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SPC, interoperabilità e cooperazione applicativa

Ne parliamo con

Francesco Tortorelli - Responsabile Ufficio Servizi di interoperabilità evoluti e cooperazione applicativa del CNIPA

Interoperabilità e cooperazione applicativa. Potrebbe spiegarci brevemente la differenza tra questi due termini?
 
     
     
Concettualmente e tecnicamente una differenza tra questi due termini esiste, ma si tratta di un distinguo tutto italiano. Dal punto di vista internazionale, infatti, si parla di interoperability framework (letteralmente "contesto di interoperabilità"), termine che rende l'idea di un complesso di attività in cui sono compresi entrambi i concetti.
Possiamo definire interoperabilità tutto quello che afferisce alla possibilità di far colloquiare parti di sistema o sistemi diversi, secondo standard tecnologici definiti. Spesso, per spiegare questo concetto, utilizzo la metafora della filettatura di viti e bulloni che, sebbene fabbricate da case differenti, devono essere compatibili per funzionare e, quindi, essere vendute.
Quando parliamo di cooperazione applicativa ci riferiamo, invece, alla possibilità di far parlare i servizi applicativi. In pratica con questo concetto si indica l'attività grazie alla quale procedimenti amministrativi svolti in maniera informatizzata possono integrarsi con altri procedimenti amministrativi.
Per quale ragione questi concetti stanno diventando il centro della riflessione sul futuro dell'e-Government?
 
     
     
Il mondo e la società stanno assumendo definitivamente la connotazione di un sistema globale in cui ogni elemento per funzionare al meglio necessita di informazioni che deve attingere da altri sistemi. Per fare questo occorre dialogo e, soprattutto, la possibilità di interscambio di informazioni tra i diversi elementi del sistema. Se poi pensiamo alla Pubblica Amministrazione, strumento di servizio per i propri utenti, è ovvio che le tematiche di interoperabilità e di cooperazione applicativa divengono il presupposto fondamentale per una PA unitaria che, al di là della sua articolazione interna, si presenti al cittadino in maniera integrata.
Il Sistema Pubblico di Connettività si occuperà di entrambe?
 
     
     
Anche se la dizione corretta è Sistema Pubblico di Connettività, noi addetti ai lavori giochiamo molto sull'ultima lettera dell'acronimo e quella C diviene a volte indicazione di coonnettività, piuttosto che di cooperazione. A parte i dettagli di colore, però, ciò che è certo è che già dall'articolo 2 del Decreto Legislativo numero 42 del 2005 che istituisce l'SPC sono previsti sia servizi di interoperabilità che di cooperazione. In particolare il Decreto fa delle assunzioni molto importanti riguardo la cooperazione applicativa, stabilendo che l'integrazione di procedimenti amministrativi secondo regole standard ha piena validità giuridica. Ciò rappresenta un enorme vantaggio perché per stabilire la validità di tutti i vari servizi che, tramite l'SPC, saranno resi accessibili alle PA non sarà più necessario creare norme ad hoc.
Altra cosa fondamentale espressa nel Decreto è che i responsabili dei sistemi informativi sono tenuti ad allinearsi alle regole della cooperazione applicativa. Infine vengono stabilite sia le azioni necessarie all'avvio del sistema di cooperazione a livello infrastrutturale, sia le attività sussidiarie necessarie alle amministrazioni per realizzare la cooperazione applicativa. Come vede quindi l'SPC coinvolge tanto i servizi di integrazione quanto la cooperazione applicativa.
Quale è la situazione dell'SPC allo stato attuale?
 
     
     
Fare operazioni di questa portata su una scala nazionale significa dover ricevere il massimo del consenso da parte di tutti gli attori coinvolti, il che vuol dire l'amministrazione a tutti i livelli, le associazioni di categoria dei fornitori, il mondo universitario - dato che tutti questi progetti devono avere valenza scientifica - e, in maniera auspicabile, i settore di ricerca sia del mondo scientifico che del mondo delle aziende. Tutto ciò è stato già fatto. In più è stato pubblicato un primo set di documenti, definito come il livello formale di condivisione e, di recente, il CNIPA ha dettagliato una serie di aspetti di livello più implementativo pubblicati in un ulteriore set di documenti.
Sulla base di questi documenti stiamo redigendo un capitolato di gara per l'erogazione di questi servizi a carattere nazionale e, nell'ambito della pa centrale, per l'erogazione dei servizi sussidiari per la fornitura della porta di dominio e dei servizi di integrazione lato cooperazione applicativa.
Parallelamente allo sviluppo del Sistema stanno partendo le gare per l'assegnazione dei servizi (VoIP in testa). Quali saranno gli altri servizi evoluti a disposizione delle PA e dei cittadini?
 
     
     
Il sistema è un framework che offre una cornice di sviluppo all'interno della quale le singole iniziative possono trovare una loro piena integrazione ed armonizzazione. In nodo della questione è che la cooperazione applicativa non è un tema nuovo. La si è sempre fatta, ma ogni volta andava fatta punto-punto, applicazione su applicazione, senza un vision strategica di guida. L'idea di poter fare tutto ciò in una modalità pubblicamente accettata ha comportato, sul piano dell'attuazione, la necessità di un pieno accordo a tutti i livelli amministrativi. Accordo che, ovviamente, va mantenuto nel tempo perché il framework subirà della evoluzioni, la tecnologia evolve e le esigenze mutano o crescono nel tempo. Volendo rispondere un po' più concretamente possiamo fare esempi in ambiti specifici, immaginando, ad esempio, di dover integrare posizioni pensionistiche attingendo a servizi informativi di enti differenti per un lavoratore che ha contribuiti versati in parte all'INPDAP ed in parte INPS. Al cittadino non interessa la suddivisione amministrativa, ma ottenere un servizio a cui ha diritto.
Non si parla i servizi di dettaglio, quindi, ma di servizi abilitanti l'offerta di servizi?
 
     
     
Esattamente. I servizi che vengono realizzati dal modello non sono attraversati dalle applicazioni di dettaglio che citavo un attimo fa, ma sono utili a livello di coordinamento. Ad esempio per ogni servizio applicativo deve essere stabilito un accordo di servizio. Bene, l'SPC formalizza dettagliatamente tali accordi in tutti i loro aspetti: dall'interfaccia, al comportamento, dalla definizione dei livelli di servizio, agli aspetti di sicurezza, fino agli indirizzi telematici.
In questo modo l'utente dell'SPC, sia esso il realizzatore di un'applicazione o una pubblica amministrazione, si troverà definite e pubblicate in maniera trasparente le regole che definiscono in modo formale l'erogazione e la fruizione del servizio. Questo è particolarmente utile in contesti automatici, in cui il formalismo è un elemento fondamentale.
Oltre a questo primo elemento di coordinamento, c'è poi il fatto che ad ogni servizio applicativo vengono associati anche aspetti semantici. Per tornare all'esempio del sistema pensionistico i due enti coinvolti non solo devono usare linguaggi informatici compatibili, ma anche criteri di calcolo contributivo condivisi che, ad esempio, prendano in esame lo stesso numero di giorni, con le stesse condizioni eccetera.
Un'impresa titanica?
 
     
     
Non vi è dubbio che la nostra visione, rispetto a quello che viene realizzato in Europa, è molto ampia. Non esiste un progetto europeo che raccolga tutte queste cose e, in questo senso forse, il progetto può apparire ambizioso, ma a mio giudizio una visione generale è fondamentale per fornire riferimenti certi alle PA ed alle imprese.
Certamente nell'implementazione occorrerà procedere con gradualità e dare spazio alle singole realizzazioni portate avanti maniera differente nei contesti locali, e recuperando progetti di integrazione o di cooperazione applicativa già realizzati.
Per quanto riguarda il discorso sulla la semantica, ovviamente, sarà utilizzato dove e quando serve. Quello che è importante dire è che oggi manca un punto di riferimento.
L'interoperabilità, quindi, avrà un ruolo di primo piano nello sviluppo della seconda fase e-Gov. Sono previste esplicitazioni formali di questa esigenza nei bandi che sono in fase di stesura (CST e riuso)?
 
     
     
Direi proprio di sì. Nel primo bando questa attenzione non c'è stata perché, ovviamente, non poteva esserci. Devo dire che non conosco nel dettaglio le specifiche del bando sul riuso né di quello sui CST, perché non me ne occupo io, ma da un punto di vista di logica e di stato dell'arte direi proprio che entrambi dovranno mettere in primo piano l'interoperabilità e la cooperazione applicativa. Tenga conto, infatti, che dal momento in cui si è scelto di avviare l'e-Government anche da un punto di vista di cooperazione applicativa, nel redigere i documenti, si è tenuto conto di tutte le differenti esperienze portate avanti con le varie amministrazioni ai vari livelli. Il framework, quindi, è stato costruito in maniera tale da consentire la massima integrazione di questi progetti.
 
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