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| L'informazione
pubblica può essere un business? | |
del
02/03/2006
| | Le
informazioni in possesso delle amministrazioni pubbliche rappresentano un vero
e proprio patrimonio pagato dal contribuente che le nuove tecnologie rendono di
facile accesso. Nel 2003 un Direttiva Europea, appena recepita dal nostro Governo,
ha prescritto che tale patrimonio, qualora non soggetto a vincoli normativi, debba
essere messo a disposizione dei privati e riutilizzato per la nascita di un nuovo
mercato fondato sulla creazione di valore aggiunto. Proviamo a vedere cosa vuol
dire. | |
Cosa
sono i dati pubblici | |
Con
la dizione internazionale di dato dell'amministrazione pubblica, si intende una
qualunque informazione creata, accolta o gestita da parte di un ente pubblico.
In questo mare magno all'interno del quale si trova di tutto, dai documenti normativi
ai dati meteorologici e geografici, dalle rilevazioni statistiche agli indirizzi
postali delle amministrazioni, fino alle cronache istituzionali, alcuni documenti
sono soggetti a vincoli ben determinati, come quelli per la sicurezza nazionale
o per la tutela della privacy dei cittadini, mentre altri sono assolutamente liberi.
Proprio questo ultimo tipo di informazione, prodotta dalle amministrazioni pubbliche
per i propri scopi istituzionali e contemporaneamente non soggetta a tutela e
a vincoli di tipo giuridico normativo è quella che comunemente si usa chiamare
dato pubblico.
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Informazione
a disposizione di tutti | |
Un
dato pubblico è, quindi, un'informazione a disposizione di chi ne ha bisogno,
o forse sarebbe meglio dire di chi riesce e scovarla. La storia del nostro Paese,
infatti, è costellata di servizi privati che per anni hanno fatto le veci
degli uffici di comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni, offrendo come servizio
ai privati l'informazione pubblica. Per rendersi conto di cosa stiamo parlando
basta pensare alla produzione normativa, o ai dati catastali, o a tutto quel tipo
di documentazione che le lungaggini burocratiche sottraevano al pubblico accesso
rendendolo dominio di pochi. Naturalmente tutto ciò ha molto poco di trasparente,
di semplice e di veloce e proprio per questo, a partire dallo scorso decennio
con l'avvento delle nuove tecnologie e della rete, le PA hanno cominciato a mettere
a disposizione il proprio patrimonio informativo sul web, rendendolo veramente
fruibile. Il passo che nel 2003 l'Unione Europea ha chiesto di effettuare con
la Direttiva
2003/98/CE è ancora ulteriore e consiste nel trasformare la risorsa
infrastrutturale rappresentata dai dati pubblici in risorsa economica, sfruttando
sia la possibilità di commercializzazione a diretto vantaggio dello Stato,
sia il supporto alla crescita economica e produttiva, una volta messa a disposizione
di operatori che possano utilizzarla per confezionare nuovi servizi a valore aggiunto
da veicolare sul mercato. | |
La
direttiva UE | | La
Direttiva 2003/98/CE
relativa al riuso dell'informazione pubblica individua nei dati del settore pubblico
(di tipo sociale, economico, geografico, climatico, turistico, in materia di affari,
di brevetti, di istruzione etc.) "un'importante materia prima per i prodotti
e i servizi imperniati sui contenuti digitali", da riutilizzare per "sfruttarne
il potenziale e contribuire alla crescita economica e alla creazione di posti
di lavoro". La Direttiva invita pertanto gli Stati membri a favorirne
il riuso, incoraggiando gli enti pubblici a rendere disponibili i documenti creando
indici online e prevedendo licenze standard per il riutilizzo. La Direttiva disciplina
il riuso indicando che:
I
documenti debbono esser messi a disposizione del richiedente, ove possibile per
via elettronica, entro un lasso di tempo ragionevole (normalmente 20 giorni).
L'eventuale
corrispettivo in denaro non deve superare i costi di raccolta, produzione, riproduzione
e diffusione, maggiorati di un congruo utile sugli investimenti. Le condizioni
e le tariffe standard debbono essere fissate in anticipo e pubblicate.
Gli
enti pubblici possono autorizzare il riutilizzo incondizionato di documenti o
imporre condizioni, anche attraverso una licenza. Debbono essere predisposte
e diffuse licenze standard.
Le
condizioni poste per il riutilizzo di documenti non debbono comportare discriminazioni
per categorie analoghe di riutilizzo. In particolare i documenti debbono esser
resi disponibili a tutti gli operatori potenziali sul mercato. |
| Il
Gruppo di lavoro CNIPA e il Decreto Legislativo | |
Per
supportare il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie nell'elaborazione di
una direttiva nazionale in materia e per valorizzare le iniziative in atto il
CNIPA ha costituito, nel febbraio 2004, un Gruppo di lavoro. Tra le attività
avviate dal Gruppo di lavoro c'è stata un'indagine conoscitiva che ha mostrato
come il valore degli investimenti attuali basati sul riuso delle informazioni
pubbliche è di circa 9,5 miliardi di euro e come tale valore potrebbe lievitare,
in caso di una gestione più trasparente e veloce da parte delle amministrazioni,
fino ad arrivare a sfiorare i 70 miliardi di euro. 
Sempre
tale indagine, infine, ha individuato gli ambiti nei quali la messa a riuso dei
dati pubblici potrebbe essere più immediata e più redditizia:
Archivio di Stato,
Registri immobiliari
Gestione dei dati territoriali
Informazioni meteorologiche. Il
lavoro del CNIPA ha portato all'inserimento del Codice dell'Amministrazione digitale
di un nucleo consistente di informazioni da rendere obbligatorie sui siti della
pubblica amministrazione, mentre le indicazioni alle amministrazioni sul riuso
e la rilevazione del patrimonio informativo sono confluite nel Decreto
legislativo 24 gennaio 2006, n. 36 che dà attuazione alla Direttiva
Comunitaria. Naturalmente quanto più le informazioni disponibili presentano
caratteristiche di standardizzazione ed omogeneità, tanto più saranno
facilmente e convenientemente riusabili. Il Cnipa è su questo impegnato,
in particolare in due settori strategici: le
informazioni geografiche e territoriali e le informazioni legislative
e normative. | | Definizioni |
| Per
dato pubblico si intende qualsiasi contenuto o documento privo di vincoli
(di proprietà intellettuale, di sicurezza, ecc.) escludendo esplicitamente
le informazioni detenute da emittenti di servizio pubblico, istituti di istruzione
e di ricerca, musei, biblioteche, archivi ed altri enti culturali. Per riuso
si intende l'uso di dati in possesso di enti pubblici da parte di persone fisiche
o giuridiche a fini commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale
nell'ambito dei compiti di servizio pubblico per i quali i documenti sono stati
prodotti. Lo scambio di documenti tra enti pubblici in adempimento
dei loro compiti istituzionali non costituisce riuso. |
| Un
nuovo rapporto tra pubblico e privato | |
Il
processo di riuso e valorizzazione dei dati pubblici, proposto nella Direttiva
e recepito nel Decreto, è concettualmente semplice: La amministrazioni
pubbliche sono chiamate istituzionalmente a raccogliere e produrre informazioni
per ottemperare ai propri doveri e alla propria missione. Si tratta, quindi di
dati già pagati dai contribuenti che possono, di conseguenza, essere distribuiti
a basso costo a soggetti terzi che vogliono riusarla. Dal canto loro i privati
non potranno più fondare un business solo sulla ridistribuzione di questi
contenuti, per lo più tutti già disponibili on line, ma dovranno
mettere in atto una vera e propria idea di business basata sulla proposizione
di prodotti/servizi a valore aggiunto utilizzando le informazioni pubbliche. L'obiettivo
è quello di un nuovo rapporto tra pubblico e privato, non più legato
a possibili inefficienze, ma basato sulla messa a disposizione del patrimonio
informativo pubblico, affinché si sviluppino, in competizione, iniziative
capaci di individuare nuove esigenze e nuovi servizi e veicolare innovazione.
"Certo - ci spiega Gabriele Lazzi, coordinatore del Gruppo di lavoro CNIPA
- non possiamo pensare che accadano miracoli, e che le cose cambino in pochi giorni.
Si tratta di processi non semplici che occorre mettere in moto, ed anche dal punto
di vista internazionale non abbiamo grandi esempi a cui rifarci". Anche
a livello internazionale, infatti, le best practice si contano sulla punta delle
dita, c'è qualche esempio nel campo meteorologico, in geografico, o nell'uso
dei registri immobiliare, ma ancora nulla di eclatante. Alcuni paesi, come Francia
o Inghilterra si stanno muovendo con maggiore determinazione, ma complessivamente
è una situazione di stato nascente un po' ovunque in cui l'Italia ha le
carte in regola per giocare alla pari. | | Approfondimenti
|
"Il
dato pubblico, un patrimonio da non sprecare", un'intervista con Gabriele
Lazzi, Coordinatore del Gruppo di Lavoro sul Riuso dei dati Pubblici del CNIPA
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