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TIPA:
per un mercato fuori dai confini
Ne
parliamo con
Pieluigi
Ridolfi
- componente del CNIPA
del
02/03/2006
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Come
è nata l'idea del TIPA?
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L'idea
del TIPA (Tecnologie Innovative per la PA) è nata dal Forum PA:
io ho aderito subito con entusiasmo, perché l'ho trovata stimolante,
nuova e fuori dagli schemi tradizionali.
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Cosa
vedranno i visitatori in concreto?
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Non
abbiamo messi paletti che frenino la portata dell'iniziativa: ben vengano
i progetti più tecnologici delle amministrazioni e i prodotti d'avanguardia
delle aziende.
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Qual
è lo stato dell'arte nel nostro Paese rispetto all'implementazione
di queste tecnologie? Siamo competitivi rispetto all'Europa?
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Le
applicazioni m-gov stanno riscuotendo ovunque un grande successo: in Italia
stanno interessando un gran numero di persone anche in virtù della
base molto ampia di telefonini. Il Voip ormai è una realtà.
L'RFID sta entrando con una certa prudenza dovuta solo alla soglia economica
che renda conveniente l'applicazione. La nostra forza sono le applicazioni
e l'esperienza dalle quali scaturisce il know-how. Questa è l'asset
sul quale l'Italia punta per crearsi un mercato fuori dai confini.
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Al
TIPA saranno presenti tecnologie veramente avanzate. Eppure la digitalizzazione
della pa è ancora lontana dall'essere conclusa. Non le pare
che il problema sia che mentre la tecnologia corre, la pa la rincorre?
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La
digitalizzazione della pa è appena cominciata. Con le tecnologie
attuali si può ancora fare moltissimo per rendere moderna ed efficiente
la nostra amministrazione. Con le nuove tecnologie si potrà fare
ancora di più. Nel nostro settore bisogna sempre lavorare da una
parte puntando al breve-medio termine con l'obiettivo di espandere le
applicazioni già oggi tecnicamente possibili, dall'altra preparando
il domani con soluzioni più complesse, da verificare e sulle quali
costruire una conoscenza e un livello di formazione necessario a gestirle
a tempo debito.
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Una
criticità rispetto alla loro implementazione da parte delle
pubbliche amministrazioni, potrebbe essere quella degli investimenti?
O si potrebbero tentare nuove forme di finanziamento?
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Fin
che si sta nel campo degli esperimenti i costi sono limitati. Ma su tutta
la materia dell'innovazione e delle nuove tecnologie si sente una carenza
di coordinamento tra le strutture pubbliche di ricerca e chi ha il problema,
cioè le amministrazioni. Occorre assolutamente inventarsi un modo
nuovo di affrontare le applicazioni di frontiera nella pa.
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Queste
tecnologie invece di arginare il digital divide, non potrebbero
far correre il rischio di aumentarlo per l'incapacità degli
utenti di relazionarsi con esse?
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Assolutamente
no. Le nuove tecnologie puntano a un pubblico di operatori più
preparato a utilizzarle: basti pensare alla capacità dei giovani
a vivere l'innovazione.
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Tra
tutte, spicca per contraddizioni il digitale terrestre. Lei cosa
ne pensa?
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Immagino
che lei si riferisca al digitale terrestre per applicazioni government.
In questo campo ne penso bene. Dei progetti che a suo tempo abbiamo finanziato
una dozzina sono già operativi e hanno dimostrato di essere validi
nei limiti che avevamo concordato. Lei ricorderà che avevo suggerito,
proprio in un importante convegno al Forum Pa, di gestire la materia con
prudenza e gradualità: così abbiamo fatto e i risultati
ci stanno dando ragione.
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