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ne parliamo con
 

La tecnologia prevede ma non basta

Ne parliamo con

Paola Bertuccioli -

Ufficio P
ianificazione, valutazione e prevenzione del Dipartimento della Protezione Civile

Il rischio idrogeologico negli ultimi mesi si è concretizzato nella sua drammaticità mettendo in evidenza molte delle lacune del sistema di prevenzione e gestione delle emergenze. Evidentemente prevenire non vuol dire solo prevedere?
 
     
     
È proprio così, la "previsione" e la "prevenzione", sono riconosciute come due attività distinte. Nella prima, quella di previsione, gioca un ruolo molto importante la tecnologia perché per prevedere un evento meteorico si utilizzano radar, satelliti e altri modelli molto sofisticati. E questo riguarda il prevedere solo l'evento meteorologico come può essere un alluvione. C'è poi anche una parte di previsione sugli effetti al suolo, ad esempio in caso di alluvione è necessario prevedere qualieffetti potrebbero avere sul terreno quella determinata quantità di pioggia, se provocherà frane o qualche altro tipo di conseguenze. Ciò è possibile grazie all'utilizzo di piattaforme satellitari per l'osservazione ed il rilevamento, di apparati radar meteorologici e di adeguate strumentazioni a terra come stazioni di misura idro-meteopluviometriche, ma anche grazie l'utilizzo di modelli che simulano il comportamento dell'evento, ipotizzando come si svilupperà e quale sarà la sua portata. Questo fa ancora parte della previsione che possiamo distinguere in una previsione dell'evento meteo, una previsione di quello che può succedere al suolo e infine, una previsione, detta anche Ipotesi di Scenario, che deve dare indicazioni sullo scenario di rischio. Rimanendo sempre nell'esempio della piena, nell'ipotesi di scenario in caso di rischio di piena sarà necessario sapere cosa c'è nel territorio che verrà colpito, quali sono gli elementi a rischio e dove possono verificarsi danni e pericolo per le persone e per la loro incolumità. Poi, su tutta la fase di previsione, viene impostata la prevenzione. Quindi per poter prevenire è necessaria una conoscenza del territorio, dettagliata nello scenario di rischio e su questo si impostano, poi, tutte quelle misure di salvaguardia e di intervento che devono essere attuate.
Ovviamente si mettono in atto in contemporanea misure di pronto intervento per ridurre gli effetti e circoscrivere l'area allagata ed altri interventi come l'evacuazione. Tutte queste misure sono comunque definite nel Piano di emergenza che comprende anche il dettaglio delle macchina organizzativa che si deve mettere in moto allo scattare di certi livelli di allarme.
Quali sono gli strumenti tecnologici che consentono il coordinamento in loco nella gestione delle emergenze di questo tipo?
 
     
     
A livello nazionale si sta lavorando proprio in direzione di un modello che permetta lo scambio di informazioni tra i diversi soggetti coinvolti nella gestione di una emergenza idrogeologica. Lo stesso Bertolaso, capo del Dipartimento della Protezione Civile, promuove all'estero il sistema che stiamo mettendo in atto in Italia e che coinvolge, in parte, le reti di interconnessione che già esistono a livello europeo. Al momento, a livello nazionale, sono previsti diversi livelli di comunicazione a secondo delle dimensioni e dell'intensità del fenomeno previsto. Esiste una rete informativa che è gestita a livello regionale mentre per quel che riguarda la previsione e la prevenzione ci sono i centri funzionali regionali coordinati a livello nazionale. Questo in base alla direttiva febbraio 2004 che riguarda il sistema di allertamento nazionale che per il rischio idrogeologico, nel quale si afferma che simili emergenze devono essere gestite sia a livello centrale che regionale. Questo sistema prevede un centro funzionale che si occupa proprio delle attività di previsione e prevenzione, di cui parlavamo prima, oltre che del monitoraggio contemporaneo all'evento stesso. I centri funzionali sono dislocati in ogni regione e provincia autonoma e in più c'è un Centro Funzionale Nazionale che è gestito dal nostro Dipartimento. Esiste, quindi, una rete di interconnessione per cui le informazioni arrivano al centro funzionale nazionale e vengono scambiate fra i centri che hanno competenza su quel territorio o sui territori limitrofi. Questo consente di avere un'informazione distribuita e permette la valutazione effettiva del tipo di fenomeno dando la possibilità di prevedere le necessità di intervento con soccorsi sempre maggiori a mano a mano che si sale i livello. Nello specifico, l'intervento nazionale è previsto per quei casi che la normativa definisce di Livello C.
Qual è la corretta gestione della comunicazione durante i disastri?
 
     
     
La comunicazione è fondamentale. Mi riferisco a tutto ciò che bisogna far sapere prima dell'evento in modo che la popolazione sia preparata. Nel momento di previsione e prevenzione è prevista una fase di studio per ipotizzare quale potrebbe essere l'eventualità nella peggiore delle ipotesi, in modo tale da prendere per tempo le dovute contromisure. In questo modo, infatti, si può avere un'idea di quello che potrà accadere ed informare la popolazione sulle misure che dovranno essere adottate. Logicamente parte della comunicazione alle persone va anche gestita durante l'evento, per continuare a informare la popolazione su quello che viene previsto nel piano di emergenza. Un altro aspetto di comunicazione importante sono le esercitazioni necessarie, appunto, a testare i Piani di emergenza e far sì che la popolazione sia già pronta.
Non è possibile che sia solo la natura ad accanirsi contro l'uomo ma quello che sta succedendo, è anche il risultato di interventi invasivi dell'uomo. Esistono in questo senso strumenti e progetti, anche in Italia, per il monitoraggio dell'attività umana?
 
     
     
La Protezione Civile ha il compito di salvaguardare non solo la vita umana e le persone ma anche l'ambiente e i beni, e questo lo fa "in tempo reale". Ci sono, poi, altre strutture che hanno compiti simili o comunque complementari a quello della Protezione Civile e che svolgono queste funzioni in tempi diversi. Nello specifico i compiti della Protezione Civile sono dedicati all'evento, alla sua prevenzione e alla sua gestione. Tutte quelle attività necessitano, invece, di tempi molto lunghi per essere messe in atto, pur avendo come fine la salvaguardia delle vite umane, sono svolte da altre strutture. Mi vengono in mente, ad esempio, i Dipartimenti dedicati del Ministero dell'Ambiente. naturalemnte poi, dato che la base conosciuta sulla quale muoversi in tempo reale è la stessa, è logico che anche la Protezione Civile segua queste informazioni e conoscenze sull'evoluzione degli insediamenti umani in uno specifico territorio. Ad esempio, ritornando al discorso del piano di emergenza, è necessario conoscere esattamente qual è lo stato dell'area interessata da tutti i punti di vista, compresi gli insediamenti, gli eventuali edifici abusivi ecc.
Quali sono oggi sul nostro territorio le zone più a rischio?
 
     
     
A seguito del tragico evento di Sarno, sono state emanate delle leggi che hanno obbligato ciascuna Autorità di Bacino, per conto del Ministero dell'Ambiente, ad individuareo le aree a rischio idrogeologico del proprio territorio. Questa fotografia è stata completata per quasi tutto il territorio nazionale. In generale il rischio è molto diffuso in tutta Italia. Questi piani oltre ad individuare le aree a rischio, hanno dovuto anche prevedere dei programmi di intervento per la messa in sicurezza, ma, con molta franchezza poso dirle che le cifre necessarie per la messa in sicurezza totale di un trriotrio sono molto elevate e richiedono tempi lunghissimi, stimati in decine e decina di anni. È proprio all'interno di questa difficoltà di mettere tutto in sicurezza che si inserisce l'attività della Protezione Civile: sapendo che l'area è a rischio e che i tempi per metterla in sicurezza saranno lunghi la Protezione Civile, con la sua attività di previsione e prevenzione, ha il compito di limitare i danni e salvaguardare la vita umana.
Rispetto al disastro di New Orleans, gli Stati Uniti non sono certo un paese arretrato in temi di tecnologie. Come è stato possibile tutto ciò?
 
     
     
Visto quanto è avanzata la tecnologia che oggi si utilizza, credo che dal punto di vista della previsione sia andato tutto egregiamente. Quello che non si sapeva bene era l'evoluzione dell'evento e di conseguenza le misure di prevenzione hanno risentito di questo. In più stiamo parlando di un territorio vasto e con un alto numero di abitanti che è stato colpito da un evento intenso. Probabilmente non sono stati considerati correttamente e in modo puntuale gli impatti rispetto al suolo e all'insediamento che caratterizzavano quel territorio sia da un punto di vista demografico che edilizio. Anche un eventuale allontanamento degli abitanti avrebbe dovuto essere adeguatamente programmato visto il numero di individui coinvolti. Di certo la dimensione dell'evento è stata eccezionale ma è anche vero che quando la tecnologia avanzata aiuta a fare una previsione, questa serve a poco se non si attua un'adeguata prevenzione rispetto agli effetti che potrebbero verificarsi. La tecnologia aiuta nella previsione, ma la prevenzione deve essere attuata.
 
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