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Il
dato pubblico, un patrimonio da non sprecare Ne
parliamo con
Gabriele
Lazzi - Coordinatore del Gruppo di Lavoro sul
Riuso dei dati Pubblici del CNIPA del
02/03/2006
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| Cosa
si intende per dato pubblico? | |
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Per
dato si intende una qualunque informazione creata, accolta o gestita, da parte
di una amministrazione pubblica. Tra le informazioni pubbliche esistono quelle
soggette a vincoli di legge, che vanno dalla sicurezza nazionale alla tutela della
privacy dei cittadini ed altre, invece, non sottoposte a tali vincoli. Comunemente
si usa chiamare dato pubblico un'informazione in possesso della Pubblica Amministrazione
non sottoposta a vincoli. Naturalmente bisogna precisare che il termine dato,
non indica solo l'informazione puntale, ma qualunque tipologia di informazione
tanto che la Direttiva Europea utilizza il termine "documento" invece
di "dato". |
| Quale
è l'importanza di questi dati pubblici? | |
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| Il
primo utilizzo che deve essere fatto dell'informazione pubblica è quello
che ne fa l'amministrazione stessa che la crea al fine di esercitare il proprio
dovere, ossia offrire servizi ai cittadini, supportare le politiche del proprio
Paese e così via. La Direttiva Europea ed il recente Decreto italiano che
l'ha recepita, parlano non di uso, ma di riuso dell'informazione pubblica,
che vuol dire utilizzare il dato per un uso diverso da quello per cui era stato
creato. Se guardiamo solo all'uso del dato pubblico, nonostante casi di arretratezza,
possiamo dire che la maggioranza delle PA ha buoni dati e comincia ad usarli bene.
Trenta anni fa, ad esempio, per fare il riscatto degli anni di laurea presso l'inps
si attendevano decine di anni, con un notevole spreco di danaro per l'amministrazione
pubblica, perché si faceva un cattivo uso dei dati pubblici. Oggi tutto
ciò non accade più e il buon uso dei dati pubblici sta crescendo.
Per quanto riguarda il riuso da parte di soggetti terzi, invece, possiamo dire
che si tratta di un percorso difficile, di qualcosa che sta nascendo adesso nel
nostro Paese cosi come negli altri. |
| Con
soggetti terzi si intendono le altre amministrazioni o i privati? | |
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Credo
che occorra fare un po' di chiarezza. Se una amministrazione per fare il proprio
dovere necessita di informazioni in possesso di un'altra amministrazione, non
stiamo parlando di riuso, ma di circolarità dei dati all'interno delle
PA. Questo è qualcosa di già garantito dalla legge e ribadito nel
Codice della PA Digitale. Forse non è scontato da un punto di vista operativo,
perché occorre che ci sia un preciso accordo tra le amministrazioni e spesso
si incontrano atteggiamenti culturali che tendono a chiudere questi canali, ma
da un punto di vista normativo le amministrazioni sono obbligate a concedere questi
dati. Su questo non vi è dubbio. Il riuso, invece, coinvolge in maniera
esplicita i privati. | |
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| | Il
riuso è una pratica che consiste nel mettere a disposizione di privati
informazioni in possesso della PA. Un soggetto terzo, un privato, un'impresa,
ma anche un'associazione o un semplice cittadino che desideri avere delle informazioni
pubbliche, per utilizzarle per fini propri o per promuovere attività imprenditoriali
costruendo su tali informazioni nuovi servizi, può averle. Ecco, come dicevamo,
ciò che si intende per riuso: un uso diverso da ciò per cui il dato
è stato creato ed utilizzato in precedenza. Questa nuova modalità
è stata oggetto di una Direttiva Europea, la 98 del 2003 recentemente recepita
nel nostro ordinamento, nella convinzione che il riuso possa essere uno stimolo
alla crescita, all'attività produttiva, alla circolazione dell'informazione
e, più in generale, allo sviluppo della Società dell'Informazione.
L'insieme dei dati pubblici è, infatti, un patrimonio realizzato con finanziamenti
pubblici e già pagato dal contribuente, perché creato per le attività
istituzionali. Se non ci sono vincoli di tipo normativo perché non può
essere diffuso e disseminato per dare origine ad ulteriore ricchezza? |
Quindi
i dati sensibili sono esclusi e i cittadini possono stare tranquilli? | |
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La
Direttiva Europea si fonda sul fatto che per un certo tipo di dato esistono dei
vincoli tuttora in divenire, alcuni dei quali acquisiti con notevole sforzo da
parte di alcune amministrazioni nazionali, come quelli di tutela della privacy.
Tali vincoli non sono assolutamente messi in discussione e tutto ciò che
è vincolato esula da questa normativa. Naturalmente poi anche i dati sensibili
sono dati dell'amministrazione pubblica e possiamo, ovviamente, discutere sul
fatto che quei vincoli vadano mantenuti, aumentati o rimossi, ma si tratta di
un altro campo di discussione. |
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Cosa prescrive il Decreto di attuazione della Direttiva, per le amministrazioni
rispetto al riuso dei dati pubblici? | |
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| Il
recepimento della Direttiva attuato attraverso il Decreto
Legislativo 36 del 24 gennaio scorso non detta obblighi, ma cerca di favorire
questo fenomeno senza imporlo. Le amministrazioni sono chiamate ad estendere la
propria offerta e la possibilità di fornire i propri dati in condizioni
di trasparenza, senza situazioni di monopolio o di privilegio di qualunque tipo,
favorendo la nascita di un mercato. In passato, infatti, ci sono già stati
casi di riuso, ma non avvenivano in condizioni chiare o con uguali possibilità
di accesso. Spesso si trattava di accordi di privativa e modalità non proprio
trasparenti. Bene la direttiva, puntando proprio alla trasparenza, stabilisce
invece che tali condizioni debbano essere chiare ed uguali per tutti. |
| Quale
è il ruolo del Gruppo di lavoro CNIPA? | |
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Il
ruolo è stato sostanzialmente quello di dare supporto al Ministro Stanca
nel recepimento della Direttiva e, quindi, nella definizione del Decreto legislativo.
Nel contempo il CNIPA ha cercato di comprendere, guardando anche alla situazione
internazionale, quali avrebbero potuto essere gli ambiti e le situazioni più
promettenti. Il Gruppo di lavoro con la pubblicazione del Decreto ha esaurito
la propria attività, ma è logico che la necessità di interventi
normativi e tecnici, persista in ambiti specifici. Il CNIPA ad esempio sta lavorando
sui dati territoriali, all'interno di un comitato nazionale, per arrivare ad una
definizione di standard rappresentativi, qualitativi e tecnologici tali da poter
rendere interscambiabile il dato geografico tra le PA a livello europeo e per
favorirne il riuso elevandone la qualità. Un altro campo in cui è
stato fatto moltissimo è quello giuridico normativo, in cui si è
lavorato per avere un codice identificativo unitario delle leggi, per l'utilizzo
della marcatura XML, per agevolare la comunicazione e così via.
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La circolazione dei dati riguarda maggiormente la tecnologia o piuttosto l'organizzazione
degli enti pubblici? | | |
| | Come
sempre accade c'è una netta interdipendenza tra questi due fattori. Senza
le nuove tecnologie tutto quello di cui stiamo parlando non esisterebbe, perché
è la digitalizzazione e la facilità di produzione e duplicazione
che rendono concretamente disponibile il riuso. C'è una bella differenza
tra il riusare un'enciclopedia in 50 volumi ed un CD, ma è anche vero che
nulla si muove se non esiste una modalità operativa ed una cultura che
glie lo consente. Chiaramente mentre le tecnologie vanno avanti in maniera molto
rapida, sul terreno organizzativo si va più lentamente, ma le due cose
non si possono tenere separate. |
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