccanismo virtuoso ed autoalimentante della condivisione che, ad esempio, ha partorito la rete.
Bene, questo è ciò che open source significa in ambito tecnologico, ma cosa si intende quando si utilizza questo concetto per impostare una scelta di tipo politico? La risposta è semplice si intende esattamente la stessa cosa, ossia puntare a far sì che le conoscenze di "uno" diventino patrimonio condiviso da "molti", da una comunità, da un territorio, da una nazione. Questo in sostanza è il significato dell'azione avviata dal Comune di Feltre che, con una Delibera Comunale del 2002, ha intrapreso un percorso verso la creazione di una "cultura open" nell'ambito della pubblica amministrazione, della cittadinanza e del tessuto imprenditoriale.

Il percorso del Comune di Feltre

Così come è avvenuto per molte organizzazioni, il primo contatto con l'open source del Comune di Feltre c'è stato quando l'amministrazione ha scelto di utilizzare Linux come sistema operativo del server di sicurezza della rete locale. Una piccola, ma significativa esperienza che ha permesso alla struttura comunale incaricata della gestione dei sistemi informativi di "rompere il ghiaccio" ed acquisire dimestichezza con il software non proprietario. Con il passare degli anni questa dimestichezza è diventata competenza ed oltre agli undici server, dei tredici presenti in Comune, il software open source si è conquistato sempre maggiori spazi dalla gestione della posta elettronica, alla grafica, dalla compressione dei file, all'office automation, fino alla gestione di piccoli database e così via. Accanto a questa apertura tecnologica, col tempo, è maturata anche la consapevolezza della necessità di un'apertura culturale che facesse comprendere che il software open source avrebbe potuto introdurre vantaggi di carattere socio economico. "Gli investimenti in questo ambito - ha affermato durante il convegno del 15 settembre l'Assessore ai sistemi informativi del Comune di Feltre Giulio Fiocco - si traducono, infatti, quasi immediatamente in attività lavorativa (supporto sistemistico) più che in remunerazione di investimenti o licenze di prodotti, la qual cosa può offrire opportunità di lavoro anche a piccole e medie aziende locali impiegando giovani che vengono formati nei nostri istituti superiori e università".

La Delibera di Giunta sull'open source

Agli inizi del 2004 l'Amministrazione decise di formalizzare questa posizione adottando una
deliberazione che vincolava il Comune ad assumere iniziative concrete tendenti a favorire lo sviluppo dell'open source. Nello specifico gli ambiti individuati dal provvedimento erano:
La diffusione e l'ulteriore utilizzo di software open source all'interno dell'amministrazione:
a. sui PC degli utenti, sia per quanto riguarda il Sistema Operativo che per i programmi di produttività individuale;
b. come strumenti di collaborazione nel lavoro (groupware);
c. nelle applicazioni cosiddette verticali: gestione anagrafe, protocollo, contabilità finanziaria, etc.
L'impegno per avviare collaborazioni con le altre amministrazioni pubbliche, in particolare Provincia e Regione per condividere soluzioni tecnologiche ed applicative;
L'attività di diffusione di questa filosofia nell'ambito delle imprese locali produttrici di software, con collaborazioni, convegni, corsi di formazione.
Queste indicazioni non sono restate "lettera morta" ed attualmente tutta l'amministrazione comunale lavora per la creazione e la diffusione di questa mentalità attraverso corsi di formazione tra i dipendenti, sperimentazioni interne e partecipazioni a progetti regionali e nazionali in qualità di Comune pilota. Da sottolineare anche le azioni volte alla diffusione della cultura open all'interno del tessuto sociale ed industriale, come la distribuzione alle aziende del Feltrino del'"Open CD", il progetto realizzato dagli studenti del Politecnico di Torino contenente una raccolta di software gratuiti e a codice aperto, o come la messa a disposizione di tutti, di uno spazio di discussione e di condivisione sul sito www.teles.it che, tra gli altri contenuti, ospita un forum dedicato all'open source nella Pubblica Amministrazione.

Un mercato da far nascere e sostenere… ma ad un prezzo

Come ha messo in evidenza l'amministrazione comunale di Feltre un aspetto molto importante di questo tema è quello legato alla diffusione della filosofia open source tra le aziende, da sfruttare come leva per lo sviluppo produttivo di un territorio. Ma prima di spingersi su un terreno un po' spinoso, e troppo spesso imbevuto di ideologia, occorre analizzare la questione del mercato del software open source un po' più da vicino. La Direttiva Stanca in materia di software aperto impegna le Pubbliche Amministrazioni a valutare di volta in volta la convenienza di utilizzare software proprietario o open source ed a rendere pubbliche tali valutazioni. Il momento della scelta, quindi, è il punto chiave della questione, ma chi è che può permettersi questo tipo di scelte? Poche amministrazioni, a sentire Giulio Tatto, responsabile dei Sistemi Informativi del Comune di Feltre, anzi pochissime, e per due ragioni. La prima è di carattere economico: far produrre ex novo del software secondo le specifiche desiderate dalla PA obbligando il produttore a cedere il codice (è questo l'oggetto della Direttiva Stanca) è qualcosa che costa caro, e che solo organizzazioni di dimensioni considerevoli possono permettersi. La seconda è di carattere sociale: mancano, cioè, sul territorio le competenze in grado di lavorare in ambito open source, di fare formazione e di fornire assistenza e, soprattutto, manca la domanda che renderebbe remunerative questo tipo di competenze e professionalità "La maggior parte degli 8000 comuni italiani - ci spiega Tatto - non commissiona software, ma acquista licenze con un impegno finanziario circa dieci volte inferiore e questo sia per questioni di bilancio che di mercato. Allo stato attuale, infatti, forzare i produttori a concedere il codice dei propri software applicativi non equivarrebbe ad allargare il mercato, ma addirittura a chiuderlo, restringendolo a quelle pochissime aziende in grado di sopravvivere facendo assistenza".

Una sola soluzione: pensare open

Se si vuole innescare il circolo virtuoso di una domanda che alimenti la produzione e, quindi, l'offerta, ampliando di conseguenza la possibilità di scelta da parte della PA, occorre investire capitali, creare competenze far covergere livelli istituzionali diversi. In una parole occorre fare rete. L'amministrazione pubblica, come altrove, può diventare il volano per questo comparto, ma non si può pensare che l'iniziativa parta dalle amministrazioni locali virtuose come il Comune di Feltre.
Le condizioni ci sono:
400.000 tra sviluppatori ed utenti finali di Linux;
10.000 gli sviluppatori java ufficiali;
oltre 140 le software house che dichiarano di avere specifiche competenze in ambiente open source;
e 200 i liberi professionisti e i programmatori focalizzati esclusivamente sullo sviluppo di Software open source.
Ciò che manca è la condivisione di intenti, il coordinamento, la massa critica, che permetterebbe ai livelli istituzionali presenti su un territorio di incidere veramente sul sistema produttivo.
Proprio a questo puntava il convegno dell scorso 15 settembre che, nella sessione pomeridiana, prevedeva tavoli di incontro tra amministrazioni locali venete particolarmente sensibili alle diverse tematiche.
Un modo per diffondere conoscenza e creare i presupposti per un lavoro di squadra, in un'ottica realmente open.

Approfondimenti

"Creare cultura open source per creare sviluppo", un'intervista con Giulio Tatto, Responsabile dei Sistemi Informativi del Comune di Feltre.

"Open source, questione di libertà o occasione di sviluppo" Dossier Altra pa del 02/2/2006

Gli atti del convegno "Open Source ed e-Government nel Veneto: la realtà dell'open source nella Pubblica Amministrazione veneta"

Il progetto open CD del Politecnico di Torino

La sesta edizione del Linux Day 2006 il prossimo 28 ottobre in novanta città italiane.

 
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