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Telelavoro tappa fondamentale per la cultura del risultato

Ne parliamo con

Alessandro Lo Presti - Assessore Bilancio, Personale e C.E.D. Provincia Firenze

Quali sono le motivazioni dietro la scelta di aderire al progetto SMART e di lanciare questa prima sperimentazione sul telelavoro?
 
     
     
L'idea base che sta dietro al progetto di telelavoro che attuerà la Provincia di Firenze è di valorizzare i dipendenti dell'ente che dimostrano competenza ed esperienza, ma purtroppo hanno problemi a recarsi quotidianamente nella sede di lavoro, consentendo loro di prestare, alcuni giorni della settimana, l'attività lavorativa presso la propria abitazione, con autonomia, capacità decisionale e autogestionale. In secondo luogo questa esperienza vuole andare incontro alla necessità, fortemente sentita dall'Amministrazione provinciale di Firenze, di responsabilizzazione i lavoratori consentendo loro di operare in autonomia nelle attività di competenza, dando così avvio al passaggio da una cultura della presenza ad una cultura di risultato. Non ci sono pertanto dubbi sul fatto che il telelavoro sia la giusta strada da intraprendere per contribuire al progressivo dissolvimento dell'idea di lavoro come presenza quotidiana alla scrivania, con l'obbligo connesso di timbrare il cartellino e di svolgere l'attività lavorativa sotto "stretta sorveglianza" da parte del responsabile dell'ufficio, ad un'attività svolta con auto-motivazione e auto-disciplina ma soprattutto in piena capacità decisionale. Con l'applicazione di questa forma flessibile di lavoro si valuta il prodotto e la qualità del lavoro del dipendente e non più la permanenza per sei o nove ore nella sede dell'amministrazione, determinando, in tal modo, un definitivo spostamento verso la cultura del risultato.
Quali sono state le difficoltà maggiori incontrate nel lancio del progetto? E quali le parti coinvolte?
 
     
     
Grazie al lavoro svolto in collaborazione con il FORMEZ non abbiamo incontrato particolari difficoltà di carattere normativo. Gli incontri tenutesi nel corso dei mesi a Firenze, Roma e Napoli ed i chiarimenti resi per via telefonica e telematica hanno consentito al gruppo di lavoro di superare i vari problemi incontrati durante il cammino intrapreso nei 10 mesi.
Anche sul piano amministrativo non abbiamo avuto grosse difficoltà, in quanto l'Ufficio dell'ente all'interno del quale è stata elaborata l'idea progettuale e in cui, successivamente, è stato effettuato lo studio di fattibilità, ha dimostrato subito grande interesse al progetto ed ha collaborato con entusiasmo con il gruppo di lavoro.
Le organizzazioni sindacali, infine, hanno espresso parere positivo in merito al progetto, sollecitando l'Amministrazione ad intraprenderne altri con l'obiettivo, oltre al miglioramento dell'organizzazione del lavoro, di ampliare l'integrazione lavorativa dei soggetti svantaggiati e migliorare la qualità della vita dei dipendenti.
Dal punto di vista tecnologico l'amministrazione ha dovuto dotarsi di sistemi particolari o si tratta di tecnologie che facevano già parte dell'infrastruttura e del pacchetto di applicativi della Provincia?
 
     
     
Il progetto sperimentale denominato LAC, acronimo di Lavorare A Casa, coinvolgerà una dipendente che dalla propria abitazione sarà chiamata a svolgere un'attività di inserimento dati e che, pertanto, non richiederà sistemi informatici particolari se non le tecnologie standard del WEB. E' comunque prevista l'adozione di tecnologie che consentiranno la realizzazione di reti private virtuali.
L'Amministrazione provinciale sta predisponendo un collegamento Internet ADSL nell'abitazione del dipendente addossandosene i costi dell'abbonamento.
Come è stato scelto la dipendente coinvolta nella sperimentazione?
 
     
     
Il gruppo di lavoro dopo aver individuato l'attività telelavorabile fra quelle svolte all'interno dell'Ufficio Dotazione Organica e Concorsi, ha proceduto alla scelta della dipendente nel rispetto della normativa vigente ovvero ha consegnato un questionario alle dipendenti in situazione di disabilità-psicofisiche o con esigenza di cura dei figli minori di 8 anni o di familiari conviventi.
I compiti della telelavoratrice riguardano la creazione, l'elaborazione e la trasmissione di informazioni tramite il PC al Dipartimento della Funzione Pubblica relative alle denunce "Anagrafe prestazioni dipendenti dell'ente" e "Anagrafe incarichi consulenti esterni".
Il telelavoro per la Provincia rappresenta un costo da sostenere per venire in contro alle esigenze dei dipendenti, o è anche un modo per ridurre costi aumentando l'efficienza lavorativa?
 
     
     
Dagli studi effettuati sui costi e benefici sull'attuazione del progetto, è emerso che si realizzeranno dei notevoli risparmi, in particolar modo si verificherà una condivisione di una scrivania nell'arco della settimana, in quanto i giorni in cui la dipendente svolgerà l'attività di telelavoro domiciliare coincideranno con quelli in cui un'altra dipendente dello stesso Ufficio in part-time verticale svolgerà l'attività in ufficio. Nel contempo produce degli indubbi vantaggi a favore dell'amministrazione come la riduzione dei costi gestionali legati ai luoghi fisici di lavoro, minore assenteismo, diminuzione dei tempi legati al lavoro burocratico, incrementi di produttività anche grazie alla possibilità di organizzare i processi di lavoro per obiettivi e di spostare i controlli d'efficienza da parametri quantitativi (tempo) a parametri qualitativi (risultato).
Il progetto può essere considerato come un caso simbolico o potrebbe essere il primo passo per un cambio di visione nella strategia di gestione delle risorse umane e di organizzazione dell'ente?
 
     
     
Indubbiamente si tratta del primo passo e siamo consapevoli della mole di lavoro che ci attende per arrivare ad un cambiamento complessivo di gestione delle risorse umane. È evidente però che per noi il progetto apre la strada per una sperimentazione significativa che si inserisce nel programma complessivo del nostro ente di puntare al miglioramento dell'organizzazione del lavoro, al miglioramento della qualità della vita dei dipendenti e all'ampliamento dell'integrazione lavorativa dei soggetti svantaggiati.
Ma soprattutto ritengo d'enorme spessore i benefici derivanti alla collettività nel suo insieme. Si pensi ai vantaggi che possono derivare in termini di riduzione della "pressione umana" sulle città (basti pensare al sistema dei trasporti e alla viabilità), al miglioramento della partecipazione e della socialità dovuta all'aumento del tempo libero dei cittadini che può tradursi in impegno culturale, politico, in attività di volontariato, sportive e ricreative: insomma un nuovo rapporto tra lavoro e vita, un modello evoluto di civilizzazione che migliora la società nel suo complesso.
Quali saranno, eventualmente, le future applicazioni della soluzione sperimentata?
 
     
     
A primavera del prossimo anno cioè allo scadere del semestre di applicazione del progetto sperimentale, sarà effettuata una valutazione sull'opportunità di proseguire l'iniziativa.
Non ho dubbi sull'ampliamento. In Provincia sta maturando questo salto di mentalità ed è stata compresa fino in fondo la portata rivoluzionaria di questo strumento in mano agli enti locali.
 
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