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Riuso,
un'opportunità da sfruttare Ne
parliamo con
Alfonso
Fuggetta - direttore scientifico del Cefriel, Politecnico di Milano |
| Perchè
nello scenario attuale di evoluzione dei sistemi informativi pubblici, il riuso
delle applicazioni informatiche è considerato un tema prioritario? | |
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| Il
tema del riuso è emerso proprio nell'ambito dei confronti fatti all'interno
della Commissione di e-government e in particolare la commissione dedicata all'open
source di cui faccio parte. Sostanzialmente, l'idea di fondo da cui siamo partiti
è che una della quote maggiori di spesa della pa italiana ha a che fare
con lo sviluppo di soluzioni personalizzate ovvero soluzioni che vengono commissionate
dalla specifica amministrazione e realizzate da sviluppatori software secondo
le specifiche date dall'amministrazione stessa. Come nel caso del Sistema Sanitario
Nazionale o per i software sviluppati per la gestione del personale nella Pubblica
Istruzione. In entrambi i casi i tratta di software che non possono essere acquisisti
attraverso l'acquisto di pacchetti ma devono essere sviluppati ad hoc. Il punto
è che spesso succede che questi software vengono sviluppati da diverse
amministrazioni quando in realtà un'esperienza, se condivisa, potrebbe
essere "riusata", soprattutto se si tratta di comuni e province, ovvero
pa locale, mentre magari per organi più centrali come un ministero, le
esigenze sono diverse e sicuramente più articolate quindi è richiesta
una customizzazione dell'applicazione. |
| Allora
come facilitare il riuso? | |
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| Riusare
significa principalmente risparmiare indagando se per la soddisfazione della particolare
esigenza esiste già un prodotto, una soluzione testata e utilizzata da
poter riutilizzare adattandola alle specifiche esigenze. Perché ciò
accada è necessaria prima di tutto una volontà politica. Sembra
improbabile ma sono tante le amministrazioni non inclini a riusare una soluzione
di un'altra amministrazione per motivi che spaziano dal politico allo strategico.
Eppure pensando questo, non si riflette sull'importanza della condivisione delle
informazioni e sui conseguanti vantaggi. Ecco perché per facilitare il
riuso da un punto di vista tecnico-economico servono strumenti per la circolazione
delle informazioni e per il reperimento dei dati/informazioni, come potrebbe essere
una comunità virtuale. In questo senso il portale è uno dei possibili
approcci: un luogo dove le diverse amministrazioni possono raccontare le loro
esperienze, condividere informazioni sulle funzionalità dei software utilizzati,
sul loro grado di soddisfazione, sui vincoli che ne derivano dall'utilizzo. Una
serie di dati che, se resi disponibili, permettono a altre amministrazioni di
sapere a chi rivolgersi. Tra l'altro sul portale si possono rendere disponibili
gli stessi software. |
| Dunque
non solo di resistenze di tipo tecnologico ma addirittura polico-organizzative? | |
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| Dal
punto di vista tecnologico ci sono due problemi principali. Il primo riguarda
la necessaria verifica di coerenza applicativa del software riusato ai requisiti
del nuovo utente. Molte volte un software potenzialmente utile si scopre non essere
adatto ed è questo il caso di Incompatibilità che può essere
poi parziale e non. Il secondo problema tecnologico riguarda l'architettura. Le
faccio un esempio: se ho sviluppato un programma in Visual Basic per Windows e
chi lo devo riusare lo fa su un'architettura Linux basata su Java è ovvio
che l'adattamento dal punto di vista dell'esecuzione del programma da un ambiente
ad un altro è complesso e in alcuni casi non possibile. Da qui la necessità
di creare delle architetture e dei sistemi che siamo interoperabili, altra parola
chiave di questa seconda fase del processo di informatizzazione della pa italiana.
Ci sono poi i limiti di stampo culturale. Come accennavo prima arriviamo
a casi di amministrazioni che non hanno riutilizzato un software perché
sviluppato da amministrazioni di orientamento politico contrapposto, o anche semplicemente
perché determinate a sottolineare la loro autonomia anche nello sviluppo
delle soluzioni informatiche di cui necessitano. Ci sono quindi difficoltà
di ordine tecnologico, barriere di stampo culturale ma certa è una cosa:
quella del riuso è un'opportunità grossa quindi essere bravi a sfruttarla
al massimo. |
| Quali
sono i vantaggi del riuso per le amministrazioni? | |
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| Premesso
che il riuso non è così banale viste le problematiche tecniche e
organizzative che abbiamo accennato, in linea generale là dove ci si riesce
i vantaggi sono di tipo economico: riusare un programma significa risparmiare
e questo è un vantaggio sia per l'amministrazione che per il cittadino.
Inoltre, si riducono i tempi in cui far partire un servizio:: se una soluzione
è già disponibile e la posso usare o adattare senza doverla rifare
è ovvio che posso metterla in esercizio con tempi più ridotti. Infine,
se una soluzione esiste ed è utilizzata significa che potrò godere
dei feed back, dei miglioramenti derivati dal suo utilizzo e invece di cominciare
da zero parto da un'esperienza esistente e questo si riflette fin dall'inizio
sulla qualità del servizio. Ci tengo però a sottolineare come non
si tratta di un percorso sempre semplice, in casi passati il riuso non è
stato poi così immediato. In alcuni casi addirittura si è visto
che conveniva di più realizzare l'applicazione ex novo. Si tratta di concepire
un processo complessivo di impostazione di sviluppo del software in modo che sia
riusabile magari con un confronto fra le amministrazioni fin dalle prime fasi
di sviluppo delle applicazioni che intendono utilizzare. Il riuso quindi è
una parte di un complesso processo che riguarda una visione più armonica
e efficiente degli investimenti in IT delle PA. |
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| Risparmiando
le amministrazioni, avendo soluzioni più efficaci e già testate
è conseguente il riflesso sui cittadini. Inoltre, se ad esempio prendiamo
il caso dei portali, se esistesse un modo comune e riusabile/riusato di impostare
la struttura dei portali anche il cittadini è facilitato nell'accesso all'informazioni
proprio grazie ad uno schema logico di navigazione replicato. |
| Quale
percorso è stato seguito per lo sviluppo del portale? | |
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| Siamo
stati coinvolti dalla Regione Lombardia e da Microsoft. La Regione era interessata
a creare un luogo di scambio con le tante amministrazioni del territorio, consideri
che solo i comuni sono oltre 1500. Dall'altro lato Microsoft, il partner tecnologico,
aveva già pronta la soluzione per il raggiungimento di questo obiettivo,
un sistema customizzabile per lo sviluppo di questo genere di attività.
Abbiamo discusso su come adattarla ai bisogni specifici e da qui l'adattamento
in una soluzione. |
| E
invece un'amministrazione che voglia approfittare del riuso e accede al vostro
portale? | | |
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| Il
portale è una cosa vuota. Servono i contributi di chi gradualmente deposita
informazioni sulle proprie soluzioni. Per rendere disponibile questa soluzione
dovranno accedere al portale per depositare le informazioni su questo oggetto
che si vuole condividere. Più saranno quelli tra comuni, province e regioni
che depositeranno informazioni nel portale più questo potrà essere
utile ad altre amministrazioni. Vien da sé che la Regione dovrà
puntare su un'attività di comunicazione e di invito alle pa a depositare
le informazioni e usare questo strumento per condividerle. |
| Il
ruolo del Cefriel, il Centro per il trasferimento tecnologico del Politecnico
di Milano? | | |
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| La
Regione è il fruitore del servizio che dovrà svilupparlo e rendere
disponibile agli altri. La Microsoft ha fornito la tecnologia di base. Il del
Cefriel ha personalizzato il sistema sui bisogni della Regione. |