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Governare l'Innovazione. Quali priorità?

del 22/06/2006

Una situazione non facile quella dell'innovazione tecnologica nel nostro Paese, lo dice l'annuale rapporto dell'Aitech-Assinform, associazione di Confindustria che raggruppa 349 imprese di Information Technology operanti sul mercato italiano, e se ne accorgono gli addetti ai lavori, constatando come l'entusiasmo portato dal piano di e-Government sia andato scemando nel tempo, insieme con l'estinguersi dei finanziamenti, lasciando un mercato ancora non pronto per reggersi sulle sue gambe. Ad un mese dal suo insediamento il Ministro Nicolais ha parlato al convegno di presentazione delineando le linee e le priorità della sua azione.

Il rapporto Aitech-Assinform 2006

"Una stagnazione generalizzata della domanda d'innovazione nel Paese è alla base della crisi di mercato che vive oggi l'Information & Communication Technology italiana, con conseguenti difficoltà competitive per l'intera economia. È una situazione che desta profonda preoccupazione avvenendo in assoluta controtendenza con i nuovi trend della ripresa mondiale, che vedono l'innovazione tecnologica e le infrastrutture Ict al centro di ogni strategia di crescita economica". Con queste parole, tutt'altro che fraintendibili Ennio Lucarelli, presidente di Aitech-Assinform, ha aperto il convegno di presentazione del Rapporto 2006 sull'Informatica, le Telecomunicazioni e i Contenuti Multimediali nel nostro Paese, denunciando una vera e propria crisi di settore.
A parlare sono le cifre. Il volume del fatturato prodotto dal mercato (informatica + telecomunicazioni), ad esempio è stato di 62.611 milioni di euro, con un incremento del 2,3% rispetto all'anno precedente, pari a quasi due punti in meno rispetto al mercato europeo e quattro in meno rispetto a quello mondiale. Ancora più profondo il ritardo che scontano i servizi informatici rispetto ai paesi nostri diretti concorrenti: 0,9% di crescita (2004 /2005) contro una media europea del 3,5% e punte fino al 6% come il caso spagnolo e contro un tasso di sviluppo del 5% del mercato Usa.
Ma è analizzando la domanda che meglio si evidenzia la gravità del fenomeno, che vede l'intera economia italiana, compresa la pubblica amministrazione, disinvestire in innovazione.
Come se non bastasse a questo trend si contrappone, invece, una "fame di tecnologie e innovazione" che gli italiani mostrano di avere. Il rosso costante della bilancia dei pagamenti dell'IT - nel 2005 il deficit è stato di 718 milioni di euro - dimostra chiaramente la propensione degli italiani ad acquistare innovazione prodotta dagli altri piuttosto che investire in ricerca e produrne di propria.

Le richieste degli imprenditori

Lucarelli ha, poi, sottolineato che per migliorare la governance dell'It sarà necessario uno sforzo congiunto per promuovere l'inversione della tendenza che potrà verificarsi solo se diventerà una priorità assoluta nell'agenda del nuovo governo, al quale spetterà il compito di "attuare una politica capace di qualificare la domanda di Ict, per rafforzare e stimolare l'offerta". Proprio per dare stimolo e supporto ai nuovi rappresentanti politici, l'Associazione ha voluto presentare alcune proposte/richieste che, mettendo al centro l'ICT e l'innovazione, consentano di agevolare la competitività e l'efficienza del sistema economico italiano.
Governance dell'Innovazione - pur lodando l'iniziativa e l'operato del Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie le aziende si aspettano maggiore indipendenza e, soprattutto, più ampi poteri per chi dovrà guidare la governance dell'innovazione nel prossimo futuro. In questo senso la richiesta più interessante è quella secondo la quale l'innovazione deve passare non attraverso le norme, ma attraverso i criteri delle gare di appalto, che non devono guardare solo al ribasso del costo, ma ad una serie di specifiche qualitative che guidino le aziende verso scelte strategiche.
Aggregazione e qualificazione della domanda - occorre incidere sui settori più strategicamente rilevanti per l'Italia, come turismo, beni culturali, logistica, etc.. Il suggerimento in questo senso è quello di poter arrivare, un giorno, ad ottenere da ogni distretto produttivo italiano una multinazionale.
Presenza italiana nei grandi progetti europei.
Sostegno dell'innovazione ai marchi del "Made in Italy" - accesso delle imprese italiane all'estero, ma, soprattutto, agevolazione per l'insediamento di capitali esteri nel nostro Paese, utilizzando gli strumenti della politica fiscale, sul modello di quanto sta avvenendo in altri Paesi europei (Irlanda o Spagna).
5. Liberalizzazione e concorrenza nei servizi IT - viene chiesto un forte ridimensionamento della presenza pubblica nell'economia di mercato, con particolare riferimento alle numerose aziende Utility e Multiutility a partecipazione pubblica. Le imprese chiedono l'utilizzo massiccio degli strumenti della finanza innovativa, come il project financing.
Semplificazione nella PA.
Collaborazione tra Imprese ed Università.
Qualità del capitale umano.
Riforma delle professioni.

L'impegno del nuovo Ministro

Che l'Innovazione sia sentita come un tema chiave dalla politica lo si capisce dal fatto che in questa legislatura, come nella passata, a capo del Ministero competente sia stato messo un esponente del mondo delle tecnologie in quota al partito di maggioranza della coalizione al governo. Così come Lucio Stanca, per anni manager ai vertici dell'IBM, era un uomo vicino alla politica, ma con una forte competenza in materia di innovazione, Luigi Nicolais, nuovo Ministro per le Riforme e l'Innovazione nella Pubblica Amministrazione, è uno dei maggiori esperti di scienza dei materiali e di nanotecnologie del nostro Paese e, allo stesso tempo, non è nuovo alle cose della politica e dell'amministrazione, essendo stato chiamato a ricoprire la carica di Assessore regionale all'Innovazione tecnologica nella giunta Bassolino in Campania.
Ciò che di certo è già emerso dalle poche dichiarazioni del Ministro, è la volontà di perseguire l'innovazione non tanto incentivando l'uso ed il consumo di tecnologia, quanto investendo sul capitale umano in forza alla pubblica Amministrazione e sulle competenze, vera chiave di volta, in tremini di competitività di un territorio, nell'attuale società della conoscenza.
"Troppo spesso si dice che la tecnologia ha cambiato il modo di lavorare, senza tenere conto che non è solo la componente strumentale ad essere importante e fondamentale, ma anche e soprattutto, quella umana e l'organizzazione del lavoro nella Pubblica Amministrazione. Nel passato la divisione di due Ministeri uno per l'Innovazione Tecnologica ed un altro per la Funzione Pubblica ha contribuito a creare questa divisione e in quelle modo ha ritardato il grande processo di innovazione di cui ha bisogno l'Italia. Oggi siamo nelle condizioni ideali per poter ripartire. Le nuove sfide che ci troviamo di fronte sono molteplici. Abbiamo bisogno di riportare l'Italia ad una competitività in un mondo globalizzato. E questa competitività non può venir fuori, se non nel dare alla conoscenza un valore centrale per lo sviluppo. Bisogna partire alla scuola dell'obbligo per passare attraverso l'alta formazione, la ricerca e l'innovazione e solo alla fine divenire competitività. Abbiamo inoltre bisogno di sviluppare dei modelli di cerniera nel sistema della formazione perché questi blocchi non sono abituati ad interagire tra di loro e questo, invece, deve essere un elemento essenziale nel nostro percorso di innovazione e modernizzazione".

Le linee di azione

Sistema della formazione e delle competenze: passare dal saper fare e saper far fare, compiendo un salto di livello (a tale proposito è già stata avviata una consultazione ed un processo di analisi)
Sistema della valutazione: passare da un criterio ex ante ad una rigida e rigorosa valutazione ex post che costringa a lavorare e ragionare per obiettivi;
Rinnovo dei contratti di lavoro e dell'inserimento dei giovani nell'ambito della dirigenza pubblica;
Ricerca del consenso nella condivisione degli obiettivi;
Analisi e ristrutturazione del fenomeno delle "consulenze";
Valorizzazione delle autonomie e sussidiarietà istituzionale;
Integrazione, back office ed interoperabilità. In questo quadro, particolare rilievo assume la dichiarazione fatta dal Ministro sulla CIE, destinata a diventare strumento di riconoscimento e di accesso unico per tutti i servizi della PA.

Come si vede i punti presi in considerazione dal Ministro rispondo in qualche modo alle richieste sollevate da Aitec-Assinform. Staremo a vederere se il nuovo Ministero, l'unico ad aver incamerato le competenze di due precedenti Dipartimenti, a differenza di molti altri "sdoppiati" da questo governo, (e del quale ancora non si conosce il dettaglio dell'organizzazione nè le risorse di cui potrà disporre) avarà le caratteristiche necessarie e la forza per metterli in pratica, oppure se, come alcuni sostengono resterà imbrigliato nelle molteplici vertenze sindacali dei lavoratori pubblici, lasciando l'innovzione tecnologica in secondo piano.
Noi di Altra pa cercheremo di essere spettatori vigili e commentatori imparziali.

Approfondimenti

"Un'innovazione fatta di persone" Il discorso di Luigi Nicolais - Ministro per le Riforme e l'Innovazione nella Pubblica Amministrazione durante

Il rapporto Aitech-Assimfrom 2006

 
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