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TMPL2
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Obiettivo
primario: favorire l'integrazione
Ne
parliamo con
Luca Menegatti,
funzionario per i processi informativi e documentari del settore servizi
telematici - Regione Toscana
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Come
si inserisce il progetto "Invio telematico di comunicazioni
da parte di cittadini ed imprese al sistema della Pubblica Amministrazione
Toscana e fra organizzazioni pubbliche e private" all'interno
di e-Toscana?
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Il progetto
B2, ovvero "Invio telematico di comunicazioni da parte di cittadini
ed imprese" ha una natura particolare all'interno di e-Toscana legata
non tanto alla condivisione del dato con le altre amministrazioni, punto
centrale di molti altri progetti, bensì alla vera e propria trasmissione
della documentazione in formato digitale. Non solo trasmettere l'informazione
contenuta nella comunicazione quindi, ma far circolare il documento vero
e proprio. Una caratteristica aggiuntiva molto importante che differenzia
il progetto B2 da tutti gli altri, aggiungendo elementi fondamentali sulla
sicurezza e sulla garanzia del trasporto delle informazioni di tipo documentale
trattate.
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Non
è quindi un prodotto per il Protocollo in senso stretto?
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Il progetto
B2 ha come obiettivo principale l'invio telematico delle comunicazioni,
il fatto che poi ciascun ente debba dotarsi di strumenti idonei a ricevere
queste documentazioni è un elemento esterno al progetto stesso,
e non fa nemmeno parte degli obiettivi strategici di e-Toscana, il che
differenzia notevolmente e-Toscana da altre esperienze simili sul territorio
nazionale. Dal nostro punto di vista, infatti, il momento della distribuzione
di applicazioni verticali ai soggetti del territorio ha avuto il suo momento
di sviluppo, che potremmo collocare a cavallo dei primi anni Novanta,
ma deve essere ormai considerato concluso. Infatti, anche se l'informatizzazione
delle Pubbliche Amministrazioni non può dirsi completata, tuttavia
gli ambiti dell'autonomia degli enti locali, impediscono di fatto ad un
ente territoriale come la Regione Toscana, di distribuire con un atto
"impositorio" un qualsiasi software agli altri enti. La Regione
sta quindi realizzando un proprio protocollo informatico, ma esclusivamente
come Regione Toscana, anzi, più in generale, tutti i progetti di
e-Toscana non riguardano tanto il rilascio di software per il back office,
quanto di prodotti per la cooperazione applicativa e per un miglior sfruttamento
dei sistemi di trasporto e di interscambio delle informazioni.
Il nostro progetto per il protocollo, in sintesi, non tratta il modo con
cui il singolo ente si dota di un'applicazione per realizzata l'assegnazione
di un numero di protocollo ai documenti che riceve, ma si preoccupa di
fare in modo che l'ente riceva in modo sicuro e garantito la comunicazione
che è stata inviata, o, viceversa, garantisce che le comunicazioni
inviate dall'ente arrivino a destinazione.
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Una
scelta un po' in controtendenza rispetto a quello che invece stanno
portando avanti le altre amministrazioni?
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Non si tratta
di essere in controtendenza, la Regione Toscana ha attraversato un lunga
fase in cui la necessità primaria era quella di diffondere l'informatizzazione
degli enti, e in cui la strategia adottata è stata quella distribuire
software applicativo. A tal proposito posso ricordare almeno due grossi
progetti: "Comuni90" e "Legge241". Il nome di questi
progetti identifica bene anche il periodo, ma nessuno dei due ha portato
a compimento il proprio intento originario. Da allora però molte
cose sono cambiate, e oggi se un grosso comune vuole dotarsi di un prodotto
per il protocollo, la Regione non può imporre la propria decisione,
non ne ha né l'autorità, né un vantaggio economico,
e quindi l'unica cosa che rimane da fare è lavorare sull'integrazione
e sugli standard di cooperazione.
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Non
si rischia così di fare un doppio lavoro: comprare una soluzione,
e poi integrarla con le altre?
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Non
credo. Il protocollo informatico, inteso come normativa per la gestione
del protocollo esiste dal 28 ottobre del 1998 più precisamente
al DPR 428,
ripreso poi dal 445
del 2000. La possibilità di trasmettere per via telematica
delle informazioni da un'amministrazione ad un'altra esiste quindi da
oltre sei anni, eppure ad oggi non ci sono significative esperienze, se
non pilota, di effettivo scambio di informazioni fra pubbliche amministrazioni.
Noi riteniamo che il ritardo con cui si sta sviluppando questo segmento
di informatizzazione della PA non dipenda tanto da una cattiva gestione
da parte delle amministrazioni di questa opportunità, quanto dal
fatto che l'insieme delle norme che devono essere garantite relativamente
al trasporto di questa documentazione è eccessivamente frastagliato
e comprende ad esempio la posta certificata, l'indice delle aree organizzative,
le modalità di sincronizzazione tra i sistemi. Per ottenere qualche
cosa di più di quello che c'è già non bisogna quindi
puntare sul livello di informatizzazione delle strutture amministrative,
quanto sulla standardizzazione del modo di cooperare. La volontà
del progetto e-Toscana è proprio quella di andare a coprire quest'area
che attualmente manca..
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Tutte le regole che sono
state individuate per garantire un corretto trasferimento di documentazione
tra amministrazioni sono viste come separate, sia da chi le regole le
stabilisce sia dai fornitori di software per il mercato, e, come tali,
incluse nell'ambito di soluzioni isolate. La caratteristica della rete
è invece esattamente l'opposto, cioè fruire di documenti
in maniera indipendente dal tipo di prodotto che si è utilizzato
per produrli. Questa stessa logica è la stessa che caratterizza
tutto e-Toscana, e non solo di progetto B2 e consiste nell'andare a definire
uno strato di standardizzazione in grado di coprire i livelli di interscambio
tra le applicazioni, senza andare ad investire l'applicazione.
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Dal
punto di vista pratico come si traduce tutto ciò?
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A
Maggio-Giugno dell'anno passato sono stati rilasciati degli schemi di
XML, a cui ciascun ente aderente deve adeguare il proprio sistema locale
in modo tale da poter pienamente sfruttare questa standardizzazione del
sistema di interscambio. Successivamente abbiamo realizzato le componenti
software che implementando questi servizi sarebbero andati a risolvere
tutte le problematiche relative allo scambio vero e proprio. Quindi prima
una specie di guida all'uso, un catalogo che consente di accedere a determinati
servizi e poi, nei mesi successivi, la realizzazione vera e propria, realizzata
solo dopo la valutazione e l'approvazione da parte degli enti aderenti
al progetto.
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Quale
è lo stato dell'arte attuale?
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Attualmente
abbiamo 122 enti partecipanti, 5 Province, 107 comuni, 8 comunità
montane, un circondario ed un'agenzia. Ciascuno di essi possiede degli
indirizzi, corrispondenti a degli Hub services, che devono richiamare
per utilizzare i servizi messi a disposizione dal progetto. Oltre a questo
per ogni enti viene messa a disposizione una cifra di circa 3000 euro.
Il progetto, costruito sulla struttura di cooperazione applicativa della
Regione Toscana, ha un modello decentrato, con circa 80 stazioni sul territorio.
Il sistema di brokering è invece completamente centralizzato. Al
momento abbiamo completato sia la fase di standardizzazione che la fase
di realizzazione dei prodotti centrali, e centrali/decentrati, e sono
tuttora in corso le attivazioni sui singoli enti. Contiamo di avere un
primo risultato significativo entro Aprile, leggermente in ritardo rispetto
all'agenda originaria, ma comunque perfettamente in linea con il timing
riconvenuto nel Novembre scorso con il Ministro per l'Innovazione e le
Tecnologie.
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Entrambi
questi progetti sono legati delle normative nazionali precise (autocertificazione
e protocollo elettronico). Quanto di questi progetti è legato
ad un adeguamento alla legislazione vigente e quanto invece alla
lungimiranza e all'attenzione verso i cittadini e i piccoli enti
locali?
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È esattamente il discorso che le facevo prima: la legislazione
è completa, ma non è integrata e solo con l'integrazione
si possono superare gli impatti organizzativi che stanno vivendo attualmente
le pubbliche amministrazioni rispetto al tema del protocollo. In più
noi abbiamo fin da subito individuato l'opportunità di istituire
un portale per l'accesso da parte dei cittadini al servizio, mentre fino
a poco tempo fa l'amministrazione centrale, riteneva lo scambio di protocollo
una competenza interamministrazione. Mi spiego meglio: per il legislatore
il fatto che due amministrazioni potessero scambiarsi il protocollo era
esaustivo di tutte le necessità, quindi tra gli obiettivi di informatizzazione
non rientrava la possibilità che un soggetto privato, se voleva,
poteva inoltrare una comunicazione alla pa in forma digitale, cioè
veniva negata non solo la necessità, ma addirittura la possibilità.
Questo elemento il nostro progetto lo ha superato sin dalla fase di impostazione
del 1993, e siamo orgogliosi del fatto che, anche grazie ai contatti tra
Regione Toscana e CNIPA, questa attenzione è stata ripresa anche
a livello centrale. Nel marzo scorso è stato, infatti, approvato
uno schema dei decreto del Presidente della Repubblica sulla posta certificata,
già approvato dal Consiglio dei Ministri, che ne estende la possibilità
d'uso a tutti i cittadini. L'ultima resistenza risiede nel fatto che la
legge obbliga coloro che volessero usufruire di questa possibilità
a dotarsi di una casella di posta certificata che normalmente è
a pagamento, mentre lo spunto principale secondo noi è legato al
fatto che il nostro portale sarà interamente gratuito.
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Come
si è mossa la regione Toscana sul secondo bando per i progetti
di e-Gov? State partecipando al catalogo del riuso?
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Il
secondo bando di progetti di e-Gov, in realtà è un insieme
di bandi, nel senso che la seconda tranche è stata suddivisa in
più linee. Il nostro intervento si è concentrato sulla parte
infrastrutturale del secondo bando di e-Gov, perché i 14 progetti
che hanno a che fare con il protocollo, finanziati dal primo bando, si
sono sviluppati in maniera assolutamente autonoma senza un coordinamento
o un'integrazione. Nell'ambito del primo bando, per altro, le regioni
si sono impegnate ad attuare politiche che favorissero l'integrazione
delle 11 componenti applicative, tra cui il protocollo. Per quanto riguarda
il catalogo del riuso abbiamo deciso di partecipare anche se il catalogo
è molto sbilanciato sulla messa a disposizione di soluzioni di
tipo applicativo, mentre il nostro progetto, come spiegavo, è leggermente
differente.
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