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Usabilità
in Piemonte grazie al CSI
Ne
parliamo con
Giaele
Roccia - coordinatrice delle attività di ricerca di usabilità
del LAU (Laboratorio di Accessibilità e Usabilità del CSI-Piemonte). |
| Quali
erano le premesse e il contesto all'interno del quale è stato fondato il
laboratorio di usabilità del CSI Piemonte? | |
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| Il
laboratorio è nato grazie a diversi fattori concomitanti: innanzitutto
su suggerimento e grazie alla sensibilità di uno degli Enti consorziati,
il Comune di Torino, che è davvero attento a questi aspetti, come attestano
i numerosi premi ricevuti dal sito comunale, non ultimo l'Oscar del Web 2005 ricevuto
al COM-PA in questi giorni. In secondo luogo grazie al dibattito sollevato dalla
Legge Stanca, ed infine grazie all'impegno della Direzione Servizi di Rete e Banche
Dati, che ha creduto nell'importanza di investire nella costruzione di siti avanzati,
oltre che sul piano tecnologico, anche sul piano dello studio dell'interazione
con gli utenti, nei due ambiti dell'accessibilità e dell'usabilità.
In questo contesto operavano figure professionali maturate nel campo della
comunicazione Web che già da tempo proponevano una maggiore attenzione
verso tali aspetti. L'esperienza del laboratorio, inoltre, si inserisce in
una tradizione piemontese di attenzione ai temi dell'ergonomia. |
| Quali
sono le attività principali del laboratorio? | |
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| Il
laboratorio svolge una funzione di ricerca, formazione e comunicazione sui temi
di accessibilità e usabilità: si occupa, cioè, di diffondere
e consolidare una cultura della progettazione e della realizzazione di servizi
che tenga conto degli utenti finali. Fra gli ultimi eventi vorrei citare, oltre
la nostra partecipazione alla Giornata
Mondiale dell'Usabilità, l'organizzazione di un workshop tenutosi
a settembre nel nuovo Test Center del CSI-Piemonte dedicato agli amministratori
pubblici e realizzato in collaborazione con il Dipartimento della Funzione Pubblica:
chi ha seguito il corso ha potuto seguire in diretta alcuni test di usabilità
assistendo a una vera esperienza di valutazione con gli utenti. |
| Quali
i risultati raggiunti in questi 3 anni di attività? | |
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| Le
attività realizzate sono numerose: abbiamo tenuto diversi corsi ed incontri
di sensibilizzazione sia all'interno del CSI-Piemonte sia presso gli Enti consorziati.
Inoltre è stata condotta una ricerca per valutare e controllare lo stato
di accessibilità della PA regionale a un anno dalla promulgazione della
Legge Stanca e prima della sua effettiva entrata in vigore. Un risultato particolarmente
importante è dato dall'istituzione di un gruppo di lavoro che si occupa
in maniera stabile di applicare le tecniche di usabilità nel flusso di
produzione di siti e applicazioni web del CSI-Piemonte. |
| Rispetto
ai temi dell'e-Government si parla spesso di Accessibilità, ma poco di
usabilità. A cosa è dovuta, a suo giudizio, questa differenza di
"attenzione"? | |
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| Per
servizio usabile si intende un servizio semplice da comprendere e con cui sia
facile interagire. Un servizio costruito in maniera accessibile invece è
un servizio che permettere a chiunque (indipendentemente da caratteristiche fisiche
e dotazione tecnologica) di usufruirne. Personalmente credo che i due temi siano
fortemente correlati e che rientrino entrambi in un concetto più ampio
di qualità dei servizi. Nella Legge Stanca l'usabilità è
chiamata "fruibilità" ed è, in maniera un po' insolita,
definita come una caratteristica dell'accessibilità. Inoltre, se per garantire
l'accessibilità è resa obbligatoria la verifica tecnica di 22 requisiti
(definiti "requisiti tecnici"), per l'usabilità è prevista
un'analoga lista di punti (che sono 12), la cui verifica non è però
resa obbligatoria. La ragione di questa differenza è da ricercare, a mio
parere, nel fatto che l'usabilità è considerata difficoltosa da
valutare e da verificare perché difficilmente misurabile in maniera quantitativa:
ciò può aver rappresentato un ostacolo per il legislatore. Inoltre
in Italia c'è anche un problema di competenze: sono poche le figure professionali
che si occupano di progettazione e valutazione utente-centrica e la cultura della
qualità dei servizi sul versante del design di interazione è meno
diffusa rispetto ad altre realtà europee. Per di più si ritiene
generalmente che investire in usabilità costi e si tende a considerarla
una voce addizionale da "tagliare" nei momenti di incertezza economica:
nella mia esperienza ho potuto valutare che in realtà non si tratta di
accrescere i costi dei progetti ma di ridistribuire le risorse in maniera più
equa fra le attività realizzate in ambito tecnologico e quelle inerenti
gli aspetti di comunicazione. Mi auguro che in un futuro questi temi ricopriranno
un ruolo più significativo, e questo credo accadrà quando vi sarà
più fiducia nelle potenzialità di Internet. |
| Oltre
che "dovere" per le istituzioni progettare e gestire un sito in modalità
usabile può rappresentare un ritorno dell'investimento? | |
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| E'
ormai noto che i servizi progettati e realizzati applicando delle tecniche di
usabilità forniscono degli innegabili vantaggi. Innanzitutto perché
servizi ben fatti diventano certamente un punto di riferimento per la comunità
internet, e ciò si traduce spesso in un notevole ritorno di immagine. Inoltre,
a un livello più operativo, un servizio ben progettato non deve essere
completamente rivisto (come invece spesso accade) ad intervalli di tempo ravvicinati:
quando viene modificato è per essere ulteriormente migliorato o arricchito
e non per riparare a errori di impostazione, come avviene invece quando il processo
di progettazione è stato approssimativo e non si è valutato l'impatto
sugli utenti; questo si traduce in un innegabile abbattimento dei costi. Aggiungerei
che in un futuro, che immagino ravvicinato, le spese sostenute dalle Amministrazioni
in ambito web dovranno essere legittimate attestandone un uso intenso da parte
dei cittadini. E questo sarà solo possibile se l'offerta incontrerà
la domanda: se, cioè, nel costruire i servizi verranno prese in considerazione
bisogni, attitudini e caratteristiche degli utilizzatori. |
| Esistono
regole standard codificate? Cosa dice a tal proposito la legislazione? | |
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| Per
quanto concerne le norme ISO, ne esistono due che affrontano e definiscono l'usabilità:
la ISO 9126 e la 9241. Queste norme non sono state studiate in maniera specifica
per il contesto di Internet: uno studio di questo tipo è attualmente in
corso. Per quanto riguarda il panorama italiano, il tavolo della Segreteria
Tecnico Scientifica della Legge Stanca ha stilato e suggerisce
un metodo , tratto dall'ergonomia, per realizzare siti "usabili".
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| Quali
sono le principali difficoltà incontrate nella diffusione dell'usabilità
alla comunicazione pubblica? | |
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| Negli
ultimi 10 anni, nel settore pubblico gli sforzi in ambito Web sono stati indirizzati
soprattutto verso l'individuazione e il consolidamento di soluzioni inerenti aspetti
infrastrutturali e normativi. Sul lato dei contenuti mi sembra importante citare
Pierluigi Ridolfi, Presidente della Commissione Interministeriale permanente per
l'impiego delle ICT a favore delle categorie deboli, quando afferma che la PA
ha spesso manifestato un certo livello di autoreferenzialità "autocontemplandosi".
Tutto ciò contrasta con i principi dell'usabilità che pongono
i cittadini al centro del processo di progettazione e realizzazione dei servizi:
credo che la vera svolta avverrà quando si comprenderà che i servizi
progettati per gli utenti sono elemento di innovazione e qualità. |
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