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ne parliamo con
 

CONTROLLO STRATEGICO NUOVA FRONTIERA PER LE REGIONI

Ne parliamo con

Giuseppina Felice - Responsabile del Servizio Controllo Strategico della Regione Emilia-Romagna

Quali sono i compiti del Servizio Controllo Strategico?  
         
         
Secondo quanto previsto dalla normativa regionale dobbiamo misurare il grado di realizzazione delle azioni previste nel Dpef e il grado di utilizzo delle risorse assegnate a tali obiettivi. Inoltre, su richiesta della Giunta, valutiamo l'effetto reale delle politiche e dei programmi, la rilevanza attuale degli obiettivi fissati e l'opportunità di una loro modifica.
Quando è stata attivata questa funzione all'interno della Regione Emilia-Romagna?  
         
         
La struttura è nata di fatto nel settembre del 2002 con la mia nomina a Responsabile del Servizio, anche se operativamente siamo partiti a inizio 2003. Le premesse erano state poste già nel 2001 quando la Regione ha introdotto la funzione di controllo strategico nel proprio ordinamento approvando il Testo unico sull'organizzazione e sul personale. Con quell'atto, coerente con la normativa di carattere nazionale (decreto legislativo 286 del 1999), sono ora quattro le tipologie di controllo: controllo di gestione, valutazione della dirigenza, regolarità tecnico-contabile e controllo strategico. Dal punto di vista organizzativo dipendiamo direttamente dalla Giunta regionale e siamo supportati da un Comitato scientifico di esperti guidati dal Prof. Onofri dell'Università di Bologna.
Qual è stato il primo settore preso ad esame  
         
         
Abbiamo deciso di sperimentare per aree. La prima che abbiamo scelto è stata quella delle politiche abitative che da noi è particolarmente rilevante. Come caso pilota è servito per impostare la metodologia, costruire i processi e realizzare la struttura del servizio informativo sottostante. In particolare eravamo molto interessati a provare la Balanced Scorecard (Bsc) in un contesto pubblico.
Perché proprio la Balanced Scorecard?  
         
         
Perché volevamo sperimentare una metodologia che consentisse una visione su più prospettive e la Bsc utilizza proprio una schema di analisi di tipo multidimensionale che non si limita alla tradizionale misurazione dei dati economici e finanziari ma affronta anche aspetti quali i bisogni e la soddisfazione della collettività, l'efficienza e l'efficacia dell'organizzazione e dei processi e, infine, l'apprendimento e lo sviluppo. La nostra scelta è stata poi favorita dall'avere già a disposizione la suite completa di SAP che comprende anche strumenti di controllo strategico impostati sui cruscotti di Balanced Scorecard. Ma non è stato certo questo l'elemento determinante: abbiamo puntato su Bsc perché riteniamo che abbia caratteristiche utili per il controllo strategico di un ente come la regione e perché promuove un forte collegamento tra obiettivi strategici e processi operativi. Naturalmente abbiamo apportato degli aggiustamenti al metodo sviluppato da Kaplan per le aziende, in modo da adeguarlo alle esigenze di un ente pubblico
Quali modifiche avete introdotto?  
         
         
L'ente pubblico non punta al profitto come le imprese ma a produrre un "ROI" sociale, a soddisfare i bisogni dei cittadini. Per noi, quindi, la dimensione principale non può essere più quella economica ma quella della collettività. Nel caso delle politiche abitative, per esempio, obiettivi principali sono incrementare l'offerta di alloggi in locazione, alleviare il disagio delle famiglie a basso reddito, sviluppare e valorizzare il patrimonio abitativo pubblico, ridurre il livello medio di canoni di locazione. Poi ovviamente c'è anche una prospettiva finanziaria, importante non solo perché agisce da vincolo rispetto agli obiettivi posti, ma perché indica l'efficacia e l'efficienza della gestione delle risorse. Dal punto di vista strategico siamo invece meno interessati alla dimensione economica: siamo un ente che promuove politiche piuttosto che offrire servizi e quindi i costi, come indicatori di efficacia hanno meno rilevanza.
Dimensione economica che, sempre restando in ambito pubblico, è invece importante per i Comuni.  
         
         
Certamente, perché i Comuni per dare una risposta ai bisogni della collettività gestiscono, ad esempio gli asili nido e per continuare a farlo è necessario che questi siano efficienti anche dal punto di vista economico.
Tornando alle prospettive di analisi, quali sono le altre che avete giudicato rilevanti oltre a quella finanziaria e alla collettività?  
         
         
Anche la dimensione dell'organizzazione e dei processi è importante. Processi che ormai travalicano i muri regionali: siamo un ente intermedio che sempre più promuove politiche che trovano attuazione presso altri livelli istituzionali. Per restare sempre nel caso delle politiche abitative, la regione acquisisce risorse, anche statali, programma e definisce gli obiettivi, ma poi trasferisce i fondi ai comuni affinché li utilizzino erogando contributi a favore di famiglie in affitto o assegnando alloggi. L'ultima dimensione della Bsc è quella relativa ad apprendimento e sviluppo, nella quale rientrano tutti gli strumenti o le azioni che puntano a far acquisire competenze alle persone o all'ente. Per noi per esempio l'obiettivo della conoscenza è strategico.
Le politiche abitative sono state il caso pilota. A quali altri settori avete applicato questo metodo?  
         
         
Il secondo settore a cui ci siamo dedicati è stato quello della formazione e lavoro e, ora, ci stiamo occupando delle politiche per l'immigrazione. Consideri che sono processi lenti e difficili da impostare e che pongono anche problemi di consenso interno. La funzione di controllo strategico deve poggiare su una struttura a rete e basarsi su relazioni di carattere funzionale con le Direzioni generali. Insomma, non sono cose che si improvvisano dall'oggi al domani, specie in un'organizzazione complessa come quella di una regione
Oltre a questa complessità di relazione, quali altre criticità avete incontrato?  
         
         

La Bsc può essere percepita dai nostri interlocutori interni come uno strumento troppo aziendalistico, non adatto ad un ente pubblico. Deve essere chiaro invece che la Balanced Scorecard è idonea a tutte le organizzazioni che si pongono degli obiettivi e che seguono una strategia per conseguirli. Infatti la Bsc serve a costruire una base informativa utile per evidenziare le criticità di attuazione di ciascuna politica e per comprendere se l'ente sta procedendo nella direzione giusta rispetto agli obiettivi che si è dato. Naturalmente occorre anche lavorare perché si diffonda a tutti i livelli la cultura della quantificazione e della misurazione degli obiettivi, ancora patrimonio di pochi.

Altre Regioni hanno avviato progetti avanzati di controllo strategico?  
         
         
La Lombardia ha iniziato prima di noi, anche se non conosco il loro modello. Altre regioni hanno avviato sperimentazioni di vario tipo ma credo che complessivamente siano ancora agli inizi. Però ripeto: si tratta di processi molto difficili da realizzare e resi ancora più complessi dalla natura delle regioni che, dopo la riforma del titolo V della Costituzione, sono sempre più enti preposti a promuovere politiche piuttosto che ad attuarle.
Quale strumento informativo avete scelto per supportare la vostra funzione?  
         
         
Ci basiamo su SAP. La Regione Emilia-Romagna ha anche avviato il progetto "SAP.ER.e" per realizzare un ERP, cioè un sistema informativo integrato. Il Controllo strategico è supportato con un insieme di strumenti che consentono di raccogliere, gestire e analizzare le informazioni in modo organizzato e di rappresentare i risultati delle politiche attraverso una serie di cruscotti strategici sviluppati dalla Balanced Scorecard. In particolare noi del Servizio controllo strategico stiamo implementando la parte di Strategic Enterprise Management (SEM) di SAP. Con SEM si possono realizzare cruscotti con dati estratti dal sottostante gestionale SAP/R3 ma anche da altri archivi non SAP attraverso la componente Business Warehouse (BW). In questo modo è possibile creare indicatori strategici alimentati in modo semplice e immediato da numerose fonti: nel caso delle politiche abitative, ad esempio, si può trarre informazioni dal Fondo sociale per l'affitto, conoscere il numero di beneficiari di case di edilizia residenziale pubblica, entrare in possesso dei risultati del censimento, ecc. Confrontando i valori obiettivo con quanto emerge dagli indicatori nei cruscotti l'ente può rendersi immediatamente conto se sta seguendo una politica in linea con quanto si era prefissato e, in caso di scostamento, prendere al più presto le azioni correttive opportune.
Quante persone sono impegnate nel controllo strategico?  
         
         
Siamo in cinque, affiancate per la parte tecnologica da due persone di SAP Italia Consulting.
 
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