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La Banda Larga e l'Italia: eccellenze e ritardi nel Rapporto Anfov 2005

Più internet al Sud, ma non basta. L’Italia resta ancora indietro a livello internazionale. E va meglio nell'innovazione la Pubblica Amministrazione che il privato. Insomma, l'utilizzo della banda larga in Italia cresce a ritmi europei, ma non altrettanto si puo' dire dell'apertura del mercato, molto al di sotto della media dell'Ue a 25. Questo è quanto emerge dal rapporto Rapporto Anfov 2005 pubblicato su regioni.it.

La Banda Larga e l'Italia: eccellenze e ritardi nel Rapporto Anfov 2005

Dopo la Sicilia, anche in Campania, Puglia e Calabria saranno realizzati 790 chilometri di rete in fibra ottica. In Calabria saranno realizzati 260 chilometri di rete in fibra ottica, che ridurranno del 38 per cento il divario tecnologico con le altre zone del Paese; in Puglia si arrivera' a 350 chilometri; in Calabria saranno 105 mila i cittadini di 25comuni interessati dai lavori. E' attiva la banda larga per l'accesso veloce ad internet nella Comunita' Montana del Savuto, in provincia di Cosenza; mentre si chiama 'Mercurio Fvg' la societa' a partecipazione pubblica che la Regione Friuli Venezia Giulia costituira' per creare un'infrastruttura di rete di telecomunicazioni a banda larga regionale.
L'Italia ha compiuto molti passi in avanti nel campo dell'informatizzazione, ma alcune criticita' impediscono il pieno compimento dell'era digitale anche nel nostro paese. E' quanto emerge dal Rapporto Anfov 2005 (Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione). Secondo il rapporto l'Italia occupa il 17/o posto di una ipotetica classifica mondiale in quanto a diffusione della larga banda, posizione conquistata grazie a una crescita dei collegamenti che nel 2003 e' stata di 2,28 milioni di unita', fino a raggiungere, nel 2004, i 4,43 milioni di linee.
Leader indiscusso del settore e' la Corea del Sud, con 14 linee ogni 100 abitanti, quasi il doppio di quelle installate nel Bel Paese (7,8), che a sua volta si pone dietro a Francia, con oltre il 10%, e Germania (8%), ma davanti al Regno Unito e alla Spagna. Se si considerano tutti gli accessi, comprese le linee 3G, l'Italia, con l'8,3%, si colloca nella media europea di 8,4 accessi a banda larga ogni 100 persone. Oltre la media si trovano Olanda e Danimarca (18% circa), seguite da Belgio (16%) e Svezia (15%).
La trasmissione via etere e' l'unica soluzione finora al problema della banda larga nei piccoli comuni difficili da raggiungere. Siamo un Paese che cerca di recuperare terreno nelle autostrade informatiche e punta a raggiungere i 7-8 milioni di collegamenti a larga banda entro il 2005, grazie sopratutto alla domanda pubblica. Manca una cultura dell'innovazione tecnologica nelle imprese, che è ancora troppo debole. Infatti, l
'utilizzo della banda larga in Italia cresce a ritmi europei, ma non altrettanto si puo' dire dell'apertura del mercato, molto al di sotto della media dell'Ue a 25. Stando allo studio, in Italia la quota di mercato riservata ai nuovi entranti e' pari al 27%. Una percentuale che colloca il Paese al quartultimo posto della classifica: peggio di noi, infatti, fanno solo Polonia (0%), Portogallo (19%) e Germania (20%). La media europea, invece, e' al 47%: vale a dire, in sostanza, che ogni due clienti di Internet a banda larga, uno ha scelto l'ex monopolista e l'altro un nuovo operatore. La situazione piu' rosea, dal punto di vista della concorrenza, si trova inaspettatamente in Romania, dove la quota di mercato riservata agli operatori appena entrati e' addirittura del 100% (ma i clienti sono appena l'1,4% del totale). Tra i maggiori Paesi europei, la Gran Bretagna svetta ai primi posti con il 75%, mentre in Francia la quota dei nuovi e' pari al 57% e in Svezia al 60%. Ecco in una tabella la quota di mercato dei nuovi entranti nei vari Paesi e la penetrazione della banda larga ogni 100 abitanti.

 

 

Il Progetto i2010: per una convergenza delle tecnologieL

La convergenza delle tecnologie richiede la convergenza delle politiche programmatiche ed e' proprio questa convergenza l'obiettivo principale del Progetto i2010 basato su tre pilastri:

1. L'intervento sugli strumenti normativi a disposizione della Commissione Ue per creare una cornice moderna e orientata al mercato in grado di sviluppare l'economia digitale.

2. L'intervento sugli strumenti per la ricerca e sviluppo in modo da rafforzare la capacita' d'innovazione dell'industria europea e utilizzarla nelle applicazioni industriali.

3. La promozione di una societa' dell'informazione europea inclusiva utilizzando gli strumenti a disposizione della Commissione Ue.

 
 

 
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