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La
ricetta per l'e-democracy la scrivono i Comuni e le Associazioni
Ne
parliamo con
Antonella
Galdi
responsabile Area Innovazione Mezzogiorno e Politiche
Internazionali ANCI
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Nell'apertura del convegno sull'e-democracy tenutosi nell'ambito
del Forum PA, voluto appunto dall'ANCI, Lei ha parlato di democrazia
come concetto in divenire. La tecnologia come si inquadra in questa
continua evoluzione della possibilità di partecipazione dei
cittadini ai processi decisionali, che fino ad oggi ha avuto una
caratterizzazione soprattutto sociale e culturale?
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Nella
misura in cui si abbattono gli ostacoli che nel nostro tempo impediscono
o intralciano l'esercizio universale dei diritti attraverso i quali noi
esercitiamo il valore democrazia noi facciamo evolvere la democrazia stessa.
La democrazia è conoscenza e certamente la tecnologia contribuisce
ad allargarne gli orizzonti, è pluralismo e certamente nella rete
noi troviamo punti di vista che bucano le "versioni ufficiali"
dei fatti, è possibilità di associarsi e allora ci viene
in mente il grande movimento no global o new global che è il primo
grande movimento che si regge sulla rete, è possibilità
di accedere alle opportunità e se la tecnologia in mano a poche
grandi imprese poteva far palesare un rischio in questo senso con il software
libero si è cominciato a trovare l'antidoto, è partecipazione
e con la crisi dei vecchi strumenti di partecipazione la tecnologia può
rappresentare uno strumento, certo non esaustivo, per contribuire all'espressione
di pareri, al dialogo, al giudizio su fatti che riguardano lo spazio civile
in cui si vive, ma potenzialmente anche le grandi istituzioni internazionali
che hanno assunto nuovi e maggiori poteri rispetto agli Stati nazionali.
Ecco in questo senso mi sembra evidente come la tecnologia può
contribuire ad un concetto di democrazia in divenire.
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L'internazionalizzazione in atto nel nostro paese sta cambiando
il ruolo della classe politica e dirigente del Paese con una conseguente
maggiore responsabilità per i comuni riguardo alle problematiche
più vicine ai cittadini. Quali sono le criticità rispetto
a questo scenario e quali invece, i punti di forza da cui i livelli
locali dovranno partire?
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In
verità a me sembra che per i comuni siano aumentate le responsabilità
sia in riferimento alla dimensione locale, decentramento, sia rispetto
alla dimensione globale sia nel senso degli effetti della globalizzazione
sui territori sia rispetto alla possibilità di cogliere gli effetti
della globalizzazione per i territori.
Al di la delle note e complesse questioni finanziarie, la criticità
maggiore sembra quella di trasformare il comune da erogatore di servizi,
in un soggetto, direi in un partner, in un regista che ha in mente il
futuro possibile del territorio in cui opera e si attiva affinché
a questo futuro vi concorrano con pari dignità tutti gli attori
sociali che nel territorio operano. In una parola il comune deve agire
come agente del fare sistema nel territorio. E' un concetto molto usato
qualche volta abusato, ma tutt'altro che facile da realizzare. Significa
cambiare natura al comune dal punto di vista professionale e politico
con operazioni che per essere portate avanti oggettivamente incontrano
anche le opportunità offerte dalle tecnologie.
Il punto di forza del Comune è la sua credibilità che gli
deriva dalla direi "fisicità" del rapporto che ha con
le persone, le famiglie, le imprese, le associazioni ecc., e ancora la
sua adattabilità il Comune da secoli è al centro dei processi
di cambiamento che coinvolgono i territori eppure è sempre moderno.
Storia e modernità si fondono in una alchimia ancora vincente.
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E-Democracy non vuol dire solo più partecipazione da parte
dei cittadini attraverso l'uso di tecnologie, ma anche una maggiore
trasparenza negli atti amministrativi e nelle decisioni politiche.
Verso cosa ci si sta orientando maggiormente nel nostro Paese?
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Il
dibattito sulla trasparenza è stato molto vivace alcuni anni fa
per ovvi motivi, e oggi merita di essere rilanciato. La legge 241 del
1990 ha aperto una strada che è poi evoluta e ancora può
farlo.
Il dibattito sulla trasparenza è andato avanti di pari passo alla
nascita degli urp, alla semplificazione amministrativa, all'autocertificazione,
all'accesso on line ai servizi, alle esperienze di sportello unico per
le attività produttive o di front office evoluti capaci di far
girare le notizie e non più i cittadini da un ufficio all'altro.
La trasparenza è un requisito fondamentale dell'efficacia del lavoro
di un comune. Nel momento in cui il 70% delle risorse che spende il comune
le riscuote direttamente dai suoi cittadini gioco forza deve rafforzare
gli strumenti di partecipazione e trasparenza. Questo avviene attraverso
una pluralità di strumenti sia sul lato della pianificazione delle
scelte, bilanci partecipati, circoscrizioni, piani strategici, dibattiti
on line o tradizionali, attraverso nuovi strumenti di rendicontazione
bilancio sociale, bilancio di mandato, infine attraverso operazioni di
benchmarking, cioè il tentativo di mettere in mano al cittadino-
utente gli strumenti di valutazione sul rapporto costo-qualità
dei servizi rispetto ad altri comuni omogenei.
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Domanda
34. Qual è la valutazione complessiva dei 132 progetti presentati
a seguito del Bando Cnipa? Quali gli aspetti comuni e trasversali?
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I
progetti presentati sono stati 132, tutti inviati in formato elettronico
direttamente al CNIPA con firma digitale. Tra l'altro va sottolineato
il fatto che tutti i documenti, comprese le delibere, sono stati scannerizzati
e inviati in formato elettronico e questo è già un dato
significativo rispetto alla partecipazione a un avviso. I progetti che
hanno ottenuto il cofinanziamento sono stati 57, tutti di un buon
livello qualitativo, soprattutto se si considera che è stata la
prima esperienza fatta sul tema dell'e-democracy. Tra la'tro anche il
panorama europeo non è affatto ricco di esperienze. Dai diversi
incotri organizzati dalla commissione europea per la presentazione dei
casi di eccellenza realizzati in ambito comunitario, è emersa una
radicata confusione tra il concetto di e-democracy e quello di e-vote
ovvero voto elettronico. Sono state ad esempio presentate le esperienze
di Vienna e Praga che riguardavano entrambe una consultazione di carattere
elettorale. Rispetto poi, agli aspetti trasversali e comuni dei progetti
presentati, visto che il bando era indirizzato a varie pa centrali e locali,
dalle Regioni alle Comunità Montane, da rilevare c'è sicuramente
il forte coinvolgimento delle associazioni a sostegno di un tema come
l'e-democracy. é importante infatti, la partnership sia tra i diversi
livelli istituzionali ma anche e oserei dire, soprattutto, garantire il
coinvolgimento delle associazioni. Sono state oltre 450 le associazioni
di categoria, di cittadini, i circoli, i sindacati ovvero tutte quelle
forme che poi sul territorio aggregano i cittadini, ad essere coinvolte
con ruoli chiave nei progetti di e-democracy presentati.
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Ci fa una mappatura (provenienza, enti proponenti, localizzazione
geografica ecc.) dei progetti presentati soprattutto rispetto al
dato che circa il 50% dei progetti presentati provengono da piccoli
comuni?
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Dei
progetti valutati oltre il 52% erano presentati da Comuni, il 9% da Comunità
Montane, il 23% da Province e il restante 16% da Regioni. I progetti finanziati,
per quanto riguarda la copertura territoriale, riguardano tutto il territorio
nazionale. Una valenza significativa va data però alla grande partecipazione
delle regioni del Centro Italia, dalla Toscana al Lazio.
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Quali
sono i campi e le tematiche connesse al concetto di e-democracy
che sono scaturiti dai progetti presentati?
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In
linea di massima si possono distinguere i progetti che hanno utilizzato
l'e-democracy su alcuni processi già avviati all'interno dell'amministrazione
e che prevedevano il coinvolgimento dei cittadini come elemento centrale
del procedimento; rispetto a quei progetti centrati invece, su argomenti
che non necessariamente presupponevano un coinvolgimento del cittadino.
Il primo è il caso delle iniziative di Agenda 21, dei programmi
di progettazione strategica o anche quelli di bilancio sociale e partecipato.
In ogni caso si tratta di iniziative su cui i comuni stanno già
lavorando e dove è indispensabile attivare canali di consultazione
con i cittadini, collegando quindi forme classiche di consultazione con
l'utilizzo degli strumenti più innovativi per facilitare la partecipazione
della cittadinanza. La seconda tipologia di progetti invece, rigurda argomenti
per i quali non necessariamente è prevista la consultazione dei
propri cittadini. E' questo il caso del Comune di Roma che ha presentato
due progetti sull'Avviso: "CIRCOLO", sulla definizione partecipata
del contratto di servizio, e "e-dem1.0", bilancio partecipativo,
entrambi ai primi posti nella graduatoria dei progetti co-finanziati.
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La
realizzazione di nuovi strumenti presuppone una propensione e disponibilità
dei cittadini al loro utilizzo oltre che una maggiore disponibilità
all'ascolto da parte di politici e amministratori delle proposte
della cittadinanza. Rispetto a questo, ci descrive il contesto?
Ci sono esperienza già attuate in questo senso?
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Il
contesto è senza dubbio favorevole al livello dei comuni. I comuni
si sono dimostrati particolarmente dinamici, insomma ci credono. Non sempre
a questa condizione favorevole corrisponde la capacità professionale
e la possibilità tecnica di incrementare significativamente l'offerta
di opportunità e servizi. Ci vuole un sostegno politico e professionale,
una diffusione delle buone pratiche, una divulgazione dei risultati ottenuti.
Per quanto riguarda le esperienze potrei citare il lavoro fatto dalla
Rete delle Città che ha deciso di lavorare con il metodo
della pianificazione strategica. Poiché si tratta di percorsi con
i quali costruire una visione condivisa del futuro dei territori fra le
istituzioni e gli altri attori sociali, il dialogo intenso fra questi
è fondamentale per arrivare a definire progetti operativi capaci
di mobilitare le risorse di cui un territorio dispone. E in questo campo,
l'e-democracy si è rivelato una opportunità molto importante.
Analogamente le città che praticano l'esperienza del bilancio
partecipato hanno sempre una finestra aperta in rete per consentire
anche a coloro che non possono o non vogliono partecipare ai momenti assembleari
per esprimere comunque il loro parere e partecipare alla assunzione delle
decisioni.
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Quale sarà il futuro dell'e-Democracy? Segnerà l'avvento
di una nuova forma di governo democratico, come sostengono alcuni,
o offrirà semplicemente un sostegno all'attuale democrazia?
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Non
vorrei sembrare minimalista ma per il rispetto che è dovuto al
valore democrazia ritengo che continuano ad avere il loro valore fondamentale
anche gli strumenti tradizionali, il ruolo delle assemblee elettive
rispetto agli esecutivi, gli strumenti di controllo dell'attività
amministrativa, i partiti, i sindacati, le associazioni.
E' del tutto evidente che e-democracy può contribuire a correggere
alcuni limiti nel lavoro di questi attori della democrazia e può
soprattutto aggiungere nuove opportunità nel rapporto diretto fra
governo locale e cittadino. La condizione è che non ci si arrenda
rispetto al numero ancora limitato di cittadini che sanno usufruire di
queste possibilità e si affronti con decisione il nodo del digital
divide.
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