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TMPL2
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Alla
PA on line serve più interattività
Ne
parliamo con
Marco
Ippolito, Responsabile Osservatorio dei Centri Regionali
di Competenza
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Quale
è l'obiettivo dell'Osservatorio sui servizi on line del CRC?
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Tutte
le attività dell'Osservatorio hanno l'obiettivo di creare una base
di lavoro comune tra tutti i CRC e in questo senso l'esperienza dell'Osservatorio
sui servizi on line è un'esperienza emblematica perché abbiamo
condiviso una metodologia con gli altri CRC coordinandone la prima applicazione
a livello sperimentale. Lo scopo principale dell'indagine appena conclusa
era innanzitutto di riuscire misurare le diffusione dei servizi di e-Government
partendo dall'unica dimensione osservabile direttamente, che al momento
è quella dei siti istituzionali, nella prospettiva di allargare
in futuro il campo di osservazione ad altri canali quali il digitale terrestre.
Le finalità ricercate erano di tre tipi: innanzitutto solo dopo
aver osservato la reale presenza dei servizi è possibile procedere
ad uno studio più approfondito e di tipo qualitativo. In secondo
luogo la ricerca, anche grazie alla nostra diffusione molto capillare
all'interno delle Regioni, può indirizzare eventuali sforzi di
riprogrammazione, tarandoli sull'effettiva realtà. Infine grazie
a questo studio l'Osservatorio ripropone di supportare la diffusione dell'utilizzo
di questi servizi, partendo proprio da questi dati, nel momento in cui
il progetto CRC pianificherà le proprie azioni di comunicazione
a supporto dell'utilizzo dei servizi.
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Come
è stata realizzata l'indagine nazionale?
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Come
le dicevo la misurazione dei servizi on line erogati è avvenuta
attraverso un duplice strumento: l'osservazione diretta dei siti e il
contatto diretto con i responsabili di questi servizi. Questo perché
abbiamo osservato fin dall'inizio che a maggiore interattività
corrisponde spesso una minore osservabilità, nel senso che in molti
casi il servizio interattivo ha una pagina di apertura in cui vengono
illustrate le caratteristiche e le modalità di accesso, ma l'accesso
al servizio vero e proprio è consentito solo a chi deve usufruirne
realmente. Noi pur avendo attuato una strategia di azione diffusa, attivando
18 rilevatori per altrettante Regioni, ci siamo più volte scontrati
con difficoltà di questo tipo aggirandole attraverso intervisite
dirette basate sulla nostra precedente osservazione. In pratica ci siamo
messi in contatto con l'ente, inviando l'esito della nostra osservazione
preliminare, e segnalando quando un servizio era percepibile ma non osservabile.
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Quali
sono state le principali criticità incontrate?
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La
principale criticità durante la rilevazione è stata la disomogeneità
riscontata sia sui servizi che sulle qualifiche dei referenti, che a volte
erano responsabili dell'organizzazione di uno specifico servizio, altre
volte erano i referenti dell'URP, o i responsabili dei sistemi informativi,
o ancora personale amministrativo. Una metodologia, quindi, molto complicata,
che non poteva essere eseguita in modalità automatica, ma che ha
richiesto un confronto diretto con i responsabili sul territorio e che,
proprio per questo, ha causato ulteriori difficoltà quando si è
trattato di coordinare i 18 rilevatori sparsi per tutta. In questo senso
il lavoro svolto in precedenza sulla catalogazione e normalizzazione delle
etichette dei servizi, ci ha permesso un grado di dettaglio di osservazione
molto alto, restringendo al minimo l'arbitrarietà nella rilevazione.
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Questo
lavoro di omogeneizzazione verrà poi riutilizzato per garantire
ai cittadini un'offerta uniforme e ben individuabile?
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Il
lavoro di omogeneizzazione è stato uno sforzo fondamentale, perché
fino al momento in cui non abbiamo cominciato a ragionare sulla ridefinizione
e sulla classificazione dei servizi on line, praticamente non esisteva
nulla del genere, e l'unico modo in cui venivano classificati i servizi
era quello degli eventi della vita, metafora molto intuitiva e molto efficace,
ma assolutamente priva di oggettività. Lavorare sulle due categorie
di classificazione da noi individuate, ovvero sulle aree tematiche e sulle
tipologie ci ha consentito di guardare in modo omogeneo i differenti servizi
offerti, individuando facilmente tutte gli errori di classificazione o
le ripetizioni.
Tutto il nostro lavoro è già stato in parte riutilizzato
nel momento in cui i progetti di e-Government sono stati chiamati, attraverso
il bando per il riuso, a ripresentare le loro soluzioni affinché
venissero inserite nel catalogo. Le soluzioni per essere ammesse dovevano
necessariamente presentare l'area tematica di riferimento o la tipologia
e, in questo senso, a tutti i progetti è stata offerta la ricodifica
di tutti i propri servizi. Ovviamente ci interesserebbe molto rendere
fruibili questi nomi direttamente ai cittadini, ma per fare ciò
occorre entrare in contatto una moltitudine di interlocutori. Noi abbiamo
già istaurato un confronto con i grandi progetti di e-Government,
dato che sono i primi ad aver avvertito queste esigenze di uniformità,
ma bisogna anche tenere presente che la pubblica amministrazione locale
è un mondo complesso, in cui servizi analoghi possono avere denominazioni
differenti a seconda della regolamentazione locale, quindi la standardizzazione
totale delle etichette dei servizi non è un obiettivo raggiungibile.
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Quale
è l'immagine dell'Italia ritratta in questa fotografia?
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Quello
che in questo momento è evidente è che siamo passati dalla
prevalenza dei siti informativi a quella che noi abbiamo chiamato la vetrina
della modulistica. Quasi tutti i siti in questo momento presentano i moduli
fondamentali per consentire ai cittadini di fruire di determinati servizi.
Il numero medio di servizi che sono presenti su ogni sito è di
5, un numero non esaltante, anche se si tratta, ovviamente, del risultato
di una media tra siti che non presentano servizi a parte le informazioni
generale e invece portali che sono già molto avanti, come quelli
di molte città della Lombardia, dell'Emilia Romagna o della Toscana.
L'elemento fondamentale per poter leggere correttamente il rapporto è
che abbiamo ristretto la definizione di servizio on line, eliminando non
solo i servizi informativi, ma anche tutte le informazioni sui servizi,
e sfoltendo così notevolmente il panorama della PA on line italiana.
Non è detto che in futuro questa soglia minima non venga ulteriormente
innalzata, inserendo la modulistica tra i "non servizi", ma
per il momento questo è stato il nostro banco di partenza.
Il fatto che attualmente si assista ad una prevalenza di servizi di offerta
di modulistica rispetto agli altri è, logicamente, la conseguenza
del fatto che si tratta della tipologia di servizio più semplice
da realizzare, ma non bisogna sottovalutare questo dato, che comunque
indica un cambiamento di mentalità da parte delle amministrazioni
verso un'offerta sempre meno informativa e sempre più di servizio.
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Il
dato che più colpisce nel recente rapporto CRC sullo stato
di avanzamento dei servizi on line è che solo il 24% di questi
è interattivo. Scendendo nel dettaglio si notano, però,
elementi contraddittori come l'offerta di molti più servizi
interattivi completi a Ferrara che non a Roma. Non si tratta, quindi,
solo di un problema di risorse?
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Non
si può certo dire che questo sia un dato positivo, ma come le dicevo
prima, nel momento in cui si è abbandonata la logica del sito informativo
e si è deciso di consentire l'accesso a veri servizi interattivi,
rendendo inutile il rapporto fisico con lo sportello, sono emersi dei
problemi sia tecnici, che organizzativi. Il passaggio all'erogazione interattiva
non libera assolutamente la PA dai propri oneri, ma rende le situazioni
organizzative più complesse. A mio giudizio, comunque, le amministrazioni
stanno affrontando in modo critico e corretto questo problema e stiamo
per assistere ad un consistente cambiamento delle percentuali degli equilibri
tra servizi interattivi e non.
Per quanto riguarda la differenza tra grossi e piccoli comuni, c'è
una spiegazione che abbiamo riscontrato direttamente nella nostra analisi.
La maggioranza delle grandi città sono inserite in vasti progetti
di e-Government che hanno rallentato di molto la pubblicazione di singoli
servizi, fino al completamento di un intero portale interattivo. L'esempio
tipico è quello del Comune di Roma, che solo il 25 marzo scorso
ha presentato sezione interattiva del portale, offrendo però in
questa maniera tutta la gamma dei servizi on line in un'unica soluzione:
dal pagamenti dei tributi e delle contravvenzioni, al cambio di residenza.
Quindi se oggi il comune è in dietro rispetto ad altre città
più piccole, sicuramente nella prossima rilevazione ci troveremo
di fronte ad una realtà completamente diversa.
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Nel
resto del mondo sembra finita la fase dell'offerta multipla, ed
emerge la richiesta da parte dei cittadini di una maggiore cooperazione
tra le amministrazioni, per evitare di eseguire operazioni e fornire
informazioni già in possesso delle pubbliche amministrazioni.
Siamo molto distanti da questo orizzonte?
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Lavorando
e studiano i progetti di e-Government in fase di realizzazione, ho osservato
che numerosi portali sono strutturati nell'ottica dell'integrazione tra
i diversi servizi. In pratica l'amministrazione cerca di offrire un orientamento
al cittadino e all'impresa, facendo da tramite anche per tutta una serie
di servizi erogati da altri enti, ma ugualmente importanti per i propri
utenti. Questo, lungi dall'essere un indicatore della cooperazione tra
diverse amministrazioni, rappresenta un'ottimizzazione che potrebbe essere
la via alternativa a questo problema: nel senso che mancando una cooperazione
a monte saranno le stesse amministrazioni a diretto contatto con i cittadini,
quindi i Comuni, che si faranno carico di raggruppare le informazioni
e i collegamenti verso i servizi offerti da altre amministrazioni.
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Sembra
evidente che bisogna puntare ad allargare tanto l'offerta dei servizi
on line, quanto la base di coloro che li utilizzano. Quale potrebbe
essere la strategia corretta da attuare?
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Questa
è sicuramente la sfida, per altro già esplicitata nelle
linee della cosiddetta fase due dell'e-Government. Io credo che cosa principale
da fare è far capire ai cittadini e alle imprese che fare le cose
on line è una semplificazione e consente di limitare gli spostamenti
fisici, di tenere sotto controllo tutte le situazioni in modo integrato
ed organizzato, senza ritrovarsi una scadenza non assolta o un pagamento
non registrato. È quindi un problema di mentalità e di dimestichezza.
Fatto questo, che può ovviamente avvenire solo dove il servizio
è già offerto in modalità interattiva, bisognerà
lavorare molto sulla qualità, sull'aggiornamento e sull'efficienza
e quindi, una volta creato un bacino di utenza critico, bisognerà
concentrarsi sul Citizen Relationship Management. Ciò vuol dire
andare a monitorare realmente quale è la reale fruizione del servizio
da parte degli utenti, come viene già fatto per i siti commerciali.
In questo senso l'unica cosa che manca all'e-commerce è la prossimità
con l'oggetto acquistato, che forse ancora frena molti, allo stesso modo
ciò che frena ancora o che potrebbe frenare l'utilizzo di servizi
on line è la mancata prossimità con l'operatore e la sicurezza
di sentirsi dire "tutto a posto".
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In
definitiva, fermo restando che la penetrazione di internet nel nostro
paese è ferma a meno del 60% della popolazione, l'e-Government
rimane una risorsa per migliorare l'efficienza della PA e quindi
del sistema paese?
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Penso
che il portale internet rimarrà ancora a lungo il canale privilegiato,
anche perché tra tutti è il più avanzato e può
vantare un'esperienza consolidata. Sono stati fatti molti investimenti
sui portali e i computer stanno diventando sempre più facili da
utilizzare. A questo vanno poi aggiunti gli sforzi per diffondere la banda
larga, che pur non essendo indispensabile per fruire di servizi di e-Government,
facilita la dimestichezza con la tecnologia informatica e soprattutto
aumenta il tempo di navigazione degli utenti.
I nuovi portali interattivi che stanno nascendo un po' in tutta Italia
hanno delle ottime possibilità di successo e sono sinceramente
curioso di vedere i primi dati sul loro utilizzo, che per il momento è
una dimensione che non esiste per la PA locale. Non credo che il dato
sulla diffusone che lei citava sia effettivamente un limite, perché
si possono instaurare forme di collaborazione fra utenti, ed in un contesto
familiare, ad esempio, non serve che tutti siano in grado di accedere
e navigare su internet. Ciò che è realmente importante è
che ci sia la possibilità di avere rapporti con la PA on line,
chi mette in contatto l'utente finale con questo mondo può essere
anche un intermediario, un nipote per un nonno o un figlio per una mamma.
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Presumibilmente
quando ci potremo aspettare i primi dati?
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La
previsione su questo tipo di dati non è semplice da fare, credo
che ci vorrà un periodo di assestamento essendo i primi portali
andati a regime nei primi mesi di quest'anno, ma presumibilmente già
dopo la pausa estiva si potrà cominciare a ragionare su questi
numeri, visto anche l'attesa ed il bisogno di dati quantitativi.
Quello sarà il vero dato sul successo o sull'insuccesso dell'e-Government.
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