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ne parliamo con
Anche nelle imprese innovare significa fare rete

Ne parliamo con

Piero De Sabbata - coordinatore Cross Lab per ENEA

del 16/03/2006

Quali sono le finalità di Cross Lab?
 
     
     
Il centro per l'innovazione Cross Lab nasce con due idee di fondo. La prima è quella di avvicinare il mondo delle imprese a quello della ricerca con l'obiettivo di sperimentare nuove iniziative e progetti. L'altra idea è finalizzata a promuovere e diffondere le tecnologie, i concetti e le conoscenze che servono alla creazione di reti di imprese non solo da un punto di vista di infrastrutture informatiche, ma soprattutto di approccio allo sviluppo. Al giorno d'oggi, infatti, le imprese sono molto forti rispetto al dominio e al controllo dei processi produttivi, ma sono ancora deboli per ciò che riguarda il fare rete in tutti i suoi aspetti da quello tecnologico fino al raggiungimento di accordi per l'acquisizione di standard. L'obiettivo di Cross Lab è sedimentare una struttura di servizi permanente, trasferire la cultura della creazione di organizzazioni virtuali e abituare all'uso di standard di comunicazione condivisi.
Concretamente come funziona un centro per l'innovazione?
 
     
     
I centri d'innovazione fanno riferimento a diversi modelli di attività. Quello che abbiamo scelto noi di Cross Lab parte dalle associazioni industriali presenti sul territorio. In particolare abbiamo scelto di utilizzare i terminali delle associazioni industriali come strumento bidirezionale. Da un lato stiamo compiendo un lavoro di incontro con le imprese, con l'obiettivo di individuare e raccogliere le contingenze che per loro rappresentano un problema e, definire insieme un intervento. Dall'altra parte, però, stiamo facendo anche un'operazione abbastanza originale attuando un dialogo e confronto fitto, non con le imprese utilizzatrici finali di infrastrutture informatiche, ma piuttosto con chi queste infrastrutture le realizza, cioè le software house del nostro territorio regionale. Facendo riferimento ai dati e ai registri delle imprese dell'API, l'associazione provinciale di piccole e medie industrie, abbiamo, infatti, scoperto una una forte componente di piccole e medie software house. Stiamo iniziando, pertanto, da loro per riuscire individuare insieme alcune leve di intervento verso l'innovazione sia rispetto all'integrazione dei sistemi, sia rispetto alla costruzione di reti telematiche. Crediamo che così avremo un effetto moltiplicatore molto più forte del riuscire a realizzare un singolo caso pilota su una sola azienda.
Quali sono le filiere che rientrano nelle competenze di Cross Lab?
 
     
     
Cross Lab è focalizzato su 3 filiere: tessile/abbigliamento, agroalimentare e meccanica. La scelta è abbastanza ovvia perché si tratta delle filiere più significative nella regione. Va detto che tra le tre, sulla filiera tessile/abbigliamento, pesa il fatto che abbiamo un background di esperienze fatte in altri distretti da alcuni di nostri partner quindi ci sentivamo più pronti. Inoltre, bisogna considerare che dall'attività di Cross Lab è esclusa la filiera dei servizi per il turismo.
Quando è stata avviata l'attività del centro? Rispetto alle fasi attuative che avete individuato, a che punto siete?
 
     
     
Il progetto è partito il 2 luglio quindi, concretamente, il lavoro è iniziato dopo l'estate, a settembre del 2005. Le fasi iniziali sono state indirizzate a creare attenzione presso il sistema delle software house locali e il sistema imprese. Abbiamo programmato e fatto molti incontri pubblici e visite aziendali e, come risultato, abbiamo schedato e catalogato tutte le problematiche rilevate presso le aziende visitate. Questa attività si dovrebbe chiudere entro la primavera. Continueranno poi le attività di servizio come le visite alle aziende per analizzare quali sono le problematiche rispetto all'integrazione con i fornitori e i clienti e capire se sono affrontabili ricorrendo a standard concordati. Quello che ci aspettiamo ha una duplice valenza: da un lato organizzare momenti di sensibilizzazione (seminari, concorsi su tecnologie particolari), dall'altro organizzare vere e proprie dimostrazioni ovvero realizzare un certo numero di casi pilota sulla regione, come stiamo facendo nel modenese, per dimostrare come pur in diverse filiere, il ricorso a tecnologie basate su standard di scambio dei dati, e l'utilizzazione di sistemi basati su ontologie e databasse federati può fornire effettivamente un vantaggio.
In Italia esiste una "cultura dello standard"?
 
     
     
Il problema è proprio questo: in Italia c'è poca cultura sugli standard. Si pensa di poter fare da soli e ciò finisce col chiudere un mercato ogni qual volta un'azienda vuole realizzare dei sistemi che la portano a collaborare con i suoi partner, fornitori o clienti. Tipicamente, infatti, questi utilizzano un software diverso o comunque hanno delle proprie strategie, che rendono difficile il mettersi d'accordo. Quindi l'operazione che va fatta consiste nel creare reti di collaborazione anche e soprattutto da un punto di vista organizzativo, realizzare dei casi studio raccontando cosa sta succedendo nel mondo ed infine promuovere dei momenti in cui i diversi attori di mini filiere locali, riescano a mettersi intorno a un tavolo e in qualche modo si accordano su piattaforme comuni.
Che sviluppo tecnologico hanno le imprese del territorio della regione?
 
     
     
Dalle ricerche fatte sul territorio regionale, quello che emerge è che su alcuni settori a medio alta tecnologia l'offerta tecnologica è cresciuta moltissimo rispetto al territorio nazionale. È il caso delle macchine del settore meccanico. Al contrario, è in grossa difficoltà il settore tessile e abbigliamento con un'offerta tecnologica bassa. Questo vuol dire che laddove le aziende hanno fatto qualche investimento in tecnologia sono riuscite a ottenere e conquistare posizione. Rispetto invece alla disponibilità all'innovazione, dati precisi sono riportati nel Programma Regionale per la ricerca industriale. Diverse centinaia di imprese hanno presento progetti per ottenere finanziamenti insieme a enti di ricerca ed università. Quello che stiamo facendo noi ha sicuramente una valenza statistica più bassa, ragionando su circa 40/50 software house della regione, ma il nostro obiettivo è avere effetti più estesi.
Quali sono secondo lei le iniziative necessarie a rispondere ai processi di modernizzazione, imposti dal confronto sul mercato globale?
 
     
     
Da un punto di vista degli scenari industriali c'è una spinta fortissima che costringe le nostre aziende a lavorare sempre più insieme o a concentrarsi su particolari aree su cui gli asset sono forti e tali da competere. L'altra tendenza è quella di lavorare insieme a altri partner che abbiamo asset complementari per conquistare fette di mercato più ampie e rispondere così, alle sfide che vengono dal mondo. Altrimenti l'alternativa sarebbe quella di acquisire per diventare grandi: capisce bene che per chi ha piccole dimensioni questo è improbabile.
Quindi la soluzione potrebbe essere competenza tecnologica e attitudine ad elaborare e sviluppare innovazione?
 
     
     
C'è questa forte spinta a lavorare insieme, a fare rete, ma questo impatta sul come si lavora e dunque sull'organizzazione interna di un'azienda. Quindi, ragionando sulle competenze che servono, il primo aspetto è quello di riuscire a capire come e con quale obiettivo riuscire a utilizzare le tecnologie. Quello che si vede è che sul tema delle tecnologie dell'informazione, che sono quelle abilitanti, le aziende comprano competenze (software, consulenti, ecc), ma poi fanno fatica a digerire questi cambiamenti e riuscire a capire come utilizzarli e adattarli alle proprie esigenze. Tra l'altro nell'immaginario collettivo rispetto alle tecnologie abilitanti si pensa sempre a qualcosa da comprare chiavi in mano, qualcosa che funziona immediatamente e in realtà non è così. Dall'altro lato si stanno creando dei grandi flussi internazionali di outsourcing e di delocalizzazione delle attività, quindi, è d'obbligo che le nostre imprese, piccole o grandi che siano, debbano essere pronte ad andare verso l'esterno come soggetti in grado di supportare standard di scambio di informazione ed essere in grado di inserirsi pienamente nei sistemi in cui già operano.
 
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