|
Ne
parliamo con
Alessandro
Bosco - dirigente Settore Controllo di Gestione,
Comune di Torino
|
|
Perché
la "cultura della misurazione" è così
importante per un'amministrazione pubblica? In questo senso
qual è la situazione del Comune di Torino da cui siete
partiti?
|
|
|
|
Con
il Dgl 77/1995, tutti i comuni hanno l'obbligo di compilare il proprio
Piano Esecutivo di Gestione (PEG) che è il cuore del ciclo
di strategia e controllo di un ente. Il PEG contiene gli obiettivi
dell'amministrazione declinati sull'anno di competenza e inoltre,
è il riferimento per la valutazione e successiva del premio
di risultato. La metodologia scelta dal nostro comune per la redazione
del PEG è parecchio specifica e costruita intorno alla realtà
della nostra amministrazione. Nel PEG sono definiti gli obiettivi
da raggiungere ma l'aspetto critico stava nell'individuazione dei
parametri di riferimento per stabilire fino a quale livello gli
obiettivi stabiliti erano stati raggiunti. Messa a regime una struttura
di PEG e un sistema di assegnazione e valutazione degli obiettivi,
ci siamo chiesti come fare ad uscire da questo equivoco. Da questo
è partito il progetto di individuazione degli indicatori.
|
|
Quali
sono gli indicatori che avete individuato? Quale metodologia
avete adottato?
|
|
|
|
Le
più moderne teorie di New Public Management (NPM) gli elementi
che intervengono per il controllo della gestione di un'amministrazione
pubblica, sono 3: il prodotto, il processo e l'outcome ovvero la
ricaduta di questi sul cittadino, compresa anche la qualità
con cui il cittadino percepisce il servizio. Iniziare dal processo
sarebbe stato abbastanza complesso in particolare se si considera
la molteplicità dei soggetti con cui è necessario
interloquire ai quali, tra l'altro, va anche ben spiegata la logica
con cui si andrà ad analizzare il processo in cui è
coinvolto. Per questo abbiamo deciso di iniziare dal prodotto. I
prodotti non sono altro che un'altra faccia degli obiettivi: io
amministratore ho degli obiettivi di gestione quotidiana dei servizi,
ho anche degli obiettivi di miglioramento del servizio stesso ma
tutti comunque sono riconducibili a quel prodotto/servizio. Quindi
noi abbiamo mappato i prodotti nel catalogo.
|
|
Come
?
|
|
Prima
di tutto abbiamo chiesto ai nostri interlocutori cosa facevano per
assicurare quel servizio. Queste informazioni sono diventate la
colonna prodotti nel catalogo a cui segue quella della misurazione.
Dopo aver fatto questo, pensare di fare una mappatura dei processi
diventa più semplice, ad esempio, basterebbe chiedere quanto
tempo si impiega per eseguire una richiesta.
|
|
E
la tecnologia in tutto questo?
|
|
Se
per la gestione del PEG non avevamo necessità di particolari
tecnologie, nel momento in cui definiamo degli indicatori invece
la tecnologia diventa fondamentale. Gli indicatori permettono la
misurazione e misurare significa confrontare numeri, quantità
certe inequivocabilmente.
|
|
Quali
sono gli effetti diretti in un'amministrazione delle dimensioni
del Comune di Torino nell'utilizzo di strumenti di misurazione
dei risultati e soprattutto, in un'amministrazione di dimensioni
più piccole cosa cambia?
|
|
|
|
L'esperienza
mi ha insegnato che tutto sommato i comuni si assomigliano, grandi
o piccoli che siano, perché ci sono dei servizi fondamentali
che devono essere assicurati a prescindere dalle dimensioni o dal
numero di abitanti. Piccoli e grandi che siano, i comuni si assomigliano
sia come logiche che come approccio al cittadino. Una differenza
sta però, nel fatto che nel comune di piccole dimensioni
la raccolta di informazioni può avvenire in maniera tutto
sommato più semplice, solo perché i numeri da gestire
sono minori. In realtà, i comuni piccoli sono all'avanguardia
nel definire gli strumenti di controllo perché hanno come
vantaggio quello di poter progettare i loro sistemi gestionali e
applicativi in modo più integrato, cercando di fare piccole
rivoluzioni che rendono omogenei i loro sottosistemi. Dopodiché,
su questi sottosistemi gestionali costruiscono il sistema di raccolta
delle informazioni. Il Comune di Torino non può fare delle
piccole rivoluzioni ma deve confrontarsi con intere aree di applicativi
gestionali molto complessi, cresciute nel tempo, con i limiti tecnologici
che abbiamo visto. Portare tutte queste differenze su una piattaforma
unica significa anche far cambiare logiche di lavoro ed è
proprio questo l'aspetto più complesso. Il grande comune
deve rendersi conto di questa difficoltà e provare a introdurre
delle logiche di analisi differenti come per noi è stato
il data warehouse. Abbiamo compreso come i sistemi che le diverse
strutture utilizzavano non potessero cambiare e abbiamo individuato
i limiti di ogni sistema in un'ottica di integrazione. Questo vuol
dire che anche nel pensare di integrare i sistemi significa farlo
entro certi limiti oltre i quali c'è il disaggio dell'utente.
Per questo abbiamo deciso di sfruttare la capacità informativa
dei sistemi raccogliendola in un data warehouse. Praticamente costruiamo
singoli "pezzi" del data warehouse complessivo su applicativi
differenti: questa strada è l'unica percorribile per riportare
a fattore comune le differenze esistenti. L'obiettivo di questa
iniziativa è normalizzare l'informazione come ad esempio
dimostra il sistema di lettura del dato sul territorio: da sistemi
disintegrati, attraverso il data warehouse, si cerca di ottenere
un'informazione integrata. Il comune piccolo a questo arriva più
in fretta.
|
|
L'attività
sugli indicatori è successiva all'iniziativa di Bilancio
Sociale del Comune di Torino?
|
|
|
|
È
parallela. Nel momento in cui si è cercato di normalizzare
e di ottimizzare l'amministrazione dall'interno attraverso l'individuazione
di obiettivi misurabili e verificabili in maniera oggettiva, contemporaneamente
si è deciso che era opportuno parlarne anche all'esterno.
Le faccio un esempio: se una nostra settore ha come obiettivo quello
di incrementare il numero dei posti negli asili nido lo scrivo nel
PEG, lo misuro attraverso i posti disponibili che le banche dati
mi forniscono e a fine anno lo racconto nel bilancio sociale. Naturalmente,
l'aspetto contabile è un ulteriore passo. Le risorse finanziarie
vanno lette così come sono attribuite dal sistema di bilancio
ai centri di costo, con un sistema ausiliario di contabilità
analitica. Non abbiamo una contabilità economico/patrimoniale
vera e propria, la nostra contabilità oltre ai dati di bilancio
ci fornisce anche dati ulteriori per centri di costo.
|
|
Avete
affrontato particolari criticità? Se si, sono state
più di tipo culturale o tecnologico?
|
|
|
|
La
volontà di confronto sui numeri nasce in un contesto ben
preciso che è il gruppo di lavoro Anci - Città Metropolitane
che ha dato degli input che poi ciascun comune ha raccolto. Ma oggi
siamo nella fase di studio del modello teorico e nella costruzione
del percorso per andare a informatizzare ciò che serve perché
il modello teorico diventi pratico. Non ci sono state grosse difficoltà.
Posso ammettere di aver avuto solo appoggi e massima disponibilità
parte di tutti i soggetti coinvolti.
|
|
|
Ne
parliamo con
Francesca
Tomassetti - dirigente Settore Statistica,
Comune di Torino
|
|
Qual
è la situazione del sistema informativo del comune
e quali sono le motivazioni che vi hanno portato a sviluppare
"in casa" un sistema di data warehouse piuttosto
che rivolgervi all'esterno?
|
|
|
|
Dal
1996 il CSI Piemonte si occupa sia della gestione dei sistemi informativi
esistenti che dello sviluppo di nuovi. La scelta di non lavorare
con un unico prodotto di mercato ma di focalizzarci sull'integrazione
di sistemi già esistenti è data dal retaggio storico
e dalla realtà del sistema informativo del nostro comune.
I sistemi gestionali delle varie aree sono eterogenei e questa complessità
non è soltanto di tipo organizzativo o di processo ma anche
di tipo tecnologico. Del resto il Comune di Torino è stato
un precursore all'avanguardia nello sviluppo dei sistemi informativi
basti pensare che la prima informatizzazione dell'anagrafe comunale
risale a 30 anni fa. Lo stato attuale vede un gran numero di sistemi
informativi gestionali studiati e realizzati per i diversi servizi
erogati dall'ente, sviluppati con tecnologie differenti e con diversi
livelli di integrazione.
|
|
Per
questo avete scelto di "riempire" il data warehouse
inizialmente con i dati sul personale, l'anagrafica e il territorio?
|
|
|
|
Si.
Lo sforzo che si è fatto nella progettazione è stato
quello di andare a individuare gli elementi che potessero essere
trasversali a tutte le realtà. Oggi le realtà che
possiamo definire "verticali" sono integrate con i sistemi
anagrafici comunali (es. anagrafe dei residenti, delle imprese,
del personale comunale, ecc.), ma i livelli di integrazione sono
differenti. La scelta è stata quella di individuare gli elementi
che potessero essere una base comune per tutti i servizi che vengono
erogati sia all'esterno che all'interno dell'amministrazione (inventario,
personale, ecc). Abbiamo optato per un'integrazione che definirei
logica, nel senso che dove non arriviamo da un punto di vista tecnologico,
cerchiamo di arrivarci a livello di creazione dell'informazione
dei dati, di processo.
|
|
Avete
completato i data mart verticali, ovvero gli strumenti decisionali
verticali. Quali saranno i prossimi passi?
|
|
|
|
In
realtà le attività sono ancora in corso. Siamo partiti
da una situazione definita e non da una tabula rasa. Se da un lato,
nel corso di questi anni, abbiamo assistito all'evoluzione dei servizi
di tipo gestionale, dall'altro anche su alcune realtà verticali
sono stati creati degli osservatori o data mart. Ad esempio, l'assistenza
che ha un suo data warehouse come del resto, la polizia municipale
e il personale. Ci siamo dunque concentrati sull'analisi dei data
warehouse trasversali come l'anagrafe dei soggetti e del territorio.
Abbiamo terminato l'analisi e verranno rilasciati entro la fine
dell'anno. Parallelamente, siamo intervenuti sulle banche dati verticali
esistenti ad esempio sul data mart della polizia municipale stiamo
eseguendo un ampliamento dati; su quello del commercio, che già
esisteva, stiamo eseguendo l'adeguamento a fronte della revisione
del sistema gestionale che è stata realizzata per questo
settore. In più, stiamo costruendo nuovi data mart per settori
come l'edilizia, il sistema dei servizi educativi, ecc.
|
|
Come
avete risolto le criticità tipiche relative all'accesso
ai dati e la sicurezza?
|
|
|
|
Per
quello che riguarda sia l'accesso che la sicurezza esiste un sistema
che permette la profilazione dell'utente. Questo vuol dire che non
tutti accederanno a tutto. Potranno però, accedere a informazioni
"condivise", trasversali. Il sistema di profilazione che
usiamo è molto spinto. È stato realizzato dal CSI
e permette anche di arrivare ad una profilazione di singolo dato.
Per quanto riguarda i dati sensibili, il data warehouse riporterà
le informazioni di cui ogni settore ha veramente bisogno ed alle
quali puo' accedere, mentre per gli altri utenti le stesse informazioni
saranno riportate a livello statistico, aggregate. Sfruttando le
potenzialità di questo sistema, stiamo anche considerando
l'interscambio dei dati con gli altri enti.
|
|
Come
sarà possibile l'integrazione del data warehouse del
comune e il sistema cartografico comunale (SICC)? Quali statistiche
vi attendete?
|
|
|
|
Siamo
partiti dall'idea che l'attività che svolge un'amministrazione,
in particolare un comune, è un'attività prevalentemente
legata al territorio. Analizzando le banche dati dei nostri sistemi
gestionali si evince che tutti i servizi sono sempre geo-riferibili,
anche soltanto per il fatto di avere un indirizzo. Partendo da questo,
nella costruzione del data warehouse è diventato imprescindibile
non perdere queste informazioni e piuttosto, valorizzarle. Infatti,
la scelta di costruire un data warehouse trasversale, che abbiamo
chiamato "territorio", nasce proprio dalla necessità
di permettere a tutti data mart verticali di riferirsi ad un'unica
interpretazione del territorio. La città di Torino ha da
anni, un sistema informativo territoriale, con il SICC vogliamo
far evolvere questo strumento per poterlo utilizzare anche come
strumento di pianificazione territoriale che permetta di fare analisi,
simulazioni e studi partendo dalla rappresentazione raccolta nel
data warehouse. Quindi, il SICC è la naturale evoluzione
del dataware house in un'ottica cartografica territoriale. Ci piace
l'idea di descrivere un'area su una carta (mappa elettronica) e
poter chiedere ad esempio, quali sono gli edifici del comune, quanti
cittadini vi risiedono, se ci sono disabili, il numero di licenze
commerciali, ecc.
|
|
Avete
affrontato particolari criticità? Se si, sono state
più di tipo culturale o tecnologico?
|
|
|
|
Sicuramente
la realtà della tecnologia del comune di Torino è
eterogenea. Questa progettazione si è quindi misurata con
eventuali limiti di alcuni sistemi, fra l'altro tenendo presente
che siamo in un momento in cui si sta andando a dismettere il mainframe.
In generale, c'è la volontà di misurare il proprio
lavoro ma non tanto per poter dire quanto siamo bravi piuttosto
per arrivare a normalizzare le richieste e far capire che un'informazione
di un certo settore può essere utile anche ad un altro.
|
|