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ne parliamo con
 
Prima i processi poi la tecnologia

Ne parliamo con

Sergio Sisti - direttore del Dipartimento Economico e della Gestione dei Servizi Unità Operativa Sistema Informatico, CED dell' Ospedale di Ferrara

Potrebbe descriverci brevemente la situazione del sistema informativo dell'ospedale precedente all'avvio del progetto di integrazione?
 
         
         
Il sistema informatico dell'Ospedale di Ferrara è sempre stato molto efficiente. Quando nel 2003 abbiamo avviato il percorso di innovazione, il primo problema che abbiamo dovuto considerare stava appunto, nelle diversità del sistema esistente. Costruito nei dieci anni, era caratterizzato da una serie di problemi di integrazione delle procedure e dei processi che, al tempo in cui erano stati definiti, non erano informatizzati e nemmeno ben analizzati in tutte le loro fasi. Da qui l'esigenza di mettere al passo il sistema informativo. Le scelte possibili erano due: la prima andare verso un ridisegno del sistema informativo con prodotti tradizionali, quindi con programmi che si occupassero dei singoli aspetti separatamente per poi pensare alla loro successiva integrazione. La seconda opzione, che è quella che abbiamo preferito, prevedeva un sistema intergrato che si occupasse sia della parte amministrativa, sia di quella sanitaria e sia di quella clinica.
Quando è nato il progetto? A che punto siete?
 
         
         
Come le dicevo il progetto è partito nel 2003. Ad oggi tutta la parte amministrativa e quella sanitario/gestionale sono state ultimate e, entro la metà del 2006, pensiamo di chiudere anche la parte clinica. Rispetto a questo, siamo partiti con un primo blocco di attività sui processi che ha riguardato il Dipartimento di Oncologia. Di certo questa è la parte più complessa e anche per questo i tempi che avevamo previsto si sono allungati. Del resto integrare i dati clinici significa mettere a disposizione di tutto il personale medico le informazioni che riguardavano il paziente ricoverato dal momento dell'accettazione fino alla lettera di dimissione.
Quali sono i servizi concreti che possono nascere da una ristrutturazione dei sistemi informativi?
 
         
         
Rispetto all'ambito amministrativo gestionale, in un ospedale ogni attività che viene svolta da un operatore di un ufficio è legata come una sorta di domino, a quella di qualcun altro. Quindi, nel momento in cui ad esempio, richiedo la fornitura di un certo prodotto viene coinvolto nel processo di approvvigionamento chi deve fare la gara, chi gestisce la consegna del prodotto, chi si occupa della fatturazione, ecc. Nel momento in cui si lavora in un sistema intergrato questo avviene sotto gli occhi di tutti i soggetti coinvolti nel processo, e anche nel caso di errore nel caricamento delle informazioni, è facile che l'errore venga fuori e subito risolto. Il fatto di disporre in modo corretto dei numeri e dei dati amministrativi è fondamentale sia in termini di risparmio di tempo che di efficienza. Per quanto riguarda invece, la dimensione sanitaria è chiaro che sul paziente si sa tutto e i dati raccolti permettono eventuali attività di controllo per ottenere risparmi di tempo e di costo della prestazione ospedaliera ad esempio evidenziando in sede di budget quante richieste di laboratorio sono state fatte in un anno da un medico e rapportandole a quelle dell'anno precedente, sempre con similitudine tra i fattori che vengono rapportati.
L'integrazione dei sistemi informativi prende piede per assicurare la qualità dell'assistenza ma non solo. Quali sono gli effetti diretti dell'introduzione del nuovo sistema integrato? Cosa è cambiato dal punto di vista dell'efficienza?
 
         
         
Disponibilità di informazioni certe in tempi brevi. Nel momento in cui l'accettazione del paziente, la disponibilità dei posti letto, la possibilità di richiedere indagini di laboratorio o radiologiche, la ricezione del referto, sono gestite in via informatizzata e in tempo reale, il medico curante, direttamente dal reparto o dalla propria postazione, potrà monitorare continuamente il paziente. Questo impatta non solo sui tempi ma anche sulla qualità delle risposte che vengono date ai nostri utenti. Tutto questo lavoro ha ottimizzato i percorsi e soprattutto permette il lavoro di diverse competenze: abbiamo costituito dei gruppi misti e interdisciplinari in cui al centro c'è sempre il paziente e la sua patologia e ognuno del personale coinvolto interveniva rispetto al proprio ambito grazie al supporto del sistema informatico integrato.
I continui tagli di budget e la richiesta di prestazioni più elevate, costringono spesso le aziende ospedaliere a puntare sul recupero di efficienza, e sulla lotta agli sprechi. Quale è il ruolo, in questo processo, di un investimento massiccio nelle strutture informatiche?
 
         
         
Non abbiamo avuto nessun finanziamento. Piuttosto abbiamo sempre avuto la consapevolezza che attraverso la riorganizzazione e una gestione più corretta ed economica, avremmo dato un risultato migliore al paziente ma anche alle notre "finanze". Questo perché controllare l'attività, valutare i protocolli di terapia, ecc migliora la gestione del processo, l'assistenza del paziente e anche l'aspetto economico. In particolare, alla luce dell'esperienza fatta a Ferrara, posso ammettere che l'innovazione sta nella testa delle persone. Nel 2003 io ci credevo e sono stato un sostenitore del progetto di sistema integrato ma ancora di più ci credeva l'allora direttore generale dott. Ubaldo Montaguti, grande innovatore e attualmente direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma.
Che impatto ha avuto sull'organizzazione dell'azienda ospedaliera? Avete affrontato criticità anche culturali oltre che tecnologiche? C'è stato bisogno di formazione?
 
         
         
È chiaro che le maggiori criticità hanno riguardato l'aspetto tecnologico. Da un punto di vista culturale invece, non abbiamo avuto alcun ostacolo anzi assoluta mancanza di conflittualità e resistenza ma piuttosto appoggio e supporto anche da parte sindacale., pur considerando quanto impatta un progetto di questo tipo sull'organizzazione. Del resto in un progetto di innovazione esistono tre categorie di persone: quelle che cavalcano l'innovazione, quelle che stanno ad attendere e quelle che si tirano indietro. Devo dire che in termini percentuali nella nostra realtà, la percentuale di chi ha frenato è stata assolutamente irrilevante.
Su cosa occorre puntare di più come settore di intervento delle ICT: il back office gestionale o il governo clinico?
 
         
         
In un'azienda sanitaria esiste una contabilità per budget quindi non è più possibile pensare di investire solo nel back o solo nel governo clinico. Di certo, la parte di back è quella che tutti hanno maggiormente implementato e avviato più o meno bene dappertutto. Il vero salto di qualità si fa sulla parte clinica, quando si comincia ad intervenire nei reparti, sui pazienti. È di certo la parte più complessa perché coinvolge la parte clinica, la parte medica che nel nostro caso è anche universitaria.
 
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