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TMPL2
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Tre
livelli per costruire la relazione col cittadino
Ne
parliamo con
Alberto
Marinelli -
Facoltà di Scienze della Comunicazione Università degli Studi
di Roma "La Sapienza" del
25/05/2006 |
| Nel
suo intervento lo scorso 8 maggio, in relazione al Citizen Relationship Management
lei citava 3 ordini di problemi, potrebbe riassumerceli? | |
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| Il
primo livello di problema è il rapporto tra approccio multicanale e qualità
dei servizi offerti. Per ragionare realmente in termini di miglioramento dei servizi
e di ottimizzazione delle risorse, le amministrazioni devono superare la logica
dell'offerta diffusa e raggiungere quella dell'offerta integrata. Lavorare bene
sulla multicanalità vuol dire pensare un'infrastruttura in cui le tre modalità
di contatto con i cittadini, quella relazionale, quella informativa e quella di
chiusura delle transazioni, siano tutte potenzialmente integrate attraverso un
sistema di rilevazione, autenticazione e accesso, che garantisca un perfetto allineamento
tra le basi dati ed un dialogo semplice da un punto di vista redazionale. Il
secondo tema chiave è quello della cultura di servizio. Lavorando in una
logica di qualità la PA deve cessare di ragionare in termini astratti e
comprendere di avere di fronte degli interlocutori concreti ed individualizzabili.
Solo così si supera la logica dell'adempimento conquistando la soglia della
gestione con il cliente, il che vuol dire considerare l'opinione del cliente strategicamente
importante ai fini del proprio sistema qualità. In questo approccio l'ascolto
diviene la parola chiave, attuabile solo attraverso investimenti infrastrutturali
orientati ad una gestione informatizzata dei tracciati delle relazioni che i cittadini/utenti
tengono con l'amministrazione. Trovandoci in una logica di multicanalità
il sistema deve poter tenere conto dei vari punti di contatto e delle varie tipologie
di richiesta al fine di consentire operazioni di analisi dei dati sempre più
raffinate. Eccoci così al terzo ordine di problemi, cioè utilizzare
le storie, le richieste e i risultati delle interazioni tra cittadini e front
end della PA, per migliorare il servizio, anticipare, ove possibile, le emergenze
ed infine coinvolgere l'utenza facendola sentire parte dell'amministrazione dalla
quale sta ricevendo un servizio. |
| Quest'ultimo
ordine di problemi è quello più complesso? | |
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| Quello
che le ho descritto è, ovviamente, un servizio ottimizzato, per arrivare
al quale si procede per passaggi intermedi. Si comincia con la rilevazione della
customer satisfaction, argomento su cui la legislazione è stata particolarmente
attenta. In sostanza si tratta di monitorare costantemente il livello di soddisfazione,
quantitativo e qualitativo, dell'utente, utilizzando la serie storica delle rilevazioni
per gestire in maniera più opportuna la qualità del servizio. Da
questo livello base ci si sposta sulla soglia delle interazioni che individualmente
i cittadini hanno con i sistemi automatici delle amministrazioni. Questi dati,
se ben conosciuti e bene analizzati, forniscono informazioni importantissime,
con differenti possibilità di indagine e diversi livelli di approfondimento.
Basti pensare che in maniera piuttosto semplice si può conoscere la percentuale
di coloro che scelgono un determinato ambito di un portale web analizzando i clik.
Livelli di indagine più approfondito, poi, possono venire da analisi condotte
in presenza degli utenti, in cui si verifica l'usabilità di un servizio.
Da tutte queste dimensioni posso tirare fuori degli indicatori e, accorpando
gli indicatori, degli indici con i quali misurare la qualità dei servizi
della PA. Con questa chiusura del cerchio, che va dalla registrazione dell'opinione
fino alla verifica di usabilità ottengo un perfetto sistema integrato che
è quello verso cui la circolare del CNIPA intende spingere le amministrazioni
pubbliche. |
| Non
sono quindi tre ordini di problemi separati? | |
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| Sostanzialmente
i tre ordini di problemi richiamano ad un'unica matrice. Tali aspetti non sono
sperabili e nei migliori progetti vengono tenuti insieme. Ovviamente quello che
abbiamo descritto è il sistema ideale a cui arriviamo per piccoli avvicinamenti.
Per fare un esempio concreto e non restare nell'astratto, posso portare la mia
esperienza personale ed il lavoro che stiamo portando avanti con il CNIPA per
omogeneizzare i criteri di rilevazione della soddisfazione dell'utente rispetto
alla televisione digitale terrestre. Avendo, infatti, erogato dei finanziamenti
per i progetti di integrazione tra servizi web e DTT, il CNIPA vuole predisporre
un sistema di monitoraggio sull'utenza per capire se questi soldi siano sono stati
investiti bene, se questi servizi sono davvero complementari e, infine, se l'utenza
si è accorta di questa possibilità aggiuntiva e che valore gli ha
attribuito. Si tratta di indicazioni fondamentali, ma le amministrazioni hanno
bisogno di un pungolo che li spinga a verificare tutto ciòe a muoveri nel
modo corretto, evitando di correre dietro alle proposte dei fornitori. Pungolo
che deve venire dal legislatore e dall'amministrazione centrale. |
| È
un pungolo che le sembra stia funzionando? | |
| |
| Dire
che la legislazione è perfettamente adeguata, mi sembra un'esagerazione,
però, come spesso accade, ci sono diversi "pezzi" di legislazione
e di logica amministrativa che sono notevolmente avanti, così come altri
sono molto arretrati. Se vuole un'opinione più specifica posso dire che
la circolare del Ministro per l'Innovazione sulla qualità dei servizi on
line è un buon esempio di pungolo, essendo fortemente prescrittiva e riportando
a chiare lettere cosa sia un servizio e quali criteri debba rispettare. Ciascuna
amministrazione può mettere del suo, inventando un servizio per la propria
utenza di riferimento, purché dimostri che tale servizio si integra perfettamente
con il sistema già in uso e non è il duplicato di qualcosa che già
esiste, che non sperpera risorse, che sia monitorato dal punto di vista della
soddisfazione dell'utenza e che ottenga una qualche risposta da parte del cittadino.
Da questo punto di vista, quindi, la circolare è un buon prodotto, ma ogni
intervento normativo deve essere accompagnato da un percorso formativo forte.
E spero che il nuovo Ministro abbia le risorse per portare avanti un discorso
di questo genere nel futuro prossimo. Quando la normativa non è prescrittiva
in senso punitivo, ma segue una logica pregnante è, infatti, necessario
un forte intervento in formazione ed un supporto centrale, per altro previsto
dalla circolare stessa, attraverso gli allegati, ancora da completare, in cui
sono esemplificati i criteri di analisi della soddisfazione e del monitoraggio
automatico della qualità. |
| Dall'analisi
del benchmarking la pubblica amministrazione esce ancora in netto ritardo rispetto
al settore privato, ma in ripresa. E' d'accordo questa interpretazione? | |
| |
| Al
di là della valutazione sul benchmarking, sicuramente concordo sul fatto
che il trend generale è senza dubbio positivo. Le linee di tendenza riportate
dalla rilevazione mi sembrano rispondenti al vero, anche se mi riservo il diritto
ed il piacere di non fare considerazioni di tipo generalistico, che trovo inutili.
Esistono elementi e dirigenti della pubblica amministrazione, con cui mi è
capitato di lavorare, che sono attentissimi all'efficienza dei loro investimenti
e molto più scrupolosi del privato. Anche il privato, poi, non è
così omogeneo e volendo allargare il discorso, occorre aggiungere che questo
tipo di processo non funziona per accrescimento temporale, ma va ad isole, ad
un prodotto può essere data un'attenzione maggiore che ad un altro e così
via. |
| Altro
elemento evidenziato dal benchmarking è la maggiore attenzione da parte
delle PA per gli aspetti soft del CRM (chiarezza semplificazione relazione col
cittadino) rispetto a quelli di economicità ed efficienza. | |
| |
| Ecco
è proprio questo il punto al quale mi riferivo. Non possiamo dire che questo
elemento di distinzione sia un ritardo. È, infatti, assolutamente corretto
e coerente che l'amministrazione punti a logiche di questo tipo, che lei ha definito
soft e che fra l'altro sono il portato in termini di valore che viene dalla cultura
della comunicazione e dalla legge 150. Sono fortemente convito del fatto che una
mappa valoriale di questo tipo debba essere mantenuta, ma detto questo, mi sembra
che anche qui sia stato riportato uno schematismo eccessivo. Scimmiottare le
logiche del privato non ha senso e l'ottica valoriale che il pubblico osserva
non è qualcosa da superare solo perché il privato la ha attraversata
anni fa, ma qualcosa che va difeso. Pezzi intelligenti della pubblica amministrazione
in Italia lavorano molto meglio delle imprese. E le imprese, soprattutto in termini
di mappa valoriale hanno moltissimo da imparare. Certamente il pubblico è
legittimato a fare marketing ed anzi ce ne è davvero bisogno, ma è
l'ottica a dover essere diversa. Ciò che occorre veramente cambiare
nell'ottica della PA è lo slittamento da una cultura dell'adempimento a
quella del servizio all'utente. Questa è la premessa di tutto, per attuare
la quale è necessario un forte lavoro di formazione. |
| Nel
CRM e nella comunicazione in generale, quindi, non è detto che sia il pubblico
a dover imparare dal privato? | |
| |
| A
mio giudizio gli aspetti che abbiamo definito soft e che coinvolgono la dimensione
della chiarezza, della trasparenza e dell'accoglienza, sono elementi che il privato
sta mutuando dal pubblico. In questo senso certamente il privato sta andando verso
il pubblico. Il punto è che pubblico e privato possono utilizzare entrambi
la customer satisfaction e le sue metodologie pur avendo un approccio valoriale
radicalmente differente. L'impresa, ad esempio, se fa un prodotto scadente non
vende ed è, quindi, interessata a conoscere l'opinione dei suoi clienti,
per garantire la sua stessa sopravvivenza, mentre invece l'amministrazione da
un cattivo servizio offerto all'utenza non ottiene svantaggi reali, cioè
non perde clienti. Per questo la motivazione per cui la PA si impone di lavorare
secondo un ottica di qualità e soddisfazione è comunque differente
ed attiene a quelle parole chiave che ha richiamato lei cioè trasparenza,
chiarezza, comprensione delle esigenze e semplificazione. Pur mutuando sistemi
di CRM nati in contesti aziendali, la PA deve rispondere ad una logica differente.
Non si vendono prodotti, ma valori. |
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