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Shared
services: la soluzione per i piccoli comuni
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Non
vi è alcun dubbio sul fatto che l'e-Government rappresenti una
straordinaria opportunità per raggiungere nuovi traguardi nel rapporto
tra amministrazione e cittadini, ma è anche noto che per mettere
in moto processi di innovazione e di cambiamento occorrono ingenti risorse,
non solo monetarie, ma soprattutto intellettuali, professionali, lavorative.
Risorse che non sono certo alla portata di tutti i comuni, e per questa
ragione una soluzione può e essere determinata da due elementi:
l'associazionismo e i Mediatori Istituzionali.
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La
situazione attuale
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Abbiamo
chiesto ad Enrico Borghi, presidente dell'UNCEM, quale sia lo
scenario che si prospetta ai piccoli comuni per quanto riguarda l'e-Government.
La risposta è chiara e senza possibilità di essere fraintesa:
"Basta un'occhiata al recente studio che il Cerst (Centro Studi
legato all'Università Cattaneo) ha realizzato per l'Uncem, per
comprendere quale sia la reale situazione dei piccoli Comuni di montagna.
Per sgombrare il campo dal dubbio che i piccoli comuni siano bisognosi
dell'intervento dello Stato solo nel Mezzogiorno d'Italia, lo studio
è stato realizzato sui Comuni della Regione Lombardia. Ebbene,
la realtà fotografata è lontana dalle più rosee
convinzioni dell'immaginario comune. Nella stragrande maggioranza dei
Comuni della montagna lombarda, il rapporto tra entrate tributarie e
spese per i servizi è pari a zero o addirittura arriva alla cifra
record di - 4.700 euro pro capite". Una situazione critica,
dunque,non solo per i comuni di montagna, ma in generale per tutti i
piccoli e piccolissimi comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, in pratica
il 70% del totale dei Comuni italiani.
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Le
principali criticità alla penetrazione dell'e-Gov,
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Due
sono le principali criticità per i piccoli comuni:
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Si
tratta di organizzazioni molto piccole e poco strutturate, con
un livello di formazione dei funzionari abbastanza basso e indirizzato
prevalentemente a tematiche giuridico-amministrative, e poco o
per nulla a tematiche tecnologiche.
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Manca
una vera ed importante richiesta da parte dei cittadini di servizi
e-Government offerti dal Comune, mentre rimane alta la richiesta
di servizi forniti dall'amministrazione centrale: INPS, Ministero
dell'Economia eccetera. |
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La
situazione auspicata
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Il
digital divide territoriale, è un fenomeno da non sottovalutare
non solo per questioni democratiche, ma anche perché la completa
integrazione dei servizi al cittadino non potrà avvenire fino
a quando tutte le anagrafi comunali, e più in generale i back
office di tutte le amministrazioni, comprese quelle più piccole,
non saranno integrate. Per questo l'inclusione dei piccoli comuni nel
panorama e-Gov non è un elemento marginale e non deve essere
tralsciato da realtà più importanti, in quanto rappresenta
il tassello ancora mancante perché si possa realmente parlare
di Pubblica Amministrazione elettronica.
Sono necessarie, quindi, politiche di supporto e di sussidiarietà
che, come ci spiega lo stesso Borghi, possono essere messe in atto tramite
i cosiddetti mediatori istituzionali, enti o strutture sovra-comunali,
come l'UNCEM o le Province, in grado di garantire "l'esercizio
associato di quelle funzioni, come per esempio il trasporto scolastico,
la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la polizia locale,
i servizi sociali rivolti agli anziani e alle fasce più deboli,
che i piccoli Comuni, strozzati dalle leve della fiscalità e
da una capacità imponibile scarsa, non potrebbero altrimenti
assicurare ai cittadini".
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I
servizi associati e la seconda fase di e-Government negli enti locali
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Gli
Shared Services, i servizi associati o condivisi, sono quindi la soluzione.
Per avere un risultato che possa essere giudicato positivamente, l'innovazione
tecnologica deve necessariamente avere una portata pervasiva. Non ci
si può limitare ad una sua diffusione a macchia di leopardo di
cui troppo spesso si sente parlare o, ancora peggio, ad una copertura
limitata alle aree limitrofe ai grossi centri abitati, ma bisogna organizzare
strutture territoriali che raccolgano la sfida di garantire lo sviluppo
dell'e-Government su tutto il territorio, e che aggreghino un quantitativo
di comuni tale da realizzare una condizione di break even (un'aggregazione
di almeno 50/60 comuni per una popolazione complessiva di almeno 200/250.000
abitanti).
Il
secondo bando per i progetti di e-Gov del Ministro per l'Innovazione
e le tecnologie ha chiamato queste sovrastrutture Centri Servizi Territoriali,
preparandosi a confinanziarne un certo numero con il prossimo avviso,
attualmente in fase di preparazione.
Particolarmente rilevante sarà il ruolo che le Regioni, le Province
e le Comunità montane svolgeranno nella promozione e nella realizzazione
dei CST tra gli Enti locali del loro territorio di riferimento. Tale
linea di azione prevede un cofinanziamento di 40 milioni di euro e la
sua attuazione è stata già avviata a partire dalle Regioni
del Mezzogiorno. In particolare, il progetto rientra nell'accordo di
programma quadro sottoscritto con la Regione Puglia.

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Alcuni
esempi
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È
importante che iniziative di questo genere non creino, però,
conflitti tra i diversi soggetti, e soprattutto è auspicabile
un coinvolgimento degli operatori privati come occasione di sviluppo
per accrescere il capitale sociale del territorio. Una sorta di volano
che potrebbe portare uno sviluppo maggiore e più esteso.
In questo quadro ad esempio si pongono una serie di iniziative sia pubbliche,
come quelle messe in numerose Province per l'analisi delle esigenze
del proprio territorio, sia private come il recente Open Solution Center
per l'e-Government inaugurato il mese scorso a Roma da IBM in collaborazione
con Cisco Systems, SAP e Siebel. "Il presupposto degli Shared
Services" ci spiega Gianfranco Previtera, Vice President Public
Sector IBM South Region "è la creazione di dipartimenti
che affrontino le problematiche in modo orizzontalecome nel caso del
Personale o dell'amministrazione. E' ovvio che, una volta identificate
le aree su cui intervenire, l'informatica svolge un ruolo decisivo nella
riorganizzazione delle risorse".
"L'e-Government Open Solution Center della IBM - continua
Previtera - si propone proprio di stimolare nuove idee e nuovi progetti
per lo sviluppo di Shared Services rendendo disponibili tutti i possibili
strumenti utili: dalla consulenza alle tecnologie più avanzate.
Il centro vuole essere una fucina di casi di studio che siano in grado
di mobilitare l'interesse dei decision maker e di contribuire ad accelerare
il cambiamento in atto nel nostro Paese. In questo contesto le sinergie
con il CNIPA rappresentano sicuramente il fattore principale del successo
del nostro centro"
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| Approfondimenti
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Combattere
il digital divide grazie a mediatori istituzionali, un'intervista
a Mauro Solari - Assessore Innovazione e Semplificazione Amministrativa
e Sicurezza sul lavoro Provincia di Genova
La
seconda fase del progetto e-Gov negli enti locali
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