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ne parliamo con
Consiglio Regionale dell'Umbria: "Mai più carta" obiettivo sempre più vicino

Ne parliamo con

Francesco De Carolis - Dirigente del servizio assistenza sul regolamento interno, monitoraggio e sviluppo processi, e responsabile del sistema informativo

del 19/01/06

Il Consiglio regionale dell'Umbra ha da tempo intrapreso un percorso in direzione della trasparenza e della semplificazione. Potrebbe ricapitolarcelo brevemente?
 
     
     
Questo percorso è parte di una strategia intrapresa ormai da anni dalla leadership del Consiglio regionale dell'Umbria, un'amministrazione che ha puntato ad aprirsi a 360 gradi e a promuovere un progetto di comunicazione complessiva sia interna che esterna, orientato alle esigenze dell'utente. Naturalmente bisogna tener conto delle funzioni del Consiglio regionale, il quale, non essendo organo di gestione, ma assemblea legislativa, vede il massimo della propria apertura nella comunicazione sull'iter degli atti consiliari. L'esempio migliore per indicare questa strategia è Senso@lternato strumento al tempo stesso di servizio e di relazione, attraverso il quale, non solo viene messo a disposizione dell'utenza interna ed esterna l'iter di tutti gli atti consiliari, ma è possibile instaurare anche un filo diretto con i cittadini e le associazioni, consentendo l'invio di proposte ed osservazioni e garantendo una risposta.
Quale è stata la risposta da parte dei cittadini?
 
     
     
Tenuto conto che il progetto non ha avuto una campagna di pubblicizzazione di livello strategico, la risposta è stata molto positiva. Se da un lato, infatti, abbiamo avuto l'iscrizione di un grande numero di utenti al servizio che consente di avere notizie sugli atti in itinere, dall'altro anche il numero delle osservazioni sul merito degli atti sta aumentando costantemente. A mio parere questa crescita e questa attenzione si spiega con il fatto che gli utenti hanno riscontrato, da parte del Consiglio, una notevole disponibilità all'ascolto.
Altro punto di vantaggio del nostro servizio è stata la semplicità di accesso. L'utente esterno ha, infatti, la possibilità di accedere alle nostre banche dati utilizzando un'articolata serie di porte di ingresso, dalle più complesse ed avanzate, fino alle più semplici ed intuitive.
Come si inserisce il progetto del protocollo in questo cammino?
 
     
     
Il progetto del protocollo elettronico si inserisce nell'organizzazione della nostra amministrazione in modo armonico ed assolutamente non traumatico. Dal punto di vista tecnico, infatti, si è trattato di adeguare alla normativa un sistema di protocollo le cui procedure basilari erano informatizzate sin dal 1984. Inoltre già da allora il sistema informativo posizionava il protocollo informatico al vertice della piramide delle proprie procedure, non relegandolo solo alle classiche operazioni di registrazione, segnatura e classificazione dei documenti, ma attribuendogli anche compiti di gestione dei flussi documentali. Il protocollo ad esempio assegnava i documenti ai relativi fascicoli ed incanalava i documenti verso i vari percorsi che oggi potremmo definire di workflow, ma che allora coincidevano con le diverse unità operative. In più il protocollo svolgeva già allora un'attività di monitoraggio permanente su tutto il flusso documentale degli atti consiliari.
In poche parole sin dal 1984, il protocollo venne concepito non come una struttura statica, ma come una struttura atta a svolgere attività di gestione dei flussi documentali e di monitoraggio di questi flussi, secondo una logica dinamica di processo. L'avvento della normativa, quindi, oltre a trovarci preparati, ci ha fatto molto piacere rivelandoci come, in un certo senso, eravamo stati dei precursori.
Potrebbe descriverci in parole semplice le procedure di utilizzo e funzionamento del protocollo elettronico nella vostra amministrazione?
 
     
     
Il protocollo informatico è un software collegato ad una casella istituzionale di Posta Elettronica Certificata (PEC), che consente la protocollazione di file firmati digitalmente di provenienza interna, e predisposto anche per la protocollazione dei file di provenienza esterna. Faccio questa distinzione perché va detto che dal 2004 ad oggi non ci è ancora pervenuto alcun documento tramite PEC dall'esterno, i quali ci giungono ancora in formato cartaceo. Questi all'atto della protocollazione vengono normalizzati mediante scanner e trasformati in file pdf. Un apposito codice a barre posto sull'etichetta di segnatura del protocollo, letto da un software collegato allo scanner, associa l'immagine del documento scannerizzato al record del protocollo ed al fascicolo individuato per quel documento. In questo modo tutta la documentazione può essere trattata in formato digitale. C'è, però, da dire che se la casella di PEC non è stata finora utile per quanto riguarda la ricezione di documenti dall'esterno, è stata usata molto, invece, per la trasmissione di documenti interni. Tutti i consiglieri, i dirigenti della struttura ed i responsabili delle sezioni, possiedono, infatti, una loro casella di PEC ed un dispositivo di firma digitale avanzata. In questo modo è possibile inoltrare tutte le convocazioni e gli atti interni tramite la PEC istituzionale alle caselle PEC dei consiglieri, ottenendo, così, il duplice scopo di avere, da una parte, documenti firmati digitalmente con valore legale e, dall'altra, consegne elettroniche certificate, come se avessimo utilizzato la raccomandata postale.
L'integrazione tra PEC e protocollo ha veramente fatto scomparire la carta dai vostri uffici?
 
     
     
Senza dubbio siamo su una strada che in prospettiva breve ci porterà al completamento dell'ambizioso obiettivo "mai più carta". E questo non solo grazie a ciò che abbiamo appena detto in relazione allo scambio di documenti tra consiglieri, ma anche perché siamo in dirittura di arrivo per la sperimentazione di un workflow documentale del Consiglio regionale. Un percorso generale sul quale si innestano sistemi di gestione dei singoli processi. Un workflow che abbiamo creato in casa senza appoggiarci a pacchetti già precostituiti, ma che comunque è in grado di poter gestire tutta la documentazione del Consiglio in formato esclusivamente digitale.
In questo senso devo dire che la risposta da parte dei consiglieri è sempre più positiva, come è ovvio che sia cambiando le generazioni. Anzi ad oggi non è raro che i consiglieri stessi facciano esplicita richiesta di strumentazione informatica anche se PC portatile e postazioni di lavoro fisse per gli staff, sono ormai strumenti di dotazione minima per ciascun consigliere. L'obiettivo finale è sempre quello di ridurre al minimo la carta e gli sprechi.
Il protocollo informatico è maggiormente una questione di riorganizzazione delle procedure o piuttosto di tecnologia?
 
     
     
Come le dicevo il progetto è stato sviluppato internamente all'amministrazione, ma non c'è stato bisogno di alcun lavoro di riorganizzazione, perché il Consiglio regionale, anche se nominalmente era una struttura articolata per servizi, per strutture e per dirigenti con una responsabilità individuale, perché così ci obbligava la legislazione, di fatto possedeva una struttura organizzata secondo una logica di processo. Questa logica, che proprio il protocollo informatico ha il compito di introdurre e sviluppare, era da noi già affermata. La dimostrazione di questo la si ha nel progetto di workflow che, come le dicevo, pur essendo generale, sarà strutturato in tanti rami quanti sono i processi, ci sarà ad esempio un ramo dedicato alla creazione e la gestione delle determinazioni dirigenziale, uno per la creazione e la gestione delle determinazioni del segretario generale, una per il rapporto tra segreteria e ufficio del protocollo per la determinazione dell'ordine del giorno e così via. L'introduzione del protocollo si è calato, quindi, su una realtà già affermata.
Avete effettuato degli studi sui vantaggi quantitativi e qualitativi ottenuti con l'applicazione di questo strumento?
 
     
     
Il risparmio è stato duplice. Innanzitutto c'è stato il risparmio legato alle spese di produzione cartacea e di spedizione postale, in secondo luogo non bisogna tralasciare il risparmio dal punto di vista delle risorse umane che prima erano dedicate alla fotocopiatura, all'imbustamento, alla postalizzazione, alla registrazione delle spese eccetera. Viceversa, poi, avendo dotato i consiglieri di una casella di PEC e del dispositivo del firma digitale, tutte le eventuali proposte di legge, le interrogazioni e le interpellanze circolano tranquillamente on line a costo zero. Anzi con il tempo stiamo cercando di forzare la mano sul considerare questa come unica possibilità di comunicazione. Per farle un esempio l'assistente virtuale che è un prodotto della nostra intranet che avverte l'utente di eventuali modifiche negli iter degli atti consiliari, ha permesso di far scendere la richiesta di atti su supporto cartaceo da parte dei Consiglieri di circa l'85%.
Dobbiamo dare atto al nostro Segretario Generale, il Dottor Franco Todini, di essere stato sin dagli anni '80 un motore severo, che niente ha concesso a momenti di stagnazione o di resistenza nei confronti di una informatizzazione diffusa e della necessità di evoluzione. Ha sempre avuto idee molto chiare ed ha posto l'utilizzo degli strumenti informatici come risorsa strategica per le attività interne e di comunicazione esterna del Consiglio regionale. Nè possiamo dimenticare la sensibilità verso questa spinta in avanti dimostrata dai presidenti del Consiglio regionale e dagli uffici di presidenza che si sono succeduti negli anni, da ultimo il presidente in carica Mauro Tippolotti.
Il Consiglio regionale partecipa ai grandi progetti di e-Government della Regione Umbria? In questo senso la vostra soluzione potrà essere messa a disposizione delle altre amministrazioni del territorio?
 
     
     
Recentemente la Regione ha partecipato al bando per il co-finanziamento di progetti di e-Democracy con il progetto Partecip@ttivo, che è stato anche ammesso al finanziamento. Sebbene presentato dalla Giunta regionale, il Consiglio regionale è stato nominato coordinatore del progetto, proprio al fine di ottenere un trasferimento delle tecnologie sviluppate dalla nostra organizzazione a livello degli enti locali.
Per quanto riguarda il progetto infrastrutturale, invece, non partecipiamo direttamente a COMNET, ma essendo inseriti nel progetto globale di e-Democracy saremo certamente coinvolti, in maniera indiretta, anche in quel progetto.
 
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