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ne parliamo con
Il successo più grande è condividere gli obiettivi

Ne parliamo con

Sergio Bettotti - responsabile Sistemi Informativi ed Organizzativi della Provincia Autonoma di Trento

del 04/05/2006

ICAR è un progetto dedicato al dialogo tra le pubbliche amministrazioni regionali, al di fuori, quindi dei progetti di e-Gov. Potrebbe descriverci il contesto in cui si è sviluppato?3
 
     
     
ICAR ha preso spunto dalle buone politiche, impostate con i bandi per l'e-Government, confermandone l'obiettivo di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche a proporre progetti che coinvolgono e soddisfano le esigenze di più enti. Con la pubblicazione del bando rivolto a progetti di infrastrutturazione è nata la volontà di proporre un progetto che coinvolgesse tutte le amministrazioni regionali, non solo nella costruzione di una rete, ma, soprattutto, nella condivisione di standard e criteri di interoperabilità tra sistemi per il dialogo attraverso questa rete.
In cosa si è concretizzata questa volontà?
 
     
     
Lo sforzo iniziale è stato abbastanza corposo e si è concentrato sulla condivisione delle modalità di azione e delle priorità da attribuire al progetto , da parte di tutti i responsabili regionali dei sistemi informativi. In particolare, si è cercato di trasformare in soluzioni concrete, concetti come la cooperazione applicativa e l'interoperabilità, a parole piuttosto semplici. Le regioni hanno individuato come prioritarie 3 questioni che dovevano essere accettate totalmente per far parte del progetto e che sono state, poi, concretizzate nelle tre azioni infrastrutturali: la definizione dei livelli di servizio, l'interoperabilità e la cooperazione ed infine, l'autenticazione. Questi sono gli elementi di base per compiere qualunque operazione successiva, ma il lavoro preparatorio non si è esaurito qui. Subito dopo aver individuato gli ambiti infrastrutturali, infatti, ci si è posto il problema di come si potessero declinare questi problemi da un punto di vista operativo. Ovviamente da qui in poi il discorso di è ampliato, proprio perché non tutte le Regioni avevano le stesse priorità e la stessa sensibilità sulle medesime materie. Quindi si sono definiti i 7 tematismi verticali, che sono poi gli ambiti applicativi del progetto ICAR.
Come avete affrontato il bando e-Gov?
 
     
     

Dato il panorama che le ho appena descritto, sorgeva il problema "burocratico" relativo al come presentare questo progetto all'avviso del Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie. Infatti, mentre il bando prevedeva progetti di carattere locale presentati dalle singole regioni, quelle del progetto ICAR si erano mosse per proporre qualcosa di collegiale. Per risolvere il problema si è scelto di presentare 17 progetti identici, uno per ogni regione aderente, siglando logicamente un accordo specifico con il CNIPA. Risultato? I 17 progetti, seppure approvati 17 volte, sono stati valutati collegialmente: o tutti dentro o tutti fuori. Di contro, il CNIPA ci ha chiaramente chiesto la garanzia di una governance in grado di far funzionare il progetto. Il tempo intercorso tra febbraio 2005 e la fine dell'anno è servito, quindi, per dettagliare gli aspetti formali in ambito decisorio, programmatorio, di verifica, di controllo e di monitoraggio che le Regioni ed il ministero si impegnavano a riconoscere. Tutto necessario a partire con regole certe fin dall'inizio.

Quindi il progetto è in fase di avvio? Quante regioni coinvolge attualmente?
 
     
     
Questo ritardo è dato dal fatto che essendo partito con 17 progetti singoli, per la definizione della parte di governance abbiamo lavorato a recupero: non essendo infatti, prevista nella stesura iniziale, è stato necessario un lavoro di convincimento e coinvolgimento delle singole Regioni affinchè fossero convinte di ciò che si andava a fare. Completato questo coordinamento ed ottenuta questa condivisione di intenti, a marzo 2006 tutte sottoscritto i documenti formali a sostegno del progetto ed oggi siamo pronti per mandare al Ministero la lettera di partenza. Da qui in avanti i tempi sono regolati in maniera abbastanza chiara con step di verifica a 6, 12 e 24 mesi.
Le tre amministrazioni regionali che sono rimaste fuori lo hanno fatto perché al momento in cui si chiedeva una decisione univoca in tempi più o meno rapidi, avevano sensibilità locali non ancora mature per poter approvare il progetto. Sta di fatto, però, che a tutti e 10 i gruppi di lavoro possono partecipare tutte le Regioni, anche quelle che si sono aggiunte in un secondo momento, in modo da poter dire, entro il 2006, che tutte le regioni e le province autonome lavorano insieme per un progetto di dialogo.
Quale è il vostro rapporto con il sistema Pubblico di connettività? Possiamo dire che ICAR rappresenta la realizzazione dell'SPC a livello regionale o c'è qualcosa di più?
 
     
     
Sostanzialmente questa è un'affermazione corretta. Rispetto al SPC, attraverso i sette progetti verticali di ICAR si cerca di rendere immediatamente disponibili delle applicazioni sulla rete, dedicandosi non solo all'infrastruttura, ma anche al suo utilizzo. ICAR, quindi, oltre a pensare concretamente ad una grande rete extranet, come l'SPC, cerca, parallelamente, di produrre contenuti tramite i sette tematismi che dimostrino a cosa serve quella infrastruttura.
Logicamente ICAR non è un doppione dell'SPC. Il CNIPA, gestore dell'SPC, è anche il soggetto tecnico che ha approvato ICAR, dunque ha preso atto che i due progetti non sono concorrenti, ma complementari e collegialmente rivolti ad ottenere un unico grande risultato: mettere in rete le pubbliche amministrazioni creando la rete ed i servizi.
Il tema di quest'anno di FORUM PA è fare rete, più che mai calzante per il vostro progetto. Quale è la vostra esperienza da questo punto di vista?
 
     
     
Direi che la criticità maggiore ha riguardato la definizione della governance, ma abbiamo risolto tutto ottimamente. I dieci gruppi di lavoro sono partiti e le regioni capofila stanno dando operativamente attuazione al progetto. Poi ogni regione o provincia sarà autonoma nello sviluppare, la reale applicazione di quel prodotto, adattandola alle proprie esigenze.
Al di là del contenuto tecnico, il contributo che vorremmo portare a questo punto del progetto è quello di riuscire a dimostrare che parlando e discutendo in maniera collegiale si possono ottenere risultati che vanno oltre i confini territoriali. L'importante è aprire delle sedi di dibattito proficue specie se ci confrontiamo su tematiche come quelle dei sistemi informativi, che non possono permettere alle regioni di chiudersi a riccio nelle loro realtà. Non si tratta di imporre qualcosa, ma di permettere a tutti di dialogare, pur nel rispetto dell'autonomia, e di conservare la propria memoria massimizzando gli investimenti passati.
 
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