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Combattere il digital divide grazie a mediatori istituzionali

Ne parliamo con

Mauro Solari - Assessore Innovazione e Semplificazione Amministrativa e Sicurezza sul lavoro Provincia di Genova

Ci descrive brevemente l'esperienza della provincia di Genova relativamente alla costituzione di "mediatori" istituzionali per i servizi di e-government?
 
         
         

Come Provincia siamo partiti dalla visione condivisa che il nostro è un ruolo istituzionale nei confronti dei comuni, in particolare quelli medio-piccoli, di cerniera tra questi e l'ente Regione. Trasferendo questa visione sul nostro territorio, lo scenario spiega ancora meglio questa metafora: la Provincia di Genova è costituita dal Comune di Genova di 600 mila abitanti e da 66 piccoli comuni tutti sotto i 30 mila abitanti. Ci è parso, quindi, coerente interrogare questi comuni relativamente ai loro bisogni sia di tipo amministrativo, sia di tipo informativo nonché informatico. Abbiamo organizzato così due consultazioni in cui sono stati coinvolti non solo gli amministratori ma anche le Comunità Montane e gli Enti Parco, in un'ottica di coinvolgimento di tutti i soggetti attivi sul territorio. Il risultato di queste indagini è stato un catalogo di servizi derivanti dai bisogni dei comuni.

Qual è in questo senso il ruolo della Provincia?
 
         
         

La Provincia deve essere non solo un soggetto promotore ma anche e soprattutto soggetto attuatore. Questo la differenzia dalla Regione a cui spetta, invece, un ruolo coordinatore. Ovviamente, la sovranità di questi mediatori istituzionali, ovvero i Centri Servizi Territoriali, sarà ceduta ai Comuni con passaggi graduali. Come ha evidenziato lo stesso momento di indagine che abbiamo condotto ci sarà sicuramente una fase iniziale di start up in cui, soprattutto ai piccoli comuni, non potranno essere chieste risorse finanziare, e questo per il semplice fatto che tra i dati rilevanti che sono emersi dalle indagini, uno tra i più rilevanti è stato proprio quello delle ristrettezze economiche. Proprio per questo i servizi su cui vogliamo puntare nella fase di avvio del CST sono propri quelli che possono dare un immediato risparmio ai Comuni. Logicamente il risparmio ottenuto dovrà essere investito dal Comune stesso nel CST che deve puntare a mantenersi autonomamente. Pensavamo quindi, almeno per i primi 2/3 anni, di erogare un contributo finanziario soprattutto ai Comuni sotto i 5000 abitanti. Contiamo, inoltre, su un supporto della Regione soprattutto per quelle che sono le sue competenze consolidate, mi viene in mente ad esempio la fornitura della struttura tecnologica.
Per quanto riguarda invece il supporto organizzativo, sempre nella fase di start up sarà la Provincia con i suoi uffici e il suo personale, ad avviare le attività dei CST. È chiaro infatti che inizialmente, il CST non potrà subito avere il personale di cui ha bisogno.

Come avete lavorato per il coinvolgimento dei comuni della Provincia?
 
         
         
Siamo partiti con un questionario sottoposto ai 66 comuni. Di questi solo 4 non hanno risposto. Abbiamo poi incontrato e parlato con tecnici e segretari comunali che hanno sempre dato risposte molto interessate allo stesso tempo molto preoccupate per gli aspetti economici. Tipico era sentir dire: "Bellissimo progetto, ma… non abbiamo più risorse!".
Quali evidenze sono emerse? Quali sono i servizi su cui punterete di più?
 
         
         
Dalle risposte ottenute è emersa una grossa differenza tra comuni montani e comuni della costa. I comuni costieri, per tutti citerei Portofino, sono sicuramente più ricchi soprattutto grazie al fatto che dispongono dell'entrata ICI sulle seconde case. Di quelli montani non si può invece, dire altrettanto. A fronte di questo, mentre il comune montano chiede servizi di base (tipicamente paghe e contributi) oppure servizi più avanzati come la riscossione tributi per evitare l'intermediazione di banche o altro; quelli costieri sono maggiormente interessati a servizi avanzati come i sistemi informativi territoriali, la gestione cartografica sul territorio ecc. Del resto è anche chiaro che il maggiore costo che si sostiene all'inizio, fa risparmiare poi, ad esempio attraverso un sistema GIS si gestisce meglio l'ICI visto che è possibile verificare la correttezza dei dati catastali.
In generale i servizi possono essere distinti in servizi di base (paghe e contributi, consulenza) e servizi più avanzati come il catasto, del resto il progetto SigmaTER volge a conclusione e il riuso di questo progetto sarà fondamentale.
Ma questa differenza di risorse che già c'è all'avvio, non va a inficiare sulla gestione associata dei servizi? Penso ad esempio al monitoraggio sulla qualità del servizio e all'assicurazione degli standard.
 
         
         
Credo che debba esserci una base comune di servizi accettati almeno dall'80% di aderenti ai CST e poi una serie di servizi più avanzati che verranno resi disponibili solo a chi ne farà esplicita richiesta, ad esempio il GIS. Certo è che se i comuni dell'entroterra riusciranno attraverso i CST a razionalizzare il proprio back office, si evidenzieranno notevoli risparmi che, adeguatamente investiti, devono prima di tutto puntare a colmare il digitale divide.
Qual è la diffusione all'uso delle tecnologie dei comuni coinvolti?
 
         
         
Tutto è molto legato alle iniziative personali degli amministratori. In generale, comunque i servizi sono arretrati. Propiro per questo ad esempio, un servizio come l'anagrafe va gestito centralmente conviene sia per una razionalizzazione dei dati ma anche è soprattutto per ciò che riguarda sicurezza e riservatezza.
Rispetto ai due bandi sull'e-gov pubblicati, qual è stata la partecipazione dei comuni della provincia di Genova? Che tipo di progetti sono stati realizzati?
 
         
         
Nella nostra realtà veramente pochi. Caso a sé è il comune di Genova che ha partecipato al progetto People. Proprio per questo, i CST diventerebbero strategici soprattutto in una fase di riuso visto che mi pare improbabile che il comune di 1000 abbia la cultura e la possibilità e i soldi per "riusare". Una struttura di mediazione come sarebbero appunto i CST, può fornire quella competenza, quella qualità professionale necessaria a garantire il riuso di progetti che i grossi comuni hanno portato avanti.
Quali sono gli vantaggi?
 
         
         
Primo fa tutti, il vantaggio di gestire il rapporto col cittadino e la stessa organizzazione amministrativa in modo sicuramente più razionale. Esistono poi vantaggi rispetto allo sviluppo economico del territorio. Ad esempio la spicciola manutenzione HW e SW potrebbe essere assegnata a piccole software house che esistono sul territorio, stabilendo specifiche convenzioni. Evidenti sono poi i vantaggi relativi all'efficienza dell'amministrazione stessa ovvero un territorio che si sviluppa di più. Se, infatti, consideriamo che tutte le zone montane sono a rischio spopolamento pensare e condividere un progetto di diffusione della banda larga permetterebbe la diffusione nonché vendita via Internet di prodotti tipici e di nicchia come quelli della nostra agricoltura.
A quali esperienze di riferimento vi siete ispirati, sempre che ce ne siano?
 
         
         
Siamo partiti dai documenti forniti dal CNIPA e dai momenti di confronto sul tema come incontri e convegni. Da qui siamo avanti con l'iniziativa insieme alla provincia di Savona che sta seguendo un percorso simile al nostro partendo appunto con un'iniziale fase di monitoraggio e indagine di bisogni sul territorio.
 
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