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Ontologie e cooperazione applicativa

del 08/06/2006

Le tecnologie basate sulla semantica faranno la differenza rispetto al problema dell'integrazione di dati e servizi della PA. Un'amministrazione, infatti, per gestire efficacemente l'erogazione di processi innovativi, non solo deve dotarsi di macchine e software applicativi, ma deve soprattutto essere padrona dei propri processi, nel convincimento che questa cooperazione non può prescindere dal significato dei dati e dei servizi oggetto della cooperazione stessa.

Dove eravamo rimasti

Generalmente la parola semantica viene associata all'ambito linguistico per cui la semantica studia il significato delle parole e delle frasi. Giusto qualche mese fa, in ben due nostri dossier, abbiamo spiegato prima e approfondito poi, come di semantica si parla anche nella computer science, nell'informatica, facendo riferimento al significato di un insieme di simboli nell'ambito di un preciso schema di rappresentazione. In questa accezione diventa fondamentale avere un metodo per associare il significato ai simboli. In realtà, come ha spigato Maurizio Lenzerini, professore presso il Dipartimento di Informatica e Sistemistica Università di Roma "La Sapienza" nel corso del suo intervento sul tema all'appena concluso Forum PA, "c'è poi una terza accezione di semantica, la così detta semantica formale di un linguaggio, che è il meccanismo (meta-matematico) per associare ad ogni frase di un linguaggio un elemento di un dominio simbolico "extra-linguaggio".
Più difficile a dirsi che a farsi, nel senso che a parte queste necessarie definizioni, quello che ci interessa sapere è che la semantica applicata all'informatica fa si che anche i computer possono essere in grado di interagire e manipolare le informazioni memorizzate e rendere, così, molto più semplice reperire informazioni. Tutto ciò grazie ad una classificazione universale dei contenuti. In tutte le accezioni la chiave è sempre disporre di uno schema di rappresentazione che, più precisamente, in semantica viene chiamato ontologia. L'ontologia indica "lo schema di rappresentazione di un dominio ad un alto livello di astrazione", come ha precisato lo stesso Lenzerini.
Ma perché la pubblica amministrazione, nei suoi contesti di sistemi informativi, dovrebbe far proprie queste terminologie? La risposta è semplice: l'ontologia può essere usata come il fulcro di tutto il sistema informatico. Una volta che si è fatto lo sforzo di descrivere in modo preciso il proprio dominio di interesse secondo le categorie, l'ontologia diventa il fulcro di tutto il processo informatico. Tutte le risorse del sistema, infatti, siano essi dati, servizi, programmi, documenti anche se descritti con diversi linguaggi e metodologie, possono essere ricondotti all'ontologia di riferimento mediante apposisti sistemi di mapping. In questo modo diventa semplice descrivere in modo uniforme e strutturato tutte le risorse di un sistema e grazie alle conseguenti corrispondenze create, tutti i dati e le informazioni sono sotto controllo. Il vantaggio che deriva da un approccio per mapping e corrispondenze è la cooperazione tra sistemi: invece di far cooperare i sistemi a livello delle risorse, cosa che ha tanti limiti vista l'eterogeneità dei contenuti, la cooperazione tra sistemi si realizza al livello dei concetti mappati.

Semantica e cooperazione applicativa

La ricerca sulla cooperazione applicativa sta rivolgendo un interesse sempre crescente alle tecnologie basate sulla semantica. La cooperazione applicativa tra sistemi complessi non può prescindere dal significato dei dati e dei servizi oggetto della cooperazione e le tecnologie basate sulla semantica sembrano cruciali per effettuare decisivi passi in avanti nel problema dell'integrazione di dati e di servizi della PA. Quando due risorse devono cooperare, devono mettere in comune dati e servizi attraverso un deciso canale di cooperazione. Attraverso il quale viaggeranno i dati e verranno acceduti i servizi. Il canale, però, deve entrare nel significato dei dati e dei servizi. Tra i due interlocutori deve cioè esistere un protocollo di cooperazione indipendente dal canale. "Non è possibile mettere in relazione in modo stretto l'entrata nella cooperazione con il protocollo di cooperazione". Ha spiegato Paolo Naggar, direttore scientifico CM Sistemi sempre nell'ambito del convegno tenutosi al Forum PA 2006, "decidere di cooperare significa avere visione della rete, senza bisogno d vedere tutte le cose che ci stanno".
Grazie al web semantico non solo si pubblica sulla rete, ma si acquisisce la capacità di interoperare con le cose che già sono sulla rete, senza doverle conoscere una per una. L'idea fondamentale è che più l'accento si pone sulla cooperazione, più l'ontologia del dominio deve diventare un soggetto a sè stante che deve essere considerato autonomo dai sistemi informatici che devono cooperare.

E c'è chi già ragiona per ontologie

Un esempio è il progetto PEOPLE con cui non solo sono stati realizzati applicativi funzionati, ma è stata messa a punto una metodologia innovativa per la gestione dei dati che consente di analizzare i processi amministrativi per fare realmente innovazione. "Di tutto il procedimento che abbiamo gestito con People" racconta Lucia De Siervo, Assessore e-Government, Informazione e rete Civica del Comune di Firenze e Presidente del Progetto People, in una breve intervista, "certamente una parte strategica è stata la standardizzazione dei processi che ci ha permesso di unire l'informatica al procedimento amministrativo per creare davvero innovazione amministrativa. Per fare innovazione occorre guardare, analizzare e riscrivere i processi interni per cambiare la macchina organizzativa. Un procedimento incredibilmente complesso che può essere agevolato grazie all'utilizzo delle logiche semantiche che permettono di analizzare, nel dettaglio, il procedimento amministrativo. Questo è esattamente quello che abbiamo fatto noi, del progetto People, andando ad esaminare, uno ad uno, tutti i processi dei 54 comuni partecipanti, scandagliando l'organizzazione comunale, la tipologia di utenza e, in modo particolare, le modalità di relazione tra il cittadino e la PA, immaginando soluzioni migliori e ragionando, appunto, per ontologie. Possono sembrare concetti difficili da comprendere, ma basta un esempio per chiarirli. Se, ad esempio, vogliamo realizzare un prodotto per l'erogazione di certificati on line, basandoci sulla "logica burocratica" dovremmo produrre un numero ennesimo di procedure, una per ogni servizio, mentre invece ciò che conta è creare uno strumento che permetta l'erogazione on line di "qualcosa". Cosa debba essere questo "qualcosa", è un discorso che viene affrontato in un secondo momento, quando si andrà ad ottimizzare la soluzione su ogni singolo servizio. L'importante è conoscere di cosa si sta parlando. Solo in questo modo l'amministrazione può essere padrona dei propri processi e gestire efficientemente l'erogazione di servizi innovativi. Non possiamo far fare alle aziende il lavoro delle amministrazione. "
Un altro caso è Astrea, un progetto di ricerca, cofinanziato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) nell'ambito del Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base (FIRB 2001). L'obiettivo del progetto è quello di produrre conoscenze e sperimentare nuovi servizi nel campo della tecnologia e della giustizia. "Nel caso della giustizia", continua Paolo Naggar "quando guardiamo un dominio applicativo per comprendere l'ontologia di cooperazione, ci sono due cose da capire. Una è il modello di cooperazione, l'altra è lo schema di categorie. Il primo riguarda come far cooperare l'intero sistema informativo giudiziario fatto di tante informazioni, dalla natura stessa dei fenomeni criminali, dai soggetti che intervengono e anche da tutti i sistemi informativi che sono sullo sfondo delle attività di indagine. Dall'altro lato ci sono poi le categorie che vanno dalle norme, ai concetti di giustizia fino ai singoli procedimenti nella loro formalità documentale."

Approfondimenti

Riportiamo alcune interessanti esperienze di amministrazioni centrali e locali che hanno ragionato secondo ontologie e logiche descrittive di cui si è discusso nel corso del FORUM PA 2006 dello scorso maggio: Provincia Autonoma di Trento, Comune di Jesi, Regione Piemonte e Regione Emilia Romagna.

 
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