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Università e imprese insieme per migliorare la burocrazia

Ne parliamo con

Antonio Puliafito - Delegato all'informatizzazione e Responsanile del Laboratorio per le tecnologie Wireless e RFID dell'Università di Messina

del 16/03/2006

In un momento in cui tutti parlando di digitalizzazione dei documenti, un progetto destinato alla carta non è anacronistico?
 
     
     
Non vi è dubbio che l'informazione digitale rappresenta il futuro. Il nostro Paese in questo senso si sta muovendo bene sia da un punto di vista normativo che tecnico, con l'introduzione della firma digitale, del protocollo informatico e di molti altri strumenti. Bisogna dire, però, che il passaggio che ci porterà ad abbandonare la carta non avverrà dall'oggi al domani. Probabilmente rimarranno entrambi i sistemi ed anche se si utilizzeranno di più i documenti informatici per arrivare a questo saranno necessari anni. La nostra idea è, dunque, partita da una considerazione concreta di quello che succede negli uffici, dove l'iter delle pratiche non sempre è trasparente né monitorabile. Gli incartamenti sono soggetti a perdite o ad errori di instradamento che ne determinano ritardi immotivati. Allora, fermo restando che la nostra Università ha già da tempo attivato un sistema di digitalizzazione delle pratiche e di gestione documentale tramite la rete, abbiamo comunque pensato di realizzare questa sperimentazione per monitorare il movimento delle pratiche amministrative in modo da ottenere per la carta vantaggi simili a quelli che si hanno con le pratiche digitali. Non si tratta, quindi, di un progetto che intende sostituire la digitalizzazione, ma affiancarsi ad essa.
Come funziona il sistema e come cambia la gestione dei processi interni dell'Università?
 
     
     
Dal punto di vista dell'operatore si tratta di una procedura molto semplice che non cambia il processo. In pratica al momento della protocollazione non si fa altro che applicare un tag RFID, ovvero un'etichetta adesiva, sulla copertina del documento o su ogni singolo foglio, a seconda dell'importanza del documento che si deve trattare, e da quel momento in poi la pratica viene monitorata costantemente in maniera automatica dal sistema che ne rileva posizione, tempi di lavorazione, iter eccetera. Tutto ciò è possibile grazie ad alcune piccole antenne posizionate all'interno degli uffici che ricevono informazioni dalle targhette e le trasmettono al sistema. Come potrà immaginare il monitoraggio è finalizzato sia al reperimento della documentazione in tempo reale, che, soprattutto, all'analisi del processo del flusso informativo. Studiando il percorso reale che ogni fascicolo fa si possono, infatti, calcolare i tempi di lavorazione ed individuare le strozzature ed i colli di bottiglia del processo che, se risolti, permetterebbero di snellire il lavoro e di velocizzare i tempi amministrativi per tutti i nostri uffici.
Il vantaggio del sistema, quindi, è quello di verificare la correttezza di una procedura rispetto ad un'altra. Quale sarà il processo di analisi?
 
     
     
Non solo la correttezza del flusso informativo, ma anche un'analisi sulle dotazione di personale e in genere di risorse. Se ad esempio ci dovessimo accorgere che un ufficio è coinvolto su più processi differenti ed ogni volta è costretto ad attribuire priorità ad uno piuttosto che all'altro, potremmo segnalarlo per aumentare le dotazioni di quel particolare ufficio oppure per modificare l'iter di alcune pratiche. Tutta l'analisi dei dati verrà portata avanti direttamente dal laboratorio ed in tal senso abbiamo già predisposto il software che permetterà la raccolta delle informazioni e stiamo studiando le modalità di confronto con i responsabili amministrativi. Naturalmente è ovvio che il nostro apporto in termini di innovazione organizzativa si ferma all'analisi dei dati e all'ideazione di possibili soluzioni, perché per spingersi oltre e rendere operativi nuovi processi più funzionali, è necessario un dialogo continuo con gli uffici amministravi. L'innovazione è soprattutto collaborazione.
Quale è il timing del progetto?
 
     
     
Lo sviluppo del software è già ultimato ed il sistema è funzionate, lo stesso vale per la dotazione tecnologica a cominciare dalle antenne. Anzi riguardo a ciò mi fa piacere sottolineare che mentre noi utilizziamo delle antenne standard, abbiamo già ricevuto delle richieste di collaborazione, da parte di alcune aziende produttrici, per la realizzazione di antenne specifiche per questo utilizzo. La sperimentazione partirà a breve e durerà all'incirca un anno e mezzo focalizzandosi all'interno degli uffici del Rettorato che sono abbastanza grandi e complessi e che potrebbero benissimo essere confrontati con un ufficio di un'amministrazione classica. La conferenza stampa dello corso 23 febbraio ci ha fatto inoltre comprendere che questo tipo di soluzione risponde concretamente ad un bisogno che le Pubbliche Amministrazioni sentono e vivono in prima persona tutti i giorni e già molte sono state le richieste da parte di enti piccoli e grandi, per l'implementazione di questo tipo di soluzione anche nel loro contesto. Al momento, quindi, stiamo cercando di capire come muoverci in questa direzione in cui intravediamo veramente la prima evoluzione del nostro progetto.
I partner del progetto hanno svolto la funzione di fornitori di tecnologia o hanno lavorato insieme alle strutture universitarie per studiare la soluzione migliore?
 
     
     
Come le dicevo la partnership è profonda nel senso che da parte delle aziende c'è stato un contributo di tipo economico, con il quale siamo riusciti a far partire il laboratorio e ad acquistare i primi tag RFID e le antenne, ma il rapporto più stretto è quello che lega il personale del laboratorio con quello che le aziende hanno concentrato sul progetto. Viviamo continuamente scambi di opinione, lavoriamo in parallelo e ci consultiamo per ogni tipo di problema o di intuizione che ci viene in mente. Nonostante siamo partiti solo dal novembre dello scorso hanno, credo che si possa dire tranquillamente che l'idea è che questo laboratorio possa trasformasi, col tempo, in un vero e proprio centro di ricerca. Questo tipo di strutture è fondamentale non solo per lo sviluppo della ricerca e del recupero di efficienza amministrativa, ma soprattutto come occasione per il territorio, perché rappresenta un punto di confronto nell'ambito del quale si riesce a mettere in atto progetti che all'interno delle aziende spesso non si può o non si vuole sviluppare. La nostra convinzione sull'utilità di questo tipo di strutture è tale che stiamo portando avanti progetti simili con altre aziende prime fra tutte la ST Microelectronics e CISCO.
Un progetto che però non può essere lasciato al solo sforzo dell'Università
 
     
     
In effetti devo riconoscere che non siamo soli. Tutto il nostro progetto, infatti, si muove all'interno dell'iniziativa "Ponte Digitale", un'attività che coinvolge il territorio delle Province di Messina e Reggio Calabria, per la realizzazione di servizi wireless e mobilità. Il progetto è finanziato dal CIPE per circa 4 milioni di euro ed ha l'obiettivo di creare un centro di competenza sulla infomobilità. Materialmente il progetto si metterà in moto nelle prossime settimane, ma il nostro laboratorio, anche se nato indipendentemente, sta già lavorando ad alcune applicazioni come quella del biglietto elettronico basato su tecnologia RFID.
Questa tecnologia, quindi non si limita alla tracciabilità. Quali sono i campi di applicazione da cui la PA potrebbe trarre vantaggio?
 
     
     
La rintracciabilità o la tracciabilità di un prodotto è una prima applicazione di questo tipo di tecnologia, ma ce ne sono molte altre. Tra i nostri progetti, ad esempio, vi è anche quello di un sistema per il controllo dei varchi e, come le dicevo, stiamo studiando una tra le applicazioni potenzialmente più utili: l'e-Ticketing. In particolare intendiamo presentare alcune proposte alle aziende che gestiscono i traghetti sullo Stretto, ipotizzando biglietti in grado di sfruttare la tecnologia RFID ad un prezzo estremamente contenuto, per consentire l'accesso integrato ad una serie di servizi all'interno di tutto il territorio compreso tra Messina e Reggio, dal parcheggio al biglietto del traghetto, fino al museo e così via. In questo senso il vantaggio della tecnologia RFID, oltre a quello economico, è quello della sicurezza dato che l'informazione non viaggia con l'utente, ma resta centralizzata all'interno di database in rete. Il biglietto, dunque, di per sé non contiene nulla né soldi né informazioni riservate. Va considerata, inoltre, la semplicità operativa di questa tecnologia che permette il riconoscimento del segnale a distanze simili al metro e non è da sottovalutare, infine, che la possibilità di collegarsi ad una banca dati con una memoria storica consente di creare servizi personalizzati su profili differenti.
 
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