Home l'Altra P.A.      

Ci siamo trasferiti! Continua a seguirci su: http://portal.forumpa.it/, il canale web di FORUM PA dedicato all'innovazione.
ATTENZIONE: gli articoli privi di data in queste pagine, fanno riferimento a documenti precedenti al 2007

home redazione guest book newsletter cerca
dossier studi oltreconfine norme articoli vetrina trends
versione stampabile
TMPL2
ne parliamo con
 

Le brave bambine usano le nuove tecnologie. Quelle cattive... anche!

Ne parliamo con

Francesca Zajczyk - Professore Ordinario di Sociologia Urbana presso l'Università di Milano Bicocca

Le tecnologie hanno oggi un ruolo primario e possono diventare, soprattutto per le donne, un fattore di empowerment importante. A suo avviso, come si sta movendo la società per rimuovere gli ostacoli che possono frenare o rallentare l'accesso delle donne alle tecnologie?
 
         
         

Il segnale che la discussione su questi temi si sia approfondita lo si può ricavare dal fatto che oggi si parla di "gender divide", cosa che prima non avveviva assolutamente. L'Europa stessa, ad esempio, negli ultimi anni ha messo in campo risorse e direttive per agevolare l'accesso delle donne alle tecnologie, ma si tratta comunque di un tema molto recente. E' quindi difficile operare una valutazione concreta sugli effetti, visto che sono ancora in via di definizione le azioni risolutive e di intervento sul problema. Ancora oggi, infatti, ci troviamo in una fase in cui si stanno individuando i problemi e le tipologie di ostacoli per un'effettiva parità di accesso alle forme di lavoro legate alle nuove tecnologie. Recenti studi ad esempio, evidenziano come persistano ancora notevoli limiti culturali legati a stereotipi di genere manifesti sin dalla scuola elementare. Ancora oggi è diffusa l'associazione di particolari capacità, qualità o propensioni al solo fatto di essere bambino o bambina, ragazzo o ragazza, uomo o donna.
Su un piano invece di accesso lavorativo, credo si debba analizzare la questione non tanto in relazione all'utilizzo delle tecnologie, quantoma piuttosto relativamente a quella che è l'attuale standard di organizzazione aziendale. La vera difficoltà della donna sta infatti, nell'inserirsi negli odierni percorsi lavorativi e soprattutto di carriera. Non c'è dubbio che ci siano alcuni tipi di attività professionali per le quali viene richiesta una continuità di presenza, di attenzione e di impegno che esclude o comunque penalizza di più le ragazze rispetto ai ragazzi.

Si parla tanto di gender divide: uomini e donne hanno una forma mentis che diversifica l'approccio nei confronti della realtà, dal lavoro allo studio, dalle relazioni sociali alle emozioni?
 
         
         

La forma mentis non è altro che il risultato di condizionamenti culturali e sociali profondamente connaturati, ancora oggi, nella nostra società. La cosa grave è che questi condizionamenti sono molto lenti a maturare e ad essere superati. Nel nostro caso ad esempio, sin da bambini si impara a relazionarsi con tipi di giochi ben distinti: giochi per le "femminucce" e giochi per "maschietti". Lo stereotipo per il quale ci sono cose che le bambine possono fare e altre no, continua a persistere, poi, dall'asilo fino alla scuola superiore. Per questo, quindi, molte ragazze iscritte alla scuola secondaria hanno un'immagine "negativa" della scienza, che, nella maggior parte dei casi, viene vista come un argomento distante, arido, rigido e addirittura freddo. Questo immaginario cambia però, dopo gli studi universitari in particolare per quelle ragazze che decidono di intraprendere un percorso non umanistico. Questo dimostra, allora, che si tratta di una costruzione mentale in qualche modo indotta da qualcosa.

Oggi però le tecnologie hanno una forte diffusione, in tutti i ceti sociali e per tutte le età. Si può constatare quindi una variazione in questo stereotipo oppure la situazione è invariata?
 
         
         
I dati più recenti ci dimostrano che le giovani generazioni fanno un utilizzo sostanzialmente paritario del computer. Tuttavia mentre per le ragazze il rapporto è meramente strumentale, per i ragazzi è sicuramente più coinvolgente. Questo spiega perché per i ragazzi si manifesta una sorta di transfert più totale, che riesce a trasformare più semplicemnte la tecnologia nel modello di un'attività professionale. Questo aspetto è confermato da una ricerca condotta sugli studenti delle diverse facoltà dell'Università di Milano Bicocca. Lo studio aveva l'obiettivo di comprendere le diverse motivazioni nella scelta delle facoltà e dei percorsi didattici degli studenti. In conseguenza di questo studio abbiamo però potuto trarre anche interessanti conslusioni sul rapporto tra gli studenti e le tecnologie: nella facoltà di informatica la presenza maschile è nettamente superiore e nei casi di scelta della facoltà di informatica da parte di ragazze, quasi sempre si evidenzia questa forte strumentalità con il mezzo. Il riflesso sulle prospettive e aspirazioni lavorative è scontato.
Alcuni dei progetti che sono arrivati per l'iniziativa Donne e Tecnologie raccontano la realizzazione di portali e di siti web dedicati allo scambio di informazioni da donne per le donne. Quale è il suo giudizio rispetto a questo tipo di iniziative?
 
         
         
Nella situazione in cui siamo tutto può rendere più friendly il rapporto con le tecnologie. Ho la sensazione però, che ci siano alcuni problemi alla base, soprattutto di tipo sociale, per i quali intranet non è uno strumento sufficiente. Basta esaminare le caratteristiche delle utilizzatrici di questi portali: si tratta per lo più di un target medio-alto quindi già avvezzo all'uso del computer e incuriosito dalla possibilità di valorizzarlo. Interessante invece sottolineare il fatto che nonostanteuna parità di utilizzo del computer tra le giovani generazioni, il gap si fa ampio non tanto nella differenza di sesso, quanto nelle diverse disponibilità economiche delle famiglie e nel diverso capitale culturale. Possiamo quindi dire che nelle nuove generazioni il gender divide assume più l'aspetto di un social divide, anche se oggi non si parla più di classi sociali.
Quali sono quindi, a suo giudizio le leve da utilizzare?
 
         
         
Un aspetto positivo su cui vale la pena lavorare riguarda il superamento di quella che è definita segregazione orizzontale e che si concretizza in una netta separazione tra i percorsi formativi seguiti prevalentamente da ragazze rispetto ad altri prevalentemente seguiti da maschi. Nonostante ci siano tendenze che lasciano ben sperare per il superamento di questo stereotipo, il gap di partenza è, infatti, talmente forte che prima che si possa raggiungere un parità di presenza ci vorrà ancora tempo. I motivi sono diversi e riguardano soprattutto la conciliazione: la maggior parte delle ragazze ad esempio continua a scegliere facoltà umanistiche credendo che questa scelta possa favorire la ricerca di un lavoro più congruo a strategie di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Si tratta di dati interessanti, rilevati da ricerche eseguite in un'area ricca e ad alta occupazione femminile come quella milanese. È necessario, dunque, valorizzare al massimo tutte quelle professioni e quelle figure professionali che nascono dal modo umanistico, ma che si sviluppano fortemente verso l'uso della tecnologia. Nel rapporto curato da Microsoft ad esempio si ragiona sul tema "la tecnologia umanistica nuove opportunità per le donne". Bisognerebbe, in sostanza, lavorare sull'idea che l'informatica è e potrebbe diventare per le donne uno strumento sociale, educativo, artistico e culturale da riutilizzare in qualunque contesto lavorativo, anche quelli più tecnici. È arrivato il momento che questi aggettivi, con connotazione tipicamente al femminile e spesso però collocati in modo negativo, vangano rivalutati non solo per spingere le ragazze a frequentare percorsi formativi tecnici o scientifici, ma anche per dar loro degli strumenti di comprensione sul come avvicinarsi e acquisire capacità tecniche, con l'obiettivo di valorizzare al massimo quelle propensioni acquisite e sviluppate in un percorso umanistico.
Il telelavoro sembra prospettare un futuro interessante al lavoro e alla vita quotidiana delle donne. E' realmente così?
 
         
         
Il telelavoro è un argomento delicato. In Italia ha decisamente stentato a prendere piega e non solo per le donne. La criticità maggiore sta proprio nella carenza di dotazione tecnologica e nel timore della segregazione. Ad oggi però siamo di fronte a una svolta perchè si inizia a parlare sempre meno di telelavoro e sempre più di e-work. Per e-work si intende un'accezione di lavoro a distanza più legata a professionalità alte, figure con funzioni manageriali e progettuali, mentre il telelavoro è entrato nelle organizzazioni delle aziende più in termini di lavoro ripetitivo o comunque di basso profilo professionale. Per le donne questo potrebbe essere un grande vantaggio, soprattutto rispetto al tema della conciliazione: non c'è dubbio che la rigidità dell'organizzazione aziendale che esige una presenza fisica (aspetto che riguarda molto le aziende italiane piuttosto che quelle estere), potrà essere superata favorendo così le ragazze. Si tratta comunque, di cambiamenti lenti.
 
 partners
Nortel Networks
Siav
SAS
Microsoft
 appuntamenti
 news
Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733

18/03 - In Belgio su e-bay con la carta d'identità elettronica

18/03 - Un canale youtube per la città di Genova

18/03 - Il Telefono Azzurro vince il "Premio WWW" de "Il Sole 24 Ore"

home redazione guest book newsletter cerca