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E IL NIGUARDA SI LASCIA INNOVARE

Ne parliamo con

Gianni Origgi, Responsabile Sistemi informativi Aziendali dell'AO Niguarda Ca' Granda di Milano

I continui tagli di budget e la richiesta di prestazioni più elevate, costringono spesso le aziende sanitarie a puntare sul recupero di efficienza, e sulla lotta agli sprechi. Quale è il ruolo, in questo processo, di un investimento massiccio nelle strutture informatiche?
 
         
         

Per quanto riguarda l'area sanitaria, credo che l'investimento non sia una scelta ma un obbligo. Nessuna struttura sanitaria che possa definirsi tale può, infatti, permettersi di mancare alcuni appuntamenti importantissimi con la tecnologia sanitaria come la TAC, o la PET. D'altra parte è vero anche che, in molti casi, l'innovazione non compare tra le voci di spesa. Non credo però, che al momento attuale ci sia qualche struttura sanitaria che non possieda un server o dei terminali. Quindi, si tratta solo di far risaltare la voce di spesa "innovazione" come volontà programmatica e strategica. Fatto questo, l'unica scelta che rimane è quella di come spendere. Mi spiego: l'unico investimento da scartare è quello che punta ad un'informatizzazione di tipo parziale o ad isole senza un progetto complessivo. Detto questo quindi la domanda diventa "come spendere?" e "che tipo di investimenti fare?". Se si vuole realmente produrre un beneficio ed un risparmio bisogna considerare non tanto i costi di investimento, quanto quelli di gestione e di mantenimento di queste architetture tecnologiche. Nel nostro caso, ad esempio tutto l'investimento fatto punta proprio ad una riduzione dei costi di gestione, rendendo più performanti e più efficienti anche attraverso una razionalizzazione delle apparecchiature.

Quando è iniziato il programma di reingegnerizzazione dei vostri sistemi informativi, e quando prevedete di concluderlo?  
         
         

Il progetto è iniziato nel biennio 1999/2000, e ha vissuto varie fasi di evoluzione: una prima che ha riguardato la parte di infrastruttura, durata circa due anni; una seconda, in cui abbiamo sviluppato un sistema informativo di secondo livello per la gestione del dato sanitario integrato; ed una terza fase, che è quella attuale, in cui stiamo realizzando una serie di servizi on line e di front office, per gli utenti e per il personale.
Ciò che ritengo fondamentale è che il percorso innovativo non si concluda. Quello che intendo dire è che non si può pensare che, una volta ultimato il programma di modernizzazione attuale previsto per la fine del 2005, si possa bloccare il processo di innovazione in generale. Innanzitutto, perché come è noto, le tecnologie hanno un ciclo vitale molto breve tanto che anche quelle più all'avanguardia, in pochi mesi rischiano l'obsolescenza; in secondo luogo perché, anche quando il programma di dismissione del cartaceo sarà ultimato, ci saranno altri settori da automatizzare.

Che impatto ha avuto sull'organizzazione dell'azienda ospedaliera? C'è stato un vero e proprio salto (culturale o tecnologico), o comunque si è trattato di un processo lento?  
         
         
Come spesso avviene c'è stato sì un salto, ma un salto che all'inizio era solo ed esclusivamente nella testa o nei piani di chi questo programma lo aveva voluto, pensato e progettato. Mi spiego: le strutture che si occupano direttamente dell'automatizzazione dei processi o dell'informatizzazione in generale hanno una visione che potremmo definire globale, mentre per l'operatore finale, la percezione del miglioramento introdotto dalla ristrutturazione, non è immediata. Anzi, inizialmente un cambiamento del processo introduce una serie di criticità ed un carico di lavoro maggiore (si pensi alla formazione). Quindi, nella maggior parte dei casi si ha addirittura un rallentamento rispetto alle procedure tradizionali. Una reale percezione di miglioramento da parte degli operatori avviene mediamente in uno o due anni, ovvero non appena il nuovo processo entra a pieno regime. Durante il primo periodo le strutture operative vivono il cambiamento come imposto.
Come affrontare queste criticità?  
         
         
Per quella che è stata la nostra esperienza, abbiamo notato che c'è un maggiore riconoscimento degli effettivi benefici da parte degli utenti quando l'intervento coinvolge processi operativi diretti, ad esempio quelli relativi allo strato infermieristico. Quando, invece, vengono coinvolti operatori più evoluti, come lo strato medico, il cambiamento viene vissuto in maniera più negativa, anche perché sembra implicare un'ingerenza nell'attività medica o un monitoraggio. Quello che bisogna spiegare a chi "subisce" il cambiamento, quindi, è che la misura del ritorno non è immediata. Nel nostro caso, abbiamo riscontrato un riconoscimento effettivo dell'aumento dell'efficienza, solo durante il terzo anno, quando sono andati a regime una serie di servizi, soprattutto servizi globali. Per tutta la durata dei lavori di infrastrutturazione quindi non abbiamo avuto un riscontro positivo da parte dei nostri operatori. Bisogna poi calcolare che introdurre un'applicazione isolata, anche se estremamente avanzata ed estremamente efficiente, non fa cambiare il giudizio sull'efficienza globale.
Vista l'esistenza di un moderna infrastruttura informatica, è stata presa in considerazione la possibilità di passare al sistema di comunicazione di tipo VOIP (comunicazione telefonica attraverso la rete internet)?  
         
         
Sin dal 2000, c'è stata la volontà progettuale di predisporre la rete per accogliere il supporto voce. Non si è potuto, però, implementarlo in quanto all'epoca le soluzioni offerte dal mercato non fornivano ancora garanzie di efficienza ed affidabilità sufficienti per il nostro ambiente. Attualmente, usufruiamo ancora dei servizi di telefonia tradizionale, ma ogni anno studiamo le proposte del mercato perché crediamo veramente nelle possibilità di risparmio e di recupero di efficienza della telefonia over IP.
La diminuzione di carico di lavoro per alcuni uffici, ha premesso di concentrarsi sull'attenzione al paziente?  
         
         
Uno dei nostri principali obiettivi era quello di eliminare gli spostamenti fisici all'interno della struttura, che tra l'altro essendo abbastanza vecchia, è dislocata su diversi palazzi e padiglioni. Per darle un'idea posso dirle che esisteva del personale addetto specificatamente alla consegna di documenti cartacei: ad esempio, esisteva una squadra che aveva il compito di recuperare la documentazione di laboratorio e distribuirla nelle rastrelliere o nei vari reparti. Con il passaggio dal cartaceo ad una circolazione di informazione centralizzata e digitale, questo personale è stato mobilitato su altro tipo di attività. Per altre tipologie di personale, invece, questa riorganizzazione ha comportato un risparmio di tempo, che, se anche non ha generato un ricondizionamento dell'attività, ha comunque aumentato la disponibilità del medico o dell'infermiere, verso le mansioni di carattere più propriamente assistenziale.
Quali sono i servizi concreti che possono nascere da una ristrutturazione dei sistemi informativi? Può citare qualche esempio di successo per cui si contraddistingue la vostra Azienda ospedaliera?  
         
         
Tra i primi servizi che mi vengono in mente c'è senz'altro Niguarda on line, che è stato un espediente che ci ha consentito di forzare alcuni processi all'interno della struttura. Dare la possibilità all'utente di avere la propria cartella o i propri referti on line implica, infatti, una maggiore responsabilizzazione da parte del personale coinvolto nel processo operativo, che deve fare in modo di agevolare il più possibile il percorso interno automatizzato, concedendo tutte le autorizzazioni necessarie e espletando tutte le procedure burocratiche. Niguarda on line è stato, inoltre, utilizzato per collaudare l'intero sistema, visto che coinvolgendo tre blocchi interni: l'imaging, la patologia clinica, e il clinico di reparto, per produrre un effetto visibile e percepibile dall'esterno doveva riuscire ad integrarli. In sostanza, una volta messa su la struttura centralizzata, aprire Niguarda on line non è stato assolutamente oneroso, se non nella realizzazione di un sistema di autenticazione per il paziente.
Altri servizi importati che stanno nascendo su questa base informativa riguardano la telemedicina. Ad esempio, abbiamo un collegamento diretto con l'ospedale di Melzo e di Cernusco, che permette di che permette svolgere un servizio di teleconsulto neuroradiologico. In questo modo i nostri neurologi notturni sono in grado di garantire la reperibilità anche sugli altri ospedali. Quindi sostanzialmente una sorta di telemedicina integrata.
Un altro progetto in cantiere riguarda, infine, la fornitura di servizi verso altre strutture ospedaliere. Quello che potremo fare sarà fornire le analisi semplicemente aprendo on line i referti che queste strutture avranno archiviato.
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