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Wi-fi: dalla ricerca ai servizi

Ne parliamo con

Roberto Flor - Centro per la ricerca scientifica e tecnologica dell'Istituto Trentino di Cultura (ITC-irst)

Quale era la diffusione della rete tre anni fa e come siete arrivati all'intuizione del wi-fi come segmento portante per l'evoluzione di internet? Quali le sfide che vi si ponevano d'innanzi?
 
     
     
Il progetto è stato avviato nel 2002 ma pensato nel 2001, quando il wi-fi era una realtà ben affermata negli Stati Uniti, mentre nel nostro Paese era ancora sconosciuto soprattutto a livello di informazione non scientifica. La sua diffusione era certamente ipotizzabile per il mondo della ricerca, ma in Italia esistevano solo piccole iniziative di alcune società che tentavano di catturare l'attenzione degli investitori e della stampa. Al momento di avviare il progetto, il wi-fi era, quindi, qualcosa riservato agli addetti al settore, e sebbene ci rendessimo conto dell'enorme potenziale di questa tecnologia, le sfide da affrontare erano numerose. Se da una parte, infatti, vi era la prospettiva di sperimentare una tecnologia che libera l'utente da un collegamento fisso, così come avviene per la telefonia mobile, ma con l'aggiunta di un accesso veloce ad internet, dall'altra non avevamo nessuna esperienza concreta dalla quale partire. La particolarità del nostro progetto aggiungeva ulteriori difficoltà, in quanto l'obiettivo non era sperimentare il wi-fi, ma utilizzare questa tecnologia come base per una serie di attività di ricerche che l'Università e l'Istituto conducevano da tempo.
Quali sono stati i principali attori del progetto?
 
     
     
I tre attori principalmente coinvolti sono stati l'Università di Trento, interessata soprattutto agli aspetti di sentient ed ubiquitous computing e alle implicazioni legate ai relativi protocolli, il Centro per la Ricerca Scientifica dell'Istituto Trentino di Cultura focalizzato, invece, sulla diffusione di sistemi intelligenti portatili, con cui interagire ed approfondire diverse applicazioni prima inesplorate come sistemi di riconoscimento vocale, o applicazioni web GIS, ed infine Alpikom, fornitore di connettività a livello locale.
Il Comune di Trento è entrato in gioco in un momento successivo, quando si è discusso dell'aspetto di disseminazione dei risultati. In pratica per evitare che i nostri studi rimanessero arroccati su un livello teorico si è pensato di portare alla cittadinanza ed una serie di enti pubblici, la possibilità di sperimentare sul campo quello che la ricerca stava portando avanti. Il Comune ci ha fornito la fibra ottica con cui collegare tutti i vari access point distribuiti per la città su cui realizzare la connettività di base.
Gli studi sulla progettazione e sulla gestione degli accessi saranno riutilizzati per esportate la vostra esperienza in altri contesti?
 
     
     
Ovviamente gli studi documentati saranno trattati come tutti il materiale di ricerca prodotto dai nostri istituti e messo a disposizione della collettività. Sicuramente i vari progetti continueranno ad essere portati avanti, soprattutto per quello che riguarda il sentient ed ubiquitous computing, ma il maggior risultato raggiunto è stato, senza alcun dubbio, l'esperienza acquisita in ambito di progettazione di una rete di questo tipo. Come può immaginare si tratta di informazioni di immediata utilità operativa e a dimostrarlo c'è già uno studio per l'estensione dell'attuale rete wi-fi a tutta la città. Altro elemento che fa riflettere sull'utilità di questi studi e di questa esperienza è il contributo che l'Università e l'Istituto stanno dando ad alcune scuole della città che hanno chiesto di implementare mini reti wi-fi per i servizi interni tradizionali e per alcuni servizi per gli studenti.
Per quale motivo c'è stato bisogno di una autorizzazione particolare del Ministro per le Comunicazioni?
 
     
     
Questo è un tema un po' particolare dato che quella autorizzazione è stata poi superata dagli eventi. Come saprà, infatti, qualche settimana fa il Ministro Landolfi ha pubblicato lo schema di decreto che ha liberalizzato le attività relative al wireless, prima strettamente regolamentate. Per poter anche solo progettare un'attività simile a quella che abbiamo portato avanti a Trento era necessaria, insomma,un'apposita autorizzazione. In pratica si è trattato di un aspetto burocratico legato alla legislazione dell'epoca, nulla di più.
Nulla a che vedere con il wi-max quindi?
 
     
     
Il problema del wi-max è che utilizza una frequenza che in gran parte d'Italia è usata dai servizi militari e la sperimentazione è stata affidata alla fondazione Bordoni, che la sta portando avanti in determinate zone, in cui la frequenza è stata liberalizzata. Sebbene in Trentino non sia ancora possibile utilizzare quella frequenza, abbiamo già effettuato alcuni test con tecnologie che potremmo definire wi-max light, con caratteristiche simili al wi-max, ma con frequenze più standard. Ciò che abbiamo rilevato è che il wi-max è molto utile per collegamenti a media e a lunga distanza, quindi il modello che si andrà configurando sarà sempre più un modello di tipo misto con access point simili a quelli wi-fi tradizionali, per coprire in maniera diffusa una zona, e collegamenti di questi con la rete effettuati in wi-max. Naturalmente questa è solo un'ipotesi, e dal mio punto di vista credo che la situazione attuale sul wi-max sia paragonabile a quella di 5 o 6 anni fa sul wi-fi.
Quali sono stati i benefici diretti per gli enti pubblici ed i cittadini di Trento?
 
     
     
I benefici per il mondo della ricerca ed in particolare per il nostro Istituto e per l'Università, li abbiamo già visti.
Il vantaggio maggiore per i cittadini è stato quello di avere a disposizione, in alcune zone della città, una connessione always on e senza filo e devo dire che la risposta è stata sorprendentemente positiva. Le richieste di informazioni sono state numerose ed hanno dato origine ad una vera e propria campagna di comunicazione da parte del Comune. Inoltre la pianta degli access point è stata pensata anche in funzione della sperimentazione di servizi per la mobilità, essendo quello scelto, uno dei maggiori percorsi di penetrazione nella città. Ciò significa che, in linea teorica, ogni automobilista può accedere dalla propria macchina ad una serie di informazioni sullo stato del traffico, dei semafori, di eventuali lavori in corso eccetera. Altro elemento che ha fatto parte dei nostri test, ottenendo ottimi risultati è stato il funzionamento dei sistemi VOIP basati sul wi-fi. Per quanto riguarda gli enti pubblici, prima citavo le scuole con cui sono nate spontaneamente alcune collaborazioni sfociate anche in progetti interessanti, uno fra tutti quello realizzato dall'ufficio statistico del Comune in collaborazione con un Istituto tecnico che prevede la realizzazione di un sistema di rilevazione tramite indagine a campione effettuato per le strade della città. Altra applicazione è quella relativa a pannelli mobili indicanti la disponibilità dei parcheggi della città.
Potrebbe spiegarci in maniera semplice cosa si intende per sentient e per ubiquitous computing?
 
     
     
I due termini sono aspetti diversi della stessa cosa. L'obiettivo è semplificare il più possibile l'interazione dell'utente, con una qualsiasi informazione disponibile. Oggi quando cerchiamo un'informazione, in rete, sull'elenco, sull'enciclopedia o ovunque altro, usiamo una serie di filtri che non sono automatici, ma che dipendono dalle nostre inclinazioni, dalla nostra posizione e da una miriade di altre variabili. Ridurre questa complessità di filtri e di interazione è proprio ciò che si prefiggono questi due ambiti di ricerca, orientati verso un utente connesso sempre ed ovunque (ubiquitous) e capaci di ricavare dall'utente informazioni utili a fornire risposte pertinenti (sentient). È ovvio che questo tipo di sistemi devono essere collegati a studi sulla modellizzazione dell'utente, altrimenti risultano scarsamente utilizzabili. Si tratta di un problema non semplice e tuttaltro che risolto, le attività in tutto il mondo sono numerosissime e sono volte a risolvere problemi pratici come velocità, pertinenza, importanza delle informazioni eccetera.
Quali sono in concreto le applicazioni?
 
     
     
L'esempio più classico è quello di un sistema che fornisce ad un utente posizionato in un certo punto della città informazioni sugli esercizi commerciali più vicini a lui. Al momento si stanno studiando numerosi servizi, anche se l'attività è ancora prevalentemente di ricerca. Come curiosità possiamo citare un sistema realizzato per le nostre attività museali, in cui l'utente, avendo in mano un dispositivo wi-fi, riceve informazioni sulle opere man mano che si sposta lungo il percorso del museo.
Come ha reagito la popolazione di Trento a questo progetto?
 
     
     
La relazione, come le dicevo è stata più che positiva, anche perché, dovendo posizionare le antenne sui semafori, ci siamo dovuti attenere alla legislazione che è molto restrittiva, il che ha attutito molto l'effetto sulla popolazione. Bisogna anche dire che non si tratta di onde a forte impatto elettromagnetico, ed i livelli di emissione sono di circa due ordini di grandezza inferiori a quelli della tecnologia GSM.
Infine abbiamo anche portato avanti uno studio accurato per la distribuzione del campo di copertura, per evitare che uscisse dalle strade entrando nelle case o negli esercizi commerciali. A volte, quindi, la protesta è stata quella contraria, non gente che si lamentava della presenza delle onde, quanto piuttosto cittadini che chiedevano perché la rete non fosse estesa anche alle abitazioni private.
 
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