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Open source: continua il dibattito

del 02/02/2006

Sotto il nome di software Open Source viene catalogato qualunque programma informatico che consenta la disponibilità del proprio codice sorgente. Detto con queste parole non si può certo dire che sia una definizione chiara, ma una cosa è certa, l'open source è una grande risorsa per lo sviluppo industriale e tecnologico di un Paese. Una risorsa che merita di essere studiata in modo tale da essere fatta oggetto di una riflessione e, eventualmente, di un'azione di governance. Anche per questo è nato l'Osservatorio del CNIPA sull'open source.

Un po' di chiarezza

Quando si parla di open source si parla di cose molto eterogenee. Open source può essere sia un prodotto sviluppato da una sola persona con poche risorse, sia un progetto internazionale al quale lavorano migliaia di persone e che vede l'adesione di giganti dell'industria.
Nella categoria open source quindi rientrano elementi molto diversi tra loro sia per dimensioni che per intenti. Ciononostante su alcune cose non ci sono dubbi.
Innanzitutto, il software open non è un'alternativa al software commerciale. Open source non vuole dire gratis, ma indica un modello che si pone in alternativa al modello proprietario il quale concede all'utente solo una licenza di utilizzo senza alcuna possibilità di modificare il codice. Un programma è invece open source se l'utente, o chi per lui, ha la possibilità di studiare il codice, di modificarlo o di riassemblarlo adattandolo alle proprie necessità e, soprattutto di ridistribuirne sia la copia originale che quella modificata, utilizzando le modalità che si ritengono più opportune.
Sviluppare software open source, allora, non è sinonimo di lavorare gratis, tutt'altro, e a dimostrazione di questo ci sono le iniziative di numerose aziende private che hanno avviato strategie di sviluppo e commercializzazione di prodotti basate proprio sul software libero.

L'open source è un vantaggio?

Se si escludono i vantaggi economici, che non sempre sono a favore del software open-source, la vera novità di quest'ultimo è la logica dello sviluppo cooperativo e si adatta perfettamente alle diverse direttive sul riuso e sulla riduzione degli sprechi. Il problema è che ci sono ancora pochi fornitori. "Il centro della questione - ci spiega Arturo di Corinto, docente dell'Università la Sapienza di Roma - non è né la gratuità né l'economicità, quanto la stabilità, la trasparenza e la sicurezza che questo software può dare. Nel software libero ciò che si paga non è la licenza, ma i servizi associati, il che vuol dire che i soldi risparmiati dall'acquisto delle licenze sono spostati su altri settori, quelli dei servizi. Chi fa le leggi dovrebbe considerare che se un Paese è dipendente da fornitori extranazionali per quanto riguarda il software, la promozione di promossa un'industria del software libero creerebbe posti di lavoro e faciliterebbe la nascita i nuove imprese che producono revenues e che restituiscono parte di queste revenues allo Stato sotto forma di tasse".

Open source e Pubblica Amministrazione

Chiarito il contesto nel quale ci troviamo occorre ora restringere l'argomento non tanto chiedendoci perchè la Pubblica Amministrazione dovrebbe adottare o favorire il software open source, pittosto il contrario ovvero per non dovrebbe. La materia è delicata e merita una riflessione attenta sia da un punto di vista tecnologico, che da un punto di vista economico, e anche da un punto di vista culturale. Proprio con queste finalità è nata la Direttiva del Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie riguardante lo sviluppo e l'utilizzo dei programmi informatici da parte delle amministrazioni pubbliche.

La Direttiva

La possibilità di acquisizione ed utilizzo di programmi informatici "open source" viene sancita con la pubblicazione della Direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 19 dicembre 2003.
Le due indicazioni fondamentali contenute nel provvedimento sono:
La valutazione comparativa, che obbliga le Pubbliche Amministrazioni, o meglio i loro fornitori a motivare la scelta di ogni singola soluzione inserita nell'offerta, fornendo una valutazione tecnica ed economica che tenga conto sia del Costo Totale di Possesso sia del Costo di Uscita. Elementi che troppo spesso in passato sono stati sottovalutati rispetto ai soli costi iniziali. Fatta questa valutazione ogni amministrazione potrà scegliere se adottare una soluzione proprietaria o una soluzione il cui codice sorgente può essere liberamente studiato, copiato, modificato e ridistribuito.
L'obbligo ogni qual volta si acquisisce del software di adottare l'uso di almeno un open standard, ovvero uno standard tecnologico che garantisca la possibilità di dialogo tra sistemi diversi, facilitando l'interoperabilità e la cooperazione applicativa.
La direttiva del MIT, inoltre, prevede l'istituzione di una struttura, da parte del CNIPA che si occupi di studiare la diffusione dell'Open source nella PA italiana favorendo questo processo.

L'Osservatorio CNIPA

Avviato da poche settimane in attuazione della Direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 19 dicembre 2003, l'Osservatorio sull'Open Source è un punto privilegiato di osservazione su un fenomeno ancora poco chiaro che spesso viene considerato troppo legato ad ideali e ad utopie, e poco allo sviluppo economico ed industriale. Gli obiettivi dell'Osservatorio sono:
lo studio e la diffusione delle politiche di licensing sui prodotti OS, compatibili con le esigenze della PA;
la promozione di iniziative volte a diffondere il patrimonio di esperienze - in ambito OS - già maturate o in fase di sviluppo presso le università ed i centri di ricerca nazionali;
la creazione di strumenti on line atti a favorire l'incontro tra domanda ed offerte di prodotti/servizi OS per le PA;
la predisposizione di attività di supporto alle pubbliche amministrazioni relativamente sia ad eventuali adozioni di software OS, sia ad indagini conoscitive attinenti all'OS su specifiche tematiche;
la promozione e lo scambio di esperienze con gli analoghi centri operanti nei paesi UE.
All'interno dell'Osservatorio accanto ad una serie di attività, vi è anche quella del Centro di Competenza "Open Source", un'organizzazione operativa orientata ad attività concrete come la realizzazione di un ambiente di sviluppo cooperativo, per incentivare e facilitare lo sviluppo di software OS per la pubblica amministrazione, o della "vetrina" un prodotto web capace di raccogliere le best practice e la conoscenza in materia di open source e di favorire l'incontro tra domanda ed offerta.

Le iniziative avviate

Per fornire una vetrina di buoni esempi alle amministrazioni che volessero intraprendere progetti di innovazione utilizzando l'open source, l'Osservatorio sta attualmente testando una procedura per una rilevazione complessiva che coinvolga tutta la PA. La rilevazione, che partirà tra qualche settimana, sarà portata avanti anche grazie alla collaborazione dei CRC e si baserà sulle esigenze che le Pubbliche Amministrazioni sono riuscite a risolvere in parte o del tutto tramite l'utilizzo dell'open source.
Una seconda iniziativa sarà, poi, la collaborazione con il mondo delle Università per catalogare i progetti di ricerca attivati in relazione all'open source.
Oltre a queste esistono poi una serie di attività orientate alla realizzazione della vetrina dell'open source, un vero proprio portale all'interno del sito del CNIPA, dedicato al mondo ed al mercato dell'open source, con forum, news, data base dei prodotti e delle best practice.

Approfondimenti

Questione di libertà o di sviluppo?, un'intervista ad Arturo Di Corinto, Docente di Comunicazione mediata dal computer dell'Università La Sapienza di Roma

Revolution Open Source II: un libro e un film di Arturo di Corinto

Il Portale dell'Osservatorio sull'Open Source del CNIPA

 
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