Home l'Altra P.A.      

Ci siamo trasferiti! Continua a seguirci su: http://portal.forumpa.it/, il canale web di FORUM PA dedicato all'innovazione.
ATTENZIONE: gli articoli privi di data in queste pagine, fanno riferimento a documenti precedenti al 2007

home redazione guest book newsletter cerca
dossier studi oltreconfine norme articoli vetrina trends
versione stampabile
TMPL2
ne parliamo con
Astrea: attenzione alla privacy ma puntando all'efficienza

Ne parliamo con

Francesco Contini - ricercatore progetto Astea per IRSIG CNR

del 30/03/2006

Ci descrive brevemente i tratti più significativi e gli obiettivi del progetto Astrea?
 
     
     
Il Programma Nazionale di Ricerca individuava fin dal 2001 nella "Tutela dei diritti e della sicurezza dei cittadini" uno degli undici programmi strategici sui quali investire. Nell'ambito di questo programma abbiamo ottenuto, come Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari (IRSIG) del CNR, un finanziamento per sviluppare tecnologie e metodologie innovative di supporto ai processi d'innovazione dell'amministrazione giudiziaria. Al progetto di ricerca Astrea, coordinato dal Professor Giuseppe Di Federico, partecipano insieme a noi centri di ricerca ed imprese, in un mix di privato e pubblico che vede la presenza del Ministero della Giustizia (Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati), del Centro Studi e Ricerche sull'Ordinamento Giudiziario - Dipartimento Organizzazione Sistema Politico (CeSROG-DOSP) dell'Università di Bologna, del Consorzio Interuniversitario CINECA e di CM. Il progetto di ricerca ha permesso l'avvio di una serie di iniziative che hanno reso possibile lo sviluppo di nuove conoscenze a supporto dei processi d'innovazione in ambito giudiziario. Questo è il primo obiettivo di Astrea. Un secondo obiettivo importante è quello di realizzare applicativi che il sistema giudiziario possa utilizzare concretamente ed al momento stiamo chiudendo la sperimentazione. Nelle prossime settimane avvieremo la fase del trasferimento tecnologico, per far sì che alcune di queste tecnologie possano essere utilizzate veramente dagli uffici giudiziari del nostro Paese.
In cosa consiste la sperimentazione e su quali strutture la state avviando?
 
     
     
Le faccio l'esempio maggiormente orientato a tematiche di e-Government: le sperimentazioni avviate per i servizi on line destinati agli avvocati. Stiamo studiando e sperimentando in collaborazione con CINECA e con la Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia, nuove modalità tecniche e operative per informatizzare alcune procedure di scambio dati tra l'ufficio del Giudice di Pace di Bologna, ente sperimentatore, e alcuni avvocati che hanno aderito alla sperimentazione. L'obiettivo è fare in modo che questo sistema, che permette una riduzione dei tempi e dei costi di transazione, possa continuare a funzionare una volta terminati i finanziamenti del progetto e possa essere esteso ad altri uffici del Giudice di pace.
Può descriverci il modello di lavoro che avete utilizzato?
 
     
     
Abbiamo lavorato in modo leggero e a basso costo perché ci siamo agganciati, per lo sviluppo di questi applicativi, alle infrastrutture tecnologiche e organizzative degli uffici scelti per la sperimentazione. Non siamo partiti con processi concettualmente perfetti, ma astratto che con alta probabilità avrebbero poi avuto grosse difficoltà di sviluppo in concreto. Piuttosto abbiamo preferito partire dall'esistente, dai database, dalle reti già utilizzate e dalle caratteristiche organizzative che le strutture già si erano date. E' il caso dell'ufficio del Giudice di Pace di Bologna che abbiamo coinvolto anche per le sue condizioni organizzative, come la cura nell'aggiornamento dei database e i sistemi informativi utilizzati che si prestavano ad essere ulteriormente sviluppati. Questo ha semplificato di molto lo sviluppo dei sistemi informativi, il processo di adozione e la soddisfazione degli utenti esterni e interni di questi sistemi è stata subito buona. Questo ci ha permesso di rispondere alla domanda iniziale del nostro progetto di ricerca ovvero quali metodologie adottare per sostenere i processi di innovazione in amministrazioni molto complesse come la giustizia. C'è, infatti, da considerare che l'ambito giudiziario non solo vede la compresenza di diverse entità dal personale amministrativo, ai magistrati con i loro organi di riferimento, ma anche una forte presenza normativa. Quello giudiziario è un ambito dove tutto è regolato con grande dettaglio, molto più di quello che accade in altre PA. Necessariamente il modello di sviluppo deve tener presente questi elementi di complessità. Il processo d'innovazione diventa, allora, più semplice se si parte dall'esistente, lo si valorizza e si lavora sulla sua evoluzione. Questo, almeno a livello locale, ha permesso di muoverci in modo soddisfacente.
Una delle prime attività è stata quella di monitorare il sistema giudiziario. Con quale obiettivo?
 
     
     
Il nostro progetto è un modo per portare ulteriori risorse al più complessivo processo di informatizzazione degli uffici giudiziari, già finanziato dal Ministero della Giustizia. Non volevamo in alcun modo interferire con iniziative già in essere e non siamo volutamente intervenuti su quelli che sono i tradizionali e classici sistemi di raccolta di dati statistici su cui il Ministero ha progetti impegnativi. Per questo ci siamo concentrati su altre fonti informative, come le sentenze in formato elettronico, e le abbiamo analizzate con sistemi di data-mining sviluppati per rispondere a problemi di giurimetrica. Ad esempio CINECA ha sviluppato una tecnologia ad hoc utilizzata, nel rispetto della privacy, per analizzare i testi delle sentenze del Tribunale di Bologna. Attraverso questo applicativo abbiamo iniziato a fare delle "domande" a questi testi, con risposte e risultati sorprendenti. Ad esempio rispetto al problema dei tempi della giustizia, è stato possibile calcolare la durata media delle varie tipologie di procedimento, come ad esempio lavoro e famiglia. Inoltre possiamo anche porre domande specifiche alle circa 30 mila sentenze di Bologna (ad esempio l'andamento delle richieste accolte in materiale di lavoro etc.) e, attraverso il software, ottenere delle risposte sufficientemente precise. Non abbiamo garanzie sulla risposta al 100%, ma otteniamo delle linee di tendenza che altrimenti sarebbe impossibile individuare. In genere i dati sui sistemi giudiziari riguardano sempre statistiche tradizionali come dati sul contenzioso, casi registrati, casi definiti. Come dimostra la ricerca, ci sono, però, altre fonti informative, come le sentenze, che analizzate con questi sistemi di data mining possono fornire risposte a domande importanti sul funzionamento della giustizia. Tutto questo va a vantaggio sia dei tribunali sia dei cittadini.
Parte dei risultati possono essere interessanti per capire come la tecnologia interviene nella semplificazione del procedimento giudiziario in generale?
 
     
     
Diciamo che questo aspetto è emerso soprattutto nello sviluppo dei servizi on line per gli avvocati sviluppati per il Giudice di Pace. In questo ambito, però, abbiamo dovuto affrontare una questione che riguarda l'intera amministrazione giudiziaria italiana, assillata della sicurezza dei dati e della privacy delle persone coinvolte nei procedimenti giudiziari. Per risolvere il problema, il Ministero ha iper-regolamentato la materia e previsto l'utilizzo di sistemi complessi e costosi come la firma digitale e l'infrastruttura PKI. Ovviamente la giustizia lavora prima di tutto con gli avvocati che possono acquistare la firma digitale e imparare ad utilizzarla correttamente. Ma gli uffici del Giudice di Pace hanno anche altri tipi di utenti, in primo luogo i cittadini che, in diversi casi, hanno il diritto di agire in giudizio senza l'ausilio degli avvocati. Bene, le regole di accesso on-line ai database degli uffici prevedono le stesse tecnologie individuate per gli avvocati nonostante sia irrealistico pensare che un cittadino debba acquistare una smart card con firma digitale per accedere on-line ai dati di un procedimento del valore di poche centinaia di euro. Paradossalmente il web che dovrebbe proprio servire a diminuire gli intermediari, nei procedimenti giudiziari finisce col diventare un'ulteriore barriera tra il servizio pubblico e i cittadini.
Quindi non è un problema di digital divide?
 
     
     
No, perché stiamo parlando di cittadini che utilizzano Internet normalmente ma che non possono accedere ai dati del proprio procedimento on-line se non hanno la firma digitale. Noi stiamo ponendo il problema e parallelamente, stiamo studiando dei servizi che, nel rispetto della privacy, possano comunque essere messi on line e risultare accessibili a tutti i cittadini. Un esempio è la messa on line del calendario delle udienze cioè dei singoli casi trattati in ogni udienza. Logicamente non potrà essere citato il nome delle parti, ma ci saranno tutti i riferimenti che permetteranno alle parti in causa di capire il giorno e l'ora in cui vi sarà l'udienza della causa che interessa. Si tratta comunque di briciole rispetto a quello che sarebbe possibile offrire se le barriere fossero più basse.
Ma uno strumento come la CIE potrebbe essere risolutivo?
 
     
     
In prospettiva certamente sì, ma la sua distribuzione è in ritardo e i numeri non sono ancora alti. Le vere priorità non stanno nell'individuazione di un ennesimo prerequisito tecnico-giuridico, come potrebbe essere l'utilizzo della CIE, ma sono tempi ed efficienza del sistema giudiziario. Le scelte fatte fino ad ora vanno più in direzione privacy e sicurezza piuttosto che verso il miglioramento dell'efficienza, e i tempi della giustizia continuano a peggiorare.
L'aula virtuale è l'aspetto più innovativo e anche una sperimentazione tra le prime in Europa. In cosa consiste?
 
     
     
Stiamo faticosamente procedendo alla realizzazione dell'infrastruttura dell'aula virtuale. Con questo laboratorio miriamo da un lato a creare un'aula di udienza virtuale in cui giudici, personale tecnico-amministrativo, avvocati possano sperimentare quanto le tecnologie servono sia per rendere più chiara la presentazione delle prove durante il dibattimento, sia per verbalizzare in modo pratico riducendo le trascrizioni. Dall'altro lato, il CTLAB sarà un'aula multimediale per la formazione per tutto il personale giudiziario e che ci auguriamo di poter utilizzare in modo intensivo. Inoltre il CTLAB sarà il luogo dove potremo sperimentare ulteriormente le tecnologie messe a punto nel corso del progetto.
Attualmente stiamo aspettando il progetto esecutivo che sarà pronto in poche settimane ed entro un paio di mesi verranno realizzate le infrastrutture.
Qual è lo stato di informatizzazione del sistema giudiziario italiano?
 
     
     
È una situazione a macchia di leopardo. Sicuramente nel civile l'informatizzazione è ad uno stadio più avanzato che nel penale, anche se vi sono ritardi rilevanti, soprattutto nello sviluppo del Processo civile telematico che, secondo i progettisti, dovrebbe garantire notevoli rispermi di tempo. Purtroppo devo constatare che dopo diversi anni è ancora in fase di sperimentazione per quel che riguarda i soli decreti ingiuntivi. In ogni caso, il vero limite sta nell'eccessiva complessità delle soluzioni adottate sia dal punto di vista organizzativo sia da quello tecnologico e normativo ed è questa complessità eccessiva a frenare il processo telematico così come diversi altri applicativi sviluppati dal Ministero. Come IRSIG-CNR stiamo studiando questi processi d'informatizzazione in chiave comparata da più di 10 anni. Nel volume "Tecnologie per la giustizia" curato da Davide Carnevali, Marco Fabri e da me, pubblicato in questi gironi da Giuffrè, facciamo un confronto tra l'informatizzazione del sistema giudiziario in Italia e quello di alcuni paesi europei che sono stati in grado di utilizzare le tecnologie in modo efficace come ad esempio la Finlandia e l'Austria. La differenza dei risultati è preoccupante. Mentre in questi paesi la tecnologia è stata finalizzata alla semplificazione, e di riflesso ha aumentato l'efficienza del sistema giudiziario, in Italia l'eccessiva complessità normativa e tecnologica delle soluzioni individuate ha rallentato lo sviluppo tecnologico e non ha ancora permesso di ottenere risultati visibili in termini di efficienza dell'amministrazione giudiziaria.
 
 partners
Nortel Networks
Siav
SAS
Microsoft
 appuntamenti
 news
Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733

18/03 - In Belgio su e-bay con la carta d'identità elettronica

18/03 - Un canale youtube per la città di Genova

18/03 - Il Telefono Azzurro vince il "Premio WWW" de "Il Sole 24 Ore"

home redazione guest book newsletter cerca