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ne parliamo con
 

Comunicare la Biodiversità

Ne parliamo con

Luciano Onori, Responsabile Servizio Parchi, Ecosistemi e Biodiversità dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici (APAT)

Il concetto di Biodiversità è relativamente recente, ma porta con sé notevoli problematiche tanto da essere indicato dalla Conferenza di Rio del 1992 come una delle tre emergenze planetarie, eppure in Italia se ne parla poco. Quali sono le iniziative messe in campo dal nostro paese?
 
         
         

Il primo problema vero inerente la biodiversità è che manca una teoria unificante da cui poter far scaturire una serie di considerazioni e di azioni di tutela e salvaguardia della varietà della vita sulla terra. L'Italia sta mettendo punto numerose iniziative, comprese quelle che fanno direttamente riferimento al sistema delle agenzie per l'ambiente e ad APAT, in cui è stato creato un servizio apposito di cui sono il responsabile. Per quello che ci riguarda più direttamente, ad esempio, il nostro ufficio ha messo in piedi un progetto inter-agenzia, che coinvolge cioè tutte le agenzie per la protezione dell'ambiente, con l'obiettivo di farle colloquiare con il sistema delle aree protette, e soprattutto con il mondo della ricerca, gli enti e gli istituti universitari, per arrivare a stabilire una linea comune. Accanto a questo progetto c'è poi quello riguardante la realizzazione del Centro Nazionale per la Biodiversità, che ha il compito di raccogliere dati ed informazioni a livello nazionale in merito alle specie protette, agli habitat, agli ecosistemi e così via.

Una specie di archivio nazionale?  
         
         

Sì possiamo definirlo così, inoltre accanto ad esso stiamo sviluppando altri due centri periferici per la biodiversità. Anche qui si tratta di centri documentali, in cui la raccolta delle informazioni su base cartacea ed informatica viene fornita gratuitamente dagli enti parco. Il primo centro periferico riguarda le aree protette marine e costiere, ed è stato istituito presso il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in Campania, una sede in cui striamo allestendo un sistema GIS per la realizzazione di una cartografia delle aree marine protette e per una valutazione integrata della biodiversità marina e costiera. Il progetto in particolare partirà dalle coste della Campania, per allargasi in seguito a tutto il territorio costiero. Il secondo centro, con sede nel Parco Regionale dei Monti Lucretili nel Lazio, avrà come obiettivo la conservazione del germoplasma di tipo appenninico. Si tratta di un progetto, tra l'altro molto diffuso a livello mondiale, teso allo studio degli ecosistemi forestali nel proprio habitat, in modo da capire come intervenire nel ripristino ambientale o nell'ingegneria naturalistica, per rinconfigurare un ecosistema danneggiato accelerandone la naturale evoluzione.

Come è organizzata la struttura di intervento e salvaguardia rispetto ai temi della biodiversità nel nostro paese e a livello europeo?  
         
         
Quando si è formata l'APAT, o meglio l'AMPA, come si chiamava all'inizio, si è deciso di strutturarla esattamente come l'Agenzia Europea per l'Ambiente. Abbiamo creato ad esempio dei centri tematici sulla falsa riga dell'Agenzia Europea in modo tale che il nostro centro tematico sulla natura e sulla biodiversità potesse dialogare direttamente, partecipando alle riunioni e scambiando informazioni e pareri, con l'omologo centro dell'Agenzia Europea. Se questo è un elemento importante, ancora di più lo è il fatto che l'agenzia italiana, così come tutte le altre agenzie nazionali ha adottato il medesimo modello concettuale dell'Agenzia Europea per quanto riguarda l'approccio ai problemi dell'ambiente e la ricerca delle soluzioni più adeguate. Questa è secondo me la mossa vincente perché il dialogo sia costante e continuo.
Come circola l'informazione ambientale tra le varie agenzie e soprattutto tra il livello nazionale de il livello europeo?  
         
         
Tra i compiti istituzionali dell'APAT vi è anche la gestione e lo sviluppo del Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINA), avente come finalità la raccolta dei dati e delle informazioni necessarie per valutare lo stato dell'ambiente e le sue trasformazioni e per supportare le azioni di governo verso politiche di sviluppo eco-compatibili.
A livello europeo, la rete del SINA è integrata nella rete informativa europea EIONET (Environment Information and Observation NETwork) dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, di cui rappresenta il nodo italiano (National Focal Point). In pratica il National Focal Point italiano assicura il collegamento informativo con il livello europeo, rappresentando il punto di raccordo tra le esigenze informative comunitarie e i sistemi di raccolta e gestione delle informazioni ambientali delle Regioni e Province autonome. In particolare, l'APAT è responsabile della raccolta del set di dati che l'AEA richiede con cadenza annuale ai Paesi europei ai fini della redazione dei rapporti sullo stato dell'ambiente in Europa.
Infine la partecipazione ai consorzi del centro tematico europeo (ETC - European Topic Centre) completa il quadro della partecipazione SINAnet alle iniziative europee nel camnpo dell'informazione in materia ambientale. Finalità dei Centri Tematici è di assistere l'AEA nel processo di raccolta, analisi, valutazione e diffusione delle informazioni di interesse per le politiche in materia di ambiente e sviluppo sostenibile, a livello nazionale ed internazionale. Essi vengono selezionati sulla base di una procedura di gara finalizzata a raccogliere risorse e capacità tecnico-scientifiche presenti nei diversi paesi dell'Unione europea.
Una delle necessità emerse dalla Conferenza di Rio è quella di dotarsi di un Clearing-House Mechanism (CHM). Può spiegarci semplicemente di che si tratta?  
         
         
Il meccanismo del clearing-house è stato inventato alla fine dell'800 nell'ambiente economico-industriale. Si trattava, allora, di uno strumneto teso alla condivisione spontanea di informazioni su prodotti industriali o economici, al fine di migliorare il mercato e farlo espandere. Questa idea è stata ripresa a livello ambientale e la Convenzione per la Biodiversità nata appunto dalla Conferenza di Rio, prevede la creazione di un meccanismo di clearing-house per la condivisione di dati e di informazioni, da parte degli enti che aderiscono alla Convenzione. Molti paesi, tra cui la stessa Unione Europea, hanno realizzato delle pagine o dei veri e propri portali in cui vengono condivise tutte le informazioni sulla biodiversità locale, e quindi rese pubbliche e diffuse. Questo è esattamente quello che noi stimo tentando di realizzare con il nostro Centro Nazionale per la Biodiversità, a cui le accennavo, che però non si sostituirà il CHM, che è un obbligo di legge, ma che lo affiancherà non appena il Ministero provvederà alla sua implementazione.
A che punto siamo?  
         
         
L'attuazione del Clearing-House Mechanism non è nostra competenza. So che negli anni immediatamente successivi alla Convenzione, l'Enea si occupò di un primo sviluppo del software, e della messa on line di diverse pagine informative, che però di recente sono state tolte. Questo non cambia però i compiti dell'APAT che con i progetti di cui parlavo, offrirà supporto a quello che sarà il futuro CHM italiano.
Le nuove tecnologie sono uno strumento ormai indispensabile anche per la salvaguardia dell'ambiente. Ci sono esperienze significative in questo senso realizzata dall'APAT o dall'Agenzia Europea?  
         
         
Senza dubbio oltre alle tecnologie della rete per diffondere l'informazione, il sistema delle immagini satellitari è un ottimo strumento, di cui, per altro stiamo servendo per avere una prima cartografia degli habitat, all'interno dell'importante il progetto previsto dalla legge quadro 397: Carta della natura.
Per quanto riguarda la comunicazione invece credo che si debba fare una distinzione quando si parla di diffusione delle informazioni, esistono dal nostro punto di vista almeno tre possibili fruitori dei dati ambientali in nostro possesso.
Innanzitutto i cittadini, nei confronti dei quali stiamo mettendo a punto una serie di progetti che vogliono essere il più possibile coinvolgenti, incentrati sul web GIS, cioè su un sistema geografico interrogabile da internet, attraverso cui l'utente può navigare una vera e propria mappa cartografica della biodiversità italiana, capace di fornire indicazioni sulle specie presenti, sul loro status di protezione o di diffusione, o sugli habitat. In particolare abbiamo già realizzato un prototipo per l'ambiente faunistico alpino che vorremmo estendere a tutto il territorio italiano, coinvolgendo anche la flora.
Il secondo strato informativo è quello dedicato alla ricerca, che ha bisogno di altri meccanismi ed altri linguaggi. Il progetto che stiamo sperimentando si basa sul riconoscimento tramite ID e password, che permette l'accesso a un database molto più particolareggiato di quello invece disponibile a tutti, e quindi anche molto più complesso.
Il terzo strato infine è quello dedicato a chi deve far applicare la normativa europea e nazionale, e farla rispettare, di cui però abbiamo già parlato.
Quindi tra gli obiettivi dell'APAT vi è anche la creazione di una cultura rivolta alla salvaguardia ambientale?  
         
         
Esattamente, in particolare mi preme sottolineare, oltre all'utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione, che sono in grado di raggiungere un notevole numero di persone, la necessità di un linguaggio appropriato per facilitare la diffusione di queste informazioni, in modo da riuscire a colpire un target diverso da quello dei solo addetti ai lavori, o degli "ecologisti". Non è infatti semplice far capire l'importanza della biodiversità, e di come dalla diversità possa scaturire un miglioramento della qualità dell'ambiente e quindi della vita di ciascuno di noi. Un ambiente diverso è un ambiente più sano, meno vulnerabile e meno indifeso di fronte a pericoli o calamità. È questo ciò che bisogna far capire, al di là della singola presenza di specie simbolo come il lupo o l'orso, ed è questo che noi cerchiamo di far capire utilizzando linguaggi nuovi. Per farle un esempio un progetto di cui andiamo fieri è stata la realizzazione di alcuni corsi formativi elaborati per il sistema delle agenzia riguardo al tema del ripristino ambientale in funzione della biodiversità. Oltre ad una parte teorica i corsi prevedevano infatti l'osservazione di esperienze concrete nel nostro paese, tra cui ad esempio una realizzata in Friuli, in cui partendo da un ambiente agricolo abbandonato e realizzando una pozza d'acqua una pozza d'acqua, che ha permesso l'introduzione di alcuni cavalli, dopo alcuni anni si è arrivati ad un vero e proprio parco naturale, in cui ora si possono trovare 256 specie di uccelli. Un ambiente quindi fruibile anche da turisti e visitatori.
Approfondimenti

Il sito APAT

Clearing-House Mechanism Europeo

Il portale dell'Agenzia Europea per l'Ambiente

 
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