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Le
comunità virtuali non rappresentano un villaggio globale bensì,
utilizzando una metafora di Rheingold (1994), sono piuttosto una moltitudine
di accampamenti riuniti da interessi trasversali o da particolari obiettivi.
Allinterno di questi linterazione tra i cittadini del
Web dà origine a quella che Lévy (1996) definisce
intelligenza collettiva ovvero quella condizione in cui, grazie
al dialogo al confronto e allo scambio di conoscenze tutti
possono partecipare attivamente ad una costruzione individuale e collettiva
del sapere.
Data la complessità che caratterizza lagire dei cittadini
del Web quando si avvia la progettazione di ambienti virtuali facilitanti
la partecipazione non ci si può limitare ad analizzare le caratteristiche
del Software (elemento comunque molto importante), ma occorre considerare
anche le capacità del Sistema di sviluppare e mediare interazioni.
In particolare sono almeno due gli aspetti da tener presente.
Il primo è la possibilità che gli attori hanno di costruirsi
più personaggi contemporaneamente superando così il concetto
di identità come caratteristica stabile e riconoscibile. Ognuno,
infatti, può di volta in volta attivare molteplici sé
scegliendo quali aspetti identitari rendere rilevanti. Le molteplici identità,
che in una sorta di gioco, possono manifestarsi in rete, anche se di difficile
lettura, costituiscono una preziosa risorsa e danno espressione ai differenti
bisogni rendendo il processo di partecipazione ancora più ricco
e variegato.
Il secondo è il legame imprescindibile tra contesto duso
il territorio reale/della rete- e contesto sociale
la comunità locale reale/della rete. La tecnologia, infatti,
può assolvere il ruolo di scaffolding, vale a dire
strumento, tra tanti, in grado di facilitare linterazione tra i
differenti attori per una riflessione critica sulla modalità di
fruizione delle risorse e sulle forme di organizzazione delle attività
nelle e tra le città.
È da evidenziare che oggi quasi l80% dei cittadini dell'Unione
Europea vive in centri urbani la cui gestione è caratterizzata
da uno sviluppo sbilanciato: lespansione economica spesso
è anteposta ai bisogni ed alle esigenze sociali del cittadino.
Tale tendenza ha portato a gravi conseguenze visibili nei centri urbani
così come nei loro sobborghi: esclusione sociale, perdita dell'identità
culturale, deterioramento dellambiente, insicurezza e criminalità,
congestione di traffico, inquinamento dell'aria, speco delle risorse.
Molti sono i tentativi attuati per trovare rimedi a tali problematiche.
Tuttavia, spesso, le politiche urbane si sono dimostrate miopi, concentrate
cioè sulla risoluzione di problemi contingenti e settoriali, tralasciando,
invece, le interconnessioni ambientali, sociali ed economiche che ogni
singolo evento potrebbe avere nel medio, lungo periodo. Ciò è
rinforzato, anche, della tradizionale modalità di gestione delle
città caratterizzata dalla separazione di competenze tra i diversi
settori.
Risulta evidente che una gestione olistica delle città
non è di facile attuazione. Numerose sono le barriere che ostacolano
un governo urbano integrato: culture differenti, assenza delle
abilità richieste e delle risorse necessarie, mancanza di strumenti
efficienti e metodologie idonee, contrasti, spesso anche molto forti,
da parte degli stessi cittadini. Per ovviare ad alcune di queste problematiche,
a partire dagli anni sessanta, si è fatta strada lidea che
un diretto contributo del cittadino nellamministrazione del bene
pubblico possa costituire un utile supporto per una gestione urbana sostenibile.
Il V ed il VI programma quadro per lambiente della Commissione Europea,
il Libro Bianco sulla governance della UE, le tre Direttive in fase di
elaborazione per la ratifica della Convenzione di Aharus, la Direttiva
Quadro sullacqua evidenziano come lUE ponga sempre maggiore
attenzione a tutte quelle azioni volte ad incrementare il coinvolgimento
del cittadino per una maggiore consapevolezza delle implicazioni
delle proprie azioni e decisioni sullambiente circostante.
Il singolo quindi è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano
nella realizzazione di uno sviluppo sostenibile locale (ANPA, 2000).
È infatti ormai evidente che unefficace partecipazione del
pubblico al processo decisionale presenta vari benefici:
- Consente agli attori di esprimere pareri e timori importanti per le
decisioni da adottare e, allo stesso tempo, favorisce la legittimazione
dei differenti punti di vista
- Aumenta la trasparenza del processo decisionale e contribuisce a sensibilizzare
e a rendere più consapevoli gli attori in gioco su tematiche a
loro vicine.
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