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ne parliamo con
Continuità operativa, questione di organizzazione

Ne parliamo con

Giovanni Rellini Lerz - Responsabile della Sezione Continuità operativa del CNIPA

del 28/09/2006

È corretto dire che la continuità operativa è uno strumento che coinvolge maggiormente l'aspetto logistico ed organizzativo che quello tecnologico?
 
     
     
Sicuramente. La continuità operativa rappresenta un processo di riflessione delle esigenze di operatività e di protezione essenziali di una organizzazione, privata o pubblica che sia. Questo processo può essere svolto con varie metodologie e, soprattutto, in un numero di passi variabile, ma quello che è importante è l'obiettivo di rendere evidenti le necessità dell'organizzazione per quanto sopra. Non va comunque trascurata l'importanza degli interventi infrastrutturali, quindi anche tecnologici, quando ritenuti necessari e praticabili.
Esistono dei dati di analisi sulla diffusione e l'attenzione delle PA per questo tema?
 
     
     
Il CNIPA ha avviato, nell'ambito delle rilevazioni che svolge per le relazioni e le pianificazioni e per la razionalizzazione dei Sistemi Informativi delle PA centrali, una serie di iniziative per la conoscenza dell'esistente anche in tema di continuità operativa. In generale, i primi risultati indicano una situazione di sensibilità al tema, più che di interventi reali. Questo è comprensibile, data la complessità e la paventata onerosità implicite nell'argomento. Il CNIPA intende dare supporto alle amministrazioni centrali, soprattutto promuovendo centri comuni a più amministrazioni, come peraltro previsto nel DPCM 31.5.05. Il CNIPA intende anche cercare il contributo delle amministrazioni locali per rendere massimo il risultato di normalizzazione e razionalizzazione degli interventi.
Mentre è nota l'esistenza di moltissime direzioni e strutture dedicate alla sicurezza informatica, raramente si sente parlare di continuità operativa. È un problema solo terminologico o si tratta di scarsa considerazione?
 
     
     
Come detto, quello della continuità operativa è un tema complesso, perché implica aspetti organizzativi come forse mai nel caso di altri interventi legati a una organizzazione. Inoltre, la continuità operativa viene percepita, solo in parte giustificatamente, come un percorso dai risvolti finanziari improponibili, specie per una pubblica amministrazione. Infine esiste senza dubbio una qualche confusione espressiva, forse anche dovuta, in questo caso come in numerosi altri, alla mancanza di un minimo sforzo nell'impiego di termini in lingua italiana, piuttosto dell'uso appiattito della terminologia anglosassone. Per continuità operativa intendiamo "l'insieme di attività volte a minimizzare gli effetti distruttivi di un evento che ha colpito una organizzazione o parte di essa con l'obiettivo di garantire la continuità delle attività in generale. La continuità operativa include il Disaster Recovery"
Il front office rientra nell'area di interesse della continuità operativa? Perché così spesso gli operatori dei call center hanno "il terminale è guasto" e non possono "esaudire la nostra richiesta"?
 
     
     
Tutta la catena che realizza un servizio, sia quindi di front office, come di back office, è oggetto degli interventi di continuità operativa. Va sottolineato, però, come questo non implichi a priori la necessità di interventi infrastrutturali, dato che in molto casi, come quello citato, più che afferire alla continuità operativa, le situazioni di disfunzione sono relative a normali problemi di manutenzione, anche preventiva, della struttura informatica primaria.
Cosa si intende per realizzazioni "congiunte" di continuità operativa? Portano solo vantaggi o anche maggiori attenzioni?
 
     
     
Le realizzazioni congiunte permettono sicuramente sensibili riduzioni dei costi, nell'ordine di grandezza di alcuni punti percentuali rispetto agli oneri che si dovrebbero sostenere nel caso di soluzioni singole. Come ogni realizzazione di continuità operativa, il processo si presenta comunque complesso e implica variazioni organizzative che tengano conto della gestione di una realtà che fa convivere più attori. L'esperienza concreta, però, dimostra che l'ulteriore elemento di complessità introdotto dalla comunione di più enti non aggiunge problemi particolarmente consistenti.
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