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INVENTARIO
FORESTALE NAZIONALE: UNA MAPPA PER ORIENTARSI NELLA SOSTENIBILTA'
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I
segnali di allerta degli ultimi anni provenienti dall'ambiente hanno accelerato
gli interventi di tutti i Paesi rispetto all'adeguamento agli impegni
presi a Kyoto (1997) per la riduzione delle sostanze gassose nell'atmosfera,
e a Rio de Janeiro (1992) per la conservazione della diversità
biologica. L'Italia risponde con una seconda release dell'Inventario Forestale
Nazionale, per garantire la conservazione e l'utilizzo coerente dei principi
di sostenibilità.
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Premessa
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L'attenzione
all'ambiente degli ultimi anni è stata concretizzata dalla sottoscrizione
di una serie di accordi a livello internazionale quali:
Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici, Kyoto - 1997
Convenzione sulla diversità biologica, Rio de Janeiro - 1992
Processo di Helsinki, Helsinki .
Per
consentire la conservazione e l'utilizzo coerente dei principi contenuti
dagli accordi sottoscritti, il Corpo Forestale dello Stato (CFS),
in collaborazione con il Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, sta preparando la II
versione dell'Inventario Forestale Nazionale (INFC)
che in questa nuova release avrà l'obiettivo "non solo
di stimare le superfici forestali, ma anche di misurarne la capacità
di assolvere ad alcune funzioni essenziali per l'equilibrio del pianeta,
come la capacità di assorbimento del carbonio presente nell'atmosfera",
come ci spiega Claudio Muscaritoli, dirigente del CFS e membro
coordinatore del Comitato di indirizzo e coordinamento del progetto
Inventario Forestale nazionale.
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Aspetti
generali
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La
sottoscrizione da parte dell'Italia agli accordi internazionali comporta
la necessità di una standardizzazione delle informazioni raccolte
e delle statistiche prodotte, al fine di fornire dati coerenti e facilmente
integrabili.
In particolare l'Inventario Forestale costituirà uno strumento
utile per:
una articolazione tipologica dell'uso del suolo e della copertura
forestale compatibile con classificazioni internazionali generali e condivise,
con particolare attenzione per la definizione di ciò che deve essere
considerato bosco,
la definizione di coerenti standard di rilievo, di elaborazione
e di articolazione territoriale dei risultati.
Il
primo passo compiuto è stato quello di arrivare ad una definizione
di bosco adeguata agli standard internazionali. In particolare, la
definizione di riferimento presa in considerazione è stata quella
della Forest Resources Assessment 2000 (UN-ECE/FAO, 1997), secondo
la quale è definita Bosco una superficie estesa per almeno 5.000
m2, con copertura arborea minima del 10%, con larghezza minima di 20 m
in corrispondenza del punto di campionamento e con un'altezza minima a
maturità e in situ dei soggetti arborei presenti di 5 m.
Oltre
alle superfici boscate vanno considerate come superfici di interesse inventariale
anche le cosiddette Altre terre boscate, ovvero le aree con
copertura arborea compresa tra il 5 e il 10%, oppure quelle con copertura
superiore al 10% ma dovuta ad alberi o cespugli che non raggiungono 5
m di altezza a maturità in situ, oppure quelle con copertura arbustiva.
Queste definizioni vanno però distinte da quelle a cui assegnare
una valenza giuridica. La definizione di bosco a fini inventariali deve
infatti basarsi su considerazioni ecologico-selvicolturali e pratico-operative
tali da permettere la classificazione a bosco di un tratto di territorio
senza la necessità di tracciare precisi confini, mentre una definizione
a valenza giuridica dovrebbe poter essere adottata anche per piccole superfici,
precisamente delimitate e senza condizionamenti da parte degli usi del
suolo circostanti.
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Che
cosa è cambiato
Il
rapporto con il primo inventario forestale nazionale '85ofondimenti
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Assumendo
una nuova definizione di bosco a fini statistici inventariali ha comportato
una serie di criticità rispetto alle possibilità di confronto
e di misura delle variazioni intervenute tra i due inventari.
In particolare ci sono delle considerazioni da fare:
negli inventari forestali italiani (nazionale e di alcune regioni) sono
state adottate definizioni di bosco diverse, per cui già ora è
molto scarsa la possibilità di integrazione delle informazioni
tra i due livelli amministrativi e tale difficoltà permarrebbe
per alcune regioni quale che sia la definizione scelta;
i 20 anni di intervallo temporale tra IFN85 e nuovo IFN riduce significativamente
l'interesse pratico del confronto. Inoltre, se si considera che le informazioni
pregresse si riferiscono ad una sola sessione inventariale, la perdita
di continuità appare esigua e forse è preferibile adottare
soluzioni favorevoli per il futuro più che insistere per correlarsi
ad un passato così distante e superato dalle nuove visioni internazionali;
si è attualmente in presenza di un totale disallineamento delle
definizioni di bosco impiegate dai vari Paesi europei, per cui la maggioranza
di essi si trovano, come l'Italia, nella condizione di adottare una nuova
definizione comune per favorire l'adeguamento delle proprie statistiche
agli standard internazionali.
Appare
quindi meno complesso avviare un lavoro ex novo che deve comunque partire
da una definizione condivisa e impiegata a livello sovranazionale proprio
per evitare difficoltà:
nell'integrazione di statistiche agricole e forestali nazionali con quelle
europee,
nel confronto con le politiche forestali degli altri Paesi della stessa
area geografica,
nell'adeguamento e partecipazione a meccanismi finanziari sovranazionali
per interventi nelle aree forestali.
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Il
disegno inventariale pprofondimenti
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Il
disegno inventariale è stato organizzato in 3 fasi di campionamento,
ovvero campionamento triplo per la stratificazione. Le prime due sono
necessarie per la stima dell'estensione delle diverse classi di uso del
suolo e di copertura forestale, mentre la terza per la determinazione
degli attributi quantitativi relativi ai soprassuoli presenti nelle diverse
suddivisioni areali ed eventualmente per ulteriori affinamenti classificatori.
PRIMA
FASE
Nella
prima fase, grazie all'utilizzo dei servizi territoriali del Sistema Informativo
della Montagna (SIM) è
stata realizzata la fotointerpretazione di 300.000 punti di interesse
forestale, identificati individuando un punto di osservazione ogni 100
ettari (intensità campionaria nove volte superiore all'IFN85).
Questo ha permesso un'incertezza campionaria sulla stima della superficie
forestale nazionale di 0,3%, percentuale ampiamente accettabile soprattutto
se si considerano tutte quelle situazioni in cui l'inventario forestale
nazionale potrebbe costituire l'unica fonte informativa in assenza di
specifiche realizzazioni locali.
I risultati di questa prima fase di campionamento sono stati presentati
nell'ottobre 2004 e hanno evidenziato una situazione confortante per un'Italia
che, rispetto all'85, è sempre più verde: le superfici boschive
sono cresciute da 8.675.100 ettari agli attuali 10.528.080, ovvero una
crescita del 21,3%.
SECONDA
FASE
Il campione di seconda fase ha l'obiettivo di costituire un sottoinsieme
delle unità campionarie di prima fase risultate appartenenti alla
superficie forestale. In particolare si tratta di una rilevazione "sul
campo", ovvero attraverso vere e proprie procedure speditive, che
permettono di superare limiti legati alle classificazione da lontano connesse
alle definizioni delle diverse categorie inventariali (bosco alto, bosco
basso, arbusteto, ecc.). La possibilità di classificazione da lontano
è limitata e potrà avvenire con diverse modalità
solo per le unità di campionamento di difficile raggiungimento
per motivi vari (orografia, tipo di vegetazione, ostacoli, ecc.).
In questa fase sono state utilizzate tecnologie di posizionamento satellitare.
Gli output di questa seconda fase saranno:
la classificazione della categoria inventariale, della categoria forestale
(bosco di faggio, bosco di pino silvestre, arbusteto a pino mugo, piantagione
di latifoglie, ecc.) e della sottocategoria forestale (ad es., per i boschi
di abete rosso, la pecceta subalpina, la pecceta montana, ecc.),
la classificazione secondo altri attributi di carattere generale o relativi
alla stazione e al soprassuolo.
Le
unità campionarie che verranno osservate sono circa 30.000, un'intensità
che permette la stima dell'estensione delle categorie forestali più
importanti con incertezze ancora contenute a livello nazionale. Ad esempio,
per i boschi di faggio, estesi per circa 700.000 ettari, l'errore di stima
della superficie si aggirerà intorno al 2,0%, mentre per i boschi
di larice, la cui estensione non raggiunge i 250.000 ettari, l'errore
di stima della superficie sarà prossimo al 4,0%. Più alto
sarà il tasso di campionamento di seconda fase economicamente e
operativamente sostenibile, più precise saranno le stime dell'estensione
delle categorie inventariali a livello nazionale e, in termini più
contenuti, a livello regionale.
TERZA
FASE
Lo
schema di campionamento si completa nella terza fase definisce il sottoinsieme
delle unità classificate nella fase precedente. Dette unità
di campionamento sono abbastanza onerose, per l'insieme delle misurazioni
e osservazioni che vi vengono condotte. In ipotesi verranno identificate
e misurate non più di 10.000 unità al suolo!
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Considerazioni
Approfondimenti
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La
metodologia utilizzata, costruita su una rete permanente di punti di sondaggio,
con densità di campionamento opportuna e con procedure di posizionamento
e marcamento idonee a garantire la rintracciabilità dei punti di
sondaggio, ma anche la loro invisibilità nei confronti delle ordinarie
operazioni di gestione del territorio, ha permesso l'attuazione di un
disegno inventariale stabile e condivisibile.
Per quanto riguarda la stabilità nel tempo, la rete di monitoraggio
del nuovo inventari permetterà permanenza nel tempo grazie al superamento
di limiti quali la limitata accuratezza dei punti sondaggi del precedente
inventario, del loro posizionamento spaziale dovuta alle procedure speditive
adottate a quel tempo e la ridotta intensità della rete di campionamento
rispetto alle esigenze di precisione delle stime campionarie a livello
regionale che sembrano essere richieste in questa nuova tornata inventariale.
Inoltre, i dati e le stime raccolte saranno di aiuto per tutte le Regioni
che hanno avviato monitoraggi ambientali sul proprio territorio, sia per
quelle che hanno completato o stanno completando il loro inventario forestale
avviato in tempi più o meno recenti, sia per quelle che stanno
ancora avviando attività preparatorie alla realizzazione di un
loro inventario forestale e altre che non hanno mai affrontato questa
tematica.
Inoltre, il nuovo Inventario permetterà alle Amministrazioni centrali
una ripartizione adeguata di risorse finanziarie alle Regioni e Province
Autonome.
Più in generale, un progetto nazionale può costituire un
momento di uniformazione metodologica e di standardizzazione delle informazioni,
oltre che momento di aggregazione delle risorse e di complementarietà
operativa e dei risultati da ottenere tra le amministrazioni centrali
e quelle regionali. Ovviamente una tale ipotesi ha notevoli implicazioni
sul disegno inventariale e sull'intensità del campionamento.
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| Approfondimenti |
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INFC:
L'INVENTARIO CHE SALVAGUARDA L'ECOSISTEMA - Ne parliamo con
Claudio Muscaritoli - Dirigente del CFS e membro coordinatore
del Comitato di indirizzo e coordinamento del progetto Inventario Forestale
nazionale
Reti:
Il Sistema Informativo della Montagna 11/9/03
Sito
del Sistema Informativo della Montagna
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