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ne parliamo con
 

I Cert di tutta Europa cooperano per la sicurezza informatica

Ne parliamo con

Gianluigi Moxedano - direttore del GovCERT del CNIPA

Iniziamo con una domanda un po' banale: perché spendere dei soldi pubblici per la sicurezza informatica?
 
         
         
Considerando gli innumerevoli incidenti informatici avvenuti nel corso degli ultimi anni ed alla luce dei risultati delle indagini e degli studi pubblicati sull'argomento, delle iniziative dell'Unione europea e delle raccomandazioni dell'OCSE non credo che possano esserci ancora dubbi sull'importanza da attribuire alla sicurezza dei sistemi informatici e delle reti telematiche. La motivazione di fondo che giustifica gli investimenti nella sicurezza ICT è estremamente semplice ed immediatamente comprensibile, senza dover ricorrere al catastrofismo o fare leva sulla paura di attentati terroristici che pur costituiscono una preoccupazione. La nostra società fa sempre più uso di strumenti informatici e delle reti; non esiste quasi più attività produttiva in cui non vengano impiegati; l'informatica è entrata e sarà sempre più presente nelle case e nella vita di tutti i giorni ad esempio con la domotica e l'utilizzo dei PDA e degli smart phone. Le tecnologie ICT sono ormai onnipresenti ed aiutano a lavorare ed a produrre meglio e, se ne facciamo un uso intelligente, anche a vivere meglio; questa pervasività ha però portato come conseguenza una dipendenza dalla quale non possiamo più sfuggire. È quindi evidente che i sistemi informatici e le reti nel loro complesso siano una delle infrastrutture critiche del sistema paese al pari dell'energia, dei trasporti, della sanità, delle telecomunicazioni, dei circuiti bancari e finanziari tanto per citarne alcune. La criticità dei sistemi informativi e delle reti assume inoltre maggior rilievo quando consideriamo che anche le interdipendenze fra le stesse infrastrutture critiche dipendono in larga misura dai sistemi ICT. Se concordiamo che non si possano lasciare incustodite le reti di trasporto e le cabine di distribuzione dell'energia elettrica o il sistema di distribuzione idrico o una rete ferroviaria o un aeroporto non si vede come si possano avere dubbi sulla necessità di proteggere i sistemi ICT e, poiché quelli della pubblica amministrazione sono in buona parte da considerare critici, gli investimenti per la loro sicurezza appaiono del tutto giustificati.
Dunque gli incidenti informatici sono realmente un danno per cui vale la pena stanziare investimenti?
 
         
         
Per quanto concerne lo specifico tema degli incidenti, ormai da alcuni anni si è compreso che le misure di protezione ne riducono il numero ma non possono evitarli del tutto anche perché le forme di attacco divengono di giorno in giorno più sofisticate e complesse e potenzialmente più virulente e dirompenti. Più fonti concordano nell'aver riscontrato nel corso dello scorso anno più di 2500 nuove vulnerabilità nei sistemi e nelle applicazioni commerciali, delle quali il 90% con gravità media o alta, e 20.000 nuovi malicious code o varianti di quelli conosciuti, dei quali 11.000 in ambiente MS-Windows. La gestione degli incidenti, nelle sue fasi di prevenzione, rilevazione e reazione, è quindi diventato elemento essenziale di un sistema di gestione della sicurezza completo ed efficace.
Ma volendo fare una quantificazione dei danni provocati a un'amministrazione da violazioni e incidenti informatici, quali riscontri esistono? Si tratta principalmente di conseguenze di tipo economico?
 
         
         
Purtroppo non possediamo al momento dati che ci permettano di quantificare i danni causati dagli incidenti informatici nelle pubbliche amministrazioni ed è questo uno dei punti in cui ci sentiamo maggiormente impegnati, perché la loro misura è un elemento chiave per avere il polso della situazione e quindi poter valutare tendenze, bisogni ed orientare gli investimenti. Se restringiamo il campo ai soli danni economici possiamo farci un idea della loro entità basandoci su dati rilevati in altri paesi tenendo sempre presente che, come tutti i dati statistici, vanno presi con cautela ed interpretati in base alla metodologia di rilevazione adottata. Ne cito alcuni. Gli ultimi dati dell'indagine CSI/FBI su un ampio e composito campione di aziende ed enti USA mostrano una perdita economica media per i soli incidenti causati dal malware e da attacchi di Denial of Service di $ 300.000; nel report del 2004 non sono riportati i valori massimi che invece troviamo nel report precedente relativo al 2003 in cui un solo incidente dovuto alla diffusione di malware causò una perdita economica di 6 milioni di dollari. Recentemente la NHTCU (National High Tech Crime Unit) inglese ha pubblicato un rapporto sull'impatto dei crimini informatici sulle imprese che indica nel 89% la percentuale delle aziende intervistate che ha dichiarato di aver subito almeno un incidente informatico nel 2004. Nel rapporto si afferma che il costo complessivo degli incidenti in tutte le aziende con più di 1000 dipendenti operanti in UK è stato di 2.4 miliardi di sterline equivalenti a 3.6 miliardi di euro mentre, per quelle fra i 100 ed i 1000 dipendenti, ammonta a 177 milioni di sterline equivalenti a 270 milioni di euro. Nel caso della pubblica amministrazione bisogna però considerare un danno grave, che va oltre la pura perdita economica, individuabile nella ricaduta sociale di un incidente informatico e quindi nei possibili disagi causati alla collettività; ricordiamo in proposito il caso eclatante del worm Slammer che colpì 14.000 uffici postali nel gennaio del 2003. Consideriamo inoltre che la pubblica amministrazione italiana è impegnata a realizzare il programma di e-government e che incidenti informatici, che causano problemi soprattutto nei servizi online, possono costituire un serio freno allo sviluppo del programma.
Quale è la necessità di istituire un Comitato per la sicurezza informatica nel nostro paese? Con quali enti coopera a livello nazionale?
 
         
         
Il Comitato tecnico nazionale per la sicurezza ICT nelle pubbliche amministrazioni, presieduto dall'ing. Claudio Manganelli, è stato già istituito con decreto interministeriale (Innovazione e tecnologie e Comunicazioni) nel luglio 2002 con funzioni di indirizzo e coordinamento delle iniziative in materia di sicurezza nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle pubbliche amministrazioni secondo quanto stabilito dalla direttiva ministeriale del 2002.
Il Comitato però è attualmente un organismo senza struttura e con mandato a tempo limitato. Proprio nel primo documento prodotto dal Comitato "Proposte concernenti le strategie in materia di sicurezza informatica e delle telecomunicazioni (ICT) per la Pubblica Amministrazione", i membri auspicavano la costituzione di un Centro Nazionale per la Sicurezza Informatica, organismo di cui tutti gli operatori del settore, ed in particolare quelli della pubblica amministrazione, proprio per la necessità per poter agire in un quadro ben definito e coordinato.
In questo quadro come si colloca il GovCERT?
 
         
         
Si può dire che il CERT governativo sia figlio del Comitato in quanto nasce da una sua iniziativa successivamente approvata dal Consiglio dei Ministri per la società dell'informazione insieme ad altri progetti di carattere innovativo. L'ente attuatore è il CNIPA.
Da quanto è attivo il GovCERT e quali sono le azioni verso cui si è orientato immediatamente?
 
         
         
I finanziamenti del progetto sono stati resi disponibili nel settembre 2004 e sono immediatamente iniziate le attività preparatorie. Volendo usare un gergo in voga potremmo dire che è iniziato lo start-up con tutto l'entusiasmo e le difficoltà che questa fase implica. Al momento il progetto è stato completamente pianificato ed alcuni obiettivi sono già stati raggiunti. In particolare sono state inserite nel gruppo le persone con i profili essenziali; è stata formata la constituency - cioè la comunità di riferimento attualmente costituita da 27 amministrazioni centrali che hanno già aderito all'iniziativa- cui il GovCERT erogherà i suoi servizi; è stata pressoché consolidata la nostra rete informativa e sono iniziati gran parte dei contatti con i maggiori fornitori di tecnologia, con operatori di telecomunicazione e con organismi investigativi. Stiamo già erogando il nostro servizio più importante l'Early Warning che consiste nella comunicazione tempestiva di segnalazioni ed allarmi concernenti la scoperta di nuove vulnerabilità o la presenza di minacce imminenti. Dall'inizio dell'anno abbiamo già inviato 31 segnalazioni sulle vulnerabilità e tre avvisi di minacce. Può essere di interesse il fatto che le nostre informative sono inviate tramite allegati alle email firmati digitalmente e quindi di provenienza certa e verificabile. Inoltre abbiamo da poco formalizzato l'attività di verifica e comunicazione di web defacement nell'ambito dei siti della pubblica amministrazione centrale e delle più importanti amministrazioni locali.
È importante sottolineare che il CERT governativo è un CERT di coordinamento dei gruppi di gestione degli incidenti presenti nelle singole pubbliche amministrazioni centrali, la cui costituzione era stata raccomandata dalla Direttiva Stanca che li ha denominati CERT-AM. In considerazione del ruolo centrale i servizi erogati dal GovCERT rispondono a criteri di economicità, nel senso di non moltiplicazione delle medesime attività nell'ambito della PA, di completezza di visione e di capacità di coordinamento.
Esiste un timing sugli obbiettivi più immediati?
 
         
         
Nel mese di ottobre, una volta avuta la disponibilità delle applicazioni che stiamo acquisendo, contiamo di attivare un piccolo Contact Center per dare ai CERT-AM un supporto tecnico relativo alle comunicazioni che inviamo e per assisterli in caso di incidente fornendo anche indicazioni di carattere legale.
Dopo il periodo estivo abbiamo pianificato di dare vita ad un osservatorio tecnologico, utilizzando come veicolo di diffusione delle informazioni anche il nostro sito web, che è attualmente in fase di progettazione.
A breve istituiremo un Gruppo di Lavoro in ambito CNIPA, cui parteciperanno rappresentanti della nostra constituency, con l'obiettivo principale di definire politiche e procedure di gestione degli incidenti quanto più possibile comuni ed uniformi nell'ambito della pubblica amministrazione centrale.
Lo schema delle relazioni che bisogna tenere sotto controllo è abbastanza complesso e coinvolge Pubbliche Amministrazioni, altri CERT, forze dell'ordine, produttori etc. Come è organizzata da questo punto di vista la vostra struttura? Quali sono le vostre risorse?
 
         
         
La struttura è composta attualmente da quattro persone con diversi profili professionali in grado nel loro insieme di gestire tutte le relazioni che man a mano stiamo costruendo. Tutte le attività sono portate avanti con lo spirito del lavoro di gruppo e della collaborazione e devo confessare che di questo sono particolarmente lieto ed anche un po' orgoglioso.
La rete ormai ha eliminato ogni frontiera, ma occorre comunque un'unione di intenti e di indirizzi. Come si stanno muovendo gli altri Paesi Europei? Esiste un coordinamento unico?
 
         
         
Per quanto riguarda i CERT non esiste ancora un coordinamento unico nei Paesi Europei. Esiste solo una forma di aggregazione lasca costituito dal TF-CSIRT (CSIRT Task Force) in ambito TERENA (Trans-European Research and Networking Association).
Una positiva novità in tal senso viene però dalla creazione in ambito comunitario di ENISA (European Network and Information Security Agency) il cui direttore è l'italiano ing. Andrea Pirotti. ENISA sta muovendo i primi passi e dall'inizio del prossimo settembre la struttura si trasferirà da Bruxelles alla sede definitiva di Iraclion (Creta-Grecia).
ENISA nasce come centro di competenza sui temi della sicurezza delle reti e delle informazioni per gli Stati Membri e le Istituzioni comunitarie e si prefigge l'obiettivo di assicurare un alto ed efficace livello di sicurezza all'interno della comunità europea, contribuendo quindi allo sviluppo della cultura della sicurezza delle reti e delle informazioni a beneficio dei cittadini, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni.
Tornando al nostro tema, fra le prime iniziative intraprese da ENISA c'è la costituzione di tre gruppi di lavoro ristretti mirati rispettivamente alla cooperazione dei CERT, alla analisi dei rischi ed alla loro gestione, alla crescita della consapevolezza e della sensibilizzazione.
Lo scorso 20 giugno si è tenuta la prima riunione del gruppo di lavoro sulla cooperazione dei CERT cui ho partecipato, tornando a casa con la sensazione che svolgeremo un lavoro utile e che la ritrosia degli stati a condividere informazioni e programmi sulla sicurezza ICT si stia attenuando, aprendo le porte ad una reale volontà di cooperazione.
 
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