| Le
grandi città, soprattutto ma non solo del Nord, sono i contesti italiani
più attrattivi per gli investitori e gli individui portatori di competenze
innovative, secondo i risultati del Secondo rapporto* dell'Osservatorio permanente
sull'attrattività del Sistema Paese di Fondazione Italiana Accenture e
Università Bocconi, presentato nel corso di un convegno svoltosi a Milano
lo scorso 24 maggio. L'Osservatorio permanente sull'Attrattività del
Sistema Paese, nasce nel 2002. Promosso dalla Fondazione Italiana Accenture e
realizzato dalla Divisione Ricerche della SDA Bocconi con il contributo scientifico
dell'Università Bocconi, l'Osservatorio si propone di fornire un concreto
contributo per chi è interessato a migliorare l'attrattività del
Sistema Italia, che ha evidenziato negli ultimi anni una crescente mancanza di
competitività e innovazione e una crescente difficoltà nel generare
flussi significativi di investimenti, sia all'interno che dall'estero. Secondo
il rapporto di quest'anno, Milano, Roma, Torino, Napoli e Bologna, nell'ordine,
occupano le prime cinque posizioni della classifica delle province italiane per
attrattività di contesto, seguite da due città portuali che forse
non meritano l'immagine un po' appannata di cui godono, come Trieste e Genova.
Dal momento che le decisioni di investimento di un'impresa non si riferiscono
a una nazione nel suo complesso, ma a un ambito territoriale specifico, l'Osservatorio,
con la responsabilità scientifica di Lanfranco Senn, si è proposto
di analizzare nel dettaglio i punti di forza e di debolezza di ogni provincia
italiana, fornendo così ai decisori politici una guida specifica per lo
sviluppo del proprio territorio. L'attrattività, definita come la capacità
dei diversi ambiti territoriali di attirare, valorizzare e trattenere risorse
e competenze chiave, è una precondizione della competitività, perché
segnala che un territorio è in grado di promettere per il futuro adeguati
compensi agli attori che lo scelgono per insediarvisi. L'attrattività
di contesto, alla quale si riferisce la classifica, è frutto di sei fattori
(presenza di un buon tessuto di imprese; popolazione numerosa e giovane; un buon
grado di apertura e vitalità imprenditoriale; un buon livello di istruzione
della popolazione; ricchezza e consumi elevati; sicurezza), che vengono misurati
attraverso 19 variabili più specifiche. Il rapporto conferma una forte
polarizzazione tra Nord e Sud, con sole cinque province meridionali tra le prime
30, ma mette in evidenza anche differenze inattese tra alcune province contigue
(Alessandria 49^, Cuneo 62^, Asti 78^, per esempio), a dimostrazione dell'utilità
della scomposizione. Questa la classifica:

"Più
che la classifica dovrebbero interessare le variabili che la determinano",
sostiene Paola Dubini, curatrice del Rapporto. "Mentre le prime
e le ultime posizioni rimangono, infatti, sostanzialmente le stesse anche sottraendo
alcune delle 19 variabili, la posizione di alcune province a metà classifica
dipende moltissimo da aspetti particolari, che i decisori devono tenere in attenta
considerazione". Catania,
per esempio, deve una lusinghiera 23^ posizione quasi esclusivamente alla capacità
innovativa dei settori hi-tech. Se si elimina questa variabile dal calcolo dell'attrattività,
perde 14 posizioni. Al
contrario, la posizione di Udine è appesantita dalla scarsa dinamicità
occupazionale e imprenditoriale. Una
presenza relativamente scarsa di popolazione giovane rischia di penalizzare, nel
medio e lungo periodo, province dal profilo interessante per gli investitori,
come Ferrara, Massa, Grosseto, Siena, Parma e Bologna. L'analisi
è completata dall'individuazione delle cosiddette imprese di riferimento,
ovvero le imprese che, in ambito locale e nazionale, si sono distinte per livelli
di crescita del fatturato, del valore aggiunto e del numero degli addetti e che
si candidano, perciò, a fare da traino al resto dell'economia. La presenza
di tali imprese testimonia della capacità di alcuni ambiti territoriali
di tradurre in reale attrazione l'attrattività di contesto. Incrociando
le due dimensioni si giunge a un elenco di 11 province superstar, comprese nelle
prime 20 sia per attrattività di contesto, sia per presenza di imprese
di riferimento: Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna, Genova, Verona, Venezia,
Ancona, Firenze e Modena. "Sono questi", suggerisce Dubini, "i
territori su cui vale la pena di progettare campagne di conoscenza all'estero,
facendo magari leva sulla popolarità di alcune di esse, come Venezia e
Firenze, dal punto di vista turistico, ma non ancora come province attrattive
per l'attività imprenditoriale". "La
Fondazione Italiana Accenture", commenta il vice presidente Roberto
Romanin Jacur, "si propone di realizzare concretamente progetti utili
per lo sviluppo del Paese. In questa ottica, l'Osservatorio vuole fornire ai policy
maker e agli operatori economici una serie di elementi che possano supportarli
efficacemente nelle loro scelte strategiche. Avere un quadro preciso dei punti
di forza e di debolezza del Paese articolati secondo diversi parametri consente
infatti di operare scelte che, facendo leva sugli elementi di attrazione, aiutano
ad accrescere la competitività della singola azienda/istituzione e del
Sistema Paese nel suo complesso". *
L'attrattività del Sistema Paese - Territori, settori, imprese.
A cura di Paola Dubini, ed. Il Sole 24 Ore, 2006 |