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ne parliamo con
RFID: normativa da stabilizzare

Ne parliamo con

Ugo Biader Ceipidor - Ordinario di Informatica Generale, Facoltà Scienze della Comunicazione , La Sapienza

del 22/06/2006

La ricerca commissionata dal CNIPA ha riguardato circa 500 applicazioni o progetti di applicazioni. Ma il vero dato significativo è che di questi 200 sono nati nel corso dell'ultimo anno con un tasso di crescita del 70%. La tecnologia quindi pare consolidata ma, a che punto siamo rispetto all'integrazione nei processi, in particolare della pa?
 
         
         
I numeri sono un po' più ridotti, ma questo non cambia il senso della domanda. La PA "avverte" questo fenomeno in "crescita disordinata", come è accaduto già per molte nuove tecnologie. Per il momento sembra che ci siano solo prototipi (documenti, sanità, etc.) e siamo lontani da una vera integrazione. Del resto gli standard sono in via di consolidamento e bisogna pensare a una proiezione di come saranno tra 2-3 anni, il tempo necessario a progettare, realizzare e avviare un sistema integrato.
Quali sono i fattori e anche i requisiti necessari a una pubblica amministrazione per l'adozione di una tecnologia di questo tipo?
 
         
         
La risposta non è facile perché RFID è una tecnologia strumentale di riconoscimento degli oggetti, intorno a cui si possono costruire e immaginare decine di applicazioni diverse. Sarebbe un po', estremizzando, come domandarsi cosa si può fare con un'automobile o con un computer. Il CATTID, con il suo RFID Lab, collabora con un gruppo di lavoro che, entro l'anno, dovrebbe appunto pubblicare i requisiti di indirizzo per l'uso delle RFID nella PA.
Può spiegarci molto semplicemente cosa c'è di diverso tra un'etichetta Rfid e un comune codice a barre?
 
         
         
Il "barcode", che è il termine tecnico per definire il codice a barre, è certamente un mezzo di identificazione robusto e efficace. Ma, rispetto all'RFID non permette la lettura del codice di identificazione a distanza (1 cm - 2-3 m), non permette la lettura simultanea di più codici (10-100) e inoltre non permette di registrare sul "tag" informazioni nuove, oltre l'identità (storia clinica, filiera alimentare, etc.). Appena i "tag" (passivi, senza batteria), grazie a economie di scala, diminuiranno di prezzo, sotto i pochi centesimi di euro, si avvierà il processo di sostituzione del barcode, anche se questo resisterà in alcune applicazioni specifiche.
Questa tecnologia si limita alla tracciabilità? Quali sono i campi di applicazione da cui la PA potrebbe trarre vantaggio?
 
         
         
Non si limita alla tracciabilità, o meglio alla logistica. Oggi, grazie alle economia di scala, diventano possibili servizi impensati dai percorsi guidati per i ciechi a assistenti museali, etc.
Esistono concrete problematiche di applicabilità nella pa?
 
         
         
Direi di si ma riguardano solo quelle legate alla normativa non ancora "stabilizzata". Entro 2-3 anni questo aspetto verrà comunque risolto. Le perplessità sulla privacy, ad esempio, sono ormai superate da una decisione del Garante che impone l'informativa e il diritto di scelta.
Rispetto a questo, la teleidentificazione ha sollevato molte preoccupazioni. Quali sono le sue considerazioni a riguardo?
 
         
         
A mio parere è la solita preoccupazione degli ignoranti, gli stessi che credono al "grande fratello". La nostra società usa queste ansie per sostenere fini di parte e non certo nobili: i tag, specie se passivi, non sono pericolosi per la salute. Mentre questo si potrebbe dire per i telefonini. La privacy è stata affrontata dal Garante, come ho già detto, che ha dato suggerimenti di buon senso.
Rispetto ai costi di implementazione di una tecnologia di questo tipo, a cosa deve prepararsi un'amministrazione? Sono previsti finanziamenti?
 
         
         
Al momento non esiste un piano nazionale RFID, e forse non esisterà mai. Si tratta di uno strumento che semplifica e razionalizza tanti processi diversi, per esempio la gestione bagagli negli aeroporti! Per fare un esempio tra quelli più concreti.
Perché una pa dovrebbe dotarsi di una tecnologia simile e quali vantaggi darebbe ai cittadini?
 
         
         
I cittadini avrebbero dei vantaggi dalla razionalizzazione dei processi, dove la RFID è solo una parte strumentale, necessaria in certi casi, ma certamente non sufficiente ad assicurare da sola i risultati.
Come nasce l'accordo tra CNIPA e CATTID e quali sono gli obiettivi?
 
         
         
Il CATTID ha avviato un RFID Lab dove "tag" e lettori vengono testati in prototipi funzionanti: questa è la sola strada per progettare un sistema che poi diventa integrato. Il CNIPA ha colto l'occasione di utilizzare il Lab per la sperimentazione nella PA, affiancando i suoi tecnici ai nostri ricercatori. Questa unione di culture, anche se entrambe di origine pubblica, sviluppa sinergie di cui beneficiamo entrambi.
 
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