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Strategie partecipate per l'innovazione in Provincia

Ne parliamo con

Flavia Marzano - Docente di Scenari e Innovazione delle Tecnologie dell'Informazione Università di Bologna e responsabile del progetto Prodeas

del 06/07/2006

L'incipit del convegno del 20 giugno scorso era: "Con Prodeas la provincia sperimenta una nuova forma di partecipazione democratica. Quale è questo elemento di novità che si è voluto sottolineare?
 
     
     

Non novità tecnologica in sé, ma novità di utilizzo delle tecnologie esistenti. Ovvero condividere e concertare con tutti gli attori del territorio la definizione delle politiche di promozione dell'innovazione digitale della Provincia di Roma. Prodeas non introduce tecnologie particolarmente avveniristiche, si tratta di un portale abbastanza classico ed anche se utilizza una serie di strumenti complementari quali i forum, le newsletter, la chat, il weblog, i sondaggi online o l'e-mail, è comunque qualcosa di "già visto". Innovativo è il modo di utilizzare questi strumenti per aumentare la partecipazione da parte degli stakeholders, un termine tecnico per indicare tutti i portatori di interesse, gli attori che potrebbero avere qualcosa da dire sul Piano Innovazione Digitale. Nel nostro pensiero questo è, però, solo il primo passo di un processo molto più esteso, ed una volta avviato lo strumento contiamo che divenga qualcosa con cui gli amministratori e i decisori dovranno imparare a fare i conti. Le tecnologie ci danno la possibilità di dire la nostra e se vogliamo farlo deve esserci qualcuno disposto ad ascoltarci.

Se non ho capito male la modalità di adesione è libera, anche se sottoposta a verifica. In questo senso, allora un ruolo importante dovrà essere giocato dalla comunicazione. Quali sono gli interventi previsti?
 
     
     

La modalità di adesione è libera e possono partecipare tutti gli Enti Locali della Provincia di Roma, le istituzioni pubbliche le scuole, le università e i centri di ricerca, le imprese, le associazioni di cittadini e le parti sociali.
Sicuramente la comunicazione non potrà mancare proprio per permettere a tutti gli attori potenziali di partecipare al progetto. Abbiamo iniziato con diversi convegni di cui due a Forum PA l'8 e l'11 maggio scorsi e l'ultimo il 20 di Giugno presso la Sala conferenze del Garante della Privacy in Piazza Montecitorio.
Agli eventi si affiancano altre attività di comunicazione come incontri locali mirati sia verticalmente alle diverse tipologie di attori coinvolti che ai temi più importanti da condividere.

Quali sono i criteri che hanno guidato la stesura della prima bozza del PID e quali sono le tipologie di intervento che l'amministrazione si aspetta attraverso Prodeas?
 
     
     
Il PID è il Piano di Innovazione Digitale strumento di programmazione pluriennale delle iniziative che la Provincia di Roma assume per lo sviluppo della Società dell'Informazione. La sua prima bozza è nata da un Comitato Tecnico Scientifico coordinato Derrick de Kerckhove Direttore del McLuhan Program in Culture & Technology e Professore della Università di Toronto. Il Comitato ha lavorato partendo dalle indicazioni di priorità fornite dagli Assessori provinciali, coordinate dall'Assessorato all'Innovazione di Vincenzo Vita, arrivando a produrre un documento in cui vengono individuate le principali criticità del territorio in materia di innovazione e, contestualmente si propongono una serie di obiettivi e di iniziative mirate a risolvere e a superare queste problematiche e a favorire lo sviluppo della Società dell'Informazione. Devo dire che siamo molto soddisfatti di questo risultato, anche se l'impressione è stata quella di aver lavorato in una sorta di "torre di avorio". L'idea di PRODEAS è, dunque, proprio quella di uscire da questa torre, da questo isolamento, mettendo a disposizione dei cittadini le nostre proposte e le nostre idee. Attraverso PRODEAS contiamo di poter ricevere emendamenti, suggerimenti, migliorie al fine di arrivare ad un PID realmente condiviso e partecipato che preveda tutte le azioni necessarie allo sviluppo digitale uniforme e sostenibile del territorio provinciale.
Come interagiranno i vari attori coinvolti in Prodeas per rendere definitiva la bozza del PID?
 
     
     

Ci tengo a sottolineare che il PID prodotto dal il Comitato scientifico con la partecipazione degli assessori è stato volutamente chiamato "bozza" e non è stato votato in Giunta, non perché non sia stato sufficientemente meditato, ma proprio per sottolineare che per noi la concertazione e la discussione è fondamentale, specie su temi così importanti. La versione approvata dovrà essere, quindi, proprio il documento prodotto da questa partecipazione che stiamo organizzando e che speriamo sia ampia.
Le indicazioni ci verranno attraverso l'utilizzo degli strumenti digitali, ma non solo, perché in realtà la nostra idea è anche quella di istituire comunità di confronto che lavorino per offrire al comitato e agli assessori una riflessione già lavorata e non grezza. Contiamo di mettere insieme gli attori sia per tipologia (le scuole, le associazioni di cittadini, le associazioni di categoria etc.) che per tematica (l'accessibilità, lo sviluppo delle imprese, l'open source etc.). In questo modo vorremmo creare gruppi di discussione che producano documenti ufficiali e meditati.

Per quale motivo la provincia dovrebbe essere il riferimento istituzionale più adatto per la partecipazione democratica?
 
     
     

La Provincia è un Ente di snodo tra i Comuni, più direttamente a contatto con i cittadini e gli Enti superiori come le Regioni e la Pubblica Amministrazione Centrale che, tra l'altro definiscono la normativa e gli indirizzi complessivi. Tramite la Provincia e tramite la concertazione così come l'abbiamo ipotizzata con PRODEAS i cittadini, tramite i loro rappresentanti territoriali possono davvero dire la loro opinione e indirizzare le politiche provinciali.

Quando è stato avviato il progetto e a che punto di avanzamento si trova?
 
     
     
Il progetto ha ottenuto il cofinanziamento del CNIPA nell'ambito dell'avviso di e-Democracy e ha iniziato le proprie attività a Gennaio 2006. Attualmente il portale è attivo e abbiamo iniziato a raccogliere le richieste di partecipazione suddividendole per temi e per aree di interesse.
Gli obiettivi temporali, ovviamente, sono puntuali e, come prescritto dal bando, sono ben dettagliati nel documento di progetto. In sostanza contiamo di poter arrivare entro un anno alla fase di progettazione esecutiva del PID. Naturalmente come è stato fatto per la prima fase di e-Gov il CNIPA seguirà PRODEAS con un monitoraggio continuo suddiviso in una serie di assestment periodici in cui dovremmo dimostrare l'avanzamento ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Ma la cosa più interessante che stiamo portando avanti con il CNIPA consiste in una serie di incontri a cui sono chiamati a partecipare tutti i progetti ammessi al co-finanziamento sull'e-Democracy. A esempio il 5 luglio c'è stato l'incontro sull'e-Democracy e i progetti europei, a fine giugno ce ne è stato un altro su "e-Democracy ed open source" e così via.
Quindi il rapporto con il CNIPA non si esaurisce con il monitoraggio?
 
     
     

No, e mi sembra importante sottolinearlo. Per noi il rapporto con il CNIPA coinvolge una serie di attività molto più estese a quelle del monitoraggio, che mirano alla formazione e all'ottimizzazione delle risorse. Uno degli obiettivi di questi tavoli è, infatti, quello di evitare di realizzare doppioni di software. Un'applicazione di content management realizzata per la provincia di Genova, ad esempio, non sarà poi molto diversa da quella necessaria a PRODEAS e sapendolo si può lavorare congiuntamente per realizzarne una che vada bene ad entrambi. Anche se questo è, ovviamente, un obiettivo piuttosto complesso da raggiungere, credo che impostare il discorso in questi termini fin da subito sia molto utile.
Forte inoltre sarà il legame del nostro progetto con il Centro Servizi Territoriali che rivestirà un ruolo fondamentale soprattutto per i piccoli enti del territorio che spesso hanno maggiori difficoltà ad innovare. Il PID condiviso con loro sarà garanzia di supporto per la diminuzione del digital divide e di coinvolgimento di tutto il territorio.

Analizzando i vari progetti di e-Democracy però si nota sempre una sorta di scollamento tra i risultati attesi e quelli contenuti. La domanda, forse un po' provocatoria è, allora, serve veramente investire in e-Democracy?
 
     
     
Mi sembra una giusta osservazione, anche se a mio avvio il problema è molto più esteso e potrebbe essere generalizzato eliminando la "e" e dicendo che in Italia i cittadini non partecipano alle scelte politiche in genere. Questo, ovviamente, a prescindere dal fatto che si usino o meno le tecnologie. Esistono già strumenti di partecipazioni che potrebbero essere usati, ma che puntualmente restano inutilizzati e, quindi, non presi in considerazione. Il consiglio Comunale le cui riunioni dovrebbero essere aperte ai cittadini, o i Consiglieri a cui ci si può riferire per presentare le proprie idee e le proprie proposte, sono solo alcuni esempio delle possibilità che la nostra democrazia ci offre, strumenti che purtroppo non essendo utilizzati hanno anche perso il loro peso, e le poche volte che vengono sfruttati, non sortiscono l'effetto che dovrebbero. In Italia il concetto di democrazia si limita al voto, e alla delega politica, ma questo non è quello che il mondo definisce democrazia. Nel nostro Paese, forse proprio per questo il concetto di e-Democracy è stato utilizzato con un'accezione più larga di quello che ha nel resto del mondo. Se all'estero e-Democracy indica il voto elettronico, da noi è qualcosa di molto più esteso che potrebbe essere meglio tradotto con e-Partecipation: lo scopo è quello di far partecipare la società civile alle scelte politiche. In questo senso l'obiettivo qui è molto più difficile che nell'e-Government, perché si tenta di approntare strumenti non per migliorare o velocizzare qualcosa che già c'è, come i pagamenti o le pratiche di sportello, ma per creare qualcosa che manca totalmente, il senso dell'utilità della partecipazione.

I giovani di oggi, che sono gli uomini di domani, utilizzano gli strumenti tecnologici con molta più facilità e spontaneità di noi. Per quello che gli strumenti gli permettono i giovani sono abituati a partecipare, a coordinarsi in gruppi di interesse, a dialogare a scambiarsi opinioni, a chiedere aiuto e a mandarsi suggerimenti in maniera spontanea. Questa è partecipazione e l'amministrazione deve capirlo, diventando essa stessa partecipativa ed anticipando i tempi, predisponendo gli strumenti giusti. È un doppio percorso sia tecnologico che di abitudine e credo che l'intuizione di investire in questo tipo di progetti sia un intuizione corretta.

 
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