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Palmari
e game boy per fruire meglio il nostro patrimonio artistico
Ne
parliamo con
Antonia
P. Recchia - Direttore Generale per l'innovazione
tecnologica e la promozione del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali
del
13/04/2006
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Ci
descrive gli obiettivi dell'iniziativa e il ruolo degli strumenti
tecnologici per la sensibilizzazione alla fruizione del nostro patrimonio
culturale?
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Grazie
alle tecnologie è possibile far fruire in modo innovativo il patrimonio
culturale del nostro Paese. Considerando che il nostro è uno dei
patrimoni culturali più ricchi del mondo e che anche la tecnologia
negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, sarebbe uno spreco inutile
non riuscire a fare della cultura e della tecnologia un binomio vincente
da sfruttare al massimo. L'Archeoguida di Villa Adriana a Tivoli è
una delle sperimentazioni avviate in questa direzione inserita nel più
ampio progetto di Archeologia on line che prevede altre iniziative. Sono
già in lavorazione le guide virtuali di altri siti archeologici
e non solo, soprattutto dell'Italia Meridionale dalla Campania alla Calabria.
Una necessità grossa è quella che riguarda il coinvolgimento
di sponsor che ci auguriamo sempre che siano locali perché iniziative
come questa hanno come altro obiettivo strategico la valorizzazione e
la sollecitazione della filiera produttiva delle attività culturali
che coinvolge enti pubblici, imprese del territorio e associazioni. In
generale di certo le tecnologie sono utili per permettere una fruizione
maggiore del patrimonio culturale e proprio per questo ci auguriamo di
poter realizzare progetti simili anche per altri siti archeologici italiani
ma anche musei. Tra l'altro la fruizione di un sito come quello di Villa
Adriana via palmare o game boy non vuole di certo scoraggiare la visita
reale di turisti o visitatori in genere, ma lo strumento tecnologico enfatizza
l'esperienza reale che soprattutto nel caso delle visite archeologiche,
sono abbastanza complesse.
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L'attenzione
del Ministero all'uso delle tecnologie è confermata anche
dal fatto che esiste una specifica direzione generale che si occupa
di questo.
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La
decisione di investire una quota rilevante di risorse in un progetto di
innovazione e di informazione culturale soprattutto nelle aree archeologiche
e nelle regioni del sud, è dipesa dalla considerazione di quanto
siano importanti in Italia il binomio tecnologia e cultura. Per il MIBAC
questa consapevolezza ha determinato una modifica organizzativa e dopo
la riforma del 2004, è stato individuato un intero dipartimento
dedicato all'innovazione, trasversale a tutte le attività del Ministero.
Al suo interno è stata creta la direzione per l'innovazione tecnologica
e la promozione. Il primo passo fatto attraverso queste nuove strutture
ha riguardato l'ammodernamento delle strutture interne del Ministero stesso
proprio perché il cittadino è posto al centro dell'agire
della pa e la pa non può continuare a essere autoreferenziale.
L'ammodernamento del MIBAC sta avvenendo grazie a diversi progetti che
vanno di pari passo con una scelta strategica di modificare e arricchire
la fruizione del nostro patrimonio culturale. La maturità tecnologica
esiste, la capacità produttive delle imprese italiane pure, i contenuti
altrettanto e il pubblico è assolutamente recettivo rispetto a
questo tipo di offerta.
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Le
regioni coinvolte nel finanziamento sono quelle a Obiettivo 1, come
mai la sperimentazione è iniziata con Villa Adriana in Lazio?
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Il
finanziamento CIPE è orientato verso le regioni a Obiettivo 1 ovvero
Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Villa Adriana
potremmo considerarla una fozatura a questo ma abbiamo ritenuto necessario
partire con una sperimentazione in un'area straordinaria, come quella
di Villa Adriana a Tivoli, per avere un maggior impatto sul pubblico.
Il progetto quindi è per le regioni del Sud ma in prospettiva vorremo
estenderlo anche a altri luoghi e siti proprio perché la tecnologia
è così pronta e utilizzabile che sarebbe davvero una colpa
non farlo. Ne sono contenti sia i fruitori, i gestori del patrimonio e
anche le imprese che sono coinvolte, tutte italiane.
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Quali
sono i profili e le competenze che hanno partecipato alla realizzazione
dell'ArcheoGuida?
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Nel
progetto sono state coinvolte 3 componenti fondamentali: la ricerca, la
tecnologia e i contenuti. Per quanto riguarda la prima, mi riferisco al
mondo dell'università in particolare per Villa Adriana l'ateneo
di Roma 3, che ha contribuito sia in termini di indagini che per le ricostruzioni
virtuali, e anche per l'analisi del territorio. La tecnologia è
stata sviluppata da imprese private che hanno addirittura brevettato specifici
applicativi per la nostra realizzazione. E infine, i contenuti sono stati
curati e quindi danno massima garanzia, dal Ministero stesso e dalla Soprintendenza
ai beni culturali del Lazio in questo specifico caso. È stato un
progetto importante per questo proprio perché ha messo in luce
l'importanza dell'incontro tra ricerca, impresa e cultura ovvero tutta
la filiera produttiva che si muove intorno al patrimonio culturale. Tanto
che, nell'era del Codice della PA Digitale del Ministro Stanca, in prospettiva
c'è la realizzazione di un Libro Bianco sull'utilizzo delle tecnologie
nel patrimonio culturale che sia anche una sorta di kit per illustrare
e documentare.
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