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TMPL2
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CIE:
molti ritardi e costi aggiuntivi, ma pochi servizi
Ne
parliamo con
Massimo
Marchignoli
- Sindaco del Comune di Imola del
08/06/2006 |
| Il
vostro Comune è tra i partecipanti alla seconda fase di sperimentazione
della CIE, ci racconta questa esperinza? | |
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| Il
Comune di Imola si è proposto per la sperimentazione della CIE nel 2000
ed è entrato nel progetto nazionale insieme ad altre 57 amministrazioni
comunali. Gli accordi iniziali erano abbastanza chiari riguardo la divisione delle
competenze: le amministrazioni comunali avrebbero dovuto dotarsi degli strumenti
tecnici di collegamento con il Ministero e di produzione della carta sul piano
locale, emettere la carta di identità vera e propria e gestire le anagrafi
locali, mentre la gestione centralizzata restava delegata al livello centrale.
Su tutto questo progetto abbiamo mobilitato una quantità notevole di risorse
finanziarie e, soprattutto, umane predisponendo strutture e dedicando personale
adeguatamente formato. Ci siamo dotati degli strumenti necessari per produrre
la CIE ed abbiamo avviato la distribuzione raggiungendo oggi un totale di circa
11.000 carte su una popolazione di poco più di 60.000 cittadini con più
di 15 anni. |
| Quali
sono i motivi di un risultato così al di sotto delle aspettative? | |
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| Inizialmente
la distribuzione è stata simbolica. Il Ministero ci inviò 500 carte
e noi scegliemmo di distribuirle ai cittadini che compivano 15 anni in quell'anno.
Con quel gesto abbiamo voluto dare un segnale forte di innovazione anche da un
punto di vista della comunicazione: prendendo come riferimento il quindicesimo
anno di età, il momento in cui la legge obbliga il cittadino a dotarsi
di un documento di identità, abbiamo mostrato che ad Imola stavano nascendo
i nuovi cittadini digitali. Dopo i quindicenni abbiamo cominciato a distribuire
le carte a tutti coloro che, per motivi di lavoro, intrattenevano rapporti internazionali
e così via. Seguendo questa linea in poco tempo avremmo dovuto completare
la distribuzione, purtroppo, però, con il Ministero ha rallentato la distribuzione
dei supporti per le carte, ovvero la tesserina in PVC con microchip sulla quelle
vanno impressi e caricati i dati del cittadino ed il processo ha subito una battuta
di arresto evidente. È ovvio, infatti, che il Comune non può procurarsi
da solo le tessere. |
| Quale
è la situazione attuale? | |
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| L'obiettivo
originario era, ovviamente, quello di sostituire la vecchia carta di identità
con la nuova e consentire alla popolazione di usufruire dei servizi on line potenzialmente
erogabili attraverso il corretto utilizzo della CIE. Il problema, però,
è che oltre alla mancanza di carte va aggiunto il mancato avvio della rete
nazionale. È questo il vero tappo del processo. Il livello centrale ha
incontrato notevoli difficoltà sia di tipo tecnico che organizzativo che,
evidentemente, non erano state adeguatamente valutate, sia, purtroppo, di stanziamento
di risorse. Quando si riscontra una difficoltà già nel momento
dell'inoltro delle tessere, che i Comuni non possono produrre da soli, questo
è inequivocabilmente il segno di un problema di risorse. Così come
è un problema di risorse quando un'amministrazione comunale che da anni
sta sensibilizzando la propria cittadinanza sui temi della CIE, si vede pubblicato
un Decreto che fa lievitare il costo della Carta di Identità Elettronica
per il cittadino dai 5 euro attuali ad oltre 30, facendo ricadere sull'utente
i costi di un'operazione in cui, evidentemente, non si è creduto fino in
fondo. |
| Quindi
è proprio in riferimento a questo decreto che sono nate una serie di proteste? | |
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| Sì.
Questo decreto, pubblicato il 17 di maggio 2006, tra l'altro il giorno in cui
giurava il nuovo Governo, ha scatenato una serie di reazioni di sdegno. Io in
prima persona mi sono mosso segnalando la cosa ai parlamentari della città
di Imola ed inviando una comunicazione al Ministero insieme agli altri Comuni
che si trovano in una fase avanzata del il progetto ed insieme all'ANCI. Tale
protesta, probabilmente, ha dato i suoi frutti, visto che in tempi molto brevi
abbiamo ricevuto una
nota del Ministro dell'Interno nella quale si precisava che i Comuni sperimentatori
avrebbero potuto continuare ad offrire ai cittadini la CIE al vecchio costo di
poco più di 5 euro. Ovviamente siamo soddisfatti di un simile risultato,
ma il fatto stesso che questo Decreto sia stato pensato ipotizzando di scaricare
sui cittadini il costo della Carta di Identità Elettronica, la dice lunga
sul deficit di risorse stanziate da parte del Governo. |
| I
Comuni hanno l'obbligo di rilasciare la CIE? | |
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| No
l'obbligo non c'è ed è rimasta in vigore la possibilità di
utilizzare il doppio binario. Purtroppo però questa forma vanifica l'obiettivo
strategico del progetto della Carta di Identità Elettronica. Se a questo,
poi, si aggiunge anche la differenza di costo decisamente rilevante - parliamo
di costi 7 volte maggiori tra il documento cartaceo e quello elettronico - sia
l'opinione che i cittadini hanno del progetto, che il progetto stesso vengono
affossati definitivamente. Da rilevare il fatto che questa situazione non riguarda
solo il nostro Comune, anzi, in ANCI il discorso è stato sollevato più
volte e posso dire senza timore che Imola è uno dei Comuni che sono più
avanti dal punto di vista dell'emissione della CIE. Noi crediamo in questo strumento
e nelle potenzialità di risparmio e di recupero di efficienza che esso
offre sia per la pubblica amministrazione che per la vita delle persone. Credo
che un progetto di questa natura dovrebbe essere rinvigorito e non abbandonato
e tra le tante cose che sceglierà di fare il nuovo Governo mi auguro venga
inserito anche l'impegno a rilanciare questo strumento, visto che abbiamo attraversato
un periodo piuttosto lungo di totale abbandono e di silenzio. |
| Tra
le difficoltà non c'è anche quella di far accettare il nuovo strumento
alla popolazione? | |
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| I
cittadini, al contrario di quello che si potrebbe pensare, hanno accolto la CIE
in maniera molto positiva. Come le dicevo abbiamo impostato una serie di attività
di comunicazione che hanno agevolato questo processo, ma ancora oggi la richiesta
di carte elettroniche è molto alta tra quelli che si recano negli uffici
dell'anagrafe comunale per il rinnovo del documento. E questo anche se attualmente
non c'è praticamente nessuna differenza, in termini di servizi aggiuntivi,
tra il documento cartaceo e quello elettronico. Per quanto riguarda i servizi
on line, infatti, noi abbiamo già da qualche anno un nostro portale che
offre alcuni servizi e stiamo elaborando una serie di progetti più avanzati
che vorremmo, però, far nascere già integrati con la CIE. Ovviamente
questo ritardo rallenta tutto il ciclo, perché finché non riusciamo
a coprire una porzione soddisfacente della popolazione con la carta elettronica
siamo costretti a rimandare progetti che rischierebbero di creare cittadini di
sere A e di serie B. Per questo motivo, se non incentiviamo decisamente la
diffusione, sarà difficile, a mio avviso, che il progetto CIE decolli definitivamente.
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