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Dematerializzazione
dei documenti, ancora ostacoli | |
Dalla
carta allo schermo, dagli archivi fisici ai supporti digitali di vario tipo, dal
camminatore alla posta elettronica. Dopo l'entrata in vigore del Codice della
Pubblica Amministrazione Digitale che ha dato piena validità giuridica
al documento informatico, sono molti gli interrogativi che le nuove norme pongono
alle amministrazioni, sia sotto il profilo normativo che tecnico. Eppure il problema
non è tanto tecnologico, quanto di orientamenti e di priorità. |
| Premessa |
| Il
termine dematerializzazione è un termine ambiguo. Per impostare correttamente
il problema occorre scpostare l'analisi sulla natura dell'oggetto della dematerializzazione,
ovvero il documento amministrativo. Il documento è un oggetto prodotto
da migliaia di anni per dare certezza nelle relazioni sociali, in un sistema giuridico
e in diversi altri contesti. Con le facilitazioni introdotte dalle macchine che
consentono la stampa automatica e la duplicazione, però si è arrivati
ad una situazione insostenibile, in cui si produce carta senza controllo e in
cui l'archiviazione della documentazione diventa un problema sempre più
evidente a cominciare da aspetti logistici fino a quelli economici. Ma abbiamo
veramente bisogno di memoria durevole? In quali casi ne abbiamo bisogno? Chi la
deve produrre? In quali contesti e soprattutto in quali formati va prodotta? Se
non si risponde a queste domande le possibilità offerte dalle tecnologie
per la risoluzione di questa complessità, non servono a molto. L'innovazione
tecnologica è un'opportunità, attraverso la quale si può
usare il documento informatico come strumento di condivisione, semplificazione,
comunicazione, ma a monte deve esserci capacità di analisi e di impegno
interdisciplinare.
| | Una
questione di mentalità | |
Siamo
figli della società della carta, la gente ama la carta e non è facile
abituarsi all'utilizzo di nuovi supporti. Eppure la gestione in digitale dell'enorme
mole di documentazione che quotidianamente le amministrazioni pubbliche, gli enti
e le imprese producono promette di abbattere sprechi, moltiplicare risparmi e
tagliare costi. Un esempio per tutti: una pratica ministeriale ha in media, 20
passaggi, riducendoli di almeno la metà attraverso una qualche procedura
più o meno formale come un messaggio di posta elettronica o altre alternative
possibili, il risparmio sarebbe di oltre 2 miliardi di euro all'anno. Eppure questo
avviene ancora con estrema difficoltà. Perché? Perché la
complessità della problematica è superiore al previsto; perché
prevalgono le questioni normative su quelle tecniche; perché la normativa
vigente è di controversa interpretazione; per la vastità della casistica;
per un possibile "facilismo" nell'individuare soluzioni; e perché
le attuali regole non sono pienamente utilizzabili. Certo la strada che porta
al disco ottico come documento legale universale è ancora disseminata di
ostacoli, ma è anche vero che si sta lavorando perché quella del
documento informatico diventi una realtà applicata.
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| Semplificazione
o informatizzazione? |
| Facciamo
un po' di chiarezza terminologica. Per documento informatico si intende la rappresentazione
informatica di atti, fatti e dati giuridicamente rilevanti (DPR 445 del 28 dicembre
2000). Parlare di documento informatico significa, necessariamente, intervenire
sulla gestione digitale dei flussi documentali e sulle condizioni tecnico-giuridiche
che rendono possibile passare dalla carta al digitale. Infatti è certamente
vero che l'uso dell'ICT abilita a nuovi diritti, ma occorre anche comprendere
realmente quanto siamo nelle condizioni di renderli reali. Già la legge
n.59 del 1997 stabilisce che "gli atti, dati e documenti, formati dalla
pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici,
i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro archiviazione
e trasmissione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli
effetti di legge". Ma la vera criticità sta nel consentire la
gestione del documento dal momento in cui questo si origina al momento in cui
viene distrutto, il cosiddetto "ciclo di Vita del documento". Ciò
è possibile attraverso i due strumenti cardine del protocollo elettronico
e della gestione documentale, considerando le conseguenti implicazioni sugli aspetti
organizzativi e di responsabilità e competenza determinate dal loro utilizzo.
Se è vero, infatti, che bisogna lavorare con i bit, se è vero che
una gestione integrata dei flussi documentali è in grado di rendere più
efficienti i processi di lavoro, riducendo nello stesso tempo i costi interni
della P.A., è, però, anche vero che tutto questo va fatto assicurando:
trasparenza verso cittadini, imprese e altre pa,
accesso alla documentazione da parte di chi lo richiede. Come
fare e con quali strumenti tutto questo, è ben spiegato nel Codice dell'Amministrazione
Digitale (Decreto Legislativo 6 marzo 2005) che propone il quadro ideale di come
vanno fatte le cose, in particolar modo rispetto al presente e al futuro. Ma il
passato? Il problema non è il protocollo informatico o la scansione di
tutta la documentazione. E' ovvio, infatti che se una cosa è inutile non
è che la sua inutilità muta se la informatizziamo, ma a parte il
gioco di parole, avere milioni di documenti scansionati è semplicemente
un problema in più che va affrontato tenendo conto delle tecnologie ma
costituendo sistemi sensati e non assoluti in grado:
di mantenere stabili le relazioni tra i documenti (metodologie di fascicolazione),
di assicurare la durevolezza nel tempo. Dunque
conservazione e gestione documentale come due diversi momenti di uno stesso problema
che va affrontato con adeguati investimenti e grazie alla condivisione e al confronto
delle esperienze. | |
Le
priorità |
| Nel
novembre 2004 è stato istituito il Gruppo di Lavoro per la "dematerializzazione
della documentazione tramite supporto digitale". Tra i suoi compiti quello
di individuare criteri e modalità tecniche per la conservazione digitale
delle diverse tipologie di documenti amministrativi; di definire le regole per
la trasmissione e l'esibizione dei documenti "dematerializzati", in
modo da garantirne l'integrità, la conformità e la provenienza e
di proporre iniziative per razionalizzare, modificare o integrare la normativa
vigente. Il processo di archiviazione e conservazione dei flussi documentali in
forma digitale è un fattore fondamentale per garantire nel tempo l'integrità,
la provenienza, la reperibilità dei documenti. In particolare, le priorità
che si è dato il gruppo sono:
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evitare
la produzione di nuova carta: linee guida semplici e chiare per la gestione
dei documenti digitali e dei messaggi di posta; cartelle; archiviazione personalizzata
uniforme; limitazione della produzione cartacea di pubblicazioni ufficiali (Gazzetta,
Atti Assembleari); attivazione dei procedimenti amministrativi utilizzando le
nuove tecnologie; | |
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gestire
il transitorio: dai fascicoli cartacei ai fascicoli informatici; comunicazione
e trasmissione dei dati tra le amministrazioni; utilizzo della posta elettronica
nei rapporti con cittadini/imprese; | |
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individuare
processi qualificati per la trasposizione in formato digitale o per il riversamento; |
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attuare
pratiche di scarto approntando strumenti di selezione (massimari) coerenti
con i sistemi di classificazione (titolari); | |
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approfondire
gli aspetti tecnologici connessi alla conservazione permanente; |
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ridurre
i tempi di deposito obbligatorio | |
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avviare
interventi formativi per fornire la spinta psicologica al "distacco"
dalla carta | | |
ottenere
risparmi diretti (carta, spazi, ...) e indiretti (tempo, efficienza, ...) |
| | La
normativa |
| D.P.R.
28 dicembre 2000, n. 445 |
Testo
Unico disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa |
| Deliberazione
CNIPA n. 11/04 | Regole
tecniche per la conservazione dei documenti | |
Decreto
Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 |
Codice
dei beni culturali e del paesaggio | |
Normative
specifiche di settore | |
| Decreto
Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 |
Codice
dell'Amministrazione digitale | | D.P.R.
11 febbraio 2005, n. 68 |
Disposizioni
per l'utilizzo della PEC |
D. Lgs.
28 febbraio 2005, n. 42 |
Sistema
pubblico di connettività | |
| Approfondimenti
|
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Codice
della PA Digitale: una scommessa culturale- Ne parliamo con Enrico De Giovanni,
capo ufficio legislativo MIT
Gli approfondimenti Cnipa (1)
(2)
La dematerializzazione dei documenti e le nuove opportunità del Codice
Digitale. Intervento di Prof. Pierluigi Ridolfi, componente CNIPA e Presidente
del GdL per la dematerializzazione (.zip -
569 K)
Il codice della PA digitale
Convegno "La
dematerializzazione dei documenti: gestione documentale, archiviazione e protocollo
elettronico" - FORUM PA 2005
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