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ComOnLine: archetipo per i CST provinciali

Ne parliamo con

Giuliano Noci - Docente di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Milano e referente del progetto ComOnLine

L'altra pa si è già occupata ampiamente di ComOnLine come erogatore di servizi per una comunità. Potrebbe presentarci ora le qualità per cui questo progetto si presta ad essere riutilizzato in contesti diversi da quelli per cui era stato pensato originariamente?
 
     
     

Il progetto è nato, sin dalla prima idea progettuale, per essere offerto al riuso. La forza di ComOnLine sta nel lavoro di individuazione delle variabili e delle determinanti che possono influenzare le modalità di gestione del processo in differenti contesti, come ad esempio - ne cito una per tutte - il fatto che un singolo Comune tenga conto della normativa nazionale anziché della normativa locale. La constatazione che esistono numerose variabili di contesto, che indicano come è strutturato e come agisce il Comune, ci ha portato a definire molteplici versioni dello stesso procedimento. Abbiamo, così, creato una sorta di quadro di opzioni possibili di servizi digitalizzati, nell'ambito del quale poter scegliere l'opzione che meglio si presta alla singola realtà comunale considerata.

In questo modo il sistema è indipendente dalla realtà per cui è stato pensato?
 
     
     

Il fatto che ComOnLine sia nato nel territorio di Como è un fatto assolutamente contingente perché il nostro sforzo principale è stato quello di andare a costruire un campione di enti locali rappresentativo di diverse realtà dal punto di vista dell'estensione territoriale, del livello di informatizzazione e del sistema socio economico. In pratica il campione su cui è stato avviato il progetto, conteneva al proprio interno Comuni di grandi, piccole e medie dimensioni, con prevalenza di attività commerciali o, viceversa, a maggiore vocazione industriale e così via. In questo modo abbiamo avuto sufficienti elementi per realizzare un prodotto adattabile a tutte le molteplici realtà che sussistono sul territorio nazionale.

Dalla prima fase c'è stata quindi un'evoluzione?
 
     
     
Rispetto alla fase iniziale l'obiettivo generale è rimasto lo stesso, ma in realtà si è realizzato molto di più di quello che avevamo preventivato, e i 560 servizi resi disponibili, di cui ben 90 di livello di interattività 3 e 4 ne sono una testimonianza lampante. L'evoluzione è consistita, dunque, proprio nel renderci conto che non avrebbe avuto senso tentare di individuare modalità univoche di esercizio di un dato procedimento, perché le modalità possibili e già in uso su tutto il territorio nazionale sono numerosissime e di questo è necessario prenderne atto se si vuole pensare in un ottica di riuso. Non abbiamo voluto imporre procedure, ma fornire strumenti informatizzati per gestire quelle consolidate, nel migliore dei modi.
Quando è stato coinvolto il Politecnico di Milano e con quale ruolo?
 
     
     

Il Politecnico, ed in particolare il suo Polo operante sul territorio di Como, è stato il promotore del progetto insieme al Comune di Como, su finanziamento del ministro per l'Innovazione e le Tecnologie. In un secondo tempo si sono poi aggiunti la Regione Lombardia, che ha considerato questo progetto come sperimentazione di riferimento per l'intero territorio regionale, e la Provincia di Como.
Il Politecnico, che ha svolto il ruolo di coordinamento scientifico delle attività di progetto, ha curato l'intera fase di modellizzazione dei processi e di individuazione dei fattori di contingency, cioè di quei fattori che permettono di classificare differenti modalità di erogazione del procedimento. Il lavoro, portato avanti dalla componente gestionale del Politecnico, si è quindi concentrato sull'analisi organizzativa e sull'individuazione delle differenti possibili opzioni e dei differenti scenari procedurali.

Il portale è stato disegnato con particolari attenzioni, introducendo piccole, ma significative innovazioni. Si tratta di semplici dettagli o di importati contributi all'evoluzione del front office, verso una maggiore attenzione all'utente?
 
     
     

Quelli a cui lei faceva riferimento, non sono assolutamente dettagli. Uno dei temi più rilevati dell'usabilità è, infatti, che la fruibilità/accessibilità di un portale è costituito dall'insieme di tanti dettagli, piccoli, ma importanti, come ad esempio il posizionamento degli oggetti grafici. Quello che abbiamo fatto, oltre a coinvolgere il team del Politecnico che si occupa specificatamente di usabilità, è stato realizzare dei focus group per individuare, sulla base delle esperienze passate, l'insieme dei parametri che massimizzassero l'usabilità, l'accessibilità e la fruibilità del portale. Abbiamo fin da subito adottato una logica di gestione del progetto piuttosto interessante, nel senso che abbiamo cercato di capire quali erano i desiderata dell'utenza, segmentandola, ed abbiamo poi sviluppato una prima architettura del portale. Tale architettura è stata sottoposta all'esame di un gruppo terzo, esterno al progetto, al fine di analizzarla con occhio imparziale e di individuarne le eventuali carenze.

Quali sono state le criticità maggiori incontrate nell'implementazione?
 
     
     
In primo luogo quella riscontrata nel lavoro di mappatura delle esigenze dell'amministrazione. Nell'individuazione delle logiche di procedimento da parte degli enti,infatti, si incontravano/scontravano due mondi, quello tecnico/gestionale da una parte, rappresentato dal team del Politecnico e quello burocratico/amministrativo dall'altra, rappresentato dai dirigenti e dai funzionari delle amministrazioni. Per arrivare ad una mappatura soddisfacente abbiamo dovuto elaborare, quindi, un vocabolario condiviso. Questo è un valore aggiunto acquisito dal nostro gruppo, che ha imparato ad interagire con dei soggetti lontani ad una visione manageriale.
Una seconda difficoltà, che si è poi rivelata altro punto di forza del progetto, è stata il cogliere la grande eterogeneità nell'interpretazione normativa da parte degli enti, per cui ci siamo presto resi conto di quanto fosse pretenzioso individuare a tavolino delle modalità univoche di gestione del procedimento amministrativo. Se volevamo aprire la nostra soluzione al riuso dovevamo lasciare l'utente libero di utilizzare la propria modalità sfruttando a pieno tutte le potenzialità del mezzo informatico.
Infine il terzo elemento è stata la non ancora piena consapevolezza, da parte delle amministrazioni locali, del ruolo e delle potenzialità delle nuove tecnologie. In questo senso abbiamo lavorato molto sulle attività di comunicazione e sensibilizzazione in diverse fasi: da una prima più basilare finalizzata alla comprensione del ruolo delle tecnologie, alla gestione dei processi, fino alla fase attuale, in cui stiamo formando, Comune per Comune, il personale alla modalità di esercizio dei diversi servizi.
Quale sarà il ruolo di ComOnLine in vista del prossimo bando per il riuso? Come vi state muovendo?
 
     
     

Come saprà il portale dei riuso è già attivo a livello centrale e quello che stiamo aspettando adesso è l'uscita del catalogo, al quale abbiamo già presentato domanda di partecipazione. Naturalmente, una volta superata questa prima fase, ci sarà quella di selezione da parte degli enti che non hanno aderito al primo bando, e quella ulteriore finalizzata alla realizzazione vera e propria di progetti di riuso.

E per il bando sui Centri Servizi Territoriali?
 
     
     

Il Centro Servizi Territoriali è la naturale evoluzione di ComOnLine e garantisce, di fatto, la continuità nel tempo a questo progetto. Il primo bando ha generato, infatti, molte applicazioni, ma il problema è mantenere queste applicazioni nel tempo. Il CST rappresenta lo strumento di governo attraverso il quale questo progetto andrà a regime e attraverso il quale cercherà di essere valorizzato su tutto il territorio nazionale.
Il tema del CST coinvolge una molteplicità di attori ed è soprattutto un'occasione importante per porre a sistema le differenti iniziative che nei vari territori vengono portati avanti. Probabilmente vedremo nascere alcuni CST a livello nazionale ed altri a livello regionale. Ma come si è ripetuto più volte, la collocazione ideale per i Centri Servizi Territoriali è quella provinciale. Questa convinzione comincia ad essere abbastanza diffusa soprattutto perché ha il pregio di supportare adeguatamente i piccoli comuni, quelli che sono completamente destrutturati, e non hanno un assetto organizzativo ed informatico adeguato.

A suo avviso esistono "concorrenti" al vostro progetto, in Italia?
 
     
     
La fortuna del nostro progetto è stata quella di vedere coinvolti un numero di enti non eccessivo e, soprattutto, ben localizzati. Questo ha dato la possibilità di raggiungere i risultati che ricordavamo, a differenza, invece, di altri progetti che non hanno avuto questa focalizzazione a livello provinciale, restringendosi ad un livello comunale o espandendosi a quello regionale o addirittura nazionale.
L'entrata della Provincia di Como in ComOnLine sta proprio a significare il ruolo che il progetto vuole assumere, diventando l'archetipo di riferimento per tutti gli enti locali che vorranno aderire a questa nuova modalità di gestione dei servizi e di erogazione dei processi.
In questo ci avvarremo però anche del fondamentale contributo delle Comunità Montane a cui sarà demandata la gestione di alcuni servizi particolari.
Sinceramente non sono a conoscenza di progetti che hanno una focalizzazione provinciale così mirata come quella di ComOnLine, che quindi si pone come un "unicum".
 
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