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Calamità naturali, la tecnolgia può essere di aiuto?

L'Altra pa ritorna dalla lunga pausa estiva partendo da un argomento di pressante attualità: in che modo la tecnologia può essere d'aiuto nel prevenire e nell'affrontare le emergenze dovute a disastri naturali, smottamenti, alluvioni o inondazioni come quelle che, in misura sempre maggiore negli ultimi mesi, catturano l'attenzione dei media con le loro tragiche conseguenze? Sistemi di rilevamento, monitoraggio e controllo sono essenziali per affrontare i pericoli provocati dai cambiamenti climatici degli ultimi anni e per correggere tempestivamente eventuali interventi sconsiderati dell'uomo. A dimostrarlo ci sono importanti esempi di successo in tutto il mondo, dall'Europa alla Cina, ma la tecnologia, da sola, può non può bastare.

La valutazione del rischio da un punto di vista analiticoo

Il dissesto idrogeologico si presenta in modo differente a seconda dell'assetto geologico di un territorio. Certamente frane, esondazioni, dissesti morfologici di carattere torrentizio e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura hanno un ruolo fondamentale, tuttavia il rischio è fortemente condizionato dall'azione dell'uomo e dalle continue modifiche che essa causa ad una determinata regione. Le attività umane, infatti, hanno la doppia conseguenza di incrementare la possibilità di accadimento di eventi e, contemporaneamente, di aumentare la presenza di beni e di persone nelle zone a rischio, trasformando semplici eventi naturali in vere e proprie catastrofi. L'abbandono dei terreni montani, l'abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l'uso di tecniche agricole poco rispettose dell'ambiente, l'apertura di cave di prestito, l'occupazione di zone di pertinenza fluviale, l'estrazione incontrollata di acqua e gas dal sottosuolo, il prelievo abusivo di inerti dagli alvei fluviali, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d'acqua aggravano esponenzialmente il dissesto idrogeologico e rendono pressante il passaggio da una politica incentrata sulla riparazione dei danni e sull'erogazione di provvidenze, ad una cultura di previsione e prevenzione, diffusa a vari livelli, imperniata sull'individuazione delle condizioni di rischio ed all'adozione di interventi finalizzati alla minimizzazione dell'impatto degli eventi.
In termini analitici, il rischio idrogeologico è espresso da una formula che lega pericolosità, vulnerabilità (grado di perdite in base ad una determinata scala di magnitudo) e valore esposto (risorse umane ed economiche esposte alla calamità):

Rischio = pericolosità x vulnerabilità x valore

Il rischio è quindi il prodotto della probabilità di accadimento di un evento per le dimensioni del danno atteso.

Immagini dal satellite e sistemi integrati, ecco la formula migliore

Prevenire i danni causati da un eventuale calamità naturale, quindi, non è solo questione di rilevamento meteorologico, ma comporta un'attenzione ed un'abitudine costante al monitoraggio e al controllo delle attività umane sul territorio. In pratica il problema non è sapere se e quando un nuovo tornado o un'inondazione colpirà una determinata area, bensì conoscere in maniera approfondita quali sarebbero gli eventuali danni se ciò dovesse verificarsi, adottando le misure adeguate per ridurli al minimo, e procurandosi gli strumenti necessari per un intervento tempestivo.
Per questo l'accesso ad informazioni attendibili e per tempo, sullo stato e l'evoluzione dell'ambiente sulla Terra a tutti i livelli, ha un valore strategico nello sviluppo delle nazioni e delle regioni e, soprattutto, nel loro ruolo a livello mondiale.
La parola d'ordine è conoscenza. Conoscenza del proprio territorio sia dal punto di vista idrogeologico e morfologico che da quello delle attività umane presenti, ma anche conoscenza di ciò che avviene nei territori circostanti, attraverso uno scambio continuo dei dati sulle singole rilevazioni. Da questo punto di vista la tecnologia è, dunque, fondamentale. I sistemi di telerilevamento aereo, radar o satellitare, ad esempio, permettono non solo di conoscere in tempo reale l'entità dei fenomeni che interessano un determinato territorio, ma anche di monitorare eventuali abusi ed azioni scorrette, consentendo alle amministrazioni e alle autorità competenti di provvedere in maniera adeguata. D'altra parte per garantire elevati standard le tecnologie di rilevamento devono essere il più accurate possibili, coinvolgendo l'analisi di una mole spaventosa di dati, per gestire la quale sono necessari sistemi di integrazione e di calcolo avanzati, software specializzati e reti di collegamento e comunicazione veloci ed affidabili.

GMES una rete satellitare per l'Europa

L'obiettivo del progetto GMES (Global Monitoring for Environment and Security), lanciato nel 1998 dalla Commissione Europea in collaborazione con un gruppo di agenzie spaziali, è quello di facilitare e favorire, nei prossimi anni, la fornitura di dati, informazioni e conoscenze di qualità elevata. L'assunto fondamentale del progetto è quello per cui trarre informazioni utili su un determinato aspetto di governo dall'osservazione ambientale è uno sforzo enorme che non può essere affrontato singolarmente da ogni Nazione.
Il piano d'azione di GMES mira a creare, entro il 2008, una capacità europea operativa ed autonoma di monitoraggio globale per l'ambiente e la sicurezza, predisponendo proposte concrete per la sua realizzazione tese a:
Far fronte agli impegni ambientali dell'Europa;
Supportare lo sviluppo sostenibile sia sul territorio europeo sia globalmente;
Contribuire alla sicurezza dei cittadini europei fornendo fonti di informazione alla protezione civile e agli aiuti umanitari.
Tra l'altro, GMES sarà di aiuto per raggiungere gli obiettivi di Lisbona, che vanno verso un'Europa che diventi la società più competitiva, e basata su una conoscenza dinamica, a livello mondiale entro il 2010.
Dal punto di vista tecnico, l'Agenzia Spaziale Europea ha stanziato circa 83 milioni di Euro per avviare un certo numero di progetti GMES. Questi progetti, nati alla fine del 2002, coprono una molteplicità di temi, come il monitoraggio globale delle foreste nel contesto delle esigenze del Protocollo di Kyoto, le informazioni per prevenire o ridurre l'impatto delle inondazioni o degli incendi boschivi, il monitoraggio dei ghiacci in mare per la circolazione navale, o il monitoraggio delle risorse agricole per la sicurezza del cibo a livello globale.

Un grande progetto in Cina contro siccità ed inondazioni

Nell'immenso territorio cinese da migliaia di anni le attività umane si sono costituite attorno all'acqua. Le periodiche alluvioni monsoniche, le piene dei fiumi e la fitta rete idrica che fino a qualche decennio fa regolavano la vita di un miliardo di cinesi, con il passare del tempo hanno, però, cominciato ad assumere sempre più l'aspetto e le forme di terrificanti disastri.
La Cina è, infatti, una tra le nazioni più colpite dall'erosione del suolo e dai danni alle risorse idriche, con perdite che ogni anno che coinvolgono circa 5 miliardi di tonnellate di terreno e 700.000 ettari di terre coltivate. Fonti del Ministero Cinese per le Risorse Idriche, indicano che dall'inizio del 2005 inondazioni, tifoni e frane provocate dalle forti piogge hanno già colpito 27 delle 31 province della Cina continentale, e la stagione delle piogge è ancora lontana dalla sua conclusione. Contemporaneamente, mentre le piogge torrenziali stanno causando danni ingenti in queste aree, la siccità colpisce altre regioni sollecitando l'esigenza di misure adeguate d'intervento. Per questo il Governo Cinese ha attuato sin dal 1991 una serie di misure tese a salvaguardare e a tutelare il proprio territorio e le proprie risorse idriche, intervenendo drasticamente contro gli abusi e, allo stesso tempo, monitorando continuamente lo stato di salute del territorio. Misure che alla fine di questa estate sono culminate nella realizzazione di un grande progetto, da parte di cinque tra le principali agenzie governative cinesi per la gestione delle risorse idriche: un nuovo sistema informativo integrato per il controllo e la gestione in tempo reale delle inondazioni e delle emergenze legate alla siccità.
I protagonisti di questo progetto all'avanguardia per la protezione del territorio e la difesa della vita in aree critiche del Paese sono i dipartimenti per le risorse idriche della province di Guandgong, Anhui e Henan, e le commissioni per le risorse idriche dei bacini del Huai River e del Hai River, affiancati, dal punto di vista tecnologico, dalla Nortel. Con la stessa società già nel 2004 era stato realizzato il sistema di comunicazione multimediale del dipartimento di Anhui sperimentato con successo nella stagione pluviale dello scorso anno e in quella attualmente corso.
Una nuova rete ad alta affidabilità garantirà la condivisione in tempo reale delle informazioni sulle condizioni del flusso delle acque e sulle operazioni di controllo, e consentirà la massima flessibilità e di comunicazione tra il personale di controllo e di intervento delle diverse agenzie in modalità voce, dati, video e fax.

E l'Italia?

Il dissesto idrogeologico rappresenta per il nostro Paese un problema di notevole rilevanza, visti gli ingenti danni arrecati ogni anno ai beni e, soprattutto, alle persone. Le principali attività avviate in questo senso si basano, quindi, sulla previsione e prevenzione del rischio, attraverso un collegamento sempre più stretto tra protezione civile e mondo della ricerca scientifica. Nuovi sistemi tecnologici di raccolta ed elaborazione delle informazioni, centri di elaborazione dei dati in grado di segnalare con il massimo anticipo possibile le probabilità che si verifichino eventi catastrofici, elaborazione di sofisticate ed efficienti cartografie di rischio, e promozione di strumenti normativi e tecnici finalizzati alla prevenzione ed alla mitigazione dei danni sono gli obiettivi principali di questo programma di collaborazione.
Il monitoraggio idropluviometrico - Quando inizia un evento meteorologico, è fondamentale seguirne il corso, sia per quanto riguarda le fenomenologie atmosferiche che per gli effetti al suolo, in modo da poter descrivere i fenomeni e delinearne l'evoluzione futura. Sensori in telemisura (termometri, anemometri, pluviometri, idrometri e nivometri) sono in grado di trasmettere, in tempo reale, i dati rilevati ai centri di raccolta e di elaborazione. I dati raccolti a terra, vengono poi integrati da dati di remote sensing (satelliti e radar), disponibili in tempo reale. Negli ultimi anni, a seguito della L. 267/98, è stato deciso il potenziamento della rete di sensori di monitoraggio, mediante il conferimento di appositi finanziamenti alle Regioni.
La rete nazionale dei Centri Funzionali - promossa dal Dipartimento della Protezione Civile e realizzata dalla Regione Basilicata su delega della Conferenza Stato-Regioni, la rete si propone di realizzare un sistema di supporto decisionale per l'emissione delle allerta per rischio idrogeologico. I Centri Funzionali sono caratterizzati da unitarietà di procedure e di modalità di scambio dei dati, compatibilmente con l'autonomia di gestione dell'emergenza delle singole Regioni sul territorio di propria competenza.
Il piano radar - Uno degli strumenti operativi più utili nel monitoraggio e nelle previsioni a brevissima scadenza, è costituito dal radar meteorologico. L'output principale è una mappa di riflettività, ovvero un diagramma che mostra in tempo reale lo spostamento delle cellule temporalesche, con notevole precisione e rapidità.

Tecnologia ma non solo

La tecnologia quindi può fornire strumenti in grado di studiare gli effetti delle catastrofi naturali e prevenirle parzialmente, ma non è, ovviamente, la soluzione ad ogni male. I tragici esempi di quest'estate delle inondazioni nell'Europa centrale e del disastro di New Orleans, mostrando drammaticamente come non basta prevenire un tornado per salvare delle vite, ma è necessaria, come ci spiega Paola Bertuccioli della Protezione civile, "Una conoscenza del territorio, dettagliata in uno scenario di rischio. Su questi dati, poi, biosgna impostare tutte le misure di salvaguardia e di intervento necessarie. Ovviamente occorre mettere in atto in contemporanea misure di pronto intervento per ridurre gli effetti e circoscrivere l'area allagata ed altri interventi più radicali, come l'evacuazione degli abitanti. Tutte queste misure devono essere comunque definite nel Piano di Emergenza che comprende anche il dettaglio delle macchina organizzativa che si deve mettere in moto allo scattare di certi livelli di allarme. Senza la preparazione e la competenza, la tecnolgia può fare ben poco".

Approfondimenti

L'intervista con Paola Bertuccioli, del dipartimento della Protezione Civile
Piemonete ed Emilia Romagna puntano sul digitale per la rete della Protezione Civile, Dossier Altra pa del 24/04/2005
Il portale web del Ministero Cinese per le Risorse Idriche
Il portale del Dipartimento della Protezione Civile Italiana
Il progetto GMES

 
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